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Apr 25, 2019 Last Updated 8:28 AM, Apr 20, 2019

Sapere aspettare è una prerogativa che può portare molti benefici, in questi nostri tempi frenetici sembra però che se ne sia persa la concezione e l’importanza.
Tutto e subito va di gran moda, restando nell’ambito della cucina ci sentiamo dire tante volte che non c’è abbastanza tempo da dedicare ai fornelli, che attendere i normali tempi di preparazione di un pasto è un lusso per pochi, che l’industria ci regala oggi così tante agevolazioni con piatti e semi lavorati pronti che non serve stare tanto a pensare ne tantomeno pazientare.

Così quando abbiamo letto questa notizia non abbiamo potuto che sorridere compiaciuti e vedere confermata una verità che da sempre è presente nell’uomo, ma che per pigrizia si preferisce dimenticare.
Si parla di cibo e di porzioni, di presentazione e approccio al consumo alimentare, tutto questo in una ricerca realizzata dall’americana Cornell University.
La cui conclusione è stata: una porzione meno abbondante di cibo nel piatto può soddisfare come una grande e affollata dose, il segreto è sapere aspettare e noi aggiungiamo sapere dialogare con il cibo per quanto lo si pensi non più in grado di raccontarci qualcosa essendo la sua anima stata spenta dalla cottura.
Non è così se chi ha preparato la ricetta ha avuto la sapienza di farlo con passione, amore e convinzione lasciando nel cibo la sua traccia di vita indelebile e dando al cibo stesso nuove possibilità espressive.

Per spiegare meglio: la ricerca, effettuata su un campione di adulti a cui sono stati proposti piatti con porzioni differenziate, racconta che il senso di appagamento arriva dopo circa 15 minuti, tempo necessario a fare in modo che il segnale di sazietà arrivi al cervello e di conseguenza scatti la consapevolezza più o meno cosciente di aver mangiato abbastanza.

In poche parole abbuffarsi come assatanati bruciando i tempi di consumo come se si partecipasse a una gara olimpica è la tattica più sbagliata.
Sbagliata perché come dicevamo non si dialoga con il cibo servito e si perdono così tante informazioni non verbali, perché la masticazione non fa il suo dovere e non rende il cibo pronto a una facile assimilazione successiva, perché così il cibo diventa puro carburante grasso e calorico da buttare in un serbatoio interno che invece farebbe funzionare meglio la nostra macchina corpo se il pieno venisse fatto a scaglioni.
E questo è anche un bel segreto per i tanti che si accaniscono a seguire diete improbabili pur di dimagrire; imparate prima a saper aspettare!!!

Il ruolo centrale di una buona alimentazione equilibrata non è essenziale solo per mantenere una buona forma fisica nel tempo, ma lo è in parallelo anche per la mente, il cervello, la psiche e possiamo aggiungere anche l’anima a prescindere che si creda o meno sia una componente dell’uomo.

Questa la conclusione, che è bene precisare arriva dall’analisi di studi e ricerche documentate e incrociate presentate a New Orleans all’interno del più recente congresso mondiale di neuroscienze.
Nello specifico le varie ricerche hanno evidenziato come il cibo consumato influenza direttamente l’attività cerebrale e i meccanismi biologici che la regolano, inceppati i quali la via per ingrassare e scatenare una serie di reazioni poco positive è completamente aperta.

In uno studio, ad esempio, è stato dimostrato come il peso in eccesso modifica le connessioni nervose in aree vitali per la cognitività ostacolando la comunicazione tra i neuroni.
In conclusione la morale che è venuta fuori è stata che essere in sovrappeso o peggio obesi determina un alterazione funzionale dell’attività cerebrale con un’alta difficoltà nel controllare gli istinti (e tutti sappiamo che gli istinti legati al cibo sono forse i più potenti in assoluto) e nel seguire regole e discipline come quelle pretese da moltissime diete.
In particolare da quelle che promettono dimagrimenti veloci e stabili nel tempo, una chimera che continua ad affascinare purtroppo molte persone.

Il quadro tracciato dagli studi indica in realtà come la madre di moltissime patologie e deficienze del nostro organismo sia il cattivo rapporto che abbiamo con l’alimentazione e tutti gli eccessi che in suo nome vengono quotidianamente fatti senza minimamente considerare i micro danni che possono portare.
Micro danni che una volta accumulati diventano giganti a volte purtroppo troppo forti per le rimanenti forze interiori.

Il nostro consiglio finale è quello di prestare molto attenzione alla personale alimentazione usando la saggezza della moderazione e dell’equilibrio, la quale dovrebbe suggerire che non ci sono discipline assolute e magiche per stare bene perché la strada migliore è già dentro di se e il corpo con i suoi chiari segnali cerca di indicarla ogni volta che può.
Non esistono veleni, alimenti cattivi e buoni di per se, verità nascoste in chissà quali libri o profezie, semplicemente si tratta di saper moderare il cosa e il come.

Sapendo che non c’è corpo sano in una mente malata e viceversa, come qualcuno molto più bravo di noi aveva decretato molti secoli fa.

I reni svolgono un ruolo estremamente importante per la salute e la loro piena efficienza dovrebbe essere una priorità per tutti perché una loro compromissione porta a conseguenze per nulla piacevoli come sa bene chi soffre di una malattia renale cronica.
Il punto è che come altri organi il loro lavoro è silenzioso e riescono a tollerare abbastanza bene strapazzi e maltrattamenti in linea generale salvo cedere quando si superano determinati limiti.

È molto interessante notare che l'alimentazione e la cucina per i reni possono fare molto, più di quanto generalmente si immagini e soprattutto la conoscenza alimentare può evitare di cadere in errori piuttosto gravi per la salute dei reni come ad esempio la dieta ricca di proteine molto in voga in questi anni arriva a fare nell'apparente indifferenza di molti.
Ma quali sono gli alimenti più preziosi per i reni e quali invece da evitare o limitare al massimo?

A questa domanda risponde una recente ricerca pubblicata sul Journal of the American Society of Nephrology che si è occupata di esaminare il ruolo e l'influenza della dieta in 1486 pazienti affetti da una patologia renale.
I risultati sono stati molto chiari e estremamente significativi oltre che strategicamente utili sia per chi già soffre di queste problematiche sia per chi intelligentemente vuole prevenirle.
Un alimentazione cha dia un largo spazio ai vegetali, soprattutto frutta e verdura, è un vero toccasana e un elisir preventivo per i reni sia se sono normalmente sani, ma a maggior ragione se hanno subito deterioramenti funzionali anche gravi.

Al contrario un eccesso di alimenti acidi come carne, pesce, formaggi e carboidrati raffinati può arrivare addirittura a triplicare il peggioramento clinico del paziente fino alla conclamata insufficienza renale e dialisi.
Per arrivare a queste conclusioni così nette i ricercatori hanno per ben 14 anni monitorato le abitudini alimentari del gruppo di pazienti menzionato in precedenza controllando contemporaneamente i parametri funzionali dei reni e la loro salute complessiva.

Succede, infatti, che più prevalgono nell'alimentazione quotidiana cibi acidi più vi è una progressione della patologia, lieve o grave che sia, un dato talmente reale che in altri studi si è visto che integratori alcalini a effetto contrario riescono a minimizzare i danni delle componenti acide.
Se invece nella dieta prevale un consumo di frutta e verdura in abbondanza vi è un rallentamento sostanziale delle disfunzioni organiche, un miglioramento dell'efficienza renale, un maggiore recupero dei meccanismi naturali di difesa dei reni.

Ancora una volta abbiamo la prova di quanto l'alimentazione può fare per la nostra salute, di quanto siano preziosi frutta e verdura e di quanto valga la pena impegnarsi per fare acquisti consapevoli consumando componenti preziosi e altamente preventivi evitando così di dover arrivare a quello stadio di non ritorno che costringe a ricorrere, volenti o nolenti, alle terapie farmacologiche e non della medicina tradizionale.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Per mantenersi in buona salute, efficienza e prontezza il cervello ha bisogno del più ampio spettro di nutrienti perché già da molto tempo si sa che anche la mancanza di un piccolo elemento può determinare delle problematiche.

Naturalmente il discorso coinvolge tutto l'organismo, ma essendo il cervello il regista di moltissime funzioni organiche è abbastanza chiaro che una sua non perfetta efficienza determina conseguenze complessive gravi generando patologie che in apparenza non sono collegate.
Per questo motivo rimane saldo il cardine di variare il più possibile la dieta essendo l'unico metodo certo per introdurre e donare al cervello lo spettro più ampio di nutrienti.
Anche quelli oggi condannati a priori come "veleni" senza sapere praticamente spesso nulla di alimentazione e nutrizione, estrapolando solo frasi e parole da discorsi di esperti che moltissime volte volevano dire e dimostrare tutt'altro.

È il caso ad esempio dello zucchero "il più grande veleno della storia" come tristemente si sente leggere e raccontare distorcendo la realtà oggettiva.
Sicuramente è vero che nella dieta quotidiana zucchero bianco, farine raffinate e diverse altre cose simili sono da circoscrivere e limitare usandole solo in minima parte perché un eccesso produce moltissimi danni all'organismo.
Questo è un dato, altro dato è sapere che tutto serve all'organismo, in questo caso specifico al cervello, e affermare che un alimento è veleno è un distorsione propagandistica che crea solo grande confusione.

Antipasto ricco con cotto di fagiolini e zucchine e crudo di pomodori e cetrioli 700x500 CSIl cervello ad esempio pur pesando solo il 2% del corpo ha un'esigenza di consumo di glucosio del 20% rispetto a tutto quello ingerito dall'organismo.
Glucosio tratto in larga parte in modo sano da frutta, verdura, legumi e cereali, ma se serve anche da elementi "meno nobili" che comunque una loro piccolissima utilità hanno sempre.
In ogni caso variare la dieta, cambiare spesso tipo di alimenti consumati e preparati, utilizzare il più possibile ingredienti del regno vegetale è la strategia più consigliata per mantenere sana e sveglia la mente.
E renderla sufficientemente lucida da saper distinguere con cognizione di causa anche non essendo esperti del settore le esagerazioni esasperate dai reali consigli utili alla salute.

Grazie a uno studio recente pubblicato su Geriatrics and Gerontology International ad opera di alcuni ricercatori giapponesi si è appurato che chi consuma cibi, ricette, preparazioni o semplici alimenti cercando di essere il più possibile vario e lontano dalla monotonia riceve in cambio un rischio del 44 per cento inferiore, tantissimo, di andare incontro al declino cognitivo dell'età.
Quindi variare la dieta non è solo un presupposto, forse il primo presupposto in assoluto, per mantenersi in salute in generale e prevenire il più possibile le patologie legate al cibo, serve in concreto anche per mantenere sano il cervello evitandone l'invecchiamento precoce.
I ricercatori analizzando quali erano le mancanze di nutrienti probabili responsabili dell'aumento del rischio di demenza negli anziani (tendenzialmente vitamine C ed E, beta-carotene, acidi grassi omega 3) hanno voluto confrontare questo deficit con la tendenza e consumare sempre pochi e unici cibi.
Trovando relazioni molto strette in questo senso a conferma di come l'alimentazione ha un ruolo strategico e importantissimo sempre, da quando si nasce e bisogna costruire le basi per un futuro in salute a quando si sono superati parecchi decenni e bisogna limitare i danni dell'invecchiamento.

E per variare la dieta non serve ricorrere a ricette complesse e articolate, spesso è sufficiente rimanendo nella semplicità compositiva saper combinare in maniera accattivante colori, consistenze e profumi come nell'esempio di questa gradevolissima ricetta!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro.

Alimentazione e emicrania (il comune mal di testa), una relazione pericolosa che se fino ad alcuni anni fa era una ipotesi teorica è oggi confermata dai moderni studi.
E anche qui troviamo lo stretto legame tra ciò che si consuma tavola, come il corpo lo assimila, come lo trasforma in negativo o positivo e quanto influenza lo stato di salute a breve e lungo termine.

Sembra che l'elemento fondamentale sia il ruolo dei grassi, la loro quantità e qualità all'interno della dieta quotidiana soprattutto se associati alle altre sostanze note per scatenare attacchi di emicrania.
Esiste, infatti, una relazione oramai certa tra ciò che mangiamo e gli attacchi più o meno forti di emicrania o mal di testa, un disturbo diffuso e assai fastidioso, per alcuni molto più che fastidioso purtroppo!

E se fino a poco tempo fa come detto si poteva parlare più che altro di sospetti, ora siamo arrivati a dati molti più attendibili, anche se ancora da "certificare" in maniera definitiva.

Mezze penne con finocchi e carciofi profumati al timo e menta 700x500 CSDa questo punto di vista ci viene in aiuto una ricerca tutta Italiana condotta dai ricercatori dell'Università Federico II di Napoli pubblicata su Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases.

Obbiettivo indagare quanto la riduzione dei grassi nella dieta arrivi a condizionare e modificare gli attacchi di mal di testa in pazienti affetti da emicrania cronica.
Selezionati 83 soggetti esenti da alcun recente regime dietetico specifico e consumatori abituali di preparazioni e piatti ricchi di grassi saturi si è proceduto a iniziare una sperimentazione che prevedeva per tre mesi il consumo di due differenti regimi alimentari.
Il primo con una riduzione significativa dei grassi consumati (meno del 20% delle calorie consumate), il secondo con una percentuale standard di riferimento.

Particolare importante era che la fonte principale di grassi in entrambi i casi era costituita da olio d'oliva con una relativa presenza di grassi saturi.
La tipologia particolare di grasso ingerita ha fatto in modo di diminuire in ogni caso gli attacchi di emicrania, ma in chi seguiva un regime a bassa presenza di grassi la diminuzione è stata più marcata e significativa.
Le conclusioni sono state consequenziali avvalorate poi da altre osservazioni specifiche, in definitiva la riduzione di calorie complessive, la modifica della qualità dei grassi usati e la loro diminuzione percentuale rispetto allo standard di riferimento (intorno al 30% per adulti sani senza particolari problemi) ha un tangibile effetto sulla incidenza dell'emicrania.

I ricercatori consigliano poi di fare anche attenzione a quegli ingredienti noti tradizionalmente per scatenare più facilmente i mal di testa (vino rosso, formaggi stagionati, alcol, glutammato monosodico, ecc), ridurre il peso corporeo, bere molta acqua e regolarizzare i pasti.
Appare chiaro quindi come a tavola si possa fare molto per prevenire o diminuire questa fastidiosa patologia, un saggio agire (soprattutto in previsione della riduzione di peso) che può poi migliorare moltissimi altri parametri di salute generale.
E per iniziare bene a tavola ecco la ricetta ideale, buona e sana!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

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