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Jul 13, 2020 Last Updated 9:07 PM, Jul 8, 2020

La somiglianza dei sintomi da intolleranza al glutine con altre patologie può rendere difficile diagnosticare velocemente e con accuratezza la presenza della celiachia in un individuo.

Ad esempio i fastidi e le manifestazioni dolorose possono essere scambiati per sindrome del colon irritabile, anoressia, diarrea cronica, anemia da carenza di ferro, infiammazione dell'intestino, rachitismo, diverticolite, problematiche metaboliche intestinali, irritabilità, sindrome da stanchezza cronica.

Un fattore che determina spesso una sottovalutazione dell'importanza e incidenza di questa intolleranza che per fortuna in questi ultimi anni è entrata meglio nelle dinamiche professionali degli addetti del settore, in prima linea i comuni medici di famiglia.

Da un lato più consapevoli dell'estrema varietà dei sintomi della malattia, dall'altro con più possibilità di indagini diagnostiche a cominciare dalle nuove e più affidabili tecniche di analisi del sangue.

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Cucina mediterranea senza Glutine"

Nel creare e realizzare una ricetta, che sia tra le mura domestiche o in una cucina professionale, l’assenza di ingredienti contenenti glutine non è necessariamente una limitazione, ma semmai uno stimolo e una traccia interessante per proporre piatti buoni, saporiti e profumati per chiunque.

Se ci si pensa bene, infatti, chiunque si trovi ai fornelli è spesso preso dalla necessità di dover escludere una tipologia di prodotti.

Per questioni di gusto, di mancanza di materie prime, per necessità alimentari personali o per poter soddisfare le esigenze di persone care che non possono consumare determinati cibi.

Basta quasi sempre un poco di dedizione e attenzione e tutto si riesce a superare o semplicemente oltrepassare trovando sostituzioni altrettanto buone e funzionali.

Tutto questo è vero soprattutto per la celiachia che inizialmente dal punto di vista alimentare viene vissuta come una difficoltà quasi insuperabile pensando immediatamente ai piatti tradizionali del nostro patrimonio gastronomico: la pasta, la pizza, il pane e così via.

L’errore è volerli sostituire a tutti i costi tali e quali a prima, mentre la soluzione è semplicemente quella di allargare i propri orizzonti, scoprire cibi e ingredienti prima magari poco considerati, trovare metodiche di preparazione alternative, utilizzare accorgimenti prima non conosciuti.

Questa soluzione non è ne faticosa e ne difficile, basta farsi guidare dalla secolare tradizione mediterranea e lasciare che soluzioni già presenti da secoli in questa cucina ci portino il benessere e le soddisfazioni a tavola che tanto desideriamo!

La discriminante di quando si introduce il glutine nell'alimentazione di un neonato; con sorpresa. 

La sorpresa deriva dal fatto che al contrario di quello che verrebbe da pensare e ipotizzare sembra che più si ritarda nel bambino l'incontro con frumento e company più la probabilità di contrarre la celiachia sale.
Una notizia importante per permettere ai futuri genitori scelte più consapevoli e per smentire da un lato quanti si ostinino a considerare il glutine come il male dei mali o come una sostanza storicamente non plasmata all'essere umano.

In sostanza una bella e originale ricerca condotta da un'equipe di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Salute Pubblica ad Oslo (Norvegia), diretta da Ketil Størdal e pubblicata di recente su Pediatrics ha appurato come nei bambini che fino a sei mesi di vita non hanno mai assaggiato prodotti contenenti glutine il rischio di ammalarsi di celiachia negli anni a venire aumenta in maniera considerevole.

Per altro con il risvolto che la probabilità è ancora più elevata nei bambini allattati al seno fino oltre l'anno di età.

Il dossier di studio ha riguardato oltre 82mila bambini e si è focalizzato su quanti neonati hanno iniziato a consumare cibi contenenti glutine a partire dal quarto mese di vita, quanti tra il quinto e il sesto mese, e quanti dopo i sei mesi.
I risultati hanno messo in evidenza come siano proprio questi ultimi i soggetti che mostravano la più alta predisposizione ad avere problemi più o meni gravi con la sostanza glutine e quindi a rientrare nella casistica delle persone affette da celiachia.

Un più 27% di predisposizione rispetto ai piccoli che avevano assunto glutine già prima della soglia dei sei mesi è un dato decisamente rilevante e che deve essere tenuto in alta considerazione, pur se come tutte le ricerche in attesa di controprove.

Quello che forse ha lasciato più sorpresi, dopo un accurata intervista ai soggetti esaminati, è stato però constatare che i bambini delle mamme allattati con latte materno oltre l'anno di vita risultavano ancor più a maggior rischio di celiachia, un 49% in più che lascia aperte molte domande e riflessioni.

La prima difficoltà nell'analisi dei sintomi da celiachia è che questi variano in intensità e fastidio da persona a persona, anche se esistono comuni difficoltà oggettive.

In genere colpiscono l'apparato digerente estendendosi poi ad altre parti dell'organismo, una dinamica comprensibile visto il collegamento alimentare diretto con la sostanza intollerante.
Così la persona celiachia può manifestare gonfiore e dolore addominale, dissenteria, vomito, costipazione, dimagrimento, un quadro sintomatologico moto variabile come si intuisce.

Nei bambini poi un segnale di allarme a cui prestare particolare attenzione è l'irritabilità, ma anche anomali ritardi nella crescita, bassa statura, difetti dello smalto dentale nei denti definitivi devono indurre a sospettare una possibile forma di celiachia.

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La scoperta della molecola da parte dell'Istituto Superiore di Sanità potrebbe portare alla scomparsa degli effetti tossici del glutine nei celiaci.  

Riportiamo una notizia non nuova ma che riteniamo molto interessante apparsa sul notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità dello scorso anno.
Si racconta dell'interessante scoperta di un peptide presente nel frumento in grado, da come evidenziano queste prime ricerche, di combattere con efficacia gli effetti tossici del glutine in chi soffre di celiachia.

Nello specifico questa particolare sostanza sembra possa evitare che si inneschi la diffusione massiccia dei linfociti per mano del glutine.
Il gruppo di studio, condotto dal ricercatore del reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell'Istituto Superiore di Sanità Massimo De Vincenzi, ha messo in luce la capacità di questo peptide normalmente presente nel frumento di grano duro di contrastare gli effetti tossici della gliadina, la proteina principale contenuta nel glutine.

La molecola è un decapeptide, chiamato 10mer ricavato da una frazione proteica di grano duro solubile in alcol, riesce a diminuire la produzione di due delle maggiori citochine infiammatorie (IFN-gamma e TNF-alfa) attivate dal'organismo come difesa in reazione alla presenza del glutine considerato un agente infettivo.

Come racconta De Vincenzi "Questo peptide non è tossico e sembra inibire la patologica risposta immunitaria che si scatena nei pazienti celiaci; proprio per questo potrebbe rappresentare una strategia terapeutica alternativa alla dieta, unico strumento finora a disposizione dei pazienti per evitare i sintomi della malattia. Per la prima volta, in questo studio siamo riusciti a descrivere gli effetti antagonisti di questo peptide che è presente naturalmente nella farina di grano duro, cioè in un cereale assolutamente bandito da una dieta priva di glutine".
In questa ottica "Si potrebbe modificare il genoma della gliadina con una sovraespressione del 10mer ottenendo in questo modo un tipo di frumento con le medesime qualità nutritive di quello presente in natura ma non tossico per i celiaci".

Bisognerà attendere altre verifiche e conferme e confrontarsi con il sistema produttivo di base, ma la ricerca getta una nuova e promettente luce per superare molte delle difficoltà alimentari legate alla celiachia.

L'importanza dello studio è stata confermata anche dalla pubblicazione su Pediatric Research e nel dettaglio ha coinvolto 10 bambini tra i 3 e i 14 anni di età, che presentavano i classici sintomi della malattia celiaca (vomito, anemia, inappetenza) e che non avevano ancora iniziato a seguire una dieta priva di glutine.
Estratte in maniera indolore dai piccoli le cellule mononucleate del sangue periferico, in vitro si è testato l'effetto antagonista del peptide 10mer nei confronti della gliadina e da qui si è arrivati alle conclusione annunciate.
Per confronto in parallelo si è proceduto a eseguire il controllo anche su un gruppo di 5 bambini della stessa età senza alcun segno della malattia.

La celiachia e il nemico glutine

 celiachia foto p

 

La celiachia è una malattia che colpisce quasi una persona su cento, si deduce che facendo una proporzione nella sola Italia i celiaci dovrebbero essere circa 600.000, mentre nelle stime ufficiali ne sono stati diagnosticati solo 100.000. Un elemento anomalo che nasconde una sottovalutazione degli effetti di questa intolleranza in parte giustificabile dalla somiglianza dei sintomi con altre patologie.

 

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