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Nov 14, 2018 Last Updated 9:04 PM, Nov 10, 2018

Se è abbastanza ovvio affermare che per mangiare non è necessario ricorrere alla cottura, è anche vero che ai più questo porta a pensare al consumo della classica frutta, di una qualche insalata mista o un pinzimonio, del classico carpaccio di carne e di quello meno frequente di pesce.

A dire il vero sono proprio carne e pesce a fare “tendenza” nel crudo e a colpire l’immaginario collettivo, alimenti di per se validi, ma che necessitano di requisiti di freschezza molto rigidi e che non consentono grandi margini creativi, concrete possibilità di abbinamento e corretta alternanza alimentare.

la cucina a crudo

Il concetto del crudo, invece, si può estendere a buona parte degli alimenti, in particolare quelli di origine vegetale, in un ampio ventaglio di ricette dove la cottura, quando presente, è sempre in funzione utilitaristica, ovvero serve per apprezzare e assimilare meglio le parti a crudo della preparazione. Il classico e lampante esempio è quello di un piatto di pasta, ovviamente cotta, con cui si può degustare al meglio un’ottima salsa di pomodoro, di erbe o oli aromatici preparati a crudo. E questo con grande giovamento non solo del palato, ma soprattutto del nostro organismo.

Al desiderio iniziale di parlare di ricette incentrate sulla esclusiva valorizzazione degli alimenti nella loro totale integrità, si potrebbe dire come mamma natura li ha fatti, per assaporare il gusto intrinseco e la totalità dei nutrienti del prodotto fresco, si è quindi preferito affiancare un percorso parallelo legato alla corretta alimentazione e al buon mangiare, allargando i limiti iniziali.

In tutto questo è stato poi naturale riflettere sull’uso corretto dei grassi in cottura, o meglio sul non uso, un espediente che consente di non alterare la particolare composizione di questi elementi, preservando quel gusto e aroma che ben si identifica in quel straordinario prodotto che è l’olio extravergine d’oliva.

L’amore verso l’olio d’oliva, elemento simbolo della cultura mediterranea e della nostra cucina, è quindi il terzo cardine della porta di questa sezione.

Per ricapitolare:

  1. quando possibile mangiamo a crudo,
  2. in alternativa limitiamo la cottura all’essenziale,
  3. utilizziamo il più possibile l’olio extravergine d’oliva.

 Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "La Cucina a Crudo"

Proseguendo nel percorso di esplorazione di una strada del crudo l’evoluzione dei primari concetti che prevedevano in alcuni casi la concomitanza con forme minime di cottura è approdata dopo diverse prove, verifiche, creazioni nuove e approcci diversi all'assenza totale dell’uso del calore.

Come in passato abbiamo già avuto modo di specificare non si tratta di una cucina crudista come oggi è molto in voga e che rispecchia una precisa filosofia e approccio alimentare.

Il nostro interesse è piuttosto rivolto alla fattibilità reale di una cucina che pur contemplando alimenti non solo vegetali e produzioni tipiche dell’uomo come i formaggi rinuncia alla cottura come principio guida utilizzando i comuni strumenti trovabili in qualsiasi cucina domestica senza la necessità di possedere attrezzature dedicate e specifiche come l’essiccatore.

Di per se un eccellente strumento, ma certo ancora poco diffuso e soprattutto con la necessità di una programmazione lunga rispetto alla preparazione volante di una ricetta.

Altro aspetto è quello di voler ricalcare i tratti ben distinti della dieta mediterranea che nel bene e nel male rimane il modello di riferimento forse più affidabile rispetto ai temi legati alla salute, sia in chiave preventiva che di aiuto al superamento delle patologie legate strettamente all’alimentazione.

Queste le caratteristiche complessive delineano anche una cucina non solo dietetica e gustosa, ma tendenzialmente molto veloce e ben rispondente alle esigenze e alle problematiche di tempo e organizzazione tipiche della società moderna.

Per altro con un risvolto estremamente interessante conseguenza naturale della scelta di determinate materie prime rispetto ad altre; la quasi totale assenza di glutine se non per un numero piccolissimo di piatti.

Contenuti e approfondimenti ulteriori li potrete poi trovare nella terza edizione del libro “La cucina a crudo” di Giuseppe Capano!

Dalla spremitura delle olive si ricavano tante tipologie di prodotto, ma l’olio per eccellenza è solo "l’extravergine d’oliva", ottenuto da olive di prima qualità, portate al frantoio subito dopo la raccolta, macinate e lavorate a freddo. E fra tutte spicca, per varietà, colore, profumi, intensità, aromi, la produzione Italiana che si diversifica a seconda della regione, dell’esposizione solare e della qualità dei terreni.

Dal punto di vista chimico l’olio d’oliva è costituito, per la quasi totalità, da trigliceridi (98-99,5%) e specificatamente da acidi grassi saturi (16% circa tra cui predomina il palmitico), acidi grassi monoinsaturi (circa il 75% con netta prevalenza dell'acido oleico) e di acidi polinsaturi (circa il 9% con prevalenza di acido linolenico e limitate quantità di linoleico). E’ presente inoltre una minima quantità (0.5-2%) di altri importanti composti, la cosiddetta frazione dell'insaponificabile, che influenzano in positivo la qualità merceologica, nutrizionale ed organolettica finale.

Tradizionalmente le varietà di oli ottenuti con la lavorazione dell’oliva sono così suddivisi:

  1. Olio extra vergine di oliva: olio estratto per semplice molitura delle olive e avente un'acidità massima dell'1%. È il prodotto qualitativamente migliore;
  2. Olio vergine di oliva: olio ugualmente ottenuto per semplice molitura delle olive, avente però un'acidità massima del 2%;
  3. Olio di oliva: olio con acidità non eccedente l'1,5%, ottenuto dalla miscela di "olio di oliva raffinato" e di oli vergini (extra vergine, vergine, vergine corrente);
  4. Olio di sansa di oliva: ottenuto dalla miscela di "olio di sansa raffinato" e di oli vergini, anch'esso con acidità non superiore all'1,5%.
  5. L'Olio di sansa di oliva greggio è prodotto mediante trattamento chimico-fisico dei residui di lavorazione delle olive (sansa) con i solventi e, dopo la rettificazione, darà l' "Olio di sansa di oliva rettificato" che, mescolato con i vergini (o extra o vergine o corrente) darà "Olio di sansa di oliva".
  6. L'Olio di oliva vergine lampante può avere un'alta acidità e/o difetti organolettici; dopo la rettificazione chimica darà l' "Olio di oliva rettificato", utilizzato per ottenere l' "Olio di oliva" mescolandolo con i vergini (o extra o vergine o corrente).
  7. L'Olio di oliva vergine corrente ha un'acidità massima del 3,3% e, se unito all' "Olio di oliva rettificato", darà l' "Olio di oliva".

Per meglio comprendere le varietà presenti sul mercato è bene ricordare che gli oli rettificati (sia di sansa che di oliva) hanno subito una lavorazione che ha compromesso la componente aromatica tipica degli oli di oliva classici. Inoltre  nell' "Olio di oliva" e nell' "Olio di sansa di oliva" non è prescritta la quantità minima di olio vergine (o extra o vergine o corrente) che deve comporre la miscela.

La più recente normativa Europea semplifica il numero di categorie, abbassa il parametro relativo all'acido oleico disciolto in 100 g di olio e così suddivide i prodotti ottenuti dalla spremitura delle olive.

  1. Olio extra vergine d'oliva: olio di oliva la cui acidità libera, espressa in acido oleico è al massimo di 0,8 g per 100 g e avente le caratteristiche qualitative conformi a questa categoria.
  2. Olio di oliva vergine: olio di oliva vergine la cui acidità libera,espressa in acido oleico, è al massimo di 2 g per 100 g e avente le caratteristiche qualitative conformi a questa categoria.
  3. Olio di oliva lampante: olio di oliva vergine la cui acidità libera, espressa in acido oleico, è superiore a 2 g per 100 g e avente le caratteristiche qualitative conformi a questa categoria.

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "La Cucina a Crudo"

L'olio extravergine d'oliva è la parte più nobile e sana di un prodotto millenario derivante dalla lavorazione e spremitura delle olive, i frutti di un albero diffuso ampiamente in tutto il bacino del mediterraneo, da sempre utilizzato da tutte le più antiche culture del passato e rimasto, insieme al pane, come simbolo principale di un modo di alimentarsi e nutrirsi all’insegna della natura.

Ha un indiscusso valore nutrizionale e le sue eccellenti qualità organolettiche variano a seconda della zona di produzione, pur rimanendo sempre costanti le sue virtù alimentari e terapeutiche. Di ottima digeribilità e facile assorbimento è indicato a ogni età perché ricco di grassi di origine vegetale basilari per dare energia e salute al nostro organismo, giova e sostiene la corretta crescita dei bambini, è un aiuto fondamentale per chi fa sport a ogni livello, è essenziale nell'età senile in quanto, fra le altre cose, limita la perdita di calcio nelle ossa.

Fra i suoi numerosi e preziosi componenti nutrizionali spicca l’acido oleico, un vero toccasana che protegge cuore e arterie, rallenta l'invecchiamento celebrale, previene l'arteriosclerosi, abbassa il livello del colesterolo, combatte i radicali liberi.

E’ comunque l’olio nel suo complesso a vantare una lunga serie di pregi terapeutici, previene ad esempio la formazione di calcoli biliari e ha un effetto antitrombotico, e tutto questo grazie alla particolare combinazione di acidi saturi, monoinsaturi e polinsaturi, alla presenza di microcostituenti come tocoferoli e polifenoli, a un mix di acidi grassi che si rivela molto simile a quello del latte materno, l’alimento perfetto per definizione.

la cucina a crudo

Pur se è vero che è l’olio che meglio tollera le normali alterazioni chimiche che si verificano durante la cottura è certamente con l’uso a crudo, come condimento, salsa, insaporitore, che si possono apprezzare in pieno le sue qualità complessive, senza considerare che gli aromi e le fragranze che sprigiona al naturale sono in grado di esaltare al massimo le caratteristiche dei cibi preparati.

L’importante e rifornirsi di un olio di prima qualità, prodotto nella precedente stagione autunnale, conservato in quantità non elevate per consentire un consumo coerente con l’attesa e l’approvvigionamento della nuova produzione annuale, tenuto lontano dalla luce, dall’umidità e dagli sbalzi eccessivi di temperatura.

A queste condizioni è uno dei migliori investimenti che potete fare per il palato e il benessere fisico dell’organismo senza spaventarsi dei costi, solo in alcuni casi ingiustificati, perché più l’olio è ricco di aromi e sapori meno ne serve nelle preparazioni di cucina.

 

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "La Cucina a Crudo"

La risposta dai moderni studi senza preconcetti. 

Il BETA-CAROTENE è uno dei nutrienti più preziosi delle verdure colore arancio (e anche verde scuro) come melone, pesche, albicocche, zucca, cachi, carote, è un precursore della vitamina A, aiuta in maniera determinante la corretta crescita e riparazione dei tessuti corporei, protegge le mucose della bocca, del naso, della gola e dei polmoni, contribuisce alla formazione di ossa e denti e molto altro.

A livello preventivo poi è un potente antiossidante che ostacola la formazione delle sostanze cancerogene in maniera particolare per i tumori dell'esofago, della laringe, dello stomaco, del colon/retto, della vescica, e della prostata.
I suoi pregi potrebbero continuare, ma ancora prima di farne tesoro bisogna chiedersi quale è la forma migliore per assumere questa importante sostanza, in gergo tecnico quale è la biodisponibilità migliore per l'organismo.

Istintivamente verrebbe da rispondere a crudo perché in generale è questa una verità assodata, cioè molti nutrienti sono assimilati al meglio se prima non sono sottoposti a processi di modificazione calorica.

Ma non sempre è così e di questo non bisogna averne timore, si tratta solo di interpretare con intelligenza e praticità i dati scientifici ricavati dalle moderne ricerche senza preclusioni e chiusure.
Una cucina moderna, aperta e pragmatica deve servire a questo, a trovare le soluzioni migliore per assimilare con giudizio, gusto, sapore e piacere i nutrienti.

Partendo da una ricerca pubblicata nel 2003 (a cui sono seguite conferme dirette e indirette da altri studi) che ha visto coinvolti un gruppo di volontari a cui sono state fatte consumare carote trattate in diverso modo (crude, cotte, centrifugate, ecc) rilevando poi i valori assorbiti dall'organismo (riferimenti di origine a questo indirizzo) possiamo trarre alcune conclusione utili.

Salvo smentite sembra che il modo migliore per assorbire più beta-carotene possibile sia quello di cuocere le carote e possibilmente ridurle in purea, le perdite eventuali di altri nutrienti dovuti alla cottura pare siano compensate dal guadagno in beta-carotene assimilato con tutti i vantaggi che in precedenza abbiamo visto.
Questo però è solo un aspetto e l'invito non è quello di cuocere sempre da adesso in poi le carote, al contrario bisogna prenderne atto e saper integrare con una parte di cotto la maggior parte di crudo consumata.

Perché i vantaggi del crudo rimangono intatti ugualmente anche senza considerare l'aspetto squisitamente nutrizionale, da un sollecito forte a una masticazione prolungata e estremamente positiva per l'assimilazione finale, alla preservazione migliore del gusto e dei sapori di origine, alla facile e immensamente utile integrazione con il preziosissimo olio d'oliva a crudo con il crudo di ciò che viene a contatto.

Non a caso altre ricerche molto interessanti hanno messo in rilevanza come il beta-carotene venga facilitato nella sua assimilazione quando è accompagnato da opportune e misurate dosi di grassi (sani) adeguate, anche perché i carotenoidi in generale sono molecole che si sciolgono nei grassi (lipofile) e non nell'acqua .

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