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Dec 18, 2018 Last Updated 2:36 PM, Dec 15, 2018

L’eccessivo consumo di sale, come ho riferito più volte in molti interventi, è un elemento fortemente destabilizzante che fa scattare una serie di meccanismi ben “poco salutari” nei confronti dell’organismo.

Una delle contromosse più efficaci, a parte ovviamente circoscrivere fortemente il dosaggio di sale consumato sia attraverso i cibi cucinati sia tramite i prodotti confezionati (anche il semplice pane, spesso inutilmente “troppo salato”), consiste nell’aumentare il più possibile la percentuale di potassio quotidiana.
È una regola di prevenzione molto semplice da seguire e anche piacevole in termini di soddisfazione organolettica, quello che serve però è una buona consapevolezza su quanti enormi siano i vantaggi di consumare alte porzioni di frutta (come prima cosa) e di verdura.
Gli alimenti che hanno naturalmente i più alti livelli di potassio e da sempre aiutano l’organismo ad arginare i danni, volontari o meno, che arrivano da una dieta e un’alimentazione squilibrata e scorretta.
Recentemente le conclusioni di un maxi-studio pubblicato sul British Medical Journal da Graham MacGregor della Queen Mary University di Londra che ha incrociato le approfondite argomentazioni di una lunga serie di ricerche in tutto il mondo riguardanti gli effetti deleteri dell’eccessivo consumo di sale sono state che la sua diminuzione giornaliera potrebbe portare e prevenire la morte di molti milioni di persone ogni anno per infarto e ictus.

Un dato sostanziale su cui riflettere a lungo, non a caso da tempo l’Organizzazione Mondiale di Sanita’ (OMS) raccomanda di ridurre il consumo di sale a non più di 5 grammi al giorno per persona (il consumo attuale è mediamente di almeno doppio), un obbiettivo che si spera di raggiungere prima del 2025.

Ritornando allo studio inglese è importante far notare come sia apparso chiaro e evidente che anche solo ridurre quotidianamente di pochi grammi il consumo di sale per un periodo prolungato di qualche mese è una pratica strategica che porta ad abbassare la pressione del sangue in modo significativo.
È bisogna dire che questa pratica è certamente mille volte più consigliabile di quella di imbottirsi di pillole e pastiglie solo per non affrontare la pigrizia di impegnarsi nel controllo dei dosaggi di questo elemento naturale, di per se non nocivo se proporzionato alle esigenze effettive dell’organismo umano.

Per altro lo studio ribadisce con forza che un aumento dell’introito di potassio nella dieta è strettamente correlato non solo alla riduzione della pressione del sangue, ma ancora più importante alla diminuzione del rischio di ictus, con una percentuale da segno meno di circa il 24%.
In pratica una persona su 4 potrebbe benissimo evitare le brutte conseguenze di questa patologia semplicemente mangiando più frutta e verdura.
Ci sono quindi due elementi della massima importanza da ricordare bene: ridurre il consumo di sale e aumentare quello di potassio tramite gli alimenti vegetali, due semplici prassi per circoscrivere patologie invasive come l’ictus e abbassare in maniera sinergica la pressione del sangue

La cottura alla griglia è una tecnica spesso accusata di apportare più danni che benefici e in effetti un suo scorretto utilizzo produce sugli alimenti sostanze accusate di favorire l'insorgenza di diverse patologie, tra cui i temuti tumori.

Eppure di per se sarebbe una delle tecniche migliori, forse il primo elemento sbagliato è con che cosa si utilizza perché gli studi sulla sua pericolosità riguardano soprattutto l'ambito dei prodotti proteici, prima fra tutta la carne ampiamente abusata con questa cottura e in secondo ordine il pesce.A questo proposito è sempre rimasta una questione aperta se anche nelle verdure, ricche come si sa di numerose sostanze protettive antiossidanti, questa tecnica arrivi a portare danni rilevanti oppure la reazione in cottura su un alimento vegetale ne produca meno.

La risposta è venuta di recente da ben due studi scientifici, il primo condotto da ricercatori spagnoli e pubblicato sul Journal of Food Science, il secondo tutto Italiano pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry.

Pennette con verdure alla griglia erbe aromatiche e mozzarella 700x500 CSSecondo questi studi la ricchezza in acqua degli ortaggi fa in modo che gli stessi non raggiungono temperature elevate tali da indurre la formazione di sostanze tossiche o cancerogene in maniera siginificativa.In uno di questi studi una delle verdure protagoniste in assoluto, in positivo si intende, è stata la melanzana per un motivo preciso: con la cottura alla griglia questo ortaggio non perde alcuna sostanza nobile e sembra addirittura aumentarne in parte.Per intendersi le sostanze nobili sono tutti quei micro elementi che fanno parte del bagaglio di prevenzione attiva appannaggio esclusivo dei vegetali in generale.

Ad esempio la vitamina C e la grande famiglia dei polifenoli, potenti antiossidanti che non dovrebbero mai mancare nella dieta quotidiana perché elementi capaci di riunire in se effetti benefici con spiccate proprietà epatoprotettive, antitumorali, anti-infiammatorie e di riduzione della concentrazione di lipidi nel sangue.

E se la melanzana con la cottura alla griglia non registra alcuna perdita gli altri due suoi compari di ventura (nel senso che è molto frequenta la loro associazione, soprattutto nelle cucine del sud Italia), peperoni e zucchine, segnano una perdita che tuttavia non è così tanto rilevante se la si confronta con altri tipi di cottura ben più penalizzanti.

La cipolla, invece, con grande sorpresa dalla cottura alla griglia ha tutto da guadagnare, le sue sostanze preventive dagli studi effettuati sono risultate aumentate in maniera significativa.

E se volete applicare da subito in cucina l'uso vantaggioso delle verdure alla griglia nella triade di melanzane, zucchine e peperoni con una perfetta esaltazione data da erbe aromatiche come basilico, menta, maggiorana e erba cipollina qui potete trovare una imperdibile ricetta!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Per quanto perfetto sia un regime dietetico teso alla diminuzione del peso corporeo ciò su cui si deve sempre confrontare è il ruolo mentale, psicologico e sociale che il cibo ha per chi lo consuma.
La stessa porzione può mentalmente sembrare piccola, grande o enorme in base a variabili che nulla hanno a che fare con il quantitativo calorico, il tipo di cottura o altri fattori "strumentali".

Conta l'appetibilità complessiva (un fattore complesso che comprende la presentazione del cibo, la forma del piatto, la luce presente, la stagione e molto altro) e molto spesso ciò che condiziona inconsciamente di più e il dove e il come viene presentata la porzione da consumare.

Un esempio viene dalla ricerca pratica degli studiosi Van Kleef, Ellen, Mitsuru Shimizu e Brian Wansink che hanno cercato di stabilire se vi erano differenze reali e reazioni diverse rispetto al consumo di porzioni differenti di snack forniti in appositi contesti e con la dovuta appettibilità complessiva.
Così sono stati formati due gruppi differenti, al primo è stato fornito una porzione abbondante di snack comprendente 100 g di cioccolato, 200 g di torta di mele e 80 g di patatine fritte, porzioni appositamente esagerate rispetto al ruolo che uno snack dovrebbe avere tanto che il quantitativo calorico complessivo di calorie per porzione era notevole.

Al secondo gruppo, invece, è stata fornita una quantità notevolmente inferiore degli stessi alimenti per un apporto calorico complessivo decisamente più basso.
Ai due gruppi è stato dato tutto il tempo e la tranquillità per consumare a proprio piacimento le porzioni senza stimolarli in altro e sono stati poi invitati a compilare sondaggi per valutare il gradimento, la gradevolezza e la soddisfazione del cibo ricevuto.
È stato inoltre chiesto di indicare una scala di valori sul personale senso di fame prima di ricevere e consumare le porzioni di snack e quindici minuti dopo terminate le prove di assaggio.
I risultati hanno sorprendentemente dimostrato che le porzioni più piccole erano in grado di fornire le stesse sensazioni di soddisfazione e appagamento complessivo di quelle grandi, ma con una ben differente incidenza sull'impatto delle calorie assunte.

Ci si è chiesti allora se il gruppo che aveva consumato porzioni più grandi avesse un senso di sazietà se non altro maggiore e a più lunga durata, ma anche in questo caso la risposta è stata negativa.
Porzioni date o prese senza controllo, quindi, hanno un ben differente impatto sull'organismo con potenziali e gravi problemi, mentre per la mente è solo questione di soddisfare un bisogno istintivo e a prescindere dalle quantità conta più il conforto di sapere che la porzione di per se è presente al di la della sua quantità reale.

Lo studio si lega anche a una precedente ricerca in cui si era visto quanta influenza può avere la grandezza del piatto usato nel servire una porzione di cibo.
Più è grande più cibo si consuma perché istintivamente le persone adulte tendo a non lasciare nulla o quasi nel piatto consumando mediamente fino al 92% di quello contenuto.
Gioca forza se il piatto presentato è più piccolo e con meno quantitativo il consumo sarà sempre al 92%, la soddisfazione sarà simile, ma l'introito calorico decisamente più basso!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

I reni svolgono un ruolo estremamente importante per la salute e la loro piena efficienza dovrebbe essere una priorità per tutti perché una loro compromissione porta a conseguenze per nulla piacevoli come sa bene chi soffre di una malattia renale cronica.
Il punto è che come altri organi il loro lavoro è silenzioso e riescono a tollerare abbastanza bene strapazzi e maltrattamenti in linea generale salvo cedere quando si superano determinati limiti.

È molto interessante notare che l'alimentazione e la cucina per i reni possono fare molto, più di quanto generalmente si immagini e soprattutto la conoscenza alimentare può evitare di cadere in errori piuttosto gravi per la salute dei reni come ad esempio la dieta ricca di proteine molto in voga in questi anni arriva a fare nell'apparente indifferenza di molti.
Ma quali sono gli alimenti più preziosi per i reni e quali invece da evitare o limitare al massimo?

A questa domanda risponde una recente ricerca pubblicata sul Journal of the American Society of Nephrology che si è occupata di esaminare il ruolo e l'influenza della dieta in 1486 pazienti affetti da una patologia renale.
I risultati sono stati molto chiari e estremamente significativi oltre che strategicamente utili sia per chi già soffre di queste problematiche sia per chi intelligentemente vuole prevenirle.
Un alimentazione cha dia un largo spazio ai vegetali, soprattutto frutta e verdura, è un vero toccasana e un elisir preventivo per i reni sia se sono normalmente sani, ma a maggior ragione se hanno subito deterioramenti funzionali anche gravi.

Al contrario un eccesso di alimenti acidi come carne, pesce, formaggi e carboidrati raffinati può arrivare addirittura a triplicare il peggioramento clinico del paziente fino alla conclamata insufficienza renale e dialisi.
Per arrivare a queste conclusioni così nette i ricercatori hanno per ben 14 anni monitorato le abitudini alimentari del gruppo di pazienti menzionato in precedenza controllando contemporaneamente i parametri funzionali dei reni e la loro salute complessiva.

Succede, infatti, che più prevalgono nell'alimentazione quotidiana cibi acidi più vi è una progressione della patologia, lieve o grave che sia, un dato talmente reale che in altri studi si è visto che integratori alcalini a effetto contrario riescono a minimizzare i danni delle componenti acide.
Se invece nella dieta prevale un consumo di frutta e verdura in abbondanza vi è un rallentamento sostanziale delle disfunzioni organiche, un miglioramento dell'efficienza renale, un maggiore recupero dei meccanismi naturali di difesa dei reni.

Ancora una volta abbiamo la prova di quanto l'alimentazione può fare per la nostra salute, di quanto siano preziosi frutta e verdura e di quanto valga la pena impegnarsi per fare acquisti consapevoli consumando componenti preziosi e altamente preventivi evitando così di dover arrivare a quello stadio di non ritorno che costringe a ricorrere, volenti o nolenti, alle terapie farmacologiche e non della medicina tradizionale.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Bisogna dire che l’olio da olive non finisce mai di sorprenderci in positivo, in cucina scopriamo sempre nuovi sentieri a cui questo fantastico condimento sa portarci, con una semplicità disarmante.
Poi continuando a studiare, documentarci, leggere, confrontarci arrivano in parallelo tante altre conferme della sua grandezza e l’intuito ci induce a pensare che c’è ancora un mondo immenso da scoprire dietro questo semplice oro liquido dai riflessi dorati che abbracciano il verde delle olive di origine.

Quando poi le notizie si intrecciano e “attorcigliano” positivamente con i temi più strettamente legati alla salute e al benessere delle persone, allora le cose si fanno ancora più interessanti e utili.
Una delle ultime ricerche ci rivela come nell’olio d’oliva si nasconde un pregiato segreto: la chiave magica che induce a sentirsi sazi e consumare meno porzioni di cibo con tutti i benefici, enormi, del caso.

Sicuramente non è l’unica chiave, la molteplicità è la vera spiegazione di molte cose, però è una grande bella medaglia che il nostro olio si mette sul suo stradecorato petto.
Nello specifico lo studio (condotto da un team Europeo di esperti facenti parte di due università, la tedesca Technische Universität di Monaco di Baviera (TUM) e l’austriaca Università di Vienna)  racconta come il senso di sazietà sia stimolato dall’olio da olive attraverso specifiche molecole aromatiche in esso contenute.

Molto interessante la dinamica della ricerca, svolta in più tappe.
Intanto perché fatta su volontari umani, questo potrebbe sembrare banale e logico, ma nel mondo della ricerca non è così scontato!
Poi perché per i destinatari crediamo sia stato più che piacevole dovendo degustare semplice yogurt arricchito o meno secondo il caso con diversi tipi di oli nell’ottica di verificare proprio il senso di sazietà raggiunto.

Per i particolari potete andare qui, insieme a questa scoperta ci sono state altre interessanti considerazioni sui tanti dubbi che aleggiano rispetto alla reale efficacia dei cosiddetti cibi ‘light’ o ‘low fat’.
A noi però interessa più la notizia incentrata sull’effetto saziante dell’olio da olive per dare ragione delle quantità e delle dosi che di questo fantastico olio possono essere usate.
Non diciamo di versarne a litri nella pentola, ma quando il guru di turno vi lancia i suoi strali urlandovi che dovete usare meno olio possibile perché è grasso e come tale il male dei mali invece di cascare nel suo tranello provate a riflettere meglio con la vostra testa.
Non è forse meglio un cucchiaio in più nel piatto e arrivare così a sentirsi più sazi, più contenti per il gusto provato, più soddisfatti del risultato in cucina, più sereni, più, più e più?

continuiamo

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