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Non solo cibo organico, il segreto per alimentarsi in maniera equilibrata In evidenza

Lunedì, 01 Dicembre 2014 11:26 Scritto da 
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Siamo quello che mangiamo, una verità concreta più che un modo di dire, su sui però è necessario precisare e mettere in evidenza due aspetti basilari.

Il primo è che ciò che mangiamo non è utile solo a soddisfare una finalità fisiologica dell'organismo che ha bisogno di incamerare energie per le sue funzioni, ma serve molto anche a soddisfare e compensare molte situazioni di vita sociale diventando un rimedio inconscio contro la tristezza, lo stress, lo sconforto e molto altro.
Il secondo è che per soddisfare la necessità di mangiare ci si rivolge istintivamente al cibo organico pensando che sia l'unico adatto a soddisfare le nostre esigenze energetiche, mentre al contrario la via maestra è quella di nutrirsi di sostanze anche immateriali che esulano il campo strettamente alimentare perché questa è l'unica possibilità di non riversare sul cibo tutta la tensione, positiva e negativa, portata dentro.

In pratica l'alimentazione dovrebbe essere intesa come un macro elemento che comprende il cibo, l'attività fisica regolare specificatamente adatta al nostro corpo e portatrice di gioia e soddisfazione personale, il rilassamento da praticare con ciò con cui ci sentiamo più in sintonia, la lettura, l'ascolto di una musica, la pratica di un hobby, l'aiuto altruistico e diverse altre cose in più.

Il bilancio finale di una giornata quindi dovrebbe comprendere la somma di almeno 4-5 di questi fattori e non solo essere un calcolo matematico di quante calorie, grassi, zuccheri, proteine, ecc, sono state ingerite, altrimenti il cibo diventa l'unico rimedio per soddisfare le molteplici esigenze personali e spirituali dell'uomo, un entità estremamente complessa.

dessert-di-mele-con-yogurt-alla-cannella-e-miele-di-castagnoSuperando così abbondantemente il suo scopo di pura copertura energetica per trasformarsi in un elemento di forte alterazione delle funzioni organiche del corpo che col tempo portano allo sviluppo di gran parte delle patologie moderne.
Questa valutazione complessiva dell'atto di alimentarsi fornisce anche una spiegazione chiara del perché diete tese solamente a far dimagrire le persone sono destinate a fallire prima o poi non riuscendo a coprire e soddisfare le altre esigenze interiori legate al cibo.

Lo si è visto chiaramente in una ricerca su un gruppo di donne portato avanti dai ricercatori dell'Università del Minnesota e della California pubblicato da Psychosomatic Meidicine.
Divise in 4 gruppi omogenei in cui il primo doveva seguire una dieta molto restrittiva e scrivere ciò che aveva consumato, il secondo seguire la stessa dieta ma non scrivere nulla, il terzo mangiare liberamente ma scrivere un diario alimentare e il quarto poteva alimentarsi senza alcun condizionamento.

La conclusione è stata che seguire una dieta troppo rigida o dover essere costretti a scrivere e tenere nota del cibo consumato innalzava nel tempo il livello di stress a un punto tale che per compensare lo stress l'unico rimedio immediato percepito era quello di trasgredire la dieta consumando i cibi confortanti per eccellenza e generalmente abbondanti in zuccheri, grassi e ingredienti raffinati.

Un effetto boomerang classico che viene scongiurato quando al contrario le soddisfazioni personali arrivano in parallelo da fonti extra cibo e più sono queste fonti più seguire un alimentazione equilibrata, sana e preventiva diventa facile e naturale.

Altro aspetto esaminato da una semplice indagine della Penn State University pubblicata su Appetite ha cercato di capire se è l'umore ha influenzare la scelta del cibo (quindi pessimo umore pessimo cibo) oppure il contrario (pessimo cibo pessimo umore) premettendo che il pessimo cibo non lo si intendeva dal punto di vista della soddisfazione organolettica istintiva, ma dall'apporto nutrizionale reale.

Per fare questo a un gruppo di quaranta studenti è stato chiesto di tenere un dettagliato diario alimentare in cui annottare vicino ai cibi consumati lo stato d'animo corrispondente.
Esaminando e incrociando i risultati i ricercatori hanno visto che all'aumentare del consumo di calorie, grassi, zuccheri e sale vi era un evidente peggioramento dell'umore e che per compensare questo peggioramento si entrava in un circolo di consumo sempre più massiccio del tipico cibo spazzatura.

Tecnicamente è facilmente spiegabile il perché visto che questo tipo di cibo aumenta il rilascio di dopamina un neurotrasmettitore che attiva stimoli forti di gratificazione sensoriale.
Questi stimoli però sono solo temporanei e spesso molto brevi, la mente si rende quasi sempre conto dell'errore alimentare, cresce il senso di colpa relativo, aumenta lo stress e ricomincia il circolo vizioso il cui unico modo di essere interrotto è quello di cercare fonti di alimentazione extra cibo che possono assolvere alle stesse funzioni di soddisfazione.

Con l'importante differenza che si tratta di soddisfazioni senza controindicazioni e dall'effetto prolungato nel tempo.

Ma rimane indubbio che il cibo organico e la cucina rivestono un ruolo primario che non si può cancellare, bisognerebbe piuttosto chiedersi se è possibile realizzare ad esempio un dolce (o qualsiasi altro piatto) che soddisfi pienamente il palato e aiuti a placare il desiderio di gratificazione senza però incidere troppo negativamente sulla salute.

La risposa è si, esiste e può soddisfare anche i più scettici come questa ricetta dimostra ampiamente.
Occorre però fare un salto di consapevolezza maggiore e avere più cura e amore nell'atto di preparazione del cibo.

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