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Jan 20, 2020 Last Updated 9:25 PM, Jan 15, 2020

Un dibattito acceso dopo l'ultima ricerca in ordine di tempo che nulla toglie all'importanza di consumare un'alta dose di vegetali per stare in salute.

Tre, cinque o dieci, ormai è questa la domanda principale che ci si pone quando si affronta il discorso della quantità ideale di vegetali da consumare giornalmente in termini di porzioni, una prassi di prevenzione a fortissima valenza sulla salute dell'organismo.
La campagna storica lanciata molti anni fa dopo la valutazione attenta di una lunga serie di affidabili studi in materia proponeva con dati molto attendibili il consumo di almeno 5 porzioni di vegetali al giorno, comprendenti principalmente frutta, verdura, legumi.

Una indicazione che è appunta diventata una lunga e meritevole campagna di sensibilizzazione nei confronti della popolazione a fronte dell'aumento esponenziale di una serie di patologie strettamente legate con l'alimentazione a cominciare dai tumori.
Nel frattempo altri studi osservazionali hanno via via aggiunto nuovi scenari e tesi rispetto al numero di porzioni, ma in particolare si è trattato di discutere su quanto e cosa rappresentava una porzione per garantire l'introito sufficiente di componenti protettive.

Intorno a febbraio di quest'anno un nuovo studio inglese cambiava di molto la prospettiva sostenendo che le porzioni in realtà necessarie per una buona copertura dovevano essere addirittura il doppio, cioè dieci.
L'ultima ricerca sull'argomento condotta dalla McMaster University di Hamilton, in Canada e pubblicata su The Lancet, discussa e analizzata al recente congresso della Società europea di cardiologia a Barcellona ha, invece, abbassato a tre il numero di porzioni necessarie.

insalata alle doppie mele con spinaci nocciole e bacche di gojiI ricercatori hanno analizzato con cura i dati dello studio Pure (Prospective Urban Rural Epidemiology) basato su 18 diversi Paesi, quindi con un ampio spettro di situazioni specifiche.
Dal confronto si è visto che gli individui, seguiti per una media di sette anni e mezzo, che consumavano abitualmente da tre a quattro porzioni al giorno di legumi, vegetali e frutta, per un totale di circa 4-500 grammi riportavano un rischio di mortalità decisamente inferiore quantificabile intorno al 22%.

La combinazione migliore è risultata dalle analisi quella che vede la presenza di circa 125 grammi rispettivi frutta e verdura e oltre 150 grammi per i legumi, mentre consumi nettamente maggiori di questi non hanno rilevato differenze significative.
Di fronte a questi dati contrastanti bisogna fare dal punto di vista della cucina del benessere alcune osservazioni importanti anche perché la strategia di determinate porzioni di vegetali da consumare giornalmente è storicamente legata alla campagna contro i tumori per il semplice motivo che dal punto di vista alimentare questa semplice abitudine ha effetti tangibili e di forte contrasto rispetto a questa devastante patologia.

La prima osservazione è in realtà confortante, nel senso che tutto sommato è un bene che si continui a parlare della questione essendo estremamente importante e strategica per la nostra salute.
La seconda è pura questione di buonsenso, giocare con i numeri ha poca utilità semplicemente perché entrano in gioco molti altri fattori che sono paralleli all'alimentazione, le condizioni ambientali in cui si vice, il proprio stile di vita, la predisposizione genetica e diverse altre cose.
Quello che è un gran bene è il rimarcare il ruolo dei vegetali in generale nel panorama della dieta giornaliera e il ruolo estremamente importante che ha di riflesso la sana e buona cucina delle verdure, un cucina che porta tanta salute insieme a tanto godimento per il palato.

Il nostro consiglio è quindi quello di non giocare tanto con i numeri quanto piuttosto divertirsi a giocare in cucina, trovare il tempo che ingiustamente si afferma di non trovare, rinunciare a quelle cose che non sono poi così importanti per il benessere e la salute, degustare con consapevolezza le porzioni della prevenzione, come in questa bellissima e buonissima ricetta!!!

L'importanza dell'alimentazione per la prevenzione dei tumori e i danni che un eccesso di carne ha nel caso del cancro al colon-retto.  

Nel recente meeting annuale della American Society of Human Genetics 2013 tenuto a Boston in autunno è stata messa in evidenza una scoperta che ribadisce per l'ennesima volta l'importanza dell'alimentazione per la prevenzione dei tumori e i danni che un eccesso nel consumo di carne porta con se.
Carne in generale e carne rossa in particolare, che come risaputo da tempo aumenta considerevolmente il pericolo di cancro del colon-retto quando se ne abusa, quando se ne fa un consumo abituale e quando il consumo avviene sottoforma di carni lavorate e conservate.
E qui si inserisce la scoperta recente di un test del Dna capace di individuare uno specifico gene, presente in una persona su tre, responsabile dell'aumento del rischio di cancro al colon-retto quando si consumano consistenti porzioni di carne rossa.

Lo studio è stato condotto da Jane Figueiredo dell'Università della California Meridionale e oltre al test del gene "in negativo" ha trovato anche un secondo gene "in positivo" che all'opposto del primo riduce il rischio di tumore se gli individui portatori consumano tanta frutta e verdura.
Esiterebbero quindi gruppi di persone geneticamente più predisposti al tumore quando consumano troppa carne rossa.

Lo si è accertato dopo aver studiato 2,7 milioni di sequenze genetiche nel Dna di 9.287 pazienti col tumore e 9.117 soggetti sani di controllo.
Negli individui portatori di una determinata mutazione il rischio tumore associato al consumo di carne è molto più elevato: si tratta della mutazione 'rs4143094' in una regione del cromosoma 10 che include anche il gene GATA3, già noto per essere collegato a vari tipi di cancro.

Allo stesso tempo esistono altre persone portatrici di una mutazione sul cromosoma 8 in grado di ridurre significativamente il rischio tumore del colon se nella dieta vengono consumate grandi porzioni di frutta e verdura.
Ma al di la delle applicazioni pratiche di indagine e analisi che questa scoperta comporta resta il dato di fondo di come sia fortemente consigliabile sempre consumare il più alto numero di vegetali rispetto a carni e proteine in generale.

Onore agli agrumi e alla frutta. 

L'alto contenuto di fibre di molti ortaggi e frutti è la base di molte delle funzioni difensive e preventive che la natura ci regala attraverso questi importanti alimenti.

Ennesima conferma arriva da una ricerca effettuata di recente dall'Indiana University dove un team di ricercatori partendo da alcune indagini precedenti che avevano come oggetto la pectina (il forte e potente addensate contenuto in molta frutta) è arrivata a elaborare un nuovo composto.

In precedenza si era osservato come la pectina fosse si in grado di ridurre le infiammazioni correlate alle patologie tumorali, ma allo stesso tempo ci si era trovati di fronte alla difficoltà che questa particolare fibra, come tante altre fibre, è difficilmente assorbibile dall'organismo umano.

L'intuizione è stata quella di creare in laboratorio un composto che fosse in grado di trasformare la pectina in catene molecolari più assimilabili e leggere così da renderla una stretta alleata della chemioterapia.

Il forte contrasto alla galectina-3, infatti, priva le cellule tumorali di proteine e ne determina il decesso.
Questo in particolare nei confronti del tumore al seno nelle donne, in quello della prostata e del colon negli uomini.

Il tutto è stato pubblicato di recente all'interno del magazine specialistico "American Journal of Pharmacology and Toxicology".
Lo studio avrà bisogno certamente di altre conferme, ma è un altro elemento importante che riconduce direttamente all'estrema importanza di alimentarsi sfruttando tutte le armi naturali messe a disposizione dalla terra.

Tumori e cattive abitudini a tavola.

Sono molte le cattive abitudini a tavola che possono piano piano portare a uno squilibrio complessivo molto pericoloso per il quadro della salute in generale.
Ma indubbiamente sono le patologie tumorali quelle che in assoluto più risentono di questa deleteria alterazione organica purtroppo molto frequente nella popolazione mondiale.

Prima di arrivare alla cure dobbiamo sempre ricordare un elemento fondamentale: rimane la prevenzione il più forte atto che possiamo mettere in campo per cercare di preservare il più possibile l'organismo dagli attacchi esterni o dalle degenerazioni interne che proprio un errato approccio alimentare può favorire e incentivare.
Rimangono in parallelo importanti altri elementi dello stile di vita come l'attività fisica, ma l'alimentazione che resta un fatto quotidiano ripetuto più volte ha il ruolo primario.
Da sempre ci si chiede quale può essere il metodo più efficace per riportare sulla buona strada chi per anni ha continuato a sbagliare combinazioni e alimenti nei pasti o magari è già incorso in qualche problematica tumorale anche lieve.

Ci sono teoricamente molte soluzioni, il problema è quello di trovare un percorso che sia comune a tutte le persone, a prescindere dal contesto geografico, etnico, di genere e così via.
Una recente ricerca condotta in Europa a cura dell'Università di Lisbona le cui analisi sono poi uscite su Frontiers in Nutrition ha portato un altro tassello importante alla via che sembra sia quella più saggia e efficace, cambiare con gradualità e costanza.
Il tutto con il supporto di una serie di elementi paralleli strategici che rafforzano lo sforzo di cambiamento in meglio dello stile alimentare.

Per prima cosa è chiaro e evidente per l'ennesima volta che l'efficacia dei cambiamenti positivi a tavola è più forte e duratura se allo stesso tempo ci sono cambiamenti paralleli di altri aspetti dello stile di vita, il riferimento ricorrente è qui come ovvio all'attività fisica.
Si tratta poi di seguire la strategia della gradualità eliminando cibi negativi e sostituendoli poco alla volta senza pensare di rivoluzionare dall'oggi al domani abitudini perdurate per anni.

E ancora il buon senso senza imporsi di essere una sorta di finti super eroi in missione, inutile quindi pretendere da se stessi di rinunciare a un dolcetto quando si è in compagnia di amici, compagni e parenti in un momento in cui ogni riferimento a restrizioni e auto imposizioni rischia di diventare controproducente.
Più saggio rinunciare a zuccheri, biscotti ricchi di grassi, prodotti dolci a alto indice glicemico quando si è tranquilli e con se stessi nell'ambito domestico dove la disciplina che sottintende l'obbiettivo diventa di più facile attuazione con molti meno problemi di confronti relazionali.

E così via proseguendo fino ad arrivare a una rimodulazione positiva delle abitudini scoprendo per altro la piacevolezza estrema di cibi e combinazioni che prima venivano scartate per pregiudizio e non conoscenza.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

 

Il consumo anche nei soffritti comunemente presenti nella dieta mediterranea si rivela una eccellente barriera contro i tumori.

Chi lavora all'interno delle cucine professionali spesso sente raccomandazioni e richieste da parte di molti clienti per l'assenza totale di soffritti nei piatti che vengono realizzati nel locale.
È certo che molte di queste richieste sono immotivate e trascendono reali motivazioni e esigenze salutistiche.
Eccetto quindi chi realmente deve confrontarsi con una reazione avversa di un alimento specifico usato in un soffritto è abbastanza ovvio constatare che spesso vince più che altro il pregiudizio e la non conoscenza rispetto a tutte le altre considerazioni.

Ma su aglio e cipolla usati nei soffritti (insieme ad altri elementi base come le carote) bisogna sfatare molti falsi miti negativi perché questi due umili ortaggi aromatici possono difenderci attivamente dai tumori portando in dono preziosi Polifenoli, Calcio, Potassio, Folati e molte altre preziose sostanze utili alla salute.
Una conferma di questo è arrivata da una revisione pubblicata su Cancer Prevention Research a cura di ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda in Maryland (Usa).

Fusilli con condimento di pomodori allaglio basilico e olive 700x500 CSEmerge chiaramente da questa revisione che il consumo costante di aglio e cipolla abbassa di molto il rischio di tumori, in particolare del tratto gastrointestinale e gran merito di questo va ai composti organo solforati, gli stessi che sono all'origine dei profumi e odori tipici di questi aromi e a torto mal tollerati da un certo numero di persone.

Sono loro, infatti, ad agire in contemporanea e su più livelli contro enzimi e metaboliti responsabili dei meccanismo di cancerogenesi inibendo allo stesso tempo la formazione di sostanze cancerogene a danno degli alimenti consumati (nitrosamine e amine eterocicliche).
Per gli studiosi rimangono però da chiarire ancora quali sono le quantità utili di aglio, cipolla e simili da consumare per innescare con efficacia i meccanismi di difesa e prevenzione.
Quello che invece è certo è che la triturazione e riduzione in parti piccole e una buona masticazione sono le premesse essenziali per attivare con sicurezza gli enzimi che rendono disponibili le sostanze più utili e potenti.

Recentemente poi, a conferma di questa certezza degli studiosi, è balzato tempo agli onori della cronaca il classico soffritto di stampo mediterraneo con l'accoppiata aglio e cipolla.
Su Food Chemistry è stato infatti pubblicato il resoconto di uno studio in cui si è dimostrato come la presenza nel condimento della comune pasta da primo piatto di 120 g di soffritto di aglio e cipolla sommato a pomodoro e olio d'oliva portava in dono all'organismo dai 16 ai 24 mg di polifenoli e dai 6 ai 10 mg di carotenoidi.
Sostanze a diretto beneficio nell'ottica di una sana prevenzione delle forme tumorali più diffuse.

Il massimo di polifenoli e carotenoidi si aveva però utilizzando una temperatura tale da non "bruciare" (è proprio il caso di dirlo!!!) le prerogative naturali degli ingredienti usati insieme a un tempo di cottura non eccessivo.
E in questa ricetta potete ritrovare tutti i vantaggi preventivi di queste sostanze oltre a gustarvi un buonissimo e sano piatto di pasta!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

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