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Feb 22, 2019 Last Updated 12:02 PM, Feb 19, 2019

Il fegato è un organo estremamente importante per il buon funzionamento dell'organismo e monitorarne la funzionalità è più che mai essenziale, prima ancora è fondamentale saper prevenire con l'alimentazione i danni funzionali a cui può andare incontro.

Emerge su tutti una dato abbastanza sconcertante che vede il fegato grasso, la steatosi epatica non alcolica, colpire fino al 20-30% degli adulti e come dice il nome senza che l'alcol (solitamente il primo indiziato quando si hanno problemi al fegato) rientri più di tanto come responsabile della degenerazione.
Che colpisce anche perché coinvolge una media del 12,5% dei ragazzi dagli 11 ai 13 anni di età in un contesto di sindrome metabolica causa diretta di un aumento esponenziale del rischio cardiovascolare anche nei giovanissimi come riportato da una ricerca Italiana condotta a Reggio Calabria e pubblicata sull'American Journal of Epidemiology.

Un dato impressionante che rivela come le disfunzioni del fegato arrivano a ripercuotersi direttamente sulla salute di cuore e vasi.
Non bisogna quindi trascurare la salute del fegato anche se non si è soliti bere alcolici e chi per sua sfortuna ricade in questa patologia deve curare in maniera particolare l'alimentazione quotidiana.

Viene in aiuto in questo senso una ricerca revisione pubblicata dal Journal of the American Dietetic Association che riporta una serie di utili regole dietetiche e preventive in cui i tipi di alimenti consumati svolgono un ruolo primario, ma ancora di più risulta importante saper calibrare su ogni singolo soggetto la strategia migliore da seguire.

filetti di pesce con carciofi e nociAd esempio la riduzione di peso è uno dei criteri principali, se questo avviene però in maniera troppo repentina squilibrando l'alimentazione complessiva la steatosi può paradossalmente innalzarsi invece di diminuire.
Gradualità e cautela sono le parole d'ordine in modo da abituare l'organismo a una riduzione ponderale mantenendo intatti i nutrienti essenziali e protettivi che servono al fegato, oltre a 500-100 g alla settimana di perdita di peso non si dovrebbe andare e in ogni caso sempre in relazione alla propria situazione personale.

Un altro errore grave da evitare è la riduzione dei grassi a prescindere senza valutare quali, come e perché, una condizione che poi spinge a un aumento vertiginoso del consumo di carboidrati raffinati (per compensare l'assenza di grassi e mantenere un buon introito energetico) a loro volta responsabili di un aumentata resistenza all'insulina e altre conseguenze che invece di far diminuire aumentano la steatosi.

Secondo la revisione i grassi possono coprire fino a 1/3 della dose calorica giornaliera a patto che vengano privilegiati quelli monoinsaturi che migliorano la sensibilità all'insulina e proteggono in maniera incisiva dai rischi cardiovascolari, come fa da tempi immemorabile lo straordinario olio da olive che chiunque dovrebbe avere in abbondanza nella propria dispensa senza badare a spese!

Importanti per questa patologia sono anche gli omega 3 (abbondanti nelle noci e nei pesci grassi oltre a una serie di altri semi e sostanze vegetali), i cereali integrali, tutti gli alimenti naturalmente a basso indice glicemico, le fonti proteiche magre, la frutta e la verdura in generale.
Da eliminare o limitare fortemente, invece, gli zuccheri semplici, gli acidi grassi saturi, i salumi, le carni, i formaggi grassi, gli alimenti raffinati, le bibite, gli oli vegetali di cocco e di palma.

Altre sostanze, come il caffè e lo zenzero, sembrano avere un ruolo protettivo, ma devono essere compiuti ulteriori studi e la dose deve rimanere limitata.Ricorrendo alla strategia di unire insieme i pregi dell'alimento proveniente dal mare con quello proveniente dalla terra si può affrontare la patologia con estremo gusto e soddisfazione a tavola come si può vedere da questa ricetta.

In generale ecco altri suggerimenti in questa direzione direttamente dal nostro Chef del benessere:


"Come gustosamente suggerito dalla ricetta con il rombo tutti i pesci, interi o a filetti, possono essere cotti al forno sostituendo i carciofi con finocchi, cipolle, porri, zucchine, peperoni.
E' sufficiente il poco olio di cottura delle verdure e il loro intenso aroma per insaporire, mantenendone moderato il contenuto calorico. In alternativa possiamo ribaltare il concetto e invece di fare un classico sformato o flan al forno con verdure prima saltate in padella con olio cuociamole a vapore o lessiamole brevemente e mescoliamole con pesci come salmone, alici, sardine, sgombri in modo da sfruttare i loro grassi naturali così ricchi di omega 3, per esempio delle patate, topinambur o sedano rapa lessati, sminuzzati, mescolati con salmone fresco a dadini, legati da poche uova e erbe a scelta, cotti al forno in piccole terrine in terracotta.
Oppure sfruttiamo le forme di pesce e verdura in due modi paralleli: avvolgere fettine di zucchine, melanzane o pomodori attorno a cubetti di pesce e cuocere in padella o al forno con poco o niente olio, in alternativa farcire con verdure cotte filetti di pesce, arrotolarli e cuocerli a vapore unendo solo alla fine un filo d'olio".

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Per quanto perfetto sia un regime dietetico teso alla diminuzione del peso corporeo ciò su cui si deve sempre confrontare è il ruolo mentale, psicologico e sociale che il cibo ha per chi lo consuma.
La stessa porzione può mentalmente sembrare piccola, grande o enorme in base a variabili che nulla hanno a che fare con il quantitativo calorico, il tipo di cottura o altri fattori "strumentali".

Conta l'appetibilità complessiva (un fattore complesso che comprende la presentazione del cibo, la forma del piatto, la luce presente, la stagione e molto altro) e molto spesso ciò che condiziona inconsciamente di più e il dove e il come viene presentata la porzione da consumare.

Un esempio viene dalla ricerca pratica degli studiosi Van Kleef, Ellen, Mitsuru Shimizu e Brian Wansink che hanno cercato di stabilire se vi erano differenze reali e reazioni diverse rispetto al consumo di porzioni differenti di snack forniti in appositi contesti e con la dovuta appettibilità complessiva.
Così sono stati formati due gruppi differenti, al primo è stato fornito una porzione abbondante di snack comprendente 100 g di cioccolato, 200 g di torta di mele e 80 g di patatine fritte, porzioni appositamente esagerate rispetto al ruolo che uno snack dovrebbe avere tanto che il quantitativo calorico complessivo di calorie per porzione era notevole.

Al secondo gruppo, invece, è stata fornita una quantità notevolmente inferiore degli stessi alimenti per un apporto calorico complessivo decisamente più basso.
Ai due gruppi è stato dato tutto il tempo e la tranquillità per consumare a proprio piacimento le porzioni senza stimolarli in altro e sono stati poi invitati a compilare sondaggi per valutare il gradimento, la gradevolezza e la soddisfazione del cibo ricevuto.
È stato inoltre chiesto di indicare una scala di valori sul personale senso di fame prima di ricevere e consumare le porzioni di snack e quindici minuti dopo terminate le prove di assaggio.
I risultati hanno sorprendentemente dimostrato che le porzioni più piccole erano in grado di fornire le stesse sensazioni di soddisfazione e appagamento complessivo di quelle grandi, ma con una ben differente incidenza sull'impatto delle calorie assunte.

Ci si è chiesti allora se il gruppo che aveva consumato porzioni più grandi avesse un senso di sazietà se non altro maggiore e a più lunga durata, ma anche in questo caso la risposta è stata negativa.
Porzioni date o prese senza controllo, quindi, hanno un ben differente impatto sull'organismo con potenziali e gravi problemi, mentre per la mente è solo questione di soddisfare un bisogno istintivo e a prescindere dalle quantità conta più il conforto di sapere che la porzione di per se è presente al di la della sua quantità reale.

Lo studio si lega anche a una precedente ricerca in cui si era visto quanta influenza può avere la grandezza del piatto usato nel servire una porzione di cibo.
Più è grande più cibo si consuma perché istintivamente le persone adulte tendo a non lasciare nulla o quasi nel piatto consumando mediamente fino al 92% di quello contenuto.
Gioca forza se il piatto presentato è più piccolo e con meno quantitativo il consumo sarà sempre al 92%, la soddisfazione sarà simile, ma l'introito calorico decisamente più basso!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Abituati ai sapori ultra dolci delle moderne merende sembra che tutto quello che contenga una dose di dolce "normale" e quindi generalmente bassa sia improponibile.
Ma è possibile farlo senza compromettere l'appeal di una ricetta, uno snack, una semplice merenda?

Se lo sono chiesti in parte gli studiosi dell'Università del North Carolina che hanno affrontato il tema di dolcificanti e preparazioni dolci intrecciati alla salute e prima ancora alle calorie che sono incamerate dall'organismo consumando questo genere di preparazioni.
Il tema riguarda tutti e coinvolge soprattutto gli adulti, ma è indubbio che i danni peggiori rischiano di averli i nostri piccoli a cui come è ovvio non pare bello sentire in bocca la sensazione più dolce possibile.
Sono loro di fatto che possono subire i danni peggiori perché cominciano fin da subito a sentire sulla propria pelle gli effetti non certo positivi di zuccheri e calorie consumati all'eccesso.
Questo porta a precise responsabilità degli adulti verso i quali le normali campagne di sensibilizzazione hanno poco effetto a quanto pare visti i casi i sovrappeso e obesità conclamati anche nel nostro paese.

Piccole merende morbide con uvetta miele e riso 700x500 CSCi sono però altre possibilità di sensibilizzazione per limitare i danni di un consumo squilibrato di sostanze dolcificanti e grassi come rivela lo studio citato pubblicato di recente su Pediatrics.

A oltre 800 genitori è stato chiesto di immaginare di essere in un fast food e dover ordinare un particolare menu per i propri figli selezionato appositamente e con criteri diversi dai ricercatori.
Erano stati elaborati quattro tipologie di menu, il primo senza alcuna indicazione, il secondo con l'apporto calorico di ogni alimento, il terzo con le calorie e il tempo necessario a smaltirle, il quarto con le calorie e il tempo necessario per smaltirle facendo attività fisica.
Un primo dato emerso interessante è stato quello di una diffusa tendenza istintiva a scegliere menu o singoli piatti esageratamente calorici rispetto alle reali esigenze dei piccoli, un errore di valutazione molto significativo.

Il dato è più drammaticamente chiaro analizzando i dati: a fronte di un età media dei bimbi di 9,5 anni che in condizioni normali hanno bisogno a pranzo non più di 800 calorie venivano ordinati menu che mediamente contenevano ben 1125 calorie complessive (e aggiungiamo visto il contesto non certo sane calorie).
L'aspetto confortante è stato però che nel momento in cui nei menu venivano riportate le calorie presenti, il tempo necessario per smaltirle o l'attività fisica da fare per neutralizzarle vi era una naturale tendenza a ordinare pasti con meno calorie.
Con in più un riflesso condizionato che spingeva i genitori a menzionare ai loro figli l'importanza dell'attività fisica per il mantenimento di una buona salute.
In conclusione gli studiosi affermano che può essere molto importante stimolare i genitori con indicazioni precise come quelle della calorie associate all'impegno necessario per smaltirle, ma altrettanto importante è spingerli a fare scelte alimentari sane riducendo in particolare le componenti dolci classiche a favore ad esempio di frutta o preparazioni a bassa densità energetica.

Molto meglio se preparati da se con scelte oculate e l'insistenza ad abituare il palato a un gusto del dolce equilibrato come nella ricetta che trovate qui.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Cosa è meglio scegliere come bevanda durante un esposizione a un clima caldo in base al tipo di calore, secco o umido?
È una domande che si sono posti e a cui hanno voluto dare una risposta scientifica un gruppo di ricercatori della School of Human Kinetics-University of Ottawa raccogliendo poi i risultati in uno studio pubblicato su Acta Physiologica.

Si è osservato un campione di 9 ciclisti a cui sono stati fatti bere liquidi a temperature differenti, da quelle più fresche a quelle più calde fino ad arrivare a confermare come l'abitudine dei paesi ricchi di sole e alte temperature di bere bevande calde sia alquanto corretta e saggia.
Il tutto basato sul noto meccanismo messo in atto dall'organismo per difendersi dal caldo che consiste nell'aumentare la sudorazione e grazie alla conseguente evaporazione del sudore dalla pelle trasferire all'esterno il calore in eccesso del corpo.

Crema densa estiva di albicocche fichi e menta 700x500 CSUna regola utile che deve però fare i conti con il grado di umidità presente, se questo è alto il meccanismo è meno efficace e bisogna regolarsi un po' diversamente, con il tipo di abbigliamento indossato (traspirante o meno) e con il tipo di sudorazione soggettiva che a volte si dimostra esageratamente eccessiva.
Ricordiamo, infatti, che quando le condizioni ambientali mostrano un elevata umidità il meccanismo del sudore mostra chiare difficoltà perché ha bisogno di più tempo per evaporare dalla pelle a causa di un clima circostante già ricco di vapore acqueo.

Ricapitolando quindi in condizioni di caldo secco è preferibile bere liquidi caldi come il classico tè magari aromatizzato con erbe che aumentano la sensazione di freschezza, come la menta fresca.
Se il clima è umido meglio ricorrere alla classica acqua fresca, ma non fredda però perché più lenta e difficile da assorbire da parte dell'organismo.
Se però oltre alla necessità di recuperare il sudore è importante reintrodurre sostanze preziose come sali minerali e vitamine è opportuno alternare tè o acqua con preparazioni liquide a base di frutta fresca non eccessivamente addolcite.

Dimenticandosi però i succhi industriali, i tè pronti e le bibite gasate o falsamente energetiche, tutte con elementi di disturbo più o meno negativi e controproducenti rispetto all'obbiettivo di placare intelligentemente la sete.
E per una buona ricetta disettante e ricca di preziosi nutrienti potente visitare questa pagina!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

 

Vitamina C 50 milligrammi, 217 mg di Polifenoli, poi Fibre alimentari importanti 0,6 grammi di fibra solubile e 1 grammo di insolubile, per finire Carotenoidi dai 245 ai 617 microgrammi, tutto questo riferito a 100 g di parte edibile.
Chissà se riuscite a indovinare di cosa stiamo parlando, se non siete esperti di nutrizione è certamente molto difficile per cui non preoccupatevi siamo qui per questo.

L’intenzione non era mettervi alla prova ma evidenziare i numeri qualitativi di uno dei frutti più potenti in termini di salute e prevenzione, senza dimenticare la sua grande bontà e l’effetto dissetante che naturalmente ha.
Talmente potente che l’arancia è stata presa come simbolo dall’Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro diventando un ambasciatore illustre di molti messaggi incentrati sulla corretta alimentazione.

Ne parliamo oggi perché sul Corriere della Sera all’interno del supplemento salute è uscita una ricetta dello Chef che ha come protagoniste principali proprie le arance rosse inserite all’interno di un’appetitosa insalata in cui figurano anche le preziosissime noci a dimostrazione di quanto la frutta sia estremamente importante per la nostra salute.

Insalata colorata con arance rosse e noci La ricetta è stata richiesta a supporto di uno studio incentrato sul ruolo protettivo delle arance nei confronti di diverse malattie tipicamente occidentali come il diabete, quelle cardiovascolari e varie forme di tumore.
Condotto dall’Istituto Mario Negri di Milano in Svizzera e Italia e pubblicato da Cancer Causes & Control ha confermato il ruolo protettivo degli agrumi e come la loro “potenza” sia probabilmente dovuta a una somma di contenuti piuttosto che a un singolo nutriente.
Non a caso citavamo a inizio articolo alcuni dei più importanti elementi nutritivi contenuti nelle arance.

E per completare il quadro specifichiamo anche le prerogative:

  1. Vitamina C: necessaria per la formazione del collagene, difende dai radicali liberi, inibisce la formazione di sostanze cancerogene e protegge il DNA
  2. Polifenoli: comprendono i Flavonoidi (tra cui Flavanoni e Antocianine) è svolgono azioni antiossidanti, antivirali, antiallergiche, antinfiammatorie e antitumorali
  3. Fibre alimentari: le insolubili aiutano a regolarizzare il transito intestinale, le solubili possono ridurre e rallentare l’assorbimenti di grassi e zuccheri
  4. Carotenoidi: oltre a contribuire alle difese antiossidanti, diversi carotenoidi sono precursori dell’importante vitamina A e potrebbero avere un ruolo importante per contrastare le malattie cardiovascolari e i tumori.

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