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Un ipotetica riconsiderazione sul ruolo del sale rispetto all'ipertensione

Martedì, 21 Ottobre 2014 11:30 Scritto da 
Un ipotetica riconsiderazione sul ruolo del sale rispetto all'ipertensione - 4.3 out of 5 based on 4 votes

Come gli zuccheri possono diventare ben più pericolosi rispetto all'indiziato numero uno, il sale.

Una nuova ricerca sembra ricalcare in parte le tesi della precedente notizia che abbiamo posto in risalto in questa sezione mettendo in discussione le responsabilità dell'assunzione di sale rispetto alle dinamiche che ruotano intorno alla pressione sanguigna.
Se nell'analisi uscita sull'American Journal of Hypertension si evidenziava come i fattori più critici rispetto all'ipertensione fossero il sovrappeso e la cattiva alimentazione, la ricerca pubblicata sull'American Journal of Cardiology mette sotto accusa direttamente gli zuccheri consumati quotidianamente.

Intendendo come zuccheri tutte le sostanze dirette come i dolcificanti classici e quelle (molto più pericolose) assimilate che passano dalle bevande gassose alla moda, ai succhi di frutta, ai cibi industriali, ai dolci e a molto altro.

Mentre è bene ricordare a grandi caratteri che gli zuccheri offerti dalla natura tramite frutta, verdura, cereali e legumi hanno tutt'altra influenza sull'organismo e sono, invece, assolutamente indispensabili e da incentivare nel consumo.

La tesi sostenuta in questa ricerca condotta negli Stati Uniti presso il Saint Luke's Mid America Heart Institute di Kansas City è che lo zucchero, inteso come genere alimentare più che come alimento diretto, potrebbe essere il responsabile di un eccessivo stimolo dell'ipotalamo con un conseguente aumento del battito cardiaco e della pressione.

Leggendo il report della ricerca dal titolo "An Unsavory Truth: Sugar, More than Salt, Predisposes to Hypertension and Chronic Disease" si conclude come il consumo elevato e generalizzato di zuccheri dovuto a un alimentazione disordinata, improvvisata e poco curata porta non solo a pericolosi picchi glicemici, ma anche a elevati livelli di ipertensione.
E questo si sostiene nello studio con un effetto più marcato rispetto all'influenza diretta di un eccesso di sale.

Anzi la tendenza a premunirsi consumando più cibi confezionati e industriali a basso contenuto di sodio potrebbe indurre l'organismo a stimolarne ancora di più il consumo aumentando pericolosamente le quantità di calorie, grassi e zuccheri ben poco salutari.
In ultima analisi questa ultima ricerca sembra indicare che la priorità in caso di ipertensione andrebbe data prima alla riduzione degli zuccheri complessivi preoccupandosi solo in un secondo momento dell'apporto di sale.

Una tesi particolare che aspetta altre conferma e che nel complesso non convince completamente, i danni del sale sono tangibili e ben documentati.
Dal nostro punto di vista ribadisce piuttosto l'estrema importanza di seguire un alimentazione quotidiana curata e attenta che privilegi in primo luogo tutta la categoria degli alimenti vegetali, possibilmente biologici, il più frequentemente a crudo e quando cucinati seguendo metodi rispettosi della composizione nutrizionale e preventiva del cibo.

Come gli zuccheri possono diventare ben più pericolosi rispetto all'indiziato numero uno, il sale.  

 

Una nuova ricerca sembra ricalcare in parte le tesi della precedente notizia che abbiamo messo in risalto in questa sezione mettendo in discussione le responsabilità dell'assunzione di sale rispetto alle dinamiche che ruotano intorno alla pressione sanguigna.

Se nell'analisi uscita sull’American Journal of Hypertension si evidenziava come i fattori più critici rispetto all'ipertensione fossero il sovrappeso e la cattiva alimentazione, la ricerca pubblicata sull'American Journal of Cardiology mette sotto accusa direttamente gli zuccheri consumati quotidianamente.

Intendendo come zuccheri tutte le sostanze dirette come i dolcificanti classici e quelle (molto più pericolose) assimilate che passano dalle bevande gassose alla moda, ai succhi di frutta, ai cibi industriali, ai dolci e a molto altro.

Mentre è bene ricordare a grandi caratteri che gli zuccheri offerti dalla natura tramite frutta, verdura, cereali e legumi hanno tutt'altra influenza sull'organismo e sono, invece, assolutamente indispensabili e da incentivare nel consumo.

La tesi sostenuta in questa ricerca condotta negli Stati Uniti presso il Saint Luke's Mid America Heart Institute di Kansas City è che lo zucchero, inteso come genere alimentare più che come alimento diretto, potrebbe essere il responsabile di un eccessivo stimolo dell'ipotalamo con un conseguente aumento del battito cardiaco e della pressione.

Leggendo il report della ricerca dal titolo "An Unsavory Truth: Sugar, More than Salt, Predisposes to Hypertension and Chronic Disease" si conclude come il consumo elevato e generalizzato di zuccheri docuto a un alimentazione disordinata, improvvisata e poco curata porta non solo a pericolosi picchi glicemici, ma anche a elevati livelli di ipertensione.

E questo si sostiene nello studio con un effetto più marcato rispetto all'influenza diretta di un eccesso di sale.

Anzi la tendenza a premunirsi consumando più cibi confezionati e industriali a basso contenuto di sodio potrebbe indurre l'organismo a stimolarne ancora di più il consumo aumentando pericolosamente le quantità di calorie, grassi e zuccheri ben poco salutari.

In ultima analisi questa ultima ricerca sembra indicare che la priorità in caso di ipertensione andrebbe data prima alla riduzione degli zuccheri complessivi preoccupandosi solo in un secondo momento dell'apporto di sale.

Una tesi particolare che aspetta altre conferma e che nel complesso non convince completamente, i danni del sale sono tangibili e ben documentati.

Dal nostro punto di vista ribadisce piuttosto l'estrema importanza di seguire un alimentazione quotidiana curata e attenta che privilegi in primo luogo tutta la categoria degli alimenti vegetali, possibilmente biologici, il più frequentemente a crudo e quando cucinati seguendo metodi rispettosi della composizione nutrizionale e preventiva del cibo.

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