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Sep 15, 2019 Last Updated 1:33 PM, Sep 13, 2019

Se non in dosi eccessive non bisogna preoccuparsi della presenza di uova nella dieta per chi ha problemi di colesterolo.

Per molto tempo si è creduto che le persone soggette a alti livelli di colesterolo dovessero evitare tassativamente una serie di alimenti ritenuti nocivi, come le uova.

Sul tema colesterolo uova si sono scritte numerose pagine e portate avanti speculazioni a non finire, in moltissimi casi prive di alcun fondamento reale e provato basandosi più che altro su supposizioni, collegamenti, ipotesi, teorie.
Questo sia in ambito medico che puramente divulgativo disorientando molto chi doveva scegliere cosa e come mangiare.

Per fortuna sulle uova negli ultimi anni sono uscite molte e interessanti ricerche che hanno ridimensionato di molto i presunti danni di questo alimento mettendo in luce le sue reali peculiarità alimentari e tracciando una strada chiara e finalmente comprensibile per tutti.

Tutto nasce dal contenuto innato delle uova in colesterolo e dalla erronea equazione fatta da molti "tanto colesterolo nelle uova tanti danni alla salute", dimenticando a priori che il colesterolo di per se non è un veleno ma una sostanza essenziale per il corpo senza la quale ci sarebbero serie conseguenze vitali.

Uova delicate con salsina di pomodorini e formaggio 700x500 CSPer altro il cibo non è l'unico modo di introdurre colesterolo tanto che il nostro intelligente organismo lo produce da se se gli serve smentendo così l'errata convinzione che quello che abbiamo nel sangue sia collegato solo a quello che consumiamo.

Ritornando alle uova un recente studio portato avanti da studiosi del Karolinska Insitutet di Stoccolma ha esaminato una serie di criteri oggettivi valutando quante uova mediamente venivano consumate in Svezia su un campione rappresentativo di ben 38 mila uomini e 33 mila donne.

Oltre al consumo di uova negli stessi soggetti si è osservato il livello di complicazioni e patologie cardiovascolari avvenute nel corso di ben 13 anni, il tutto, infatti, rientrava in altri due più grandi studi nazionali tesi a indagare vari aspetti di vita della popolazione svedese.

I due dati incrociati non hanno mostrato alcuna correlazione tra il consumo di uova e situazioni di pericolo per la salute come l'infarto o l'ictus.

Questo studio conferma le conclusioni di precedenti ricerche concordi sulla necessità di rivedere le errate convinzioni del consumo di uova rispetto all'influenza sul colesterolo e altre funzioni organiche del corpo.

È dunque necessario chiarire come la moderata presenza di uova nella dieta non porta, da un punto di vista nutrizionale, particolari problematiche nella maggioranza delle persone.

L'attenzione va piuttosto riposta sui metodi di cottura e trattamento di questo alimento come di tutti gli alimenti in generale.
A conferma di questo arriva una recente ricerca pubblicata su Food Chemistry in cui si è osservato con chiarezza che uova cotte al forno per 40 minuti a calore troppo spinto (ovviamente in composti elaborati come i classici sformati) arrivano a perdere fino al 60% di vitamina D rispetto a cotture più brevi e con temperature meno alte.

Se quindi si vogliono consumare uova per sentirne pienamente il sapore e assimilare al meglio le sue sostanze nutritive servono tecniche di cottura più attente.

Come quella presente in questa invitante ricetta dove le uova sposano una profumata e squisita salsina rossa di pomodorini!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Le virtù di questo ortaggio per il controllo del colesterolo e altre importanti funzioni dell'organismo.

I carciofi sono uno degli ortaggi più buoni che appartengono quasi come un esclusiva alla migliore cucina Italiana, non c'è regione del nostro paese, infatti, che non contempli un buon numero di ricette con questa eccellente verdura.

Con un vantaggio per il gusto e il piacere della tavola, ma con la lungimiranza che contraddistingue spesso la tradizione culinaria Italiana di vedere nel cibo e in questo caso nel carciofo un potente alleato della salute.

Lungimiranza confermata da molte ricerche e studi scientifici e tra le ultime riportiamo le interessanti conclusioni a cui è arrivata una facoltà di medicina lombarda, quella dell'Università di Pavia.

Indagando con cura sulle reali proprietà dei carciofi è emerso molto bene come questo alimento svolge una precisa azione protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari.
Nello specifico si è messo in risalto la ricchezza di numerose molecole bioattive appartenenti al ramo dei polifenoli come l'acido caffeico (cinarina, acido clorogenico, acido caffeico) e dei flavonoidi (luteolina, cinaroside e l'ormai famosa quercetina).

Sfogliatine intrecciate con farcia di carciofi e asparagi 700x500 CSElementi protettivi e preventivi che si sono dimostrati molto utili per controllare i valori, l'assorbimento e la sintesi del colesterolo da parte dell'organismo.

Oltre a questo importante aspetto ha colpito l'effetto positivo sulla digestione, il buon controllo della glicemia nel sangue, il miglioramento delle funzioni intestinali e l'efficace controllo sull'assorbimento di grassi e zuccheri.

Una conferma poi su quello che da sempre viene attribuito al carciofo in termini di salute e prevenzione, ovvero la sua forte azione protettiva nei confronti del fegato.

Ci si potrebbe chiedere però se le virtù del carciofo rimangono solo a crudo o perdurano anche dopo la cottura?
A questa domanda ha risposto in maniera per molti versi sorprendete un'altra ricerca Italiana pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry.

Sorprendente perché non solo si è visto che non si perdevano le sostanze presenti a crudo, ma le capacità antiossidanti del carciofo cotto aumentavano in maniera incredibile arrivando a essere 15 volte di più nel caso della cottura a vapore e 8 volte nel caso della bollitura.

Dati su cui riflettere e che andrebbero assimilati un po' da tutti giusto per aumentare la propria consapevolezza ridimensionando magari il mito di chi ritiene sana unicamente un alimentazione a crudo!

Un motivo in più per mangiare carciofi di stagione più non posso!!!

Come in questa intrigante ed esclusiva ricetta!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Lo sfruttamento delle patologie ai fini di marketing anche in relazione al contenimento del colesterolo. 

Che le patologie siano elementi di marketing e business per le industrie alimentari di vario tipo è un triste dato sotto gli occhi di tutti e anche se a volte si parte da buone intenzioni l'obbiettivo finale rimane sempre quello di fare più soldi possibile tramite un filo conduttore che attragga potenziali clienti.


Malati purtroppo, malati che cercano sempre elementi e alimenti che in qualche modo possano aiutarli a superare i limiti della propria patologia, una ricerca più che comprensibile e anche da incentivare tutto sommato.
Mettendo però sempre in guardia dai possibili tranelli, certamente innumerevoli, che si nascondono intorno alle etichette leggendo facili slogan.

Così recentemente è successo che le industrie alimentari canadesi hanno richiesto al dipartimento per la salute pubblica di sostituire nei loro prodotti i meno benefici grassi animali saturi in favore degli oli vegetali al fine di garantire un apporto nutrizionale migliore.
Una richiesta di per se lodevole, peccato che fosse subordinata all'altra richiesta perentoria di pubblicizzare la presenza dei grassi vegetali in nome della loro azione benefica sul cuore.

Il tutto in un quadro nutrizionale dove non è affatto possibile assimilare tutti i grassi vegetali perché non sono simili e composti da elementi protettivi e preventivi uguali fra di loro.
In particolare per quanto riguarda il colesterolo è noto che per il suo contenimento e controllo sono necessari sia agli acidi grassi omega 6 che gli omega 3 in una proporzione consona alla situazione personale con particolare attenzione alla presenza dell'acido alfa-linolenico.

Ma è altrettanto noto che questa proporzione è decisamente variabile in tutti gli oli vegetali consumati e utilizzati a livello domestico o industriale in un quadro informativo complessivo spesso confuso.
Per questo motivo i ricercatori del dipartimento di scienze nutrizionali della università di Toronto insieme ai colleghi della Western university di Londra si sono sentiti in dovere di visionare e controllare le più recenti ricerche svolte sugli oli vegetali ed il contenuto di acidi grassi polinsaturi.

Arrivando alla conclusione, tramite le affermazioni di Richard Bazinet che in prima persona ha firmato la ricerca, che "Non tutti gli oli prevengono le patologie cardiache e le industrie alimentari devono tenerne conto evitando di segnare sulle etichette generici benefici per il cuore, se gli oli usati non contengono le giuste tipologie di acidi polinsaturi".

Ad esempio dalla ricerca si evince come l'olio di cartamo e di mais contengono solo gli omega 6 e nessun omega 3 alfa-linolenico e non portano direttamente vantaggi significativi alla salute.
Singolarmente però "Sono gli oli più usati delle industrie per produrre margarine, maionese, noccioline e patatine fritte", una singolarità che la dice lunga sulle "buone intenzioni" dell'industria alimentare.

La ricerca è stata pubblicata sul Canadian Medical Association Journal dove è possibile trovare il testo integrale.

Il loro ruolo per la salute in generale e come aiuto contro il colesterolo. 

Una forte barriera naturale per contrastare efficacemente gli effetti nocivi di un tasso di colesterolo troppo alto ci arriva con tutta facilità dal consumo di alimenti integrali.
Le fibre in essi contenute, infatti, si rivelano estremamente utili innanzitutto per mantenere l'intero organismo in salute e in secondo luogo come valido contributo per abbassare il livello di colesterolo «cattivo» nel sangue.

Le fibre contenute negli alimenti, combinazione complessa di polisaccaridi indigeribili, possono essere di due tipi diversi.

Le insolubili (in prevalenza cellulose e lignine) hanno la capacità di transitare nell'organismo senza sciogliersi in acqua ma assorbendola in maniera vantaggiosa con influenza diretta sulla composizione delle feci che risultano così più voluminose, morbide, idratate e facilmente eliminabili.

Le solubili (le più conosciute sono pectine e mucillagini presenti in grandi quantità in legumi e frutta) al contrario si associano con l'acqua e formano masse legate con importanti effetti preventivi e di pulizia interna.

Ad esempio la loro abbondante presenza assicura il contenimento e la diminuzione dell'indice glicemico con un prezioso controllo del glucosio nel sangue e aiuta a limitare l'assimilazione del colesterolo contenuto negli alimenti consumati.
Un aiuto questo molto importante per allontanare il più possibile il pericolo di incorrere in patologie come il diabete e le complicanze cardiovascolari.

Quante fibre dovremmo consumare per ottenere un buon effetto generale? Almeno 30 g al giorno e a meno di controindicazioni specifiche anche di più.
Dove troviamo queste fibre? In una lunga serie di importanti alimenti a cominciare dalle tante tipologie di cereali integrali (riso, orzo, farro, miglio, avena, segale, ecc.), proseguendo per i fantastici legumi con cui realizzare eccellenti piatti ricchi in proteine senza ricorrere alla carne, quindi tutti gli ortaggi di stagione come la famiglia dei cavoli, le carote, i carciofi, le verdure a foglia e tutti i frutti di stagione a iniziare da prugne, mele, pere, kiwi e così via.

Una buona cucina di gusto e prevenzione è fatta proprio dalla combinazione di tutte queste materie prime della terra a cui integrare buoni e sani grassi come l'olio da olive, alimenti ricchi in vitamine e Sali minerali, tanta acqua e una sana e frequente attività fisica.

Saper scegliere i grassi migliori e i loro più validi sostituti.

Una delle componenti fondamentali e essenziale per una corretta alimentazione sono i grassi, spesso demonizzati a sproposito indicandoli come genericamente dannosi e poco consoni a diete che hanno l'unico obbiettivo speculativo di far calare peso senza scrupoli di sorta.

Quello che bisogna tenere presente è che non tutti i grassi sono uguali, non lo sono per la loro derivazione, lavorazione, origine, struttura, valenza nutrizionale, influenza sulla salute delle persone e del pianeta e di conseguenza generalizzare sulla loro presenza o meno nella dieta oltre che sbagliato è pericoloso a fini della salute.

La realtà dei grassi è complessa e ricca di dati contrastanti ma in sostanza è in voga la prassi di dividerli in due categorie principali opposte, quelli definiti "negativi" sono oggi abbastanza conosciuti e in molti sanno che andrebbero limitati al massimo per evitare serie conseguenze sulla salute a lungo andare, in particolare in relazione ai livelli di colesterolo.

Sono raggruppati nella macro categoria dei grassi saturi e comprendono alimenti che per la maggior parte sono di origine animale come burro, formaggi, carni grasse, ma anche vegetale come l'olio di palma e cocco.

Fusilli integrali con peperoni alla menta pesce al timo e limone 700x500 CSQuesti grassi nell'ottica della prevenzione in generale e in particolare per le patologie che ruotano intorno al sistema cardiovascolare andrebbero circoscritti con attenzione in favore di lipidi a maggior valore biologico e nutrizionale come gli oli da semi e l'eccellente olio da olive i cui effetti positivi si arricchiscono continuamente di nuove conferme scientifiche.

La sostituzione con oli da semi o da olive è tutto sommato facile, non c'è settore della cucina in cui questi oli non possano sostituire gli altri grassi (la pasticceria all'olio è un esempio splendido in questo senso), il problema della sostituzione o limitazione dei grassi saturi si pone piuttosto quando si deve sostituire un alimento come la citata carne grassa.
Fare una scelta piuttosto che un altra è importante per non andare incontro a danni paradossalmente peggiori.

Hanno affrontato bene l'argomento gli studiosi della School of Public Halth di Boston partendo dalla constatazione di come spesso la sostituzione avvenga con alimenti raffinati e zuccheri semplici con conseguenze pratiche abbastanza nefaste sopratutto nella realtà americana che come è noto presenta ingenti problemi legati all'alimentazione come la dilagante obesità.

I ricercatori hanno verificato le conseguenze di una sostituzione dei grassi negativi con grassi a migliore valore biologico piuttosto che con i carboidrati nelle versioni raffinate e integrali.

La platea di persone sotto esame è stata considerevole comprendendo circa 84 mila donne e 43 mila uomini seguiti rispettivamente per 30 e 24 anni all'interno di due macro studi condotti negli USA, The Nurses' Health Study e The Health Professional Follow-up Study.

Le conclusione pubblicate sul Journal of The American College of Cardiology hanno evidenziato come quando il 5% delle calorie introdotte con i grassi saturi veniva coperto da quelli polinsaturi (oli da semi in generale, frutta secca, ecc) si riduceva fino al 25 % (un dato molto alto) il rischio di patologie coronariche.

La riduzione era del 15 % nel caso dell'olio da olive e del 9% nel caso dei cereali integrali, tutte percentuali cospicue e importanti.

Soprattutto se confrontate con l'altro dato eclatante, cioè quando la sostituzione dei grassi saturi avveniva con carboidrati da cereali raffinati o zuccheri la riduzione era pressoché nulla e le conseguenze forse anche peggiori rispetto ai livelli di salute in generale.

Dati importanti che devono spingere a riflettere con giudizio sulle personali scelte alimentari privilegiando quei piatti tipici della dieta mediterranea che contengono naturalmente un equilibrio nutrizionale innato, come questa squisita pasta integrale in cui abbiamo i grassi buoni derivati da pese e olio da olive oltre ai carboidrati integrali della pasta.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Il "problema" colesterolo e il ruolo alimentare

 colesterolo cat

 

Anche se gli studi sono in continua evoluzione, vi siano pareri contrastanti sulla problematica e sia messa in evidenza l'influenza e il condizionamento diretto che le case farmaceutiche esercitano, il colesterolo allo stato attuale è considerato un "osservato speciale" da monitorare con attenzione e, se troppo elevato, riportare a parametri potenzialmente meno problematici.

 

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