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Metti un celiaco a cena

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Fantasie COOLinarie di una fornostar

Un libro scritto da chi vive in prima persona il problema alimentare specifico è sempre un buon libro, nel senso che le attenzioni e la passione per i minimi dettagli che fanno la differenza nel vivere serenamente o meno le difficoltà oggettive nell'adattare lo stile di cucina ai dettami alimentari, spesso comprensibilmente rigidi, sono ai massimi livelli e generalmente attendibili.
L'autrice del libro rivela subito questo aspetto rassicurando il lettore sulla veridicità provata di ricette, piatti, basi, trucchi, espedienti e accorgimenti pratici.

E questo della veridicità non è un elemento secondario perché è risaputo che, purtroppo, diversi testi di cucina (tutta la cucina) in circolazione basano le loro tesi su idee e supposizioni più che su prove effettive.

Un libro di ricette buone quindi, buone per tutti (e non solo per i celiaci!) come sottolinea l'autrice, quanto buone spetta a voi scoprirlo, ma non abbiamo dubbi sul fatto che ci sia stato tanto impegno dietro a ogni singola preparazione.
Ci sono alcune criticità che sarebbe inutile negare, ad esempio una poca corretta proporzione in alcuni dosaggi rispetto alle porzioni indicate e, cosa più rilevante, uno squilibrio nutrizionale a volte troppo preponderante.

Ma su questo è sempre possibile portare le variazioni del caso correggendo dove necessario, ciò che conta è che la visione data di una cucina senza glutine sia la più positiva possibile e soprattutto la più normale possibile perché come succede per tante altre patologie non c'è di peggio che far pesare il problema anche a tavola a chi già lo subisce quotidianamente sulla propria pelle.
La cucina deve essere un collante di utilità sociale in questo senso e non un ennesimo elemento di divisione o esclusione e il libro visionato ne è un buon esempio.

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