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Oct 22, 2018 Last Updated 9:16 AM, Oct 20, 2018

Basterebbe riflettere sul fatto che il cancro è responsabile del 28% di tutte le morti per capire come questa patologia è ben presente nella testa di ognuno di noi perché in qualche modo, volenti o dolenti, ne abbiamo in minima o massima parte presa coscienza.

Per capirne pienamente la dinamica può essere utile ricorrere a un modello descrittivo che aiuti a comprendere meglio la dimensione del problema lasciando intravedere gli elementi che già da subito ne possono fare da contrasto.

A questo proposito prendiamo spunto dalle pagine del libro (Prevenire il cancro a tavola) evidenziando alcuni passaggi chiave:

È stato proposto un modello per descrivere le modalità in base alle quali i tumori si formano e aggrediscono l'organismo-ospite. Esso prevede una fase iniziale, seguita dalla sua crescita e diffusione. Probabilmente l'inizio è la conseguenza di uno dei numerosi e continui attacchi a livello del patrimonio genetico di ogni cellula del corpo umano da parte di virus, batteri, radiazioni, sostanze alimentari tossiche. Quando si forma un gruppo di cellule tumorali il cancro può crescere più o meno rapidamente secondo il tipo di cellula e della presenza di fattori che favo­riscono o frenano la moltiplicazione cellulare. Il manifestarsi di un tumore non è comunque un fenomeno immediato, ma piuttosto il risultato di un lento processo che ha la durata di diversi anni. In tutto questo arco di tempo la popolazione cel­lulare tumorale è fragile e vulnerabile.
Durante tale periodo di latenza è possibile intervenire per impedire al tumore di raggiungere la maturità che si esprime con sintomi e segni tardivi, grazie soprattutto a un adeguato stile di vita. Comunque le cellule tumorali si sviluppano unicamente se ricevono nutrimento attraverso la formazione di nuovi vasi che ne garantiscono la vitalità.
È interessante rilevare che molte molecole presenti in determinati alimenti sono in grado di impedire l'insorgenza oppure bloccare o rallentare l'evoluzione futura del tumore...

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Prevenire il cancro a tavola"

Onore agli agrumi e alla frutta. 

L'alto contenuto di fibre di molti ortaggi e frutti è la base di molte delle funzioni difensive e preventive che la natura ci regala attraverso questi importanti alimenti.

Ennesima conferma arriva da una ricerca effettuata di recente dall'Indiana University dove un team di ricercatori partendo da alcune indagini precedenti che avevano come oggetto la pectina (il forte e potente addensate contenuto in molta frutta) è arrivata a elaborare un nuovo composto.

In precedenza si era osservato come la pectina fosse si in grado di ridurre le infiammazioni correlate alle patologie tumorali, ma allo stesso tempo ci si era trovati di fronte alla difficoltà che questa particolare fibra, come tante altre fibre, è difficilmente assorbibile dall'organismo umano.

L'intuizione è stata quella di creare in laboratorio un composto che fosse in grado di trasformare la pectina in catene molecolari più assimilabili e leggere così da renderla una stretta alleata della chemioterapia.

Il forte contrasto alla galectina-3, infatti, priva le cellule tumorali di proteine e ne determina il decesso.
Questo in particolare nei confronti del tumore al seno nelle donne, in quello della prostata e del colon negli uomini.

Il tutto è stato pubblicato di recente all'interno del magazine specialistico "American Journal of Pharmacology and Toxicology".
Lo studio avrà bisogno certamente di altre conferme, ma è un altro elemento importante che riconduce direttamente all'estrema importanza di alimentarsi sfruttando tutte le armi naturali messe a disposizione dalla terra.

La relazione diretta tra tumore all'esofago e chili di troppo.

Una altra notizia che mette direttamente in collegamento il sovrappeso e l'obesità con uno dei tumori che colpiscono fin dalla giovane età, quello all'esofago.
Che nel nostro paese, in base alle stime dell'Associazione italiana registri tumori, colpisce ogni anno circa duemila nuovi pazienti molti dei quali adolescenti molto lontani dal loro peso ideale.

Una relazione che è stata confermata da una ricerca pubblicata lo scorso anno sulla rivista scientifica Cancer grazie al lavoro svolto da ricercatori israeliani impegnati sull'analisi di una mole cospicua di dati relativi a un milione di ragazzi con età media di 17 anni.

Ovviamente questo nefasto tumore non è l'unica causa nel sovrappeso, fattori come alcol, fumo, eccessi alimentari, squilibri nutrizionali, sedentarietà e infiammazioni croniche amplificano di molto il suo sviluppo, ora però esiste un collegamento diretto anche con l'eccesso di peso e lo studio ne dimostra la negativa influenza.

Così i ricercatori del Rabin Medical Center di Israele coordinati da Zohar Levi hanno intrecciato i dati di un arco temporale che andava dal 1967 al 2005 sull'indice di massa corporea di circa un milione di ragazzi maschi sottoposti a una visita medica generale con quelli del registro tumori nazionale.
Potendo in questo modo chiarire in quanti si sono poi ritrovati esposti agli effetti di un carcinoma esofageo e stabilire un collegamento diretto con un eccesso di chili e massa grassa perché statisticamente chi si trovava a quell'età in condizioni di sovrappeso aveva il doppio delle probabilità di ammalarsi di questa forma di cancro.

La condizione sociale e economica si è rivelata un aggravante, le famiglie più povere e con meno possibilità di seguire un regime alimentare equilibrato avevano un sensibile rischio aumentato.

Ricordiamo il quadro complessivo di questo tumore: ne sono colpiti prevalentemente i maschi (3 a 1 rispetto alle donne), viene favorito in primo luogo da alcol e tabacco (i fumatori hanno probabilità di ammalarsi fino a 10 volte maggiori rispetto ai non fumatori), una dieta carente di frutta e verdura con ridotto apporto di vitamina A ne aumenta le probabilità di insorgenza così come il consumo di bevande troppo bollenti, l'introduzione di un eccesso di grassi alimentari e l'aumento di peso incontrollato modifica il livello di ormoni che favoriscono l'insorgenza dei tumori.

I risvolti importanti di uno studio specifico per la salute in generale. 

Ancora una volta vengono confermati gli enormi pregi e poteri preventivi dell'olio da olive sommati, in questo specifico caso, agli altri enormi pregi derivanti dal consumo di frutta secca e i suoi preziosi elementi grassi, in particolare le noci.

Il riscontro è arrivato da uno studio sul cancro alla prostata portato avanti dalla Duke University Medical Center a Durham, nel North Carolina e pubblicato su JAMA Internal Medicine .
Cosa ci raccontano i ricercatori?
In sintesi che al contrario di quello che si credeva e si diceva un tempo (e purtroppo ancora oggi da chi non è aggiornato e informato) non sono le quantità ma la qualità dei grassi consumati a determinare un effetto positivo sull'organismo e che limitare i grassi vegetali e sani in favore di carboidrati raffinati produce effetti seriamente negativi.

E il fulcro della scoperta è proprio qui perché nel corso della ricerca si è visto che i pazienti affetti dal cancro alla prostata che limitavano l'assunzione di carboidrati raffinati e semplici (introducendone allo stesso tempo di integrali e complessi) in favore di un maggiore consumo di grassi buoni riuscivano a ridurre significativamente il rischio di morte.

Molto di più di chi ascoltando consigli generici riduceva i grassi, buoni o cattivi (sostanzialmente i grassi animali) dalla dieta.
Come ha ricordato il dottor Erin Richman "la chiave di svolta sorprendente si è osservata quando i carboidrati raffinati sono stati sostituiti con alimenti ricchi di grassi vegetali protettivi come olio d'oliva e noci", protettivi perché , tra le altre cose, contenenti ingenti dosi di antiossidanti e elementi di forte contrasto alle infiammazioni del corpo con un effetto diretto sulla diffusione del cancro.

Durante l'indagine circa 4.577 uomini affetti da cancro alla prostata localizzato sono stati tenuti in osservazione e controllo fino ad arrivare, dopo sessioni di quattro anni, alla compilazione di questionari sul loro stile di vita, sui cibi e le bevande consumate e su tutta una serie di altri fattori legati in qualche modo all'alimentazione.
Chi dopo la diagnosi ha seguito un alimentazione ricca di grassi vegetali (più del 21%) ha sviluppato circa un terzo di probabilità in meno di morire di tumore rispetto a chi nella sua dieta prevedeva una bassa quota di grassi vegetali.

In più è stato rilevato che le persone che hanno ridotto al minimo la presenza quotidiana nella dieta di carboidrati raffinati incrementando allo stesso tempo la presenza di grassi vegetali hanno sviluppato un rischio più basso del 29 % di sviluppare il cancro alla prostata ed una probabilità del 26 % più bassa di morire per qualsiasi altra causa.
Questo 26% è forse il dato più eclatante perché non è localizzato solo al caso di tumore specifico, ma è un segnale fortissimo da recepire da parte di tutti quelli che hanno a cuore la propria salute.

Per iniziare a seguire questi preziosi consigli ecco un'eccellente ricetta con ulteriori elementi protettivi.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

L'importanza dell'attività fisica, dei nutrienti alimentari e di quelli del piacere. 

Ritorniamo a occuparci del ruolo dell'attività fisica sommata a una buona alimentazione, buona dal punto di vista dell'equilibrio nutrizionale, ma anche del gusto senza il quale mancherebbero alla nostra mente e al nostro animo altri "importanti nutrienti" spesso poco considerati.

In un recente convegno tenuto a Lanzo Torinese dal titolo "Prevenzione dei Tumori: il ruolo del CAI" ci sono stati interessanti interventi a conferma di tutto questo.
Con al centro il mondo della montagna collegato a questi temi dalla semplice constatazione di come il movimento in un ambiente naturale e ultra stimolante come quello montano non solo allena il fisico, ma aiuta tantissimo la mente e di riflesso diventa una doppia arma preventiva.

Il concetto centrale venuto fuori dal convegno è stato lo stretto legame in chiave preventiva nel seguire una serie di buone norme alimentari sommate a un attività fisica, preferibilmente di 30 minuti al giorno, moderata nella sua intensità e "proporzionata" all'età del fisico di chi la esegue.
Gli eccessi di attività, infatti, a parte chi fa sport per professione ed è controllato e seguito generalmente da medici appropriati, producono effetti contrari con un affaticamento inutile dell'organismo e un rischio di un calo di attenzione e energie riservate alla cura dell'alimentazione.

Ecco alcune pillole di saggezza uscite dal convegno di cui è bene prendere nota e riflettere se si ha a cuore la propria salute.
Iniziamo con le riflessione del Prof. Franco Berrino, oncologo dell'Istituto Nazionale per la Diagnosi e Cura dei Tumori di Milano, dopo una prima analisi dei tumori attualmente in fase calante e in fase ascendente ha voluto subito ribadire come sia essenziale per una buona prevenzione mantenere un fisico asciutto e snello in ogni caso mai superiore al proprio peso forma.

Inoltre è bene praticare quotidianamente attività fisica, limitare alimenti super calorici, succhi e bevande zuccherate, carni in generale e quelle rosse in particolare, evitare o circoscrivere salumi e conserve sotto sale diminuendo il più possibile queste insaporitore dalla dieta.
Privilegiare poi frutta e verdura, assumere direttamente dal cibo i nutrienti necessari e non dagli integratori, consumare frutta secca e semi oleosi senza però esagerare, limitare il consumo di proteine, latte e latticini.

L'attività fisica riduce del 25% i tumori intestinali, influisce positivamente su quelli polmonari, fa funzionare meglio l'insulina, in generale protegge dal cancro tutto l'organismo.

La dr.ssa Etta Finocchiaro, nutrizionista della Struttura Complessa Dietetica e Nutrizione Clinica dell'Ospedale delle Molinette di Torino, ha tracciato una linea chiara sul rapporto alimentazione corretta e prevenzione tumori: a prescindere dai fattori di rischio più o meno modificabili è il ruolo preventivo della dieta a fare la differenza, alcool, obesità, "cibo-spazzatura", grassi saturi sono elementi fortemente destabilizzanti e favorenti lo sviluppo di tumori.

Infine la dr.ssa Elena Barisone del reparto di Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale Regina Margherita di Torino ha portato una serie di dati a dimostrazione di come bambini colpiti da neoplasie tendono a migliorare di molto la loro guarigione o recupero post cura se sottoposti a un'attività fisica mirata e controllata più in un contesto di natura e varietà ambientale che in un contesto chiuso, isolato e circoscritto.

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