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Sep 26, 2020 Last Updated 12:00 AM, Jul 1, 2021

Negli Stati Uniti il preoccupante aumento della comparsa del cancro del colon-retto nelle fasce di età più giovani ha spinto l'American Cancer Society insieme a una lunga serie di gruppi di salute pubblica a presentare una lettera di sollecito agli esperti incaricati dei programmi di prevenzione.

Si richiede espressamente di non attendere la revisione prevista per il 2021 rispetto alle raccomandazioni di screening per il cancro del colon-retto anticipandolo a partire dai 45 anni di età per gli adulti asintomatici con l'intento di cercare di intercettare segnali precisi di problematiche patologiche.

Il dato è estremamente allarmante così come la posizione decisa dall'American Cancer Society e visto che l'America anticipa sempre, in negativo o positivo, tendenze che poi si riflettono negli altri paesi occidentali sarebbe bene riflettere con la dovuta attenzione.

Ma non tutti gli esperti di oltre oceano sono concordi sull'efficacia di uno screening precoce stando ai più recenti studi considerando anche l'invadenza e i rischi non di poco conto di esami come la colonscopia.

Il paradosso strutturale è che una prevenzione molto forte potrebbe essere fatta con il cambiamento dello stile alimentare e delle abitudini sociali seguendo modelli collaudati come quelli mediterranei.

L'aumento dei casi nelle persone più giovani segnala, al contrario, che l'ambito alimentare invece di essere preso come primo elemento di importanza viene altamente non considerato portando a elevati danni di salute anche in chi teoricamente avrebbe più risorse organiche e naturali per difendersi.

Un anticipo andrebbe piuttosto fatto a livello educativo e comunicativo spingendo a una forte consapevolezza dell'importanza dell'alimentazione, di come questa possa essere un enorme freno a molte patologie e allo stesso tempo piacevole, buona e gratificante!

La piacevole sorpresa di come la semplice camminata aiuta e rinforza il ruolo dell'alimentazione. 

La base di un'alimentazione sana ricca di nutrienti e sostanze dal forte carattere preventivo (come tutti gli elementi vegetali in generale) abbinata al semplice atto di camminare effettuato per un certo arco di tempo giornaliero e settimanale riesce a ridurre in maniera significativa il rischio di ammalarsi di cancro al seno nelle donne.

È quanto emerge da uno studio dell'American Cancer Society di Atlanta in cui ancora una volta si è dimostrato vincolante, rispetto all'insorgere o alla prevenzione di una malattia, lo stile di vita seguito dalle persone.
In questo caso sorprende piacevolmente la constatazione che non si tratta di dover compiere imprese sportive particolari, basta assecondare la naturale tendenza secolare dell'uomo a camminare per avere risultati concreti.

Una camminata di un'ora al giorno è quello che basta, certo se poi si aggiungono altre attività male non fa!
Nella ricerca sono stati analizzati i dati di ben 73.615 donne tra i 50 e i 74 anni di età, tutte in menopausa, scelte tra il 1992 e il 1993 e poi monitorate per molti anni dal Prevention Study II Nutrition Cohort.

Con la massima attenzione ogni due anni le donne coinvolte nello studio sono state controllate, tramite una serie di esami clinici standard e questionari inerenti gli stili di vita seguiti, con l'obbiettivo di ottenere dati e parametri che potessero essere d'aiuto nella diagnosi precoce di un eventuale tumore.

Il dato più interessante ha riguardato proprio l'influenza della camminata sulla riduzione del rischio di ammalarsi di tumore al seno, risultato inferiore del 14% in chi muoveva gambe e corpo per almeno sette ore alla settimana.

Una percentuale che aumenta ancora di più se sommata a una dieta alimentare ricca in cereali integrali, verdure, frutta, legumi e grassi vegetali preziosi come l'olio da olive.

Una recente analisi chiarisce la quantità ottimale del consumo di frutta e verdura.

Da alcuni anni si è aperto il dibattito sulla reale quantità di frutta e verdura necessaria a innescare il meccanismo preventivo di riduzione dei rischi rispetto alle più frequenti e invasive patologie moderne.

Se tutto è iniziato con l'encomiabile campagna delle 5 porzioni al giorno di frutta e verdure che per fortuna ha preso piede in gran parte dei paesi occidentali, pur se i risultati non sono sempre stati all'altezza, col tempo ci si è cominciati a chiedere se forse un consumo ancora maggiore poteva portare a incrementare la percentuale di successi.

In una ricerca recente che ha fatto discutere, infatti, si affermava che presumibilmente la soglia minima doveva essere spostata non a 5 ma a 7 porzioni.
Era stata questa, infatti, la conclusione di Oyinlola Oyebode che presso la University College di Londra aveva condotto uno studio che dimostrava come il consumo di sette o più porzioni di frutta e verdura al giorno era più vantaggioso delle classiche cinque.

Forse anche per questo motivo un team di ricercatori internazionale di origine cinese e statunitense hanno voluto verificare in che modo l'associazione tra la quantità reale di frutta e verdura consumata è in relazione con il rischio di morte per qualsiasi causa, il cancro e le malattie cardiovascolari.
Tutto questo attraverso il dettagliato esame di 16 studi che nel complesso hanno coinvolto 833.234 individui per un lungo arco di tempo; durante il periodo di controllo si è verificato il decesso di 56.423 soggetti, in particolare 11.512 per malattie cardiovascolari e 16.817 per cancro.

Ciò che è risaltato maggiormente è stata la constatazione di come i partecipanti con maggior consumo di frutta e verdura avevano ridotto il rischio di morte per tutte le cause e per malattie cardiovascolari con un appunto molto significativo: il rischio di morte si riduceva del 5 per cento per ogni porzione supplementare di frutta e verdura consumate al giorno rispetto a un consumo nullo.
Merito di tutto questo è soprattutto degli antiossidanti contenuti nei vegatli (vitamina C, carotenoidi, flavonoidi, ecc) che ad esempio prevengono l'ossidazione del colesterolo nelle arterie e inibiscono l'aggregazione delle piastrine senza dimenticare che frutta e verdura aiutano a ridurre il tono vascolare e quindi la pressione arteriosa introducendo allo stesso tempo notevoli quantità di magnesio e potassio, due dei minerali più importanti per la prevenzione generale.

Pubblicato sul British Medical Journal da parte del Dottor Frank Hu del Dipartimento di Nutrizione ed Epidemiologia presso la Harvard School of Public Health di Boston l'analisi ha anche però precisato come oltre una certa soglia di consumo non si osservano significativi vantaggi.

In pratica per quanto non sia negativo consumare più di 5 porzioni al giorno, anzi potrebbe essere tutto sommato auspicabile visto che possono esserci periodi o contesti in cui non si riesce a seguire una dieta sufficientemente ricca di vegetali, a livello statistico non ci sono particolari vantaggi nel superare le 5 porzioni rispetto alla riduzione del rischio di sviluppare malattie come infarti, ictus e tumori.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Fresco o secco è un aiuto per il cancro al seno e il controllo della glicemia. 

La frutta ha enormi potenzialità preventive nei confronti di molte patologie invasive e naturalmente anche curative, anche se queste ultime hanno sempre bisogno di ricerche e studi incrociati per avvalorarne la reale efficacia.
Interessanti due studi paralleli effettuati sulle potenzialità benefiche di un frutto dalle caratteristiche estremamente intriganti a livello nutrizionale.

Stiamo parlando del mango oggetto di ricerche indirizzate a capire meglio le sue doti di riduttore della concentrazione di zuccheri nel sangue e di elemento preventivo contro specifiche categorie di tumori.
Partiamo da quest'ultimo aspetto consono alla rubrica e potenzialmente rivoluzionario rispetto alla lotta contro i tumori, in particolare contro quello al seno.

La prolifica diramazione dell'Institute for Obesity Research and Program Evaluation facente parte della Texas A&M University in un ricerca specifica sul mango è riuscita a scoprire che il suo consumo, all'interno di una normale dieta, riesce a regolare con più efficacia l'indice glicemico dell'organismo e contemporaneamente riduce i livelli di infiammazione per le donne con cancro al seno.

Una volta prelevate cellule di persone affette da tumore al seno i ricercatori hanno introdotto al loro interno i polifenoli del mango, il risultato è stato un abbassamento dell'infiammazione, un effetto che ha riguardato sia le cellule malate che quelle sane.
Il tutto è stato ritenuto molto promettente rispetto alle dinamiche seguite fino ad ora attraverso la terapia tradizionale.

In parallelo nell'Okhlaoma State University sono stati reclutati una serie di pazienti con conclamata obesità e Indice di Massa Corporea di 30Kg/m2 per un doppio test utilizzando mango fresco e secco.
Presa come riferimento la dose standard di 100 g a metà dei partecipanti e stato fatto consumare solo il frutto fresco e al restante la versione secca, in entrambi i casi superato il periodo di controllo e effettuate le opportune analisi di verifica i livelli di zucchero nel sangue erano decisamente diminuiti.

Con una piccola differenza: le donne partecipanti all'indagine a fine test avevano un Indice di Massa Corporea superiore a quella degli uomini.

Un dibattito acceso dopo l'ultima ricerca in ordine di tempo che nulla toglie all'importanza di consumare un'alta dose di vegetali per stare in salute.

Tre, cinque o dieci, ormai è questa la domanda principale che ci si pone quando si affronta il discorso della quantità ideale di vegetali da consumare giornalmente in termini di porzioni, una prassi di prevenzione a fortissima valenza sulla salute dell'organismo.
La campagna storica lanciata molti anni fa dopo la valutazione attenta di una lunga serie di affidabili studi in materia proponeva con dati molto attendibili il consumo di almeno 5 porzioni di vegetali al giorno, comprendenti principalmente frutta, verdura, legumi.

Una indicazione che è appunta diventata una lunga e meritevole campagna di sensibilizzazione nei confronti della popolazione a fronte dell'aumento esponenziale di una serie di patologie strettamente legate con l'alimentazione a cominciare dai tumori.
Nel frattempo altri studi osservazionali hanno via via aggiunto nuovi scenari e tesi rispetto al numero di porzioni, ma in particolare si è trattato di discutere su quanto e cosa rappresentava una porzione per garantire l'introito sufficiente di componenti protettive.

Intorno a febbraio di quest'anno un nuovo studio inglese cambiava di molto la prospettiva sostenendo che le porzioni in realtà necessarie per una buona copertura dovevano essere addirittura il doppio, cioè dieci.
L'ultima ricerca sull'argomento condotta dalla McMaster University di Hamilton, in Canada e pubblicata su The Lancet, discussa e analizzata al recente congresso della Società europea di cardiologia a Barcellona ha, invece, abbassato a tre il numero di porzioni necessarie.

insalata alle doppie mele con spinaci nocciole e bacche di gojiI ricercatori hanno analizzato con cura i dati dello studio Pure (Prospective Urban Rural Epidemiology) basato su 18 diversi Paesi, quindi con un ampio spettro di situazioni specifiche.
Dal confronto si è visto che gli individui, seguiti per una media di sette anni e mezzo, che consumavano abitualmente da tre a quattro porzioni al giorno di legumi, vegetali e frutta, per un totale di circa 4-500 grammi riportavano un rischio di mortalità decisamente inferiore quantificabile intorno al 22%.

La combinazione migliore è risultata dalle analisi quella che vede la presenza di circa 125 grammi rispettivi frutta e verdura e oltre 150 grammi per i legumi, mentre consumi nettamente maggiori di questi non hanno rilevato differenze significative.
Di fronte a questi dati contrastanti bisogna fare dal punto di vista della cucina del benessere alcune osservazioni importanti anche perché la strategia di determinate porzioni di vegetali da consumare giornalmente è storicamente legata alla campagna contro i tumori per il semplice motivo che dal punto di vista alimentare questa semplice abitudine ha effetti tangibili e di forte contrasto rispetto a questa devastante patologia.

La prima osservazione è in realtà confortante, nel senso che tutto sommato è un bene che si continui a parlare della questione essendo estremamente importante e strategica per la nostra salute.
La seconda è pura questione di buonsenso, giocare con i numeri ha poca utilità semplicemente perché entrano in gioco molti altri fattori che sono paralleli all'alimentazione, le condizioni ambientali in cui si vice, il proprio stile di vita, la predisposizione genetica e diverse altre cose.
Quello che è un gran bene è il rimarcare il ruolo dei vegetali in generale nel panorama della dieta giornaliera e il ruolo estremamente importante che ha di riflesso la sana e buona cucina delle verdure, un cucina che porta tanta salute insieme a tanto godimento per il palato.

Il nostro consiglio è quindi quello di non giocare tanto con i numeri quanto piuttosto divertirsi a giocare in cucina, trovare il tempo che ingiustamente si afferma di non trovare, rinunciare a quelle cose che non sono poi così importanti per il benessere e la salute, degustare con consapevolezza le porzioni della prevenzione, come in questa bellissima e buonissima ricetta!!!

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