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Diabete, un miliardo di malati

Lunedì, 25 Novembre 2013 22:27 Scritto da 
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Entro il 2035 ipotizzati 592 milioni di persone con diabete e 471 milioni di soggetti con pre-diabete.  

Senza un intervento massiccio a livello globale basato su una campagna di prevenzione con fulcro centrale le regole di corretta alimentazione e l'educazione alimentare, più che sulle cure o sulla scoperta di nuovi rimedi, il dato ipotizzato potrebbe trasformarsi in una drammatica realtà.

E se da un lato le case farmaceutiche potrebbero gioire rispetto alla massa di malati da curare con i farmaci (e i forti introiti che questi porterebbero alle loro casse) è bene mettere in guardia sui riflessi sociali e sui costi che graverebbero sulla collettività, sottraendo per altro risorse importanti utili alla prevenzione e al miglioramento della qualità della vita generale.
Bisogna ricordare, infatti, che il diabete di tipo 2 non è una malattia imprescindibile e incurabile se si ha l'accortezza di mettere in pratica tutte le forme di prevenzione possibili e nel caso malaugurato della sua insorgenza di diagnosticarla in tempo curandola e trattandola adeguatamente.

Al contrario la sua sottovalutazione, la mancanza di regole preventive seguite e la ritardata scoperta della sua presenza possono diminuire l'aspettativa di vita di 5-10 anni portando con se una serie di spiacevoli complicanze.

Si stima che mediamente ogni 7 minuti un diabetico può andare incontro a un attacco cardiaco, ogni 26 minuti vede insorgere una grave insufficienza renale, ogni 30 minuti può arrivare a subire un ictus, ogni 90 minuti può essere soggetto a un'amputazione, ogni 3 ore rischia di entrare in dialisi.
Statistiche, dati e proiezioni che ci giungono direttamente dal rapporto International Diabetes Federation Diabetes Atlas 2013, presentato a Milano in occasione della Giornata mondiale contro il diabete.

Per altro uno dei risvolti della crisi economica in cui siamo attanagliati, tanto sperato e auspicato dagli esperti alimentari, che immaginavano come il minore potere economico potesse corrispondere a un ritorno a un alimentazione più equilibrata e attenta ricca degli alimenti di base teoricamente a basso costo, ma protettivi e preventivi come frutta e verdura, è stato smentito nei fatti dal dilagare disastroso del cibo spazzatura.
Soft drink, pessimi oli vegetali diabetogeni, piatti pronti a elevata componente calorica, zuccheri raffinati a rapida liberazione d'energia si sono diffusi in ogni parte del mondo vantando un basso costo, quasi sempre e per paradosso più basso dei cibi di base salutari come i vegetali.

C'è quindi alla base di questa tendenza negativa un problema di alimentazione, si mangia spesso troppo e quasi sempre male, la cultura alimentare è una cenerentola citata solo quando fa comodo o per altri scopi, la stessa cucina continua a vantarsi e propagandare elementi del tutto secondari e insignificanti come la componente estetica e la pretesa di fare arte quando invece bisognerebbe fare cultura e seriamente.
A chi giova un mondo di malati cronici? Non alla società, non ai nutrizionisti, non ai ristoratori, probabilmente alle sole case farmaceutiche e a chi finanziariamente specula allegramente sulla salute degli altri.

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