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Dec 18, 2018 Last Updated 2:36 PM, Dec 15, 2018

L'acqua e la corretta idratazione quotidiana sono alleati preziosi per chi soffre di diabete. 

Già in passato alcune ricerche, una in particolare del 1995, avevano evidenziato come esiste un meccanismo preciso che fa in modo di indurre l'organismo soggetto a eccessi di zuccheri nel sangue (la tipica situazione del paziente diabetico) a sottrarre acqua dai tessuti provocando disidratazione e senso di sete.
Un sintomo e un segnale di allarme che forse non viene spiegato abbastanza alla popolazione in generale a prescindere se è diabetica o meno e anche se è vero che non necessariamente la sensazione continua di sete è legata ai problemi di eccesso di zuccheri nel sangue rimane pur sempre un messaggio del corpo che sarebbe bene ascoltare con attenzione, meglio un finto allarme che trascurare una buona prassi preventiva.

In assoluto il "liquido" migliore per soddisfare la sete e mantenere una buona idratazione complessiva e la semplice acqua che dovrebbe essere se non l'unico certamente il prevalente liquido ingerito insieme all'acqua naturale e molto benefica che deriva dal consumo di frutta e verdura, un consumo ricordiamo che deve mantenersi il più alto possibile.
È il liquido migliore per molti motivi, ma nell'epoca nostra moderna lo è in particolare perché allontana la devastante abitudine di bere bibite dolcificate con le più disparate sostanze, gasate o meno che siano, anche quelle che il marketing pubblicitario delle aziende vorrebbe far passare per dietetiche e salutari.
E che è inutile ribadire che tutto sono tranne che dietetiche e salutari o per lo meno salutari lo sono solo per le aziende che le producono!

Uno studio durato 9 anni e presentato in occasione della più recente riunione annuale dell'associazione americana del diabete basato sull'osservazione delle abitudini alimentari e sullo stile di vita di 3.615 uomini e donne con un iniziale normale livello di zuccheri nel sangue ha messo chiaramente in evidenza come chi beveva almeno 5 tazze di acqua al giorno aveva il 21% in meno di probabilità di sviluppare iperglicemia pur tenendo conto degli altri fattori che possono influenzare i livelli di zuccheri come l'attività fisica, l'età, il peso, ecc.

Secondo lo studio quindi esiste una specifica relazione tra il consumo di acqua tale e quale e una riduzione del rischio di sviluppare alti livelli di zucchero nel sangue anche se il tutto deve essere comprovato da ulteriori analisi e ricerche.
In ogni caso l'acqua è la migliore bevanda possibile poiché non contiene calorie, zuccheri, coloranti, conservanti, sodio, grassi, colesterolo, caffeina e tutta una serie di altre sostanze che portano in qualche modo danno all'organismo.

In ultimo una raccomandazione che può sembrare poco importante solo in apparenza: è necessario bere acqua costantemente e quotidianamente nelle dosi raccomandate senza aspettare che sia l'organismo con il meccanismo della sete a segnalarne la necessità perché in alcuni casi potrebbe essere troppo tardi!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Il termine greco diabetes compare per la prima volta con Apollonio di Menfi nel III secolo a.C.; deriva dall'espressione "passare attraverso" e si riferisce alla gran quantità d'acqua bevuta ed escreta dal diabetico.

Il termine mellito (da miele) fu invece usato dal medico inglese del '700 John Rollo, per descrivere il diabete caratterizzato dall'urina dolce a causa della presenza di glucosio.
Da allora sono state scoperte varie forme di diabete, ma di quello mellito se ne distinguono due: il tipo 1 o insulino dipendente e il tipo 2 o non insulino dipendente.

a tavola con il diabeteQuest'ultimo ha un legame stretto con il peso: circa l'80% di chi ne è affetto risulta infatti sovrappeso, ma in generale si calcola che la metà della popolazione obesa sia diabetica.

Il raggiungimento del peso ideale è quindi il primo passo da compiere: tra i molti vantaggi c'è il calo della glicemia, che talvolta solo con la dieta si può normalizzare, una maggiore efficacia della terapia (troppa insulina invece aiuta a ingrassare), la riduzione dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari e delle altre complicanze legate al diabete.

Testi tratti dal libro "A tavola con il Diabete"

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "A tavola con il Diabete"

Quanto incide in negativo il dilagare dei casi di obesità collettiva.  

Il 10 ottobre scorso, come periodicamente avviene, si è celebrato l'Obesity Day arrivato all'edizione 2013 con l'obbiettivo di porre al centro dell'attenzione il grandissimo problema dell'eccesso di peso.
Per l'occasione l'associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (Adi) ha voluto rimarcare come l'obesità non si colloca solo in una sfera di esteriorità fisica da correggere per apparire "più belli" e sani, ma porta con se ingenti danni collaterali alla salute a cominciare dal diffondersi e aggravarsi del diabete di tipo 2.

Una vera pandemia come in diversi hanno messo in evidenza che certamente non è per nulla contrastata dalla presenza di chili in eccesso e di un organismo complessivamente affaticato dall'alterazione della massa corporea.
Rispetto al diabete e in generale alle patologie legate al sistema cardiovascolare perdere chili in eccesso, raggiungere il peso ideale in relazione alle condizioni soggettive, mantenere e controllare nel tempo la massa grassa presente nell'organismo è la via maestra per una prevenzione attiva e efficace.

Diventando un'arma molto più remunerativa da questo punto di vista rispetto a quello che molte cure farmacologiche possono fare quando ormai i danni degenerativi sono in atto.

Ricorda l'Adi come nel nostro paese l'aumento costante e inarrestabile dell'obesità ha con molte probabilità contribuito in maniera determinante al pari aumento dei casi di diabete, la cui prevalenza è passata in 12 anni dal 3,7 al 5,5%, per un totale di oltre 1 milione di persone in più cadute vittima di questa malattia.
Per di più si sa da tempo che un numero non indifferente di persone, valutato intorno al milione, pensa inconsciamente di non soffrire di alcuna patologia non effettuando i controllo adatti mentre in realtà ha dentro di se gran parte delle alterazioni fisiologiche tipiche del diabete aggravate, tanto per rimanere in tema, da un eccesso di peso più o meno importante.

La non conoscenza e la sottovalutazione delle conseguenze di una patologia come il diabete oltre a incidere enormemente sulla qualità della vita dei futuri pazienti pregiudica da un lato l'efficacia dei rimedi curativi e dall'altro porta a un aumento considerevole dei costi sanitari a carico della collettività.

Prevenzione e investimenti mirati sugli aspetti strettamente dietetici, nutritivi, di corretta alimentazione e strategia preventiva degli stili di vita dovrebbero essere priorità utili non solo al bene della società, ma anche al bene di un economia che basa la sua forza sulla lungimiranza preventiva.

Le gravi colpe dell'industria alimentare, il marketing avido, l'ignoranza delle regole per una corretta alimentazione.  

Si assiste oggi e in futuro si assisterà sempre di più a un livellamento dell'incidenza del diabete su ogni strato della popolazione a prescindere dalla ricchezza personale e dalle risorse a disposizione.
I dati sono drammatici e documentano con molta chiarezza quelle che sono le conseguenze di una politica alimentare delle multinazionali del cibo tesa unicamente al profitto puro e totalmente insensibile alla salute generale con il paradosso gravissimo di far credere di produrre e "generosamente" offrire al pubblico cibi sani.

Il risultato è che una malattia come il diabete di tipo 2 appannaggio prima di una popolazione occidentale ricca che ha creduto (e tuttora crede) che il benessere fosse figlio dell'abbondanza alimentare e calorica indifferente alle più semplici e normali regole di corretta alimentazione sia oggi una malattia passata in grande stile alle popolazione di fascia bassa o diventate improvvisamente agiate.

Ci si ritrova quindi con tre scenari incredibili di persone con diversa condizione sociale e economica, ma accomunate dalle terribili conseguenze delle malattia.

Da un lato gli ammalati "storici" se così possiamo dire, cioè la popolazione occidentale che per decenni si è nutrita in maniera squilibrata perdendo man mano di vista gli insegnamenti saggi della cucina popolare e della "prudenza popolare povera" che indicava nella moderazione e equilibrio la strada maestra da seguire senza per questo nulla togliere al gusto e al piacere di consumare il cibo.

Ci sono poi le persone arricchite di paesi un tempo considerati poveri, come Cina e India (paesi in passato quasi del tutto alieni da malattie metaboliche) che con grande rapidità e "aiutati" dai pratici e comodi cibi pronti dell'industria stanno imitando dal punto di vista dei consumi alimentari le popolazione ricche dell'occidente accumulando dentro di se una valanga di calorie non necessarie documentate chiaramente dal dilagare dei casi di obesità collettiva.

E incredibilmente si è inserito un terzo scenario inaspettato e per nulla desiderato dei poveri tra i più poveri verso cui le responsabilità dell'industria alimentari sono ancora più gravi avendo spinto a credere che per stare bene è più conveniente consumare il tanto cibo spazzatura in circolazione a basso costo e estremamente energetico piuttosto che basarsi su una coscienza saggia che indica nel consumo consapevole e abbondante di frutta e verdura con accompagnamento graduale di carboidrati e proteine e la protezione preziosissima di erbe aromatiche e spezie la via migliore da seguire.

Con una differenza sociale enorme data dal fatto che i ricchi o arricchiti hanno le possibilità economiche per curarsi al contrario dei poveri lasciati in balia delle loro sofferenze.
Se in occidente questa differenza sociale è vera solo in parte grazie alle politiche di assistenza consolidate per quanto oggi martoriate dai tagli del risparmio, in molti altri paesi il dato è assai rilevante.
In questo modo il diabete sia nei Paesi sviluppati sia in quelli emergenti si appresta a diventare una malattia silenziosamente devastante, le stime raccontano, infatti, che l'incidenza della malattia salirà da 347 milioni a 472 milioni di malati nel 2030, ma è una stima per prudenza che non considera ancora bene la situazione di tutti i paesi del pianeta, un dato più realistico ipotizza entro il 2035 un miliardo di malati nel mondo.

Una cifra impressionante tanto che l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) comincia a indicare come il diabete diventerà presto la settima causa di morte, un dato su cui c'è da riflettere moltissimo.

Un recente studio mette in evidenza gli apporti di benessere dati da mele e pere.

Analizzando le moderne ricerche sul diabete si evidenzia come alcuni cibi possono in positivo aiutare ad affrontare meglio questa invasiva patologia.

E considerando che la mela è uno dei frutti più consumati nel mondo è abbastanza naturale trovare come in numerosi studi il suo ruolo ritorna con una frequenza costante evidenziandone la grande valenza.

In una delle ultime revisioni attendibili pubblicata su Food and Function gli studiosi hanno indicato come il consumo di mele e anche di pere porta a una certificata riduzione del rischio di diabete tipo 2.

Con un annotazione non di poco conto in cui spiegano che più di questi frutti si consumano più il calo è evidente, infatti a ogni porzione in più (potremmo anche dire a ogni mela in più) assimilata nell'arco di 7 giorni corrisponde un calo del rischio del 3%.

macedonia di mele e carote con olive verdi e nere sedano e olio da oliveIl merito sembra dovuto a due sostanze rilevanti che la mela porta con se in dosi interessanti e importanti, polifenoli e pectine, presenti in buona quantità anche nelle pere.

I polifenoli grazie alle potenti funzioni antiossidanti e antinfiammatorie riducono in concreto il rischio di diabete e comunque aiutano a gestirlo al meglio quando già conclamato.

Le pectine che fanno parte del glorioso mondo delle fibre, sostanze di un'importanza pazzesca per la salute quanto spesso trascurate, riescono a regolare e ridurre la basilare risposta glicemica conseguente al pasto, piccolo o grande che sia.

Una bella notizia considerando la bontà di questo frutto e che ci porta a ribadire ancora una volta che come sempre non si tratta di vedere il cibo tanto come medicina quanto piuttosto di considerarlo aiuto concreto e importante per la salute dell'organismo in particolare se aggredito da specifiche patologie.

Ma una bella notizia anche perché per anni la frutta è stata una sorta di tabù per i diabetici, mentre oggi per fortuna si è capito che nelle dosi giuste da un contributo importante come contrasto alle problematiche date dal diabete e buon benessere generale dell'organismo che non devo combattere quotidianamente solo la specifica patologia quanto piuttosto un insieme di aggressioni esterne.

E se cercate una bella idea per consumare le mele a tavola con gusto e piacere eccola qua!!!

Cos’è il diabete

 diabete cat

 

Il diabete è una condizione patologica conosciuta da moltissimo tempo che altera una delle funzioni più importanti dell'organismo ovvero la capacità di utilizzare lo zucchero presente nel sangue per lo normali funzioni fisiologiche con il conseguente accumulo e il rialzo della glicemia.

 

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