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Oct 24, 2019 Last Updated 6:33 AM, Oct 18, 2019

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

Lo zucchero in tutte le sue varie forme è disponibile grazie al fegato e agli alimenti ingeriti e viene trasferito dal sangue alle cellule per mezzo dell'insulina, una fondamentale sostanza generata dal pancreas. L'importanza di questa funzione vitale è facilmente comprensibile nel momento in cui si considera che nelle cellule del corpo lo zucchero si trasforma in energia, base primaria per i processi vitali.

L'anomalo funzionamento dell'insulina o addirittura la sua assenza compromette la trasformazione dello zucchero in energia, il sangue comincia a esserne saturo e il diabete si conclama in tutta la sua pericolosità.

a tavola con il diabeteQuesta patologia, infatti, può determinare serie complicanze sia acute che croniche. Le prime sono molto pericolose e più frequenti nel diabete tipo 1, dipendono dalla carenza pressoché totale di insulina e possono portare il paziente in uno stato di chetoacodosico, dovuto ad accumulo di prodotti del metabolismo alterato, i chetoni, che causano perdita di coscienza, disidratazione e gravi alterazioni ematiche.

Le complicanze croniche sono tipicamente quelle legate al diabete tipo 2 e colpiscono diversi organi e tessuti, tra cui gli occhi, i reni, il cuore, i vasi sanguigni e i nervi periferici.
Per capire la serietà del problema diabete basti ricordare che questa malattia è tra le principali cause di amputazioni non traumatiche, infarto e ictus, cecità e disturbi della vista, dialisi e diverse altre degenerazioni.

Testi tratti dal libro "A tavola con il Diabete"

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Le gravi colpe dell'industria alimentare, il marketing avido, l'ignoranza delle regole per una corretta alimentazione.  

Si assiste oggi e in futuro si assisterà sempre di più a un livellamento dell'incidenza del diabete su ogni strato della popolazione a prescindere dalla ricchezza personale e dalle risorse a disposizione.
I dati sono drammatici e documentano con molta chiarezza quelle che sono le conseguenze di una politica alimentare delle multinazionali del cibo tesa unicamente al profitto puro e totalmente insensibile alla salute generale con il paradosso gravissimo di far credere di produrre e "generosamente" offrire al pubblico cibi sani.

Il risultato è che una malattia come il diabete di tipo 2 appannaggio prima di una popolazione occidentale ricca che ha creduto (e tuttora crede) che il benessere fosse figlio dell'abbondanza alimentare e calorica indifferente alle più semplici e normali regole di corretta alimentazione sia oggi una malattia passata in grande stile alle popolazione di fascia bassa o diventate improvvisamente agiate.

Ci si ritrova quindi con tre scenari incredibili di persone con diversa condizione sociale e economica, ma accomunate dalle terribili conseguenze delle malattia.

Da un lato gli ammalati "storici" se così possiamo dire, cioè la popolazione occidentale che per decenni si è nutrita in maniera squilibrata perdendo man mano di vista gli insegnamenti saggi della cucina popolare e della "prudenza popolare povera" che indicava nella moderazione e equilibrio la strada maestra da seguire senza per questo nulla togliere al gusto e al piacere di consumare il cibo.

Ci sono poi le persone arricchite di paesi un tempo considerati poveri, come Cina e India (paesi in passato quasi del tutto alieni da malattie metaboliche) che con grande rapidità e "aiutati" dai pratici e comodi cibi pronti dell'industria stanno imitando dal punto di vista dei consumi alimentari le popolazione ricche dell'occidente accumulando dentro di se una valanga di calorie non necessarie documentate chiaramente dal dilagare dei casi di obesità collettiva.

E incredibilmente si è inserito un terzo scenario inaspettato e per nulla desiderato dei poveri tra i più poveri verso cui le responsabilità dell'industria alimentari sono ancora più gravi avendo spinto a credere che per stare bene è più conveniente consumare il tanto cibo spazzatura in circolazione a basso costo e estremamente energetico piuttosto che basarsi su una coscienza saggia che indica nel consumo consapevole e abbondante di frutta e verdura con accompagnamento graduale di carboidrati e proteine e la protezione preziosissima di erbe aromatiche e spezie la via migliore da seguire.

Con una differenza sociale enorme data dal fatto che i ricchi o arricchiti hanno le possibilità economiche per curarsi al contrario dei poveri lasciati in balia delle loro sofferenze.
Se in occidente questa differenza sociale è vera solo in parte grazie alle politiche di assistenza consolidate per quanto oggi martoriate dai tagli del risparmio, in molti altri paesi il dato è assai rilevante.
In questo modo il diabete sia nei Paesi sviluppati sia in quelli emergenti si appresta a diventare una malattia silenziosamente devastante, le stime raccontano, infatti, che l'incidenza della malattia salirà da 347 milioni a 472 milioni di malati nel 2030, ma è una stima per prudenza che non considera ancora bene la situazione di tutti i paesi del pianeta, un dato più realistico ipotizza entro il 2035 un miliardo di malati nel mondo.

Una cifra impressionante tanto che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) comincia a indicare come il diabete diventerà presto la settima causa di morte, un dato su cui c'è da riflettere moltissimo.

Quanto incide in negativo il dilagare dei casi di obesità collettiva.  

Il 10 ottobre scorso, come periodicamente avviene, si è celebrato l'Obesity Day arrivato all'edizione 2013 con l'obbiettivo di porre al centro dell'attenzione il grandissimo problema dell'eccesso di peso.
Per l'occasione l'associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (Adi) ha voluto rimarcare come l'obesità non si colloca solo in una sfera di esteriorità fisica da correggere per apparire "più belli" e sani, ma porta con se ingenti danni collaterali alla salute a cominciare dal diffondersi e aggravarsi del diabete di tipo 2.

Una vera pandemia come in diversi hanno messo in evidenza che certamente non è per nulla contrastata dalla presenza di chili in eccesso e di un organismo complessivamente affaticato dall'alterazione della massa corporea.
Rispetto al diabete e in generale alle patologie legate al sistema cardiovascolare perdere chili in eccesso, raggiungere il peso ideale in relazione alle condizioni soggettive, mantenere e controllare nel tempo la massa grassa presente nell'organismo è la via maestra per una prevenzione attiva e efficace.

Diventando un'arma molto più remunerativa da questo punto di vista rispetto a quello che molte cure farmacologiche possono fare quando ormai i danni degenerativi sono in atto.

Ricorda l'Adi come nel nostro paese l'aumento costante e inarrestabile dell'obesità ha con molte probabilità contribuito in maniera determinante al pari aumento dei casi di diabete, la cui prevalenza è passata in 12 anni dal 3,7 al 5,5%, per un totale di oltre 1 milione di persone in più cadute vittima di questa malattia.
Per di più si sa da tempo che un numero non indifferente di persone, valutato intorno al milione, pensa inconsciamente di non soffrire di alcuna patologia non effettuando i controllo adatti mentre in realtà ha dentro di se gran parte delle alterazioni fisiologiche tipiche del diabete aggravate, tanto per rimanere in tema, da un eccesso di peso più o meno importante.

La non conoscenza e la sottovalutazione delle conseguenze di una patologia come il diabete oltre a incidere enormemente sulla qualità della vita dei futuri pazienti pregiudica da un lato l'efficacia dei rimedi curativi e dall'altro porta a un aumento considerevole dei costi sanitari a carico della collettività.

Prevenzione e investimenti mirati sugli aspetti strettamente dietetici, nutritivi, di corretta alimentazione e strategia preventiva degli stili di vita dovrebbero essere priorità utili non solo al bene della società, ma anche al bene di un economia che basa la sua forza sulla lungimiranza preventiva.

Il termine greco diabetes compare per la prima volta con Apollonio di Menfi nel III secolo a.C.; deriva dall'espressione "passare attraverso" e si riferisce alla gran quantità d'acqua bevuta ed escreta dal diabetico.

Il termine mellito (da miele) fu invece usato dal medico inglese del '700 John Rollo, per descrivere il diabete caratterizzato dall'urina dolce a causa della presenza di glucosio.
Da allora sono state scoperte varie forme di diabete, ma di quello mellito se ne distinguono due: il tipo 1 o insulino dipendente e il tipo 2 o non insulino dipendente.

a tavola con il diabeteQuest'ultimo ha un legame stretto con il peso: circa l'80% di chi ne è affetto risulta infatti sovrappeso, ma in generale si calcola che la metà della popolazione obesa sia diabetica.

Il raggiungimento del peso ideale è quindi il primo passo da compiere: tra i molti vantaggi c'è il calo della glicemia, che talvolta solo con la dieta si può normalizzare, una maggiore efficacia della terapia (troppa insulina invece aiuta a ingrassare), la riduzione dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari e delle altre complicanze legate al diabete.

Testi tratti dal libro "A tavola con il Diabete"

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Evidenziati alcuni punti fermi essenziali su qualità del cibo consumato, quantità e abitudini di vita. 

Si è respirata una certa aria di novità sul diabete al recente congresso dell'Easd, l'associazione europea per lo studio del diabete, tenuto a Barcellona che ha focalizzato la sua attenzione sull'influenza che alimentazione e comportamenti individuali hanno su sviluppo, nascita o decrescita della patologia.
Prima cosa mangiare meno, meglio e scegliere con precisa cognizione di causa quali alimenti privilegiare e quali no sapendo che alcuni in particolare possono giocare un ruolo strategico e profondo, in particolare se associati a stili di vita adeguati.

Anche perché il diabete si sta delineando sempre di più come una vera e propria epidemia: attualmente sono 371 milioni i malati nel mondo e la prospettiva concreta è quella di vedere salire questo numero in poco più di quindici anni a 552 milioni.

In Italia questa patologia interessa 3 milioni e settecento mila italiani, per la stragrande maggioranza affetti da diabete di tipo 2 notoriamente collegato con un alimentazione squilibrata sommata a errori comportamentali quotidiani protratti nel tempo.
Il presidente della Società Italiana di Diabetologia e vicepresidente dell'Easd, Stefano Del Prato, mette in evidenza come oltre a una certa predisposizione famigliare un notevole peso sulla malattia lo ha la mancanza di attività fisica e il sovrappeso.

Ma veniamo alle novità o per meglio dire conferme arrivate dal congresso.

Molte di queste derivano dall'esperienza fatta da Interact, lo studio osservazionale prospettico che ha coinvolto circa 24 mila persone in otto paesi europei tentando di dettare linee guida su quella che dovrebbe essere l'alimentazione più corretta da seguire.

  1. Limitare il consumo di calorie e preferire alimenti a basso potere energetico senza però demonizzare alcun alimento specifico, vale più la regola che più che escludere totalmente è meglio consumare con molta moderazione.
  2. Ricordare che la dieta di riferimento rispetto alla prevenzione del diabete rimane quella mediterranea.
  3. Impegnarsi a consumare frutta e verdura in abbondanza (almeno 5 e possibilmente 7 porzioni al giorno) preferendo nel caso specifico vegetali a foglia verde (spinaci, cardi, indivia, cavoli, ecc.) e ortaggi a radice ( carote, radicchio, barbabietole, etc.)".
  4. Sforzarsi di porre un attenzione particolare alle varietà orticole locali e alla loro effettiva stagionalità.
  5. Aumentare nel complesso l'apporto di fibra tramite cibi integrali, vegetali e legumi in modo da aumentare il senso di sazietà, rallentare la digestione e l'assorbimento degli zuccheri, ridurre i picchi di glicemia dopo i pasti.
  6. Guardare a frutta e verdura come a preziose riserve di vitamine, sali minerali e sostanze anti-ossidanti, elementi determinanti per ridurre l'infiammazione e migliorare la sensibilità all'insulina.
  7. Ricorrere ai carboidrati che non provocano grandi escursioni glicemiche come l'accoppiata legumi e pasta limitando quelli ad elevato indice glicemico come pane bianco e pizza.
  8. Limitare al minimo il consumo di carne soprattutto quella rossa e gli insaccati, questi ultimi in particolare favoriscono non solo l'insorgenza di diabete ma anche di ipertensione e ipercolesterolemia.
  9. Preferire dal punto di vista proteico il pesce che pur non avendo un effetto protettivo diretto nei confronti del diabete apporta elementi molto utili alla salute in generale come gli acidi grassi omega-3.
  10. Consumare tra i latticini preferibilmente derivati fermentati come lo yogurt poiché si sono rivelati utili alla prevenzione del diabete e aiutano a ripopolare l'intestino di benefici batteri lattici efficaci per la riduzione delle sostanze tossiche presenti con il riflesso di una migliore sensibilità all'insulina.
  11. Circoscrivere il consumo di uova a 1-2 volte a settimana.
  12. Escludere il più possibile bibite e soft drink responsabili certi di un aumento del rischio di sviluppare il diabete.
  13. Bere tè e caffè coscientemente e senza esagerare sapendo che il consumo moderato di caffè e tè ha secondo diversi studi un discreto effetto protettivo rispetto all'insorgenza del diabete di tipo 2.

A corollario di questo elenco piace ricordare due elementi fondamentali da tenere ancora prima in considerazione: la necessità assoluta di eseguire una regolare attività fisica e la considerazione che una buona alimentazione non contempla nelle sue indicazioni alimenti buoni e alimenti cattivi, ma li inserisce con saggezza in un quadro complessivo relativo alle condizioni del soggetto e i suoi stili di vita.

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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