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Aug 25, 2019 Last Updated 9:21 AM, Aug 22, 2019

Gli ortaggi bianchi sono un vero toccasana nei confronti del tumore allo stomaco e la sua salute in generale.

Esistono numerose varietà di ortaggi, verdure e frutti la cui distinzione non è data solo dall'aspetto fisico esterno, dal peculiare sapore e dalla stagionalità (oggi spesso solo teorica) con cui vengono alla luce.
Un elemento determinante, soprattutto per le verdure, è il colore che ha una varietà estesa di sfumature pur con tinte spesso dominanti come il verde, elemento evidente di quanto la clorofilla sia importante nel mondo vegetale.
Così è naturale immersi come siamo in un mondo multicolore pensare che gli ortaggi colorati siano gli unici che hanno un ascendente forte rispetto alla prevenzione e al mantenimento efficiente della salute del corpo, la stessa comunicazione e pubblicità spesso spinge su questo elemento estetico.

Non a caso in molte campagne alimentari intrecciate con il concetto di salute i colori e i vegetali colorati (verdura, frutta, legumi) la fanno da padrone come gli sfondi e tutto quello che ci ruota intorno.
Il contesto complessivo è ovviamente positivo perché stimolare il più possibile al consumo dei vegetali colorati in abbondanza è la migliore strategia di sempre e tutti farebbero bene a seguirla a prescindere dall'età e dalle condizioni del proprio organismo.

Anello di cimette di cavolfiore profumate allalloro con pesto verde di valerianella 700x500 CSC'è però spesso una conseguenza collaterale che penalizza una determinata categoria di ortaggi, quelli bianchi e chiari che essendo privi di pigmenti e tinte varie appaiono agli occhi di molti come alimenti poco utili rispetto allo status della salute.
Ortaggi bianchi come finocchi, cavolfiore, cipolle, porri, rape e molto altro spesso in questo senso vere e proprie cenerentole della sana, preventiva e corretta alimentazione.

Questa distorsione percettiva è nota a molti di quelli che si occupano con attenzione di sana alimentazione e un bel aiuto per sfatare questa errata convinzione arriva da una ricerca pubblicata sull'European Journal of Cancer e portata avanti da ricercatori dell'Università del Zhejiang, in Cina.
Del resto è una grande verità che ogni alimento vegetale, a prescindere dal colore che ha, porta in dote specifiche e alte componenti protettive e parzialmente curative che non necessariamente hanno a che fare con la tinta dominante.
Ad esempio la maggior parte dei polifenoli non hanno alcuna attinenza con il colore così come i composti solforati, i glucosinolati, il selenio, il potassio la vitamina C e molto altro!

La ricerca cinese ci racconta come la vasta categoria degli ortaggi bianchi è un vero toccasana nei confronti dello stomaco svolgendo un'alta azione protettrice, una conclusione arrivata dopo una metanalisi di ben 76 studi diversi riguardanti il rapporto tra alimentazione e tumore dello stomaco.
L'elemento più rilevante è stata la constatazione di come il consumo abbondante di ortaggi bianchi, tutti gli ortaggi bianchi, risultava chiaramente collegata a una riduzione del rischio di ammalarsi di tumore allo stomaco di ben il 33%, ben più della riduzione (comunque alta e rilevante) del consumo di agrumi (10%) e di frutta in generale (7%).

Nello stesso studio poi si è visto che al contrario degli ortaggi bianchi e della frutta gli alimenti più dannosi e pericolosi per lo stomaco erano l'alcol, le carni lavorate, il pesce salato e in genere tutti i cibi ad alto carico di sale.
Sempre rispetto allo stomaco è utile ricordare la funzione di due degli ortaggi bianchi a più ampia potenza preventiva e curativa, l'aglio e la cipolla, che hanno uno spiccato effetto protettivo, antinfiammatorio e antinfettivo nei confronti del tumore gastrico oltre a contrastare con efficacia l'Helicobacter pylori responsabile indiretto della diffusione della malattia.

Per cui se avete a cuore il vostro stomaco deliziatevi il più possibile con gli ortaggi bianchi a cominciare ad esempio dal cavolfiore presente in questa squisita ricetta!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Tumori e cattive abitudini a tavola.

Sono molte le cattive abitudini a tavola che possono piano piano portare a uno squilibrio complessivo molto pericoloso per il quadro della salute in generale.
Ma indubbiamente sono le patologie tumorali quelle che in assoluto più risentono di questa deleteria alterazione organica purtroppo molto frequente nella popolazione mondiale.

Prima di arrivare alla cure dobbiamo sempre ricordare un elemento fondamentale: rimane la prevenzione il più forte atto che possiamo mettere in campo per cercare di preservare il più possibile l'organismo dagli attacchi esterni o dalle degenerazioni interne che proprio un errato approccio alimentare può favorire e incentivare.
Rimangono in parallelo importanti altri elementi dello stile di vita come l'attività fisica, ma l'alimentazione che resta un fatto quotidiano ripetuto più volte ha il ruolo primario.
Da sempre ci si chiede quale può essere il metodo più efficace per riportare sulla buona strada chi per anni ha continuato a sbagliare combinazioni e alimenti nei pasti o magari è già incorso in qualche problematica tumorale anche lieve.

Ci sono teoricamente molte soluzioni, il problema è quello di trovare un percorso che sia comune a tutte le persone, a prescindere dal contesto geografico, etnico, di genere e così via.
Una recente ricerca condotta in Europa a cura dell'Università di Lisbona le cui analisi sono poi uscite su Frontiers in Nutrition ha portato un altro tassello importante alla via che sembra sia quella più saggia e efficace, cambiare con gradualità e costanza.
Il tutto con il supporto di una serie di elementi paralleli strategici che rafforzano lo sforzo di cambiamento in meglio dello stile alimentare.

Per prima cosa è chiaro e evidente per l'ennesima volta che l'efficacia dei cambiamenti positivi a tavola è più forte e duratura se allo stesso tempo ci sono cambiamenti paralleli di altri aspetti dello stile di vita, il riferimento ricorrente è qui come ovvio all'attività fisica.
Si tratta poi di seguire la strategia della gradualità eliminando cibi negativi e sostituendoli poco alla volta senza pensare di rivoluzionare dall'oggi al domani abitudini perdurate per anni.

E ancora il buon senso senza imporsi di essere una sorta di finti super eroi in missione, inutile quindi pretendere da se stessi di rinunciare a un dolcetto quando si è in compagnia di amici, compagni e parenti in un momento in cui ogni riferimento a restrizioni e auto imposizioni rischia di diventare controproducente.
Più saggio rinunciare a zuccheri, biscotti ricchi di grassi, prodotti dolci a alto indice glicemico quando si è tranquilli e con se stessi nell'ambito domestico dove la disciplina che sottintende l'obbiettivo diventa di più facile attuazione con molti meno problemi di confronti relazionali.

E così via proseguendo fino ad arrivare a una rimodulazione positiva delle abitudini scoprendo per altro la piacevolezza estrema di cibi e combinazioni che prima venivano scartate per pregiudizio e non conoscenza.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

 

Il rapporto IARC su carne, tumori e salute.

Si sono scatenate numerose prese di posizione sul dibattito innescato dalla conclusioni del rapporto IARC sulla carne rossa e conservata con i suoi nefasti risvolti su salute e tumori.
Colpisce forse più di tutto il discutibile tentativo in atto di minimizzare i rischi difendendo a prescindere l'assunzione di carne: ricorrendo alla parolina magica "moderato consumo" tutto sembrerebbe risolto.

Per chi minimizza il problema è relativo e il messaggio conseguente si traduce in un tranquillo via libera nel consigliare in ogni caso il consumo di carne e quel che è peggio insaccati scaricando colpe e onte del problema su chi solleva a gran voce la questione supportato da dati diventati ufficiali e pubblici.
I dati resi pubblici dal rapporto dello IARC, lo ricordiamo con chiarezza, sono frutto di analisi molto dettagliate e circostanziate che hanno preso in considerazione quasi 800 studi e ricerche diverse effettuate in ogni angolo del mondo da istituiti, università e centri specializzati in vari campi, indipendenti o pubblici che fossero.

Ma questi dati così importanti balzati agli onori della cronaca sono pubblici e nuovi solo per chi non interessandosi minimamente al cibo se non in apparenza o per godere della sola parte organolettica non si è mai documentato e informato.
Per tutti gli altri e chi è attento a ciò che consuma consapevole della sua influenza sull'organismo sono notizie vecchie, datate, sapute e risapute, convalidate da altre centinaia di ricerche serie e affidabili.
Per questo motivo se il tentativo di sminuire i dati da parte dei paladini della carne a oltranza è estremamente discutibile lo è anche chi cerca di speculare ora su queste notizie, amplificare ed esasperare notizie e informazioni buone che andrebbero comunicate con saggezza, mettersi in mostra affermando di aver sempre avuto ragione.

Così facendo si giustifica chi difende l'abbondante consumo di carne, si rafforzano gli estremi, si compattano i ranghi e alla fine tutto ritorna al punto iniziale.
Quando altre notizie allarmistiche e di tendenza prenderanno il sopravvento sarà facile far dimenticare questa.
Chi lavora nella direzione di offrire agli altri messaggi, contenuti, doni di buona alimentazione sa bene che notizie così sono pilastri da tenere con se e prendere a riferimento quando si spiega e si cerca di insegnare la "buona cucina".
Che per inciso non è quella che elimina totalmente la carne illudendosi che in questo modo tutto si risolve.

Del resto è un dato sconcertante scoprire che molti di quelli che escludono la carne per i più disparati motivi in realtà mangiano male e in maniera errata.
È quindi evidente che il punto non è tanto carne si o carne no.
Contano tante altre cose come ad esempio saper eseguire bene le tecniche di cottura corrette, conoscere la natura fisica degli alimenti, ciò che li può danneggiare o migliorare, quale interazioni possono avere con la condizione fisica di ogni singola persona.

Se prendiamo come riferimento questa foto è molto facile capire a tutti come per inciso non è che le verdure grigliate, nere, carbonizzate che accompagnano la carne siano meno pro tumori e arrivano a fare meno di male di questa, come non è l'insalatina sul fondo del piatto che può salvare una mala cottura di carne e verdure.

Più importante è essere consapevoli del cibo consumato e delle sue quantità attenendosi a studi oggettivi, seri e affidabili e trovando da se la strada migliore per l'organismo personale e la salute soggettiva.
Perché ogni persona è diversa e non esiste in nutrizione ne una regola assoluta ne una verità indissolubile!!!

Il consumo anche nei soffritti comunemente presenti nella dieta mediterranea si rivela una eccellente barriera contro i tumori.

Chi lavora all'interno delle cucine professionali spesso sente raccomandazioni e richieste da parte di molti clienti per l'assenza totale di soffritti nei piatti che vengono realizzati nel locale.
È certo che molte di queste richieste sono immotivate e trascendono reali motivazioni e esigenze salutistiche.
Eccetto quindi chi realmente deve confrontarsi con una reazione avversa di un alimento specifico usato in un soffritto è abbastanza ovvio constatare che spesso vince più che altro il pregiudizio e la non conoscenza rispetto a tutte le altre considerazioni.

Ma su aglio e cipolla usati nei soffritti (insieme ad altri elementi base come le carote) bisogna sfatare molti falsi miti negativi perché questi due umili ortaggi aromatici possono difenderci attivamente dai tumori portando in dono preziosi Polifenoli, Calcio, Potassio, Folati e molte altre preziose sostanze utili alla salute.
Una conferma di questo è arrivata da una revisione pubblicata su Cancer Prevention Research a cura di ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda in Maryland (Usa).

Fusilli con condimento di pomodori allaglio basilico e olive 700x500 CSEmerge chiaramente da questa revisione che il consumo costante di aglio e cipolla abbassa di molto il rischio di tumori, in particolare del tratto gastrointestinale e gran merito di questo va ai composti organo solforati, gli stessi che sono all'origine dei profumi e odori tipici di questi aromi e a torto mal tollerati da un certo numero di persone.

Sono loro, infatti, ad agire in contemporanea e su più livelli contro enzimi e metaboliti responsabili dei meccanismo di cancerogenesi inibendo allo stesso tempo la formazione di sostanze cancerogene a danno degli alimenti consumati (nitrosamine e amine eterocicliche).
Per gli studiosi rimangono però da chiarire ancora quali sono le quantità utili di aglio, cipolla e simili da consumare per innescare con efficacia i meccanismi di difesa e prevenzione.
Quello che invece è certo è che la triturazione e riduzione in parti piccole e una buona masticazione sono le premesse essenziali per attivare con sicurezza gli enzimi che rendono disponibili le sostanze più utili e potenti.

Recentemente poi, a conferma di questa certezza degli studiosi, è balzato tempo agli onori della cronaca il classico soffritto di stampo mediterraneo con l'accoppiata aglio e cipolla.
Su Food Chemistry è stato infatti pubblicato il resoconto di uno studio in cui si è dimostrato come la presenza nel condimento della comune pasta da primo piatto di 120 g di soffritto di aglio e cipolla sommato a pomodoro e olio d'oliva portava in dono all'organismo dai 16 ai 24 mg di polifenoli e dai 6 ai 10 mg di carotenoidi.
Sostanze a diretto beneficio nell'ottica di una sana prevenzione delle forme tumorali più diffuse.

Il massimo di polifenoli e carotenoidi si aveva però utilizzando una temperatura tale da non "bruciare" (è proprio il caso di dirlo!!!) le prerogative naturali degli ingredienti usati insieme a un tempo di cottura non eccessivo.
E in questa ricetta potete ritrovare tutti i vantaggi preventivi di queste sostanze oltre a gustarvi un buonissimo e sano piatto di pasta!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

L'importanza del consumo di frutta e verdura e l'incidenza negativa dei cibi dolci. 

Un ennesima ricerca conferma la relazione stretta tra consumo eccessivo di cibi dolci e rischio di aumento di alcuni tipi di tumori.
L'ultima mette in relazione questo fattore con il cancro del colon-retto rivelando come questa patologia tende ad aumentare pericolosamente in chi consuma in maniera incontrollata alimenti ricchi in grassi e zuccheri e un eccesso di carne.

Al contrario chi consuma, cosa che bisognerebbe fare sempre indipendentemente dalle ricerche moderne, abbondanti razioni di frutta e verdura riduce considerevolmente il rischio di incorrere in questo specifico tumore, ma il discorso si può estendere tranquillamente a tutte le forme tumorali.

Lo studio a cura della Johns Hopkins School of Medicine ha messo in relazione la dieta di 2.063 pazienti affetti da cancro del colon-retto e 2.776 persone sane analizzando contemporaneamente 170 alimenti tra quelli al naturale come ortaggi, legumi e frutta e quelli lavorati e cucinati come patatine, bevande aromatizzate alla frutta, preparati dolci e così via.

Per una migliore attendibilità sono stati presi in considerazione anche fattori paralleli tra cui la storia familiare, le abitudini di vita, la componente sportiva e di attività fisica e altro.
La conclusione è stata che se ai già tanti elementi di rischio come sedentarietà e obesità si aggiunge una scorretta alimentazione il rischio di cancro del colon e del retto aumenta considerevolmente.
Riferimenti specifici si possono trovare a questo indirizzo.

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