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Feb 22, 2019 Last Updated 12:02 PM, Feb 19, 2019

Il termine greco diabetes compare per la prima volta con Apollonio di Menfi nel III secolo a.C.; deriva dall'espressione "passare attraverso" e si riferisce alla gran quantità d'acqua bevuta ed escreta dal diabetico.

Il termine mellito (da miele) fu invece usato dal medico inglese del '700 John Rollo, per descrivere il diabete caratterizzato dall'urina dolce a causa della presenza di glucosio.
Da allora sono state scoperte varie forme di diabete, ma di quello mellito se ne distinguono due: il tipo 1 o insulino dipendente e il tipo 2 o non insulino dipendente.

a tavola con il diabeteQuest'ultimo ha un legame stretto con il peso: circa l'80% di chi ne è affetto risulta infatti sovrappeso, ma in generale si calcola che la metà della popolazione obesa sia diabetica.

Il raggiungimento del peso ideale è quindi il primo passo da compiere: tra i molti vantaggi c'è il calo della glicemia, che talvolta solo con la dieta si può normalizzare, una maggiore efficacia della terapia (troppa insulina invece aiuta a ingrassare), la riduzione dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari e delle altre complicanze legate al diabete.

Testi tratti dal libro "A tavola con il Diabete"

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Un recente studio mette in evidenza gli apporti di benessere dati da mele e pere.

Analizzando le moderne ricerche sul diabete si evidenzia come alcuni cibi possono in positivo aiutare ad affrontare meglio questa invasiva patologia.

E considerando che la mela è uno dei frutti più consumati nel mondo è abbastanza naturale trovare come in numerosi studi il suo ruolo ritorna con una frequenza costante evidenziandone la grande valenza.

In una delle ultime revisioni attendibili pubblicata su Food and Function gli studiosi hanno indicato come il consumo di mele e anche di pere porta a una certificata riduzione del rischio di diabete tipo 2.

Con un annotazione non di poco conto in cui spiegano che più di questi frutti si consumano più il calo è evidente, infatti a ogni porzione in più (potremmo anche dire a ogni mela in più) assimilata nell'arco di 7 giorni corrisponde un calo del rischio del 3%.

macedonia di mele e carote con olive verdi e nere sedano e olio da oliveIl merito sembra dovuto a due sostanze rilevanti che la mela porta con se in dosi interessanti e importanti, polifenoli e pectine, presenti in buona quantità anche nelle pere.

I polifenoli grazie alle potenti funzioni antiossidanti e antinfiammatorie riducono in concreto il rischio di diabete e comunque aiutano a gestirlo al meglio quando già conclamato.

Le pectine che fanno parte del glorioso mondo delle fibre, sostanze di un'importanza pazzesca per la salute quanto spesso trascurate, riescono a regolare e ridurre la basilare risposta glicemica conseguente al pasto, piccolo o grande che sia.

Una bella notizia considerando la bontà di questo frutto e che ci porta a ribadire ancora una volta che come sempre non si tratta di vedere il cibo tanto come medicina quanto piuttosto di considerarlo aiuto concreto e importante per la salute dell'organismo in particolare se aggredito da specifiche patologie.

Ma una bella notizia anche perché per anni la frutta è stata una sorta di tabù per i diabetici, mentre oggi per fortuna si è capito che nelle dosi giuste da un contributo importante come contrasto alle problematiche date dal diabete e buon benessere generale dell'organismo che non devo combattere quotidianamente solo la specifica patologia quanto piuttosto un insieme di aggressioni esterne.

E se cercate una bella idea per consumare le mele a tavola con gusto e piacere eccola qua!!!

Diabete: i due diversi tipi

Diabete mellito di tipo 1, insulino dipendente

Diabete mellito di tipo 2, non insulino dipendente

Più frequente nei bambini e nei giovani. Più frequente dopo i 40 anni.

L'organismo gradualmente non produce più insulina, a causa della distruzione su base immunitaria delle cellule beta del pancreas che producono l'ormone.

Le cause sono da ricercarsi in una predisposizione genetica unita a fattori ambientali.

La terapia è basata sulla somministrazione di dosi di insulina per ridurre la glicemia.

A differenza del tipo 1, il pancreas produce insulina ma l'organismo non è in grado di utilizzarla (fenomeno della insulino-resistenza).

La dieta di tutti i giorni deve essere integrata con la terapia insulinica per evitare sbalzi glicemici (ipo o iperglicemia).

In genere la terapia è basata su farmaci ipoglicemizzanti orali.

 

Il calo del peso e un'alimentazione bilanciata migliorano il controllo glicemico, riducendo o allontanando la comparsa di complicanze.

Testi redatti con il contributo della dietista e giornalista Barbara Asprea

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Regolarità è la parola che bisogna sempre ricordare. Dal numero (tre principali e due spuntini) agli orari dei pasti: assolutamente vietato saltarne uno. Ma anche l'introito di zuccheri e di calorie di ogni pasto deve mantenersi costante: questa regolarità è fondamentale perché la terapia ipoglicemizzante abbia effetto e non provochi pericolose crisi di iperglicemia (se si è mangiato troppo) o di ipoglicemia (se si è mangiato poco o si è digiuni).
succhi3Col tempo sono caduti molti tabù alimentari anche se tuttora resistono luoghi comuni come "la mela è l'unico frutto permesso nel diabete".
Sostanzialmente oggi la dieta del diabetico non si discosta molto dai principi di sana alimentazione validi per tutti, quindi un'alimentazione variata e non ripetitiva, ricca di alimenti vegetali ed equilibrata in proteine, grassi e zuccheri.
Riguardo alle proteine, l'apporto consigliato è lo stesso di quello delle diete bilanciate: circa il 15% del fabbisogno calorico deve provenire da questi nutrienti. Fanno eccezione i diabetici con problemi renali, per i quali la quota proteica scende drasticamente.

zucchero-cannaChi ha la glicemia alta, per allontanare problemi cardio-vascolari e tenere sotto controllo colesterolo e trigliceridi deve prestare attenzione ai grassi che mangia. L'apporto ideale si aggira sul 25% (mai oltre il 30%) del fabbisogno energetico.
Ma oltre alla quantità bisogna badare alla qualità dei lipidi: adottare l'olio extravergine di oliva come condimento principale, possibilmente a crudo; ridurre il colesterolo (max 300 mg al giorno) e i grassi saturi (burro, formaggi, carni); preferire le fonti di grassi insaturi essenziali come il pesce e gli oli vegetali (come quelli di mais o girasole, ma biologici con spremitura a freddo).

Riguardo ai carboidrati, le raccomandazioni attuali prevedono che circa il 55% della quota energetica debba essere ricavata dagli zuccheri complessi e semplici presenti in cereali, frutta e verdura. Va detto subito che la possibilità di inserire o meno nella dieta zuccheri semplici come il saccarosio o il miele è sempre stabilita dal diabetologo.

a tavola con il diabeteA proposito dei carboidrati complessi, sono due le cose importanti da ricordare nella scelta: il contenuto di fibre e l'indice glicemico. La dieta del diabetico deve essere ricca di fibre, almeno 30 grammi al giorno, perciò i cereali integrali non devono mai mancare dalla tavola.

Inoltre è provato che una componente delle fibre, chiamata solubile, forma una sorta di gel che rallenta l'assorbimento intestinale dei grassi e degli zuccheri. Sfavorendo così i rapidi e pericolosi innalzamenti glicemici e favorendo il lavoro dei farmaci ipoglicemizzanti.

Testi tratti dal libro "A tavola con il Diabete"

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Un nuovo studio evidenzia l'influenza degli stili di vita corretti sulla riduzione di assunzione della quantità di farmaci in terapia.

Per chi ancora crede che l'esercizio fisico abbia una scarsa importanza rispetto a una patologia invasiva come il diabete di tipo 2 riportiamo una delle ultime ricerche più interessanti che ha addirittura preso in esame un'attività fisica ad alta intensità.

Un po' a sorpresa perché spesso ci si sente consigliare un movimento moderato precludendo magari la voglia da parte dei pazienti di impegnarsi in discipline di un certo tipo.

La ricerca, invece, condotta in Danimarca e pubblicata su JAMA ha dimostrato che la presenza di un'attività ad alta densità portata avanti insieme a un controllo attento della dieta ha tangibili effetti positivi.

Non tanto sulla riduzione del livello di glucosio nel sangue quanto piuttosto sulla diminuzione della quantità di farmaci assunti per abbassamento del glucosio che portano con se effetti collaterali non di poco conto

Come ha relazionato Mathias Ried-Larsen, del Copenhagen University Hospital, primo autore dello studio "Anche se i farmaci sono efficaci nell'abbassare i valori dell'emoglobina glicata nei pazienti con diabete di tipo 2, sono anche associati a potenziali interazioni farmacologiche avverse, a disagi, ad aumento dei costi economici e a una diminuzione della qualità della vita. Sono necessari interventi di stile di vita in grado di mantenere il controllo glicemico almeno nella stessa misura del farmaco".

Per verificare l'incidenza in positivo dell'attività fisica sono stati confrontati due gruppi di pazienti con diabete tipo 2 non insulino-dipendente e con diagnosi da meno di 10 anni.

In uno sono stati introdotti elementi correttivi sullo stile di vita come l'attività fisica, un altro è stato lasciato con la normale terapia standard, ma entrambi hanno continuato a usufruire delle cure di prassi senza alcuna differenza con consulenze individuali e mirate alla loro specificità.

Le correzioni allo stile di vita hanno visto la presenza di 5-6 interventi di allenamento aerobico settimanale con frequenza da 30 a 60 minuti intramezzate a sessioni con allenamento di resistenza, oltre a una strategia dietetica tesa a circoscrivere l'indice di massa corporea a 25 o meno.

La riduzione dei farmaci per l'abbassamento del glucosio ha riguardato ben il 73,5% dei partecipanti compresi nel gruppo sottoposto a attività fisica specifica e dieta controllata, mentre più modesta è stata la riduzione nel gruppo di confronto.

Da una singola ricerca non si possono certo trarre conclusioni definitive, ma certamente è un altro tassello che rinforza l'importanza degli stili di vita rispetto al diabete di tipo 2 soprattutto per quanto riguarda dieta e attività fisica.

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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