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May 24, 2019 Last Updated 7:18 AM, May 22, 2019

La celiachia è una malattia che colpisce quasi una persona su cento, si deduce che facendo una proporzione nella sola Italia i celiaci dovrebbero essere circa 600.000, mentre nelle stime ufficiali ne sono stati diagnosticati solo 100.000. Un elemento anomalo che nasconde una sottovalutazione degli effetti di questa intolleranza in parte giustificabile dalla somiglianza dei sintomi con altre patologie.

Si manifesta come un'intolleranza permanente al glutine, una sostanza proteica che ha un ruolo ben preciso e importante ad esempio nella lievitazione e che si trova soprattutto in alcuni cereali come avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale e spelta.
La sua unica cura consiste nell'astenersi completamente da qualsiasi alimento contenente glutine, anche una minima traccia può scatenare i sintomi. Questo significa non mangiare nessun cereale glutinoso, come quelli citati in precedenza, e di conseguenza nessuno dei loro derivati come pasta, pizza, pane, dolci, biscotti ecc..

cucina mediterranea senza glutine

Ma non solo, la problematica della gestione del glutine è articolata e deve tenere conto di fattori in apparenza poco rilevanti.
Ad esempio l'esclusione va estesa anche altri tipi di alimenti "vergini" che possano essere venuti accidentalmente in contatto con gli alimenti vietati magari durante il processo di lavorazione in fabbrica, negli ambienti di cottura e preparazione dei locali ristorativi o a casa nelle quotidiane operazioni di cucina.

E questo, come è facilmente intuibile, nel paese della pasta e della pizza è certamente una limitazione, ma più mentale e psicologica che pratica perché oggi le alternative realistiche per seguire una sana e variegata alimentazione senza glutine sono molteplici.

 

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Cucina mediterranea senza Glutine"

La discriminante di quando si introduce il glutine nell'alimentazione di un neonato; con sorpresa. 

La sorpresa deriva dal fatto che al contrario di quello che verrebbe da pensare e ipotizzare sembra che più si ritarda nel bambino l'incontro con frumento e company più la probabilità di contrarre la celiachia sale.
Una notizia importante per permettere ai futuri genitori scelte più consapevoli e per smentire da un lato quanti si ostinino a considerare il glutine come il male dei mali o come una sostanza storicamente non plasmata all'essere umano.

In sostanza una bella e originale ricerca condotta da un'equipe di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Salute Pubblica ad Oslo (Norvegia), diretta da Ketil Størdal e pubblicata di recente su Pediatrics ha appurato come nei bambini che fino a sei mesi di vita non hanno mai assaggiato prodotti contenenti glutine il rischio di ammalarsi di celiachia negli anni a venire aumenta in maniera considerevole.

Per altro con il risvolto che la probabilità è ancora più elevata nei bambini allattati al seno fino oltre l'anno di età.

Il dossier di studio ha riguardato oltre 82mila bambini e si è focalizzato su quanti neonati hanno iniziato a consumare cibi contenenti glutine a partire dal quarto mese di vita, quanti tra il quinto e il sesto mese, e quanti dopo i sei mesi.
I risultati hanno messo in evidenza come siano proprio questi ultimi i soggetti che mostravano la più alta predisposizione ad avere problemi più o meni gravi con la sostanza glutine e quindi a rientrare nella casistica delle persone affette da celiachia.

Un più 27% di predisposizione rispetto ai piccoli che avevano assunto glutine già prima della soglia dei sei mesi è un dato decisamente rilevante e che deve essere tenuto in alta considerazione, pur se come tutte le ricerche in attesa di controprove.

Quello che forse ha lasciato più sorpresi, dopo un accurata intervista ai soggetti esaminati, è stato però constatare che i bambini delle mamme allattati con latte materno oltre l'anno di vita risultavano ancor più a maggior rischio di celiachia, un 49% in più che lascia aperte molte domande e riflessioni.

Cattiva informazioni, interessi economici, scarsa conoscenza pur di sfruttare il trend "gluten-free". 

Quando si incrociano fenomeni paralleli su temi specifici, come la celiachia, possono nascere situazioni paradossali e alla lunga pericolose per la salute generale.

Negli ultimi mesi si sono incrociati interessi diretti dell'industria alimentare nello spingere e pubblicizzare a gran voce alimenti e cibi pronti senza glutine, da un lato sicuramente un buon aiuto per chi soffre realmente e a sue spese di questa patologia, dall'altro una pura speculazione commerciale.
C'è stato il diffondersi di diete squilibrate che hanno messo al bando i carboidrati accusati di essere gli untori dell'epidemia di obesità globale e i responsabili diretti della difficoltà di dimagrimento dell'organismo; una colpa gravissima di chi diffonde e ha diffuso attraverso libri e altro queste idee arricchendosi allegramente alle spalle dei comuni consumatori, loro malgrado poco informati.

Si sono sentite le avventate affermazioni e i conseguenti sili di vita di molte star del mondo dello spettacolo e non che in un coro univoco hanno bandito i carboidrati e spesso il glutine dalla dieta nella convinzione di farsi e fare del bene, ma anche nell'ignoranza di non sapere affatto le conseguenze a lungo andare di un regime alimentare di questo tipo, che certo fa dimagrire, non c'è dubbio, come dimagrire farebbe non mangiare una qualsiasi categoria di nutrienti che per reazione crea forte squilibri nell'organismo.

Che le conseguenze di un alimentazione priva di glutine in persone sane non siano affatto da trascurare lo ha ricordato una mini ricerca del 2009 uscita sulla rivista British Journal of Nutrition.
Dopo oltre un mese di verifica su 10 volontari sani a cui sono stati fati consumare cibi rigorosamente senza glutine si è riscontrato che la dose dei "batteri buoni" presenti nello stomaco dei partecipanti era decisamente inferiore a quella riscontrata prima dell'inizio del test.
E nettamente inferiori sono risultati anche altri importanti indicatori della salute del sistema immunitario.

Lo studio è stato piccolo e circoscritto e deve essere confrontato con ulteriori analisi, ma certamente da una visione molto più attendibile delle conseguenze sbagliate di un regime alimentare rispetto alle pure opinioni di molti presunti guru della nutrizione.

Il punto fondamentale è invece che la celiachia è una patologia seria e chi purtroppo la subisce non è per nulla felice di dover rinunciare ad alimenti e cibi senza glutine.
Deve sopportare su di se un faticoso lavoro di cernita e esclusione, deve confrontarsi con la poca attenzione di molti operatori del mondo alimentare, deve sottoporsi a controlli e esami che eviterebbe con la massima gioia.

E sarebbe bene ricordare che a parte chi per motivi concreti deve evitare determinate sostanze tutto ciò che rientra tra i nutrienti destinati all'alimentazione ha una sua importanza e un suo ruolo fondamentale, anche gli odiati e spesso citati a sproposito grassi o zuccheri.
È come sempre una questione di dosi, proporzioni, sinergie culinarie intelligenti, consumo moderato.
Tutto il resto sono solo cattive strade!

Gli alimenti da evitare e valutare con attenzione per chi ha il problema dell'intolleranza al glutine sono diversi, ma certamente la categoria più problematica e "sentita" è quella dei cereali e dei tantissimi derivati che nella cucina svolgono ruoli determinanti e strategici.

A questa categoria appartengono anche gli ingredienti che possono fare "molti danni" al celiaco e per questo abbiamo voluto predisporre un utile tabella di riferimento.

Nella tabella appare chiaro cosa si intenda per ingrediente consentito e vietato, mentre bisogna precisare cosa si intende con il termine "verificare": sono quegli ingredienti che teoricamente non contengono di per se glutine, ma in cui particelle di contaminazione potrebbe essere sempre presenti (per motivi di lavorazione, vicinanza a sostanze vietate, ecc), per questo motivo è bene accertarsi la totale assenza di glutine consultando il prontuario edito dall'AIC, verificando con accuratezza l'etichetta dei prodotti e documentandosi il più possibile.

 

Ingredienti consentiti

Ingredienti da verificare

Ingredienti vietati

Riso in chicchi

Farine, fecole, amidi (es. maizena), semole, semolini, creme e fiocchi dei cereali permessi

Frumento (grano)

Mais (granoturco) in chicchi

Farina per polenta precotta ed istantanea, polenta pronta

Farro

Grano saraceno in chicchi

Malto, estratto di malto dei cereali permessi

Orzo

Amaranto in chicchi

Estratto di malto dei cereali vietati

Avena

Manioca

Tapioca

Segale

Miglio in semi

Amido di frumento deglutinato

Monococco

Quinoa in semi

Prodotti per prima colazione a base di cereali permessi (soffiati, in fiocchi, muesli)

Kamut

Sorgo in chicchi

Cialde, gallette dei cereali permessi

Spelta

Prodotti dietetici senza glutine (es. mix di farine, pane e sostituti del pane, pasta)

Crusca dei cereali permessi

Triticale

 

Fibre vegetali e dietetiche

Farine, amidi, semola, semolini, creme e fiocchi dei cereali vietati

 

Pop-corn confezionati

Primi piatti preparati con i cereali vietati

 

Risotti pronti (in busta, surgelati, aromatizzati)

Pane e prodotti sostitutivi da forno, dolci e salati, preparati con i cereali vietati

 

Couscous e derivati da cereali permessi

Germe di grano

 

 

Farine e derivati etnici: bulgur, couscous (da cereali vietati), seitan, tabulè

 

 

Crusca dei cereali vietati

 

 

Malto dei cereali vietati

   

Prodotti per prima colazione a base di cereali vietati (soffiati, in fiocchi, muesli, ecc)

 

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Cucina mediterranea senza Glutine"

Il corretto funzionamento dell'intestino come forte prevenzione ai linfomi del sangue. 

Brutte notizie per chi soffre di celiachia, ai comuni effetti negativi di questa patologia, soprattutto a carico dell'apparato digerente con tensione addominale, vomito, diarrea e cefalea, si somma oggi un'altra seria problematica che tocca il sangue.

Uno studio recente mette in stretta relazione, infatti, la celiachia con il linfoma al sangue, uno dei tumori più temibili e da monitorare con attenzione in chi deve guardarsi dal consumo di glutine.
Non per tutti fortunatamente: nell'indagine è risultato alto il rischio solo per chi presentavano l'atrofia ai villi (un danno intestinale persistente e identificato con biopsia), più basso o nullo per i pazienti con un intestino regolarmente funzionante.
La scoperta è importante perché indirettamente riesce a relazionare la guarigione dell'intestino, confermata con certezza dalla biopsia, con le problematiche cliniche di chi soffre di celiachia.

Il linfoma è un tipo di tumore del sangue che si manifesta quando i globuli bianchi si dividono più velocemente del normale o superano la loro tipica aspettativa di vita, si può sviluppare nel sangue o nel midollo osseo, ma anche nei linfonodi, nella milza e altri organi.

Gli esiti della ricerca, secondo l'equipe che ha condotto la lunga analisi, suggeriscono che un obbiettivo importante per i pazienti celiaci deve essere la guarigione della mucosa intestinale così da limitare al minimo l'insorgere di linfomi o altre forme degenerative.
Rimane però il mistero sul perché sia solo l'intestino di alcuni pazienti a guarire, mentre con altri questo non avviene malgrado gli sforzi fatti.

Di certo si sa che la guarigione è più probabile tra i pazienti che riferiscono una stretta aderenza alla dieta priva di glutine, rispetto a coloro che seguono con meno rigidità le prescrizioni.

Lo studio è stato condotto da un team di scienziati del Celiac Disease Center presso il Columbia University Medical Center (CUMC) e del NewYork-Presbyterian/Columbia ed è stato pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.
Per approfondimenti si può visitare questo indirizzo.

La celiachia e il nemico glutine

 celiachia foto p

 

La celiachia è una malattia che colpisce quasi una persona su cento, si deduce che facendo una proporzione nella sola Italia i celiaci dovrebbero essere circa 600.000, mentre nelle stime ufficiali ne sono stati diagnosticati solo 100.000. Un elemento anomalo che nasconde una sottovalutazione degli effetti di questa intolleranza in parte giustificabile dalla somiglianza dei sintomi con altre patologie.

 

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