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Dec 12, 2019 Last Updated 11:10 AM, Dec 11, 2019

Lavorare in cucina per preparare ricette e menu più o meno elaborati può essere per molte persone un momento di svago, di distrazione, in alcuni casi di piacevole autogratificazione. Per altri invece è molto spesso un dovere o un'abitudine e quotidiana, a volte mal sopportata.

In entrambi i casi però è frequente occuparsi esclusivamente di decidere le ricette da eseguire, gli ingredienti necessari e l'attrezzatura adatta alle preparazioni culinarie trascurando un aspetto importante che riguarda l'adeguata condizione logistica dell'ambiente di lavoro in cui si opera.

 

È facile leggere o sentire dai vari mezzi di comunicazione suggerimenti su come regolare la propria attività lavorativa dal punto di vista ergonomico rispetto a strumenti elettronici di vario tipo, come il computer, ma poco si riflette su qual è il corretto modo di operare in cucina per non rischiare di favorire l'insorgenza di disturbi fisici, di peggiorare patologie già in corso come quelle reumatiche e articolari, di aumentare le probabilità di infortuni anche gravi.

i dolori reumaticiLa cucina, intesa come area di lavoro, deve per prima cosa essere sufficientemente grande e possibilmente isolata rispetto alle altre stanze della casa in modo da non favorire il diffondersi degli odori. deve consentire con facilità il ricambio

dell'aria grazie alla presenza di cappe, finestre o balconi, essere ben illuminata, ma soprattutto non resa angusta dall'eccessiva presenza di sedie, tavoli, mobiletti, ripiani che possono ostacolare il movimento delle persone provocando incidentali "scontri", causa principale di infortuni.

Un unico e spazioso tavolo di lavoro su cui portare a termine le varie operazioni relative alle ricette è indubbiamente la soluzione migliore anche se è importante sceglierlo dell'altezza giusta rispetto alla statura perché una posizione troppo bassa o alta costringe il fisico e specificatamente il busto e la schiena a flessioni o contratture innaturali che a lungo andare possono causare dolori muscolari e articolari di varia natura.
Ciò può succedere soprattutto quando si amalgamano, si lavorano e si stendono i vari impasti farinacei o si tagliano gli ingredienti.

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "I dolori Reumatici"

 

Un incontro a Perugia sugli effetti antinfiammatori del cacao. 

Nella più recente edizione di Eurochocolate si è svolto un incontro molto curioso organizzato in collaborazione con Roberto Gerli, ordinario di Reumatologia dell'Università di Perugia, l'Associazione Malati Reumatici Umbria e Cittadinanzattiva.
Tema avvincente e coraggioso: "I benefici effetti che il cacao ha sulla cura e sulla prevenzione delle malattie reumatologiche".

E per cacao vista la manifestazione non si poteva altro che parlare di cioccolato, ossia uno degli alimenti più golosi esistenti, oggetto negli ultimi anni di numerosi studi un po' su tutti i fronti viste le sue peculiari componenti che sembra abbiano un influenza diretta su molte patologie, se non altro in chiave preventiva.

Al centro dell'attenzione i flavonoidi contenuti nel cioccolato e le loro capacità antiossidative e antinfiammatorie, aspetto questo che interessa direttamente chi soffre di problemi reumatici visto che la patologia nella stragrande maggioranza dei casi è direttamente collegata a una alterazione infiammatoria.

La questione è certamente allettante, ma non deve spingere a ingurgitare ogni giorno dosi cospicue di cioccolato, sia perché le ricerche a supporto hanno bisogno di approfondimenti e ulteriori verifiche sia perché allo stato attuale delle conoscenze i benefici del cioccolato sono riferiti a micro quantità e evidenziano che un eccesso di cioccolato può avere il risultato esattamente opposto con effetti negativi preponderanti rispetto a quelli positivi.

Si parla per ora di una quantità settimanale di 50 g di buon cioccolato fondente, l'unica versione che garantisce gli effetti benefici senza l'influenza di altre componenti come il latte.
Una quantità effettivamente bassa, diciamo più un punto di partenza che arrivo, altri studi andranno incrociati perché come detto il cacao sembra avere interessanti effetti su molte altre patologie come l'ipertensione.

Una buona ricetta come contributo all'assunzione di cioccolato la trovate qui, veramente notevole considerando anche la potente presenza dell'olio da olive con tutte le sue immense positività.

Come e quanto queste sostanze riescono a diminuire il rischio di insorgenza. 

In un lunga ricerca svolta dal Karolinska Institute di Stoccolma e pubblicata dalla rivista Annals of the Rheumatic Diseases sono stati svelati ulteriori pregi e vantaggi del consumo di alimenti ricchi di omega 3.
Nel caso specifico l'analisi voleva mettere in relazione il consumo di questi benefici elementi naturali nelle donne con le problematiche relative all'artrite e in generale alle disfunzione di carattere reumatico.

Sono state prese in esame 32.000 donne nate tra il 1914 e il 1948 e tra il 2003 e il 2010, dividendole in cinque categorie in base al livello di alimentazione seguita con particolare attenzione alla presenza o meno di omega 3 e alla percentuale assimilata, passando da un minimo di 0,21 grammi al giorno o meno a un massimo di mezzo grammo al giorno.

Rispetto a questa massa di soggetti analizzati si è visto che 205 donne hanno sviluppato l'artrite reumatoide, ma chi seguiva una dieta con una presenza superiore a 0,35 grammi al giorno di omega 3 vedeva diminuito di ben il 52 % il rischio di incorrere nella malattia.
Curiosamente oltre questo livello di assunzione non sono sembrati esserci ulteriori vantaggi, almeno a livello di interazione con le problematiche reumatiche, ma se non altro gli studiosi ritengono che il consumo di almeno una porzione a settimana può diminuire il rischio del 29 %.

Anche se la ricerca si è concentrata sulla presenza di omega 3 soprattutto nel pesce è opportuno ricordare che ci sono fonti vegetali altamente raccomandabili per rifornire l'organismo di queste preziose sostanze.
A cominciare dai semi di lino che sono in assoluto la fonte vegetale più ricca, in particolare in un solo cucchiaio di olio (circa 15 ml) che si ricava da questi semi sono racchiusi ben 6,6 grammi.

Un concentrazione alta, ma estremamente delicata in quanto l'olio di lino va conservato con molta attenzione e utilizzato nel più breve tempo possibile una volta aperto, molto più interessante è l'uso dei singoli semi a cui basta essere macinati al momento dell'uso per farci assumere con soli 30 grammi une bel 3,2 grammi di omega 3.

Se poi non si riescono a reperire o trovare questi semi le comune noci, preziosissime per moltissime altre cose, ne contengono poco meno.

Ecco una ricetta con cui consumare la vostra bella porzione di semi di lino esaltando il gusto e il piacere della buona tavola!

Le affezioni reumatiche sono un disturbo molto diffuso che si tende a collegare all'età che avanza ma che nei fatti colpisce più categorie di persone.

i dolori reumaticiChi ne è colpito fatica a capire cause e circostanze, confonde i sintomi con altre patologie e tende a considerare i dolori relativi come qualcosa di ineluttabile, per il quale c'è ben poco da fare.

In realtà le possibilità di prevenire la comparsa del dolore, attenuarlo e curarlo quando si presenta sono molteplici e l'alimentazione svolge un ruolo preminente e importante perché lo stesso atto di cucinare è in relazione con questo malessere.

Il ventaglio di soluzioni ai dolori reumatici va dagli interventi posturali, a un corretto movimento, ai rimedi naturali cui si tende a torto a dare scarso credito, fino ad arrivare alla cura dell'alimentazione quotidiana, basata soprattutto sul consumo di cibi che leniscono l'infiammazione escludendo in parallelo quelli che al contrario innescano con facilità i processi infiammatori.

Essendo l'alimentazione legata doppiamente al lavoro in cucina bisogna prestare attenzione anche a quegli accorgimenti che oltre a facilitare il lavoro pratico tendono a prevenire o alleviare le manifestazioni dolorose.

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "I dolori Reumatici"

 

Rimane l'avocado un frutto davvero straordinario per le ampie possibilità creative che offre in cucina grazie alla sua polpa incredibilmente polivalente, le diverse consistenze con cui è possibile usarla e la cremosità che può offrire, base di eccellenti preparazioni salate e dolci.

Se poi andiamo oltre la sola cucina scopriamo come questa polpa porta in dote una carico ancora più prezioso di sostanze utili alla salute, non a caso dalla ricerca internazionale è un continuo di scoperte e conferme in questo senso.

Di un frutto così prezioso è sempre risultato strano però che le altre parti oltre la polpa non esprimessero altrettante doti e proprietà, pensiamo per esempio alla particolare buccia o al grande seme interno.

Ci hanno pensato gli studiosi del Center for Plant and Mushroom Foods for Health della Penn State University a portare alla ribalta proprio il seme svelando una serie di risvolti positivi e benefici.

Si è partiti da un uso già consolidato del seme come fonte primaria di un estratto utilizzato come colorante alimentare arancione di cui si era già notata la tendenza a limitare la produzione di mediatori pro infiammatori.

Approfondendo le verifiche e le sperimentazioni queste doti non solo sono state confermate, ma hanno suggerito ai ricercatori la possibilità di ampliare ancora di più il potenziale antiinfiammatorio della sostanza.

In prospettiva soprattutto come concreto aiuto per le problematiche che ruotano intorno all’artrite e a tutte le tante altre degenerazioni organiche scatenate da situazioni di infiammazione cronica.

Potremmo avere presto quindi un nuovo e potente antinfiammatorio derivato dal magico frutto dell'avocado grazie al suo seme di cui probabilmente si arriveranno presto a scoprire nuove e interessanti proprietà!

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