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Jul 14, 2020 Last Updated 9:07 PM, Jul 8, 2020

Evidenziati alcuni punti fermi essenziali su qualità del cibo consumato, quantità e abitudini di vita. 

Si è respirata una certa aria di novità sul diabete al recente congresso dell'Easd, l'associazione europea per lo studio del diabete, tenuto a Barcellona che ha focalizzato la sua attenzione sull'influenza che alimentazione e comportamenti individuali hanno su sviluppo, nascita o decrescita della patologia.
Prima cosa mangiare meno, meglio e scegliere con precisa cognizione di causa quali alimenti privilegiare e quali no sapendo che alcuni in particolare possono giocare un ruolo strategico e profondo, in particolare se associati a stili di vita adeguati.

Anche perché il diabete si sta delineando sempre di più come una vera e propria epidemia: attualmente sono 371 milioni i malati nel mondo e la prospettiva concreta è quella di vedere salire questo numero in poco più di quindici anni a 552 milioni.

In Italia questa patologia interessa 3 milioni e settecento mila italiani, per la stragrande maggioranza affetti da diabete di tipo 2 notoriamente collegato con un alimentazione squilibrata sommata a errori comportamentali quotidiani protratti nel tempo.
Il presidente della Società Italiana di Diabetologia e vicepresidente dell'Easd, Stefano Del Prato, mette in evidenza come oltre a una certa predisposizione famigliare un notevole peso sulla malattia lo ha la mancanza di attività fisica e il sovrappeso.

Ma veniamo alle novità o per meglio dire conferme arrivate dal congresso.

Molte di queste derivano dall'esperienza fatta da Interact, lo studio osservazionale prospettico che ha coinvolto circa 24 mila persone in otto paesi europei tentando di dettare linee guida su quella che dovrebbe essere l'alimentazione più corretta da seguire.

  1. Limitare il consumo di calorie e preferire alimenti a basso potere energetico senza però demonizzare alcun alimento specifico, vale più la regola che più che escludere totalmente è meglio consumare con molta moderazione.
  2. Ricordare che la dieta di riferimento rispetto alla prevenzione del diabete rimane quella mediterranea.
  3. Impegnarsi a consumare frutta e verdura in abbondanza (almeno 5 e possibilmente 7 porzioni al giorno) preferendo nel caso specifico vegetali a foglia verde (spinaci, cardi, indivia, cavoli, ecc.) e ortaggi a radice ( carote, radicchio, barbabietole, etc.)".
  4. Sforzarsi di porre un attenzione particolare alle varietà orticole locali e alla loro effettiva stagionalità.
  5. Aumentare nel complesso l'apporto di fibra tramite cibi integrali, vegetali e legumi in modo da aumentare il senso di sazietà, rallentare la digestione e l'assorbimento degli zuccheri, ridurre i picchi di glicemia dopo i pasti.
  6. Guardare a frutta e verdura come a preziose riserve di vitamine, sali minerali e sostanze anti-ossidanti, elementi determinanti per ridurre l'infiammazione e migliorare la sensibilità all'insulina.
  7. Ricorrere ai carboidrati che non provocano grandi escursioni glicemiche come l'accoppiata legumi e pasta limitando quelli ad elevato indice glicemico come pane bianco e pizza.
  8. Limitare al minimo il consumo di carne soprattutto quella rossa e gli insaccati, questi ultimi in particolare favoriscono non solo l'insorgenza di diabete ma anche di ipertensione e ipercolesterolemia.
  9. Preferire dal punto di vista proteico il pesce che pur non avendo un effetto protettivo diretto nei confronti del diabete apporta elementi molto utili alla salute in generale come gli acidi grassi omega-3.
  10. Consumare tra i latticini preferibilmente derivati fermentati come lo yogurt poiché si sono rivelati utili alla prevenzione del diabete e aiutano a ripopolare l'intestino di benefici batteri lattici efficaci per la riduzione delle sostanze tossiche presenti con il riflesso di una migliore sensibilità all'insulina.
  11. Circoscrivere il consumo di uova a 1-2 volte a settimana.
  12. Escludere il più possibile bibite e soft drink responsabili certi di un aumento del rischio di sviluppare il diabete.
  13. Bere tè e caffè coscientemente e senza esagerare sapendo che il consumo moderato di caffè e tè ha secondo diversi studi un discreto effetto protettivo rispetto all'insorgenza del diabete di tipo 2.

A corollario di questo elenco piace ricordare due elementi fondamentali da tenere ancora prima in considerazione: la necessità assoluta di eseguire una regolare attività fisica e la considerazione che una buona alimentazione non contempla nelle sue indicazioni alimenti buoni e alimenti cattivi, ma li inserisce con saggezza in un quadro complessivo relativo alle condizioni del soggetto e i suoi stili di vita.

Non solo l'alimentazione è importante. 

Non è solo l'alimentazione ad avere un ruolo preminente nella lotta e prevenzione del diabete, l'esercizio fisico è un elemento parimenti importante per estendere meglio l'efficacia degli effetti positivi e questo non vale solo per il diabete, ma per gran parte delle moderne patologie intrecciate in qualche modo con la dieta e la cucina.

Rispetto al diabete di tipo 2 è uscita ultimamente un interessante ricerca che svela quanto e quale sia l'effetto dirompente di un attività fisica mirata rispetto alla malattia.
Lo studio è frutto della collaborazione tra l'Harvard School of Public Health e l'Università della Danimarca ed è stato reso pubblico attraverso l'Archives of Internal Medicine.

Mette in relazione l'allenamento con i pesi e la prevenzione attiva del diabete verificando quanto un tipo di allenamento singolo o sommato ad altri tipi possa realmente essere d'aiuto.

Hanno preso parte alla ricerca oltre 32.000 uomini di cui si sono osservati le attività svolte scoprendo che c'è una riduzione certa del rischio diabete in chi si allena con i pesi, riduzione che aumenta se oltre ai muscoli c'è una contemporanea attività di movimento aerobico.
Le percentuali di riduzione del rischio sono notevoli, si va dal 12% al 34% a seconda della lunghezza dell'allenamento settimanale con punte decisamente interessanti del 59% in chi riesce in ogni settimana a totalizzare 300 minuti di allenamento tra pesi e movimento aerobico.

Se a questo si somma un adeguata alimentazione si può tranquillamente immaginare quanto ognuno di noi possa fare per mantenersi in salute prevenendo al massimo le problematiche legate alla salute.

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

Lo zucchero in tutte le sue varie forme è disponibile grazie al fegato e agli alimenti ingeriti e viene trasferito dal sangue alle cellule per mezzo dell'insulina, una fondamentale sostanza generata dal pancreas. L'importanza di questa funzione vitale è facilmente comprensibile nel momento in cui si considera che nelle cellule del corpo lo zucchero si trasforma in energia, base primaria per i processi vitali.

L'anomalo funzionamento dell'insulina o addirittura la sua assenza compromette la trasformazione dello zucchero in energia, il sangue comincia a esserne saturo e il diabete si conclama in tutta la sua pericolosità.

a tavola con il diabeteQuesta patologia, infatti, può determinare serie complicanze sia acute che croniche. Le prime sono molto pericolose e più frequenti nel diabete tipo 1, dipendono dalla carenza pressoché totale di insulina e possono portare il paziente in uno stato di chetoacodosico, dovuto ad accumulo di prodotti del metabolismo alterato, i chetoni, che causano perdita di coscienza, disidratazione e gravi alterazioni ematiche.

Le complicanze croniche sono tipicamente quelle legate al diabete tipo 2 e colpiscono diversi organi e tessuti, tra cui gli occhi, i reni, il cuore, i vasi sanguigni e i nervi periferici.
Per capire la serietà del problema diabete basti ricordare che questa malattia è tra le principali cause di amputazioni non traumatiche, infarto e ictus, cecità e disturbi della vista, dialisi e diverse altre degenerazioni.

Testi tratti dal libro "A tavola con il Diabete"

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Un recente studio mette in evidenza gli apporti di benessere dati da mele e pere.

Analizzando le moderne ricerche sul diabete si evidenzia come alcuni cibi possono in positivo aiutare ad affrontare meglio questa invasiva patologia.

E considerando che la mela è uno dei frutti più consumati nel mondo è abbastanza naturale trovare come in numerosi studi il suo ruolo ritorna con una frequenza costante evidenziandone la grande valenza.

In una delle ultime revisioni attendibili pubblicata su Food and Function gli studiosi hanno indicato come il consumo di mele e anche di pere porta a una certificata riduzione del rischio di diabete tipo 2.

Con un annotazione non di poco conto in cui spiegano che più di questi frutti si consumano più il calo è evidente, infatti a ogni porzione in più (potremmo anche dire a ogni mela in più) assimilata nell'arco di 7 giorni corrisponde un calo del rischio del 3%.

macedonia di mele e carote con olive verdi e nere sedano e olio da oliveIl merito sembra dovuto a due sostanze rilevanti che la mela porta con se in dosi interessanti e importanti, polifenoli e pectine, presenti in buona quantità anche nelle pere.

I polifenoli grazie alle potenti funzioni antiossidanti e antinfiammatorie riducono in concreto il rischio di diabete e comunque aiutano a gestirlo al meglio quando già conclamato.

Le pectine che fanno parte del glorioso mondo delle fibre, sostanze di un'importanza pazzesca per la salute quanto spesso trascurate, riescono a regolare e ridurre la basilare risposta glicemica conseguente al pasto, piccolo o grande che sia.

Una bella notizia considerando la bontà di questo frutto e che ci porta a ribadire ancora una volta che come sempre non si tratta di vedere il cibo tanto come medicina quanto piuttosto di considerarlo aiuto concreto e importante per la salute dell'organismo in particolare se aggredito da specifiche patologie.

Ma una bella notizia anche perché per anni la frutta è stata una sorta di tabù per i diabetici, mentre oggi per fortuna si è capito che nelle dosi giuste da un contributo importante come contrasto alle problematiche date dal diabete e buon benessere generale dell'organismo che non devo combattere quotidianamente solo la specifica patologia quanto piuttosto un insieme di aggressioni esterne.

E se cercate una bella idea per consumare le mele a tavola con gusto e piacere eccola qua!!!

L'acqua e la corretta idratazione quotidiana sono alleati preziosi per chi soffre di diabete. 

Già in passato alcune ricerche, una in particolare del 1995, avevano evidenziato come esiste un meccanismo preciso che fa in modo di indurre l'organismo soggetto a eccessi di zuccheri nel sangue (la tipica situazione del paziente diabetico) a sottrarre acqua dai tessuti provocando disidratazione e senso di sete.
Un sintomo e un segnale di allarme che forse non viene spiegato abbastanza alla popolazione in generale a prescindere se è diabetica o meno e anche se è vero che non necessariamente la sensazione continua di sete è legata ai problemi di eccesso di zuccheri nel sangue rimane pur sempre un messaggio del corpo che sarebbe bene ascoltare con attenzione, meglio un finto allarme che trascurare una buona prassi preventiva.

In assoluto il "liquido" migliore per soddisfare la sete e mantenere una buona idratazione complessiva e la semplice acqua che dovrebbe essere se non l'unico certamente il prevalente liquido ingerito insieme all'acqua naturale e molto benefica che deriva dal consumo di frutta e verdura, un consumo ricordiamo che deve mantenersi il più alto possibile.
È il liquido migliore per molti motivi, ma nell'epoca nostra moderna lo è in particolare perché allontana la devastante abitudine di bere bibite dolcificate con le più disparate sostanze, gasate o meno che siano, anche quelle che il marketing pubblicitario delle aziende vorrebbe far passare per dietetiche e salutari.
E che è inutile ribadire che tutto sono tranne che dietetiche e salutari o per lo meno salutari lo sono solo per le aziende che le producono!

Uno studio durato 9 anni e presentato in occasione della più recente riunione annuale dell'associazione americana del diabete basato sull'osservazione delle abitudini alimentari e sullo stile di vita di 3.615 uomini e donne con un iniziale normale livello di zuccheri nel sangue ha messo chiaramente in evidenza come chi beveva almeno 5 tazze di acqua al giorno aveva il 21% in meno di probabilità di sviluppare iperglicemia pur tenendo conto degli altri fattori che possono influenzare i livelli di zuccheri come l'attività fisica, l'età, il peso, ecc.

Secondo lo studio quindi esiste una specifica relazione tra il consumo di acqua tale e quale e una riduzione del rischio di sviluppare alti livelli di zucchero nel sangue anche se il tutto deve essere comprovato da ulteriori analisi e ricerche.
In ogni caso l'acqua è la migliore bevanda possibile poiché non contiene calorie, zuccheri, coloranti, conservanti, sodio, grassi, colesterolo, caffeina e tutta una serie di altre sostanze che portano in qualche modo danno all'organismo.

In ultimo una raccomandazione che può sembrare poco importante solo in apparenza: è necessario bere acqua costantemente e quotidianamente nelle dosi raccomandate senza aspettare che sia l'organismo con il meccanismo della sete a segnalarne la necessità perché in alcuni casi potrebbe essere troppo tardi!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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