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Anche se gli studi sono in continua evoluzione, vi siano pareri contrastanti sulla problematica e sia messa in evidenza l'influenza e il condizionamento diretto che le case farmaceutiche esercitano, il colesterolo allo stato attuale è considerato un "osservato speciale" da monitorare con attenzione e, se troppo elevato, riportare a parametri potenzialmente meno problematici.

La strada per fare questo poggia sostanzialmente su due piedistalli fondamentali: l'alimentazione giusta e la corretta attività fisica.
Per completezza bisogna aggiungere che per fare in modo che il colesterolo non sia un elemento drammaticamente determinante per il peggiorare delle condizioni di salute in relazione ai fattori di aumento del rischio cardiovascolare esiste un terzo importante piedistallo, ovvero l'eliminazione degli altri fattori destabilizzanti come fumo, obesità e ipertensione.

prevenire il colesteroloL'alimentazione in questa ottica può svolgere due ruoli essenziali: fare in modo di controllare meglio la naturale produzione di colesterolo da parte dell'organismo tramite la scelta di un opportuno regime alimentare; selezionare e escludere alla fonte quegli alimenti che contengono troppo colesterolo in favore di quelli che ne contengono poco o nulla.

All'opzione farmaco si dovrebbe arrivare solo quando tutte le altre strade correttive intraprese non hanno portato ad alcun risultato valido o in presenza di una condizione fisica complessiva compromessa e la persistenza di altri fattori di rischio cardiovascolare.

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Prevenire il Colesterolo"

Consumare mele con le loro preziose pectine aiuta a diminuire i livelli di colesterolo cattivo. 

Ci sono molti alimenti che possono aiutare l'organismo a contenere i livelli di colesterolo portando a diminuire il livello di quello più dannoso, definito spesso cattivo e conosciuto con la sigla LDL.
E spesso lo stesso alimento non si limita a diminuire il cattivo, ma aiuta anche ad aumentare la presenza di quello definito buono siglato HDL.

Uno di questi alimenti, per altro gustoso e consigliabile da consumare sempre a prescindere dia livelli di colesterolo, è la mela che è stata oggetto di un particolare studio condotto dalla Florida State University.

La chiave di tutto sono probabilmente le pectine che come altre ricerche hanno confermato fanno parte di quella massa di fibre solubili che hanno potenti effetti positivi su molti meccanismi interni dell'organismo.
E le mele sono ricche di pectine come del resto di tante Vitamine e Sali minerali, per cui con l'approssimarsi della nuova stagione di raccolta converrà farne un'ampia scorta.

Nello studio sono state coinvolte 160 donne fra i 45 e i 65 anni, a un primo gruppo sono state fatte consumare 75 g di mele secche al giorno, a un secondo gruppo lo stesso peso di prugne secche.
Tutto questo per un periodo di almeno 6 mesi superato il quale sono state controllate attraverso esami di accertamento sui livelli di colesterolo nel sangue.
Chi aveva consumato la razione di mele (in termini di frutta fresca 1-2 mele al giorno) era riuscito a ridurre il livello del colesterolo LDL del 23% arrivando anche a perdere peso malgrado teoricamente avessero assunto una discreta razione di calorie in più tramite le mele.

Perdita di peso che sembra sia dovuta ancora una volta alle pectine che aumentando il senso di sazietà bloccano gli stimoli della fame aiutata in questo anche dalle fibre presenti nelle mele in particolare se consumate con la buccia accertandosi prima, come è ovvio, che arrivino da coltivazioni biologiche.

Ecco una ricetta per consumare con gusto le mele

Il loro ruolo per la salute in generale e come aiuto contro il colesterolo. 

Una forte barriera naturale per contrastare efficacemente gli effetti nocivi di un tasso di colesterolo troppo alto ci arriva con tutta facilità dal consumo di alimenti integrali.
Le fibre in essi contenute, infatti, si rivelano estremamente utili innanzitutto per mantenere l'intero organismo in salute e in secondo luogo come valido contributo per abbassare il livello di colesterolo «cattivo» nel sangue.

Le fibre contenute negli alimenti, combinazione complessa di polisaccaridi indigeribili, possono essere di due tipi diversi.

Le insolubili (in prevalenza cellulose e lignine) hanno la capacità di transitare nell'organismo senza sciogliersi in acqua ma assorbendola in maniera vantaggiosa con influenza diretta sulla composizione delle feci che risultano così più voluminose, morbide, idratate e facilmente eliminabili.

Le solubili (le più conosciute sono pectine e mucillagini presenti in grandi quantità in legumi e frutta) al contrario si associano con l'acqua e formano masse legate con importanti effetti preventivi e di pulizia interna.

Ad esempio la loro abbondante presenza assicura il contenimento e la diminuzione dell'indice glicemico con un prezioso controllo del glucosio nel sangue e aiuta a limitare l'assimilazione del colesterolo contenuto negli alimenti consumati.
Un aiuto questo molto importante per allontanare il più possibile il pericolo di incorrere in patologie come il diabete e le complicanze cardiovascolari.

Quante fibre dovremmo consumare per ottenere un buon effetto generale? Almeno 30 g al giorno e a meno di controindicazioni specifiche anche di più.
Dove troviamo queste fibre? In una lunga serie di importanti alimenti a cominciare dalle tante tipologie di cereali integrali (riso, orzo, farro, miglio, avena, segale, ecc.), proseguendo per i fantastici legumi con cui realizzare eccellenti piatti ricchi in proteine senza ricorrere alla carne, quindi tutti gli ortaggi di stagione come la famiglia dei cavoli, le carote, i carciofi, le verdure a foglia e tutti i frutti di stagione a iniziare da prugne, mele, pere, kiwi e così via.

Una buona cucina di gusto e prevenzione è fatta proprio dalla combinazione di tutte queste materie prime della terra a cui integrare buoni e sani grassi come l'olio da olive, alimenti ricchi in vitamine e Sali minerali, tanta acqua e una sana e frequente attività fisica.

Gli effetti del consumo sul colesterolo e sulla salute cardiovascolare.

Le spesso poco considerate verdure a foglia verde si rivelano un patrimonio di virtù che abbracciano fortemente la salute dell'organismo.

Di recente, ad esempio, si è scoperto che hanno una vocazione del tutto particolare nel ridurre il rischio cardiovascolare che purtroppo rimane molto elevato per una larga fetta di popolazione occidentale e ultimamente anche delle fasce più povere.

Il ruolo estremamente positivo delle verdure a foglia verde è stato ribadito ed evidenziato con chiarezza da una recente meta-analisi che ha coinvolto otto diversi studi ed è stata pubblicata sul Journal of the Royal Society of Medicine Cardiovascular Disease.

I ricercatori hanno passato diverso tempo ad esaminare con attenzione e nei minimi dettagli gli studi campione valutando gli elementi comuni.

Così si è evidenziato come un elevato consumo di spinaci, erbette, bietole, cime di rapa e altri ortaggi simili all'interno della dieta quotidiana si traduceva in un interessante diminuzione del rischio cardiovascolare stimato intorno al 16% .

Nidi di cime di rapa al profumo di acciughe mandorle e limone 700x500 CSEffetti così importanti dovrebbero spingere chi incorre nelle problematiche relative al colesterolo alto come in altre patologie legate alla funzione cardiovascolare a consumare una buona dose di verdure a foglia verde con una frequenza alta.

Ricordiamo per altro che il ruolo positivo di questi vegetali non si ferma solo all'ambito cardiovascolare, ci sono prove certe di come i loro benefici coinvolgono direttamente la salute degli occhi, tutelino al meglio le capacità cognitive in età avanzata, contrastino con efficacia il diabete e diversi tipi di tumori.

Sono poi alimenti nobili che introducono nell'organismo un'alta percentuale di fibre estremamente utili alla regolare funzionalità intestinale, buone dosi di folati, sali minerali come potassio, ferro e magnesio, vitamine C, E e K, specifici carotenoidi, la luteina e il beta-carotene, la cui azione antiossidante è un elemento di forte protezione organica.

Dalla meta-analisi però sembra emergere un ulteriore dato nuovo che riguarda una sostanza finora portata poco alla ribalta delle cronache, l'ossido nitrico.

La sua azione inibitoria sull'aggregazione piastrinica sembra sia di notevole impatto diretto per quanto riguarda la salute cardiovascolare di ogni individuo a prescindere da sesso e età.

Questa specifica sostanza può essere sintetizzata sia dall'aminoacido arginina presente in buona parte della frutta secca, sia dal nitrato contenuto nelle verdure a foglia verde.

Nitrato che è in una forma naturale nelle verdure e non ha nulla a che fare con i nitrati esterni in funzione additiva che volutamente sono aggiunti alle carni lavorate per la loro funzione antimicrobica e che sono ben noti per avere risvolti negativi sulla salute.

A tavola abbiamo la possibilità di ritrovare con gusto e piacere una buona dose delle sostanze protettive fin qui citate in questo eccellente e semplice piatto a base di cime di rapa, verdure a foglia verde che insieme a tutto il resto apportano all'organismo composti contenenti zolfo, i glucosinolati, capaci di liberare nell'organismo molecole con effetti antitumorali.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Un possibile e clamoroso dietrofront rispetto a quanto creduto finora.  

Sembra destinato a cadere e essere clamorosamente smentito uno dei mantra che per quattro decenni ha dominato le linee guida riguardanti la cura e la prevenzione del colesterolo in prima battuta e delle malattie cardiovascolari come conseguenza diretta.
Stiamo parlando del (non) consumo di alimenti contenenti alte percentuali di grassi saturi come burro e formaggi e in generale i prodotti di origine animale.

Per anni sono stati loro a essere additati come precisi colpevoli degli squilibri nutrizionali direttamente responsabili degli anomali livelli di colesterolo e delle complicanze del sistema cardiovascolare generale.

Il tutto è nato nel 1970 quando gran parte dei ricercatori e studiosi sulla base delle ricerche di allora arrivarono alla convinzione che ci fosse una correlazione precisa tra livello di colesterolo, quantità di grassi saturi nella dieta, malattie cardiache.
La profonda convinzione generale portò a decretare la diminuzione drastica di questo tipo di grassi nell'alimentazione con la conseguente demonizzazione di tutti i cibi e gli alimenti che li contenevano in grande quantità.

La revisione di questa forte e ancorata teoria arriva da una serie di moderni studi di correlazione tra grassi, dieta e malattie cardiovascolari e recentemente da un articolo-editoriale uscito sul British Medical Journal a cura del cardiologo Aseem Malhotra.
Il quale dichiara apertamente che «è arrivato il momento di dire basta al mito dei grassi saturi nelle malattie cardiache».

Ma come si è arrivati a questa clamorosa (per ora) smentita?
Dall'osservazione di come un'alimentazione povera di grassi saturi imposta con diete restrittive e squilibrate provoca in realtà un effetto contrario a quello voluto, con un influenza insignificante sui livelli reali di colesterolo, con un pericoloso aumento della resistenza all'insulina relazionata al pericoloso e ormai molo diffuso diabete, con un continuo e imperterrito aumento dell'obesità in barba a tutte le più rigide restrizioni dietetiche possibili.
Oltre alla constatazione di come il colesterolo, aggiunge Malhotra, nei fatti non è il principale responsabile di infarti e ictus o perlomeno non ha quel collegamento causa effetto che si riteneva avesse.

Colesterolo che per altro alimenta e sovvenziona grazie alle statine un'industria del farmaco potente e finanziariamente molto influente.

Secondo queste ultime ricerche, quindi, le sostanze di cui è bene guardarsi e limitare sono quelle utilizzate in gran parte dell'industria alimentare per la produzione di cibi pronti o semilavorati, ad esempio i grassi idrogenati, il sale e gli zuccheri.
Questi ultimi in particolare hanno di sicuro una diretta responsabilità nell'instaurarsi della sindrome metabolica, quel quadro di sintomi, dall'obesità alla glicemia alta, che comporta un alto rischio per il cuore.
A questo proposito un dato statistico chiarisce e evidenzia il concetto: i 2/3 dei pazienti ammessi in ospedale con infarto acuto è affetto da sindrome metabolica, un tempo praticamente inesistente, ma il 75 per cento di loro ha il colesterolo normale.

Il "problema" colesterolo e il ruolo alimentare

 colesterolo cat

 

Anche se gli studi sono in continua evoluzione, vi siano pareri contrastanti sulla problematica e sia messa in evidenza l'influenza e il condizionamento diretto che le case farmaceutiche esercitano, il colesterolo allo stato attuale è considerato un "osservato speciale" da monitorare con attenzione e, se troppo elevato, riportare a parametri potenzialmente meno problematici.

 

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