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Aug 22, 2019 Last Updated 9:21 AM, Aug 22, 2019

Evidenziati alcuni punti fermi essenziali su qualità del cibo consumato, quantità e abitudini di vita. 

Si è respirata una certa aria di novità sul diabete al recente congresso dell'Easd, l'associazione europea per lo studio del diabete, tenuto a Barcellona che ha focalizzato la sua attenzione sull'influenza che alimentazione e comportamenti individuali hanno su sviluppo, nascita o decrescita della patologia.
Prima cosa mangiare meno, meglio e scegliere con precisa cognizione di causa quali alimenti privilegiare e quali no sapendo che alcuni in particolare possono giocare un ruolo strategico e profondo, in particolare se associati a stili di vita adeguati.

Anche perché il diabete si sta delineando sempre di più come una vera e propria epidemia: attualmente sono 371 milioni i malati nel mondo e la prospettiva concreta è quella di vedere salire questo numero in poco più di quindici anni a 552 milioni.

In Italia questa patologia interessa 3 milioni e settecento mila italiani, per la stragrande maggioranza affetti da diabete di tipo 2 notoriamente collegato con un alimentazione squilibrata sommata a errori comportamentali quotidiani protratti nel tempo.
Il presidente della Società Italiana di Diabetologia e vicepresidente dell'Easd, Stefano Del Prato, mette in evidenza come oltre a una certa predisposizione famigliare un notevole peso sulla malattia lo ha la mancanza di attività fisica e il sovrappeso.

Ma veniamo alle novità o per meglio dire conferme arrivate dal congresso.

Molte di queste derivano dall'esperienza fatta da Interact, lo studio osservazionale prospettico che ha coinvolto circa 24 mila persone in otto paesi europei tentando di dettare linee guida su quella che dovrebbe essere l'alimentazione più corretta da seguire.

  1. Limitare il consumo di calorie e preferire alimenti a basso potere energetico senza però demonizzare alcun alimento specifico, vale più la regola che più che escludere totalmente è meglio consumare con molta moderazione.
  2. Ricordare che la dieta di riferimento rispetto alla prevenzione del diabete rimane quella mediterranea.
  3. Impegnarsi a consumare frutta e verdura in abbondanza (almeno 5 e possibilmente 7 porzioni al giorno) preferendo nel caso specifico vegetali a foglia verde (spinaci, cardi, indivia, cavoli, ecc.) e ortaggi a radice ( carote, radicchio, barbabietole, etc.)".
  4. Sforzarsi di porre un attenzione particolare alle varietà orticole locali e alla loro effettiva stagionalità.
  5. Aumentare nel complesso l'apporto di fibra tramite cibi integrali, vegetali e legumi in modo da aumentare il senso di sazietà, rallentare la digestione e l'assorbimento degli zuccheri, ridurre i picchi di glicemia dopo i pasti.
  6. Guardare a frutta e verdura come a preziose riserve di vitamine, sali minerali e sostanze anti-ossidanti, elementi determinanti per ridurre l'infiammazione e migliorare la sensibilità all'insulina.
  7. Ricorrere ai carboidrati che non provocano grandi escursioni glicemiche come l'accoppiata legumi e pasta limitando quelli ad elevato indice glicemico come pane bianco e pizza.
  8. Limitare al minimo il consumo di carne soprattutto quella rossa e gli insaccati, questi ultimi in particolare favoriscono non solo l'insorgenza di diabete ma anche di ipertensione e ipercolesterolemia.
  9. Preferire dal punto di vista proteico il pesce che pur non avendo un effetto protettivo diretto nei confronti del diabete apporta elementi molto utili alla salute in generale come gli acidi grassi omega-3.
  10. Consumare tra i latticini preferibilmente derivati fermentati come lo yogurt poiché si sono rivelati utili alla prevenzione del diabete e aiutano a ripopolare l'intestino di benefici batteri lattici efficaci per la riduzione delle sostanze tossiche presenti con il riflesso di una migliore sensibilità all'insulina.
  11. Circoscrivere il consumo di uova a 1-2 volte a settimana.
  12. Escludere il più possibile bibite e soft drink responsabili certi di un aumento del rischio di sviluppare il diabete.
  13. Bere tè e caffè coscientemente e senza esagerare sapendo che il consumo moderato di caffè e tè ha secondo diversi studi un discreto effetto protettivo rispetto all'insorgenza del diabete di tipo 2.

A corollario di questo elenco piace ricordare due elementi fondamentali da tenere ancora prima in considerazione: la necessità assoluta di eseguire una regolare attività fisica e la considerazione che una buona alimentazione non contempla nelle sue indicazioni alimenti buoni e alimenti cattivi, ma li inserisce con saggezza in un quadro complessivo relativo alle condizioni del soggetto e i suoi stili di vita.

Quanto incide in negativo il dilagare dei casi di obesità collettiva.  

Il 10 ottobre scorso, come periodicamente avviene, si è celebrato l'Obesity Day arrivato all'edizione 2013 con l'obbiettivo di porre al centro dell'attenzione il grandissimo problema dell'eccesso di peso.
Per l'occasione l'associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (Adi) ha voluto rimarcare come l'obesità non si colloca solo in una sfera di esteriorità fisica da correggere per apparire "più belli" e sani, ma porta con se ingenti danni collaterali alla salute a cominciare dal diffondersi e aggravarsi del diabete di tipo 2.

Una vera pandemia come in diversi hanno messo in evidenza che certamente non è per nulla contrastata dalla presenza di chili in eccesso e di un organismo complessivamente affaticato dall'alterazione della massa corporea.
Rispetto al diabete e in generale alle patologie legate al sistema cardiovascolare perdere chili in eccesso, raggiungere il peso ideale in relazione alle condizioni soggettive, mantenere e controllare nel tempo la massa grassa presente nell'organismo è la via maestra per una prevenzione attiva e efficace.

Diventando un'arma molto più remunerativa da questo punto di vista rispetto a quello che molte cure farmacologiche possono fare quando ormai i danni degenerativi sono in atto.

Ricorda l'Adi come nel nostro paese l'aumento costante e inarrestabile dell'obesità ha con molte probabilità contribuito in maniera determinante al pari aumento dei casi di diabete, la cui prevalenza è passata in 12 anni dal 3,7 al 5,5%, per un totale di oltre 1 milione di persone in più cadute vittima di questa malattia.
Per di più si sa da tempo che un numero non indifferente di persone, valutato intorno al milione, pensa inconsciamente di non soffrire di alcuna patologia non effettuando i controllo adatti mentre in realtà ha dentro di se gran parte delle alterazioni fisiologiche tipiche del diabete aggravate, tanto per rimanere in tema, da un eccesso di peso più o meno importante.

La non conoscenza e la sottovalutazione delle conseguenze di una patologia come il diabete oltre a incidere enormemente sulla qualità della vita dei futuri pazienti pregiudica da un lato l'efficacia dei rimedi curativi e dall'altro porta a un aumento considerevole dei costi sanitari a carico della collettività.

Prevenzione e investimenti mirati sugli aspetti strettamente dietetici, nutritivi, di corretta alimentazione e strategia preventiva degli stili di vita dovrebbero essere priorità utili non solo al bene della società, ma anche al bene di un economia che basa la sua forza sulla lungimiranza preventiva.

Un nuovo studio evidenzia l'influenza degli stili di vita corretti sulla riduzione di assunzione della quantità di farmaci in terapia.

Per chi ancora crede che l'esercizio fisico abbia una scarsa importanza rispetto a una patologia invasiva come il diabete di tipo 2 riportiamo una delle ultime ricerche più interessanti che ha addirittura preso in esame un'attività fisica ad alta intensità.

Un po' a sorpresa perché spesso ci si sente consigliare un movimento moderato precludendo magari la voglia da parte dei pazienti di impegnarsi in discipline di un certo tipo.

La ricerca, invece, condotta in Danimarca e pubblicata su JAMA ha dimostrato che la presenza di un'attività ad alta densità portata avanti insieme a un controllo attento della dieta ha tangibili effetti positivi.

Non tanto sulla riduzione del livello di glucosio nel sangue quanto piuttosto sulla diminuzione della quantità di farmaci assunti per abbassamento del glucosio che portano con se effetti collaterali non di poco conto

Come ha relazionato Mathias Ried-Larsen, del Copenhagen University Hospital, primo autore dello studio "Anche se i farmaci sono efficaci nell'abbassare i valori dell'emoglobina glicata nei pazienti con diabete di tipo 2, sono anche associati a potenziali interazioni farmacologiche avverse, a disagi, ad aumento dei costi economici e a una diminuzione della qualità della vita. Sono necessari interventi di stile di vita in grado di mantenere il controllo glicemico almeno nella stessa misura del farmaco".

Per verificare l'incidenza in positivo dell'attività fisica sono stati confrontati due gruppi di pazienti con diabete tipo 2 non insulino-dipendente e con diagnosi da meno di 10 anni.

In uno sono stati introdotti elementi correttivi sullo stile di vita come l'attività fisica, un altro è stato lasciato con la normale terapia standard, ma entrambi hanno continuato a usufruire delle cure di prassi senza alcuna differenza con consulenze individuali e mirate alla loro specificità.

Le correzioni allo stile di vita hanno visto la presenza di 5-6 interventi di allenamento aerobico settimanale con frequenza da 30 a 60 minuti intramezzate a sessioni con allenamento di resistenza, oltre a una strategia dietetica tesa a circoscrivere l'indice di massa corporea a 25 o meno.

La riduzione dei farmaci per l'abbassamento del glucosio ha riguardato ben il 73,5% dei partecipanti compresi nel gruppo sottoposto a attività fisica specifica e dieta controllata, mentre più modesta è stata la riduzione nel gruppo di confronto.

Da una singola ricerca non si possono certo trarre conclusioni definitive, ma certamente è un altro tassello che rinforza l'importanza degli stili di vita rispetto al diabete di tipo 2 soprattutto per quanto riguarda dieta e attività fisica.

Diabete: i due diversi tipi

Diabete mellito di tipo 1, insulino dipendente

Diabete mellito di tipo 2, non insulino dipendente

Più frequente nei bambini e nei giovani. Più frequente dopo i 40 anni.

L'organismo gradualmente non produce più insulina, a causa della distruzione su base immunitaria delle cellule beta del pancreas che producono l'ormone.

Le cause sono da ricercarsi in una predisposizione genetica unita a fattori ambientali.

La terapia è basata sulla somministrazione di dosi di insulina per ridurre la glicemia.

A differenza del tipo 1, il pancreas produce insulina ma l'organismo non è in grado di utilizzarla (fenomeno della insulino-resistenza).

La dieta di tutti i giorni deve essere integrata con la terapia insulinica per evitare sbalzi glicemici (ipo o iperglicemia).

In genere la terapia è basata su farmaci ipoglicemizzanti orali.

 

Il calo del peso e un'alimentazione bilanciata migliorano il controllo glicemico, riducendo o allontanando la comparsa di complicanze.

Testi redatti con il contributo della dietista e giornalista Barbara Asprea

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

La prevenzione ancora all'angolo. 

Malgrado sembri tecnicamente sbagliato è possibile insinuare che il diabete tipo 2 sia di fatto diventata una patologia trasmissibile, un affermazione molto vicina alla realtà se pensiamo a come stili di vita e alimentazione sbagliati si propagano e vengono emulati sempre con maggior frequenza.

Abitudini sbagliate responsabili gravi di un incedere di una malattia che altrimenti sarebbe molto più circoscritta e controllata con ripercussioni sulla società e sul sistema sanitario ben più leggere.

Come ha scritto coraggiosamente Enzo Bonora presidente della SID Società Italiana di Diabetologia in occasione della presentazione del Rapporto Arno diabete 2015 "lo stile di vita malsano che ha infettato la società moderna è una sorta di virus che sta diffondendosi lentamente e silenziosamente, come sta dilagando il diabete".

E se per Bonora "L'unico vaccino su cui possiamo fare affidamento è la maggiore conoscenza della malattia" è indubbio che l'alimentazione, la cucina e i buoni cibi svolgono un ruolo primario in questo.

Ma vediamo i tristi numeri relativi al diabete messi in evidenza dal Rapporto Arno per il 2015.

In Italia il numero dei diabetici è arrivato alla soglia critica dei 5 milioni (includendo i casi accertati e chi ancora non sa di soffrire di diabete pur avendone tutte le sintomatologie), un conteggio che nell'arco di 30 anni è nei fatti più che raddoppiato.

Solo negli ultimi 18 anni i diabetici accertati sono aumentati di oltre il 70% e le spese per le cure a carico del Servizio sanitario nazionale hanno raggiunto i 15 milioni di euro annui.

Il 65% dei diabetici ha più di 65 anni, 1 su 4 ha superato gli 80 anni, il 3% ha meno di 35 anni, 1/5 dei pazienti è ricoverato in ospedale almeno una volta l'anno con una degenza media maggiore di quasi un giorno rispetto ai non diabetici.

Tra le cause del ricorso all'ospedale c'è lo scompenso cardiaco (i diabetici hanno una probabilità tre volte maggiore di soffrirne rispetto alla media), l'insufficienza respiratoria, l'infarto del miocardio e l'ictus.

Nel rapporto poi si parla ampiamente dei farmaci e delle terapie adottate e si pongono in evidenza quelle che sono ancora oggi le cattive abitudini dei pazienti.

Spesso questi ultimi invece di prendere a cuore la propria situazione adottando le contromisure naturali, come il controllo dell'alimentazione, a loro disposizione trascurano il controllo di quei parametri che possono guidarli meglio nella gestione della patologia.

Parametri fuori controllo che in molti casi sono la vera causa dell'insorgere di problematiche più serie e compromettenti.

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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