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Ultime statistiche, indicazioni e consigli sulla celiachia

Pubblicato in Celiachia
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Secondo l’ultima relazione messa a punto dal ministero della Salute e presentata al Parlamento sono stati registrati e catalogati a tutto il 2017 oltre 200.000 casi di celiachia diagnosticati.
Un trend di costante crescita confermato anche dalle rilevazioni più recenti, da un decennio a questa parte si è calcolato che in media c’è un incremento di circa 10.000 nuovi celiaci all'anno.

Ma stiamo parlando solo dei casi diagnosticati, documentati e accertati che sono solo una parte di quelli reali, realisticamente si ritiene infatti ruotino intorno al 30% delle persone effettivamente afflitte da questo problema così intimamente legato all'alimentazione.
Molte persone sono di fatto alle prese con problematiche riconducibili alle dinamiche celiache, ma convinte a vario titolo di avere a che fare con cause diverse dall’intolleranza al glutine, una situazione che comporta poi implicazioni economiche, sanitarie e sociali importanti.
Bisogna partire dal presupposto che prima di valutare cause generiche rispetto a problemi, sintomi e disfunzioni che riguardano molti dolori addominali, gonfiori post pasti, difficoltà digestive e metaboliche e in generale le sintomatologie intestinali bisognerebbe chiedersi se non sia il cibo ingerito di natura glutinosa il responsabile.

E questo non solo per questi sintomi più classici legati alla celiachia, ma anche quando si presentano disagi e difficoltà come cefalee, dermatiti, astenie, anemia e altre situazioni critiche non risolvibili con le terapie più immediate.
Anche perché una diagnosi tardiva può far progredire in maniera preoccupante le più nefaste complicanze legate alla celiachia sottraendo energie e capacità preziose di risposta dell’organismo indebolito dal continuo stress reattivo.
Al di la delle facili mode che vedono l’esclusione del glutine solo per motivi di finta salute o di soli scopi dimagranti, difronte a problemi di salute poco chiari da decifrare è meglio chiedersi se non è il caso di consultare un medico esperto in materia e seguire l’iter di accertamento più affidabile in modo da poter poi prendere le dovute contromisure sia nel caso di un risultato positivo che negativo.