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Oct 22, 2018 Last Updated 9:16 AM, Oct 20, 2018

Il ruolo centrale di una buona alimentazione equilibrata non è essenziale solo per mantenere una buona forma fisica nel tempo, ma lo è in parallelo anche per la mente, il cervello, la psiche e possiamo aggiungere anche l’anima a prescindere che si creda o meno sia una componente dell’uomo.

Questa la conclusione, che è bene precisare arriva dall’analisi di studi e ricerche documentate e incrociate presentate a New Orleans all’interno del più recente congresso mondiale di neuroscienze.
Nello specifico le varie ricerche hanno evidenziato come il cibo consumato influenza direttamente l’attività cerebrale e i meccanismi biologici che la regolano, inceppati i quali la via per ingrassare e scatenare una serie di reazioni poco positive è completamente aperta.

In uno studio, ad esempio, è stato dimostrato come il peso in eccesso modifica le connessioni nervose in aree vitali per la cognitività ostacolando la comunicazione tra i neuroni.
In conclusione la morale che è venuta fuori è stata che essere in sovrappeso o peggio obesi determina un alterazione funzionale dell’attività cerebrale con un’alta difficoltà nel controllare gli istinti (e tutti sappiamo che gli istinti legati al cibo sono forse i più potenti in assoluto) e nel seguire regole e discipline come quelle pretese da moltissime diete.
In particolare da quelle che promettono dimagrimenti veloci e stabili nel tempo, una chimera che continua ad affascinare purtroppo molte persone.

Il quadro tracciato dagli studi indica in realtà come la madre di moltissime patologie e deficienze del nostro organismo sia il cattivo rapporto che abbiamo con l’alimentazione e tutti gli eccessi che in suo nome vengono quotidianamente fatti senza minimamente considerare i micro danni che possono portare.
Micro danni che una volta accumulati diventano giganti a volte purtroppo troppo forti per le rimanenti forze interiori.

Il nostro consiglio finale è quello di prestare molto attenzione alla personale alimentazione usando la saggezza della moderazione e dell’equilibrio, la quale dovrebbe suggerire che non ci sono discipline assolute e magiche per stare bene perché la strada migliore è già dentro di se e il corpo con i suoi chiari segnali cerca di indicarla ogni volta che può.
Non esistono veleni, alimenti cattivi e buoni di per se, verità nascoste in chissà quali libri o profezie, semplicemente si tratta di saper moderare il cosa e il come.

Sapendo che non c’è corpo sano in una mente malata e viceversa, come qualcuno molto più bravo di noi aveva decretato molti secoli fa.

Una recente analisi della FAO mette in luce come attualmente per ogni persona sono disponibili circa 2.940 calorie al giorno pro-capite.
Si tratta ovviamente di una media, è chiaro che chi vive di stenti e fatiche nei paesi del terzo mondo deve affrontare ben altre situazioni alimentari quotidiane.

In ogni caso le stime ci dicono che questa cifra nel 2030 arriverà a 3.050 calorie ovvero oltre il 50% in più dell'energia realmente necessaria a ogni individuo che vive nella società occidentale e ricca di oggi con i suoi ritmi blandi e la sedentarietà imperante.
Per il nostro metabolismo occidentale, infatti, una media di circa 2000 calorie giornaliere sono più che sufficienti per coprire le esigenze fisiologiche fatto salve particolari condizioni ambientali o personali.
La produzione di cibo attraverso l'agricoltura, l'allevamento e la pesca è in questa ottica talmente sovradimensionata da poter virtualmente sfamare una popolazione totale di almeno 10 miliardi di persone.

Considerando che attualmente siamo 7 miliardi e nel 2050 al massimo 9,5 appare evidente una situazione di terribile corto circuito produttivo e di profonda ingiustizia sociale.
Si produce troppo
anche per il ricco mondo occidentale benestante e si spreca moltissimo, si butta moltissimo, si trascura il resto del mondo salvo quando questo esplode in qualche crisi umanitaria e sociale che tocca gli interessi dei grandi paesi e delle grandi multinazionali.
Eccesso di calorie in occidente,
aumento esponenziale delle malattie legate al cibo, massa corporea degli individui fuori controllo con casi di sovrappeso e obesità sempre più diffusi, migrazione delle patologie adulte verso bambini e adolescenti.
Al contempo ampia fetta di popolazione mondiale denutrita, ricattata direttamente o indirettamente dal cibo, sfruttata in funzione della produzione di cibo per i paesi ricchi.

E ancora risorse globali del pianeta depredate senza alcuna considerazione di prospettiva a medio lungo termine, mancanza di lungimiranza e rispetto per la terra coltivata, sfruttamento incivile del mondo animale, arricchimento di pochi eletti.
Possiamo pensare che questo ci porti lontano?

Chiaramente non possiamo pensarlo, probabilmente però non perché non riteniamo giusta la situazione produttiva attuale, tutti i suoi squilibri e le sue ingiustizie.
Non possiamo pensarlo semplicemente perché non lo conosciamo e ancora peggio ci rifiutiamo di conoscerlo.
Chi sa ha dunque il dovere di far sapere e a prescindere dalla professione che fa prendersi carico attraverso il personale lavoro di dimostrare nella pratica più che nella teoria che è possibile servire lo stesso piatto in maniera differente senza per questo togliere piacere e gioia a chi lo consuma.

Concludiamo la riflessione con le parole di Franco Travaglini tratte dal lungimirante libro "Perché essere quasi vegetariani" che andrebbe rimesso subito a disposizione dei lettori se la casa editrice lo concedesse.

".......................Rendere ambientalmente sostenibile il nostro modo di produrre e consumare alimenti significa innanzi tutto scendere nella catena alimentare, vale a dire ridurre drasticamente i terreni, l'energia, l'acqua ecc. destinati a produrre alimenti animali, che significa in primo luogo ridurre terreni, energia, acqua ecc. destinati alla produzione di vegetali come cereali e soia per gli animali e destinarli alla produzione di alimenti per il consumo diretto degli umani. Occorre poi adottare tecniche produttive e pratiche agronomiche a minore impatto ambientale e con la maggiore capacità di conservare le basi naturali delle produzioni agricole (fertilità del suolo, acqua, diversità biologica, ecc.) avviandosi decisamente alla conversione biologica di tutta l'agricoltura.............................."

Bisogna dire che l’olio da olive non finisce mai di sorprenderci in positivo, in cucina scopriamo sempre nuovi sentieri a cui questo fantastico condimento sa portarci, con una semplicità disarmante.
Poi continuando a studiare, documentarci, leggere, confrontarci arrivano in parallelo tante altre conferme della sua grandezza e l’intuito ci induce a pensare che c’è ancora un mondo immenso da scoprire dietro questo semplice oro liquido dai riflessi dorati che abbracciano il verde delle olive di origine.

Quando poi le notizie si intrecciano e “attorcigliano” positivamente con i temi più strettamente legati alla salute e al benessere delle persone, allora le cose si fanno ancora più interessanti e utili.
Una delle ultime ricerche ci rivela come nell’olio d’oliva si nasconde un pregiato segreto: la chiave magica che induce a sentirsi sazi e consumare meno porzioni di cibo con tutti i benefici, enormi, del caso.

Sicuramente non è l’unica chiave, la molteplicità è la vera spiegazione di molte cose, però è una grande bella medaglia che il nostro olio si mette sul suo stradecorato petto.
Nello specifico lo studio (condotto da un team Europeo di esperti facenti parte di due università, la tedesca Technische Universität di Monaco di Baviera (TUM) e l’austriaca Università di Vienna)  racconta come il senso di sazietà sia stimolato dall’olio da olive attraverso specifiche molecole aromatiche in esso contenute.

Molto interessante la dinamica della ricerca, svolta in più tappe.
Intanto perché fatta su volontari umani, questo potrebbe sembrare banale e logico, ma nel mondo della ricerca non è così scontato!
Poi perché per i destinatari crediamo sia stato più che piacevole dovendo degustare semplice yogurt arricchito o meno secondo il caso con diversi tipi di oli nell’ottica di verificare proprio il senso di sazietà raggiunto.

Per i particolari potete andare qui, insieme a questa scoperta ci sono state altre interessanti considerazioni sui tanti dubbi che aleggiano rispetto alla reale efficacia dei cosiddetti cibi ‘light’ o ‘low fat’.
A noi però interessa più la notizia incentrata sull’effetto saziante dell’olio da olive per dare ragione delle quantità e delle dosi che di questo fantastico olio possono essere usate.
Non diciamo di versarne a litri nella pentola, ma quando il guru di turno vi lancia i suoi strali urlandovi che dovete usare meno olio possibile perché è grasso e come tale il male dei mali invece di cascare nel suo tranello provate a riflettere meglio con la vostra testa.
Non è forse meglio un cucchiaio in più nel piatto e arrivare così a sentirsi più sazi, più contenti per il gusto provato, più soddisfatti del risultato in cucina, più sereni, più, più e più?

continuiamo

Consumare insalate miste variando al massimo la tipologia degli ingredienti presenti e mantenendo come comun denominatore la costante di un'abbondanza di verdure a foglia verde non è solamente uno sfizio funzionale al contenimento calorico come viene indicato in molte diete.
Per verdure a foglia verde intendiamo le più comuni insalate di cui esistono numerose varietà coprendo tranquillamente un po' tutti i gusti, un elemento che esclude a priori la possibilità di un consumo monotono.

Questa sana abitudine consente di concentrare in un unico piatto, che spesso può essere tranquillamente un unico pasto del pranzo o della cena, una molteplicità di sostanze benefiche e gustose.
Mescolando generi molto diversi, verdure a foglia non necessariamente considerate insalate come gli spinaci giovani o alcune varietà di cavolo verde, ortaggi cotti sommati a quelli crudi con l'attenzione di mantenerli belli croccanti usando magari la tecnica del vapore, semi di ogni tipo così come, germogli, erbe aromatiche e spezie.

Senza dimenticare la frutta fresca e ancora di più quella secca che porta enormi vantaggi preventivi in termini di salute e che nelle insalate miste trova un ottimale metodo di consumo soprattutto quando da sola non è molto invogliante da degustare.
Ciò che è interessante notare è come tramite le insalate è possibile assimilare in abbondanza e con sicurezza anche quelle sostanze di cui si sente parlare di solito poco e che invece svolgono un ruolo determinante per il contrasto a molte degenerazioni dell'età.

Insalata vitaminica con menta e mandorle 700x500 CSAd esempio a livello cognitivo esiste una vitamina poco enfatizzata di solito che svolge un ruolo primario per alcune funzioni fondamentali dell'organismo come la coagulazione del sangue (e molto altro) riuscendo però allo stesso tempo a mitigare con efficacia le dinamiche legate alla salute della mente e del cervello.
Si tratta della vitamina K che oltre a stimolare in positivo la mente, il cervello e la memoria aiuta con sorpresa a proteggere le ossa attraverso una corretta gestione del loro metabolismo e altre interazioni importanti.
Sicuramente però il ruolo primario della vitamina K, chiamata così dal nome tedesco Koagulation per le funzioni di coagulazione del sangue, rimane quello di mantenimento e miglioramento della memoria e dei meccanismi mentali ad essa collegati.

Uno studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica "Maturitas" condotto su un campione di 160 persone con un età superiore ai 65 anni ha messo in risalto che la presenza di alte percentuali di vitamina k nella dieta corrispondeva a una minore incidenza dei problemi alla memoria.
Un ulteriore prova perché già altri studi avevano ipotizzato la relazione, mentre una scoperta recente sul coinvolgimento della vitamina K nella protezione del sistema nervoso conferma indirettamente le conclusione dei ricercatori dell'Università di Angers (Francia) pubblicata su "Maturitas".
Nello specifico sono le verdure a foglia verde, le comuni insalate così come spinaci, erbette, radicchi (eccezionalmente anche rossi) ecc, a essere tra gli alimenti più ricchi di questa sostanza.

Quindi prevedere quotidianamente un consumo almeno minimo di queste foglie preziose è una pratica da incentivare al massimo anche perché ha molti risvolti di gusto e bontà!
Ne è un esempio questa semplice insalata in cui si mescolano più elementi interessanti che interagiscono, collaborano si sommano e contribuiscono tutti al buon risultato finale.

Abbiamo la presenza del crudo e del cotto con una minima permanenza degli asparagi in cottura (che può avvenire anche tramite vapore), l'alleanza vincente di sapori e salute data dalle mandorle e dai semi di sesamo, entrambi da tostare leggermente per esaltare profumi e aromi di base, il contributo vitaminico ulteriore dato dal succo di limone e soprattutto da quel tesoro di salute che è l'olio di oliva di qualità nelle sue tantissime varietà reperibili in Italia.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro.

Consumare cibo camminando per strada o restando all'aperto in città e una situazione che dovrebbe limitarsi a un fatto saltuario e di eccezione rispetto alla regola.
Di per se la pratica del consumo esterno di cibo è elementare e secolare in quanto funzionale ad alcune esigenze (soprattutto lavorative) di alcune categorie di persone e ha ben poco di spettacolare.
Si assiste oggi, invece, a un successo mediatico del tutto estraneo alle funzioni di origine e il motivo può essere comprensibile in una società dove l'aspetto mediatico è spesso l'unico metro di giudizio su persone e eventi al di la dei loro meriti reali.
Ma prima di accogliere a braccia aperte questa pratica di consumo alimentare bisognerebbe chiedersi se quello che si consuma per strada oltre a essere succulento, goloso, profumato e a volte irresistibile è dal punto di vista nutrizionale e della salute opportuno.

Si è occupato di indagare su questo aspetto specifico uno studio dell'Università del Surrey (Regno Unito) pubblicato sul Journal of Health Psychology.

Erbazzone semplice con sfoglia integrale 700x500 CSCi si è basati sull'osservazione di un gruppo di sessanta giovani donne (alcune di queste anche a dieta) divise in gruppi, tutte consumavano inizialmente una barretta di cereali, ma in situazione logistiche diverse: camminando, guardando la televisione, sedute e conversando normalmente.
Agli stessi gruppi è stato poi concesso di consumare liberamente snack generici tra i più diffusi e usati (comprese delle normalissime carote).
Ciò che si è visto è che contrariamente a quanto ci si poteva aspettare o sospettare la situazione logistica peggiore non era quella davanti alla televisione, ma quando i soggetti camminavano e mangiavano allo stesso tempo.

Il tutto, infatti, spingeva a consumare sempre più cibo fino ad arrivare a 5 volte il consumo di snack deleteri in una sorta di amnesia della mente rispetto a ciò che veniva introdotto in bocca.
E proprio su questa amnesia la ricerca ha posto l'accento ipotizzando che la pratica di camminare, assolutamente salutare fuori dal contesto alimentare, induce a un forte abbandono del controllo cosciente su ciò che si sta mangiando e su cosa si sta introducendo nell'organismo.
Una sorta di distrazione collettiva ingigantita dal fatto che camminare da l'impressione errata di bruciare un numero elevato di calorie e quindi giustificare "l'abbondanza" di cibo consumato durante o successivamente la strada percorsa.

È chiaro che se il consumo è saltuario il possibile squilibrio nutrizionale può essere accettabile e sopportabile dall'organismo, ma come conferma l'esaltazione mediatica di questi anni per molti così non è e il cibo per strada è più una regola che un'eccezione.
E su questo invitiamo a fare molta attenzione scegliendo se non altro quei cibi da strada meno deleteri possibili rifacendosi magari alla più lungimirante tradizione della cucina Italiana dove esistono buoni esempi in questo senso.
Come questa ricetta dove viene ripresa una torta salata tipica del centro Italia riproponendola in una chiave sana e equilibrata per quanto pratica e buonissima.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

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