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Apr 23, 2019 Last Updated 8:28 AM, Apr 20, 2019

L'importanza dell'alimentazione per la prevenzione dei tumori e i danni che un eccesso di carne ha nel caso del cancro al colon-retto.  

Nel recente meeting annuale della American Society of Human Genetics 2013 tenuto a Boston in autunno è stata messa in evidenza una scoperta che ribadisce per l'ennesima volta l'importanza dell'alimentazione per la prevenzione dei tumori e i danni che un eccesso nel consumo di carne porta con se.
Carne in generale e carne rossa in particolare, che come risaputo da tempo aumenta considerevolmente il pericolo di cancro del colon-retto quando se ne abusa, quando se ne fa un consumo abituale e quando il consumo avviene sottoforma di carni lavorate e conservate.
E qui si inserisce la scoperta recente di un test del Dna capace di individuare uno specifico gene, presente in una persona su tre, responsabile dell'aumento del rischio di cancro al colon-retto quando si consumano consistenti porzioni di carne rossa.

Lo studio è stato condotto da Jane Figueiredo dell'Università della California Meridionale e oltre al test del gene "in negativo" ha trovato anche un secondo gene "in positivo" che all'opposto del primo riduce il rischio di tumore se gli individui portatori consumano tanta frutta e verdura.
Esiterebbero quindi gruppi di persone geneticamente più predisposti al tumore quando consumano troppa carne rossa.

Lo si è accertato dopo aver studiato 2,7 milioni di sequenze genetiche nel Dna di 9.287 pazienti col tumore e 9.117 soggetti sani di controllo.
Negli individui portatori di una determinata mutazione il rischio tumore associato al consumo di carne è molto più elevato: si tratta della mutazione 'rs4143094' in una regione del cromosoma 10 che include anche il gene GATA3, già noto per essere collegato a vari tipi di cancro.

Allo stesso tempo esistono altre persone portatrici di una mutazione sul cromosoma 8 in grado di ridurre significativamente il rischio tumore del colon se nella dieta vengono consumate grandi porzioni di frutta e verdura.
Ma al di la delle applicazioni pratiche di indagine e analisi che questa scoperta comporta resta il dato di fondo di come sia fortemente consigliabile sempre consumare il più alto numero di vegetali rispetto a carni e proteine in generale.

Un dibattito acceso dopo l'ultima ricerca in ordine di tempo che nulla toglie all'importanza di consumare un'alta dose di vegetali per stare in salute.

Tre, cinque o dieci, ormai è questa la domanda principale che ci si pone quando si affronta il discorso della quantità ideale di vegetali da consumare giornalmente in termini di porzioni, una prassi di prevenzione a fortissima valenza sulla salute dell'organismo.
La campagna storica lanciata molti anni fa dopo la valutazione attenta di una lunga serie di affidabili studi in materia proponeva con dati molto attendibili il consumo di almeno 5 porzioni di vegetali al giorno, comprendenti principalmente frutta, verdura, legumi.

Una indicazione che è appunta diventata una lunga e meritevole campagna di sensibilizzazione nei confronti della popolazione a fronte dell'aumento esponenziale di una serie di patologie strettamente legate con l'alimentazione a cominciare dai tumori.
Nel frattempo altri studi osservazionali hanno via via aggiunto nuovi scenari e tesi rispetto al numero di porzioni, ma in particolare si è trattato di discutere su quanto e cosa rappresentava una porzione per garantire l'introito sufficiente di componenti protettive.

Intorno a febbraio di quest'anno un nuovo studio inglese cambiava di molto la prospettiva sostenendo che le porzioni in realtà necessarie per una buona copertura dovevano essere addirittura il doppio, cioè dieci.
L'ultima ricerca sull'argomento condotta dalla McMaster University di Hamilton, in Canada e pubblicata su The Lancet, discussa e analizzata al recente congresso della Società europea di cardiologia a Barcellona ha, invece, abbassato a tre il numero di porzioni necessarie.

insalata alle doppie mele con spinaci nocciole e bacche di gojiI ricercatori hanno analizzato con cura i dati dello studio Pure (Prospective Urban Rural Epidemiology) basato su 18 diversi Paesi, quindi con un ampio spettro di situazioni specifiche.
Dal confronto si è visto che gli individui, seguiti per una media di sette anni e mezzo, che consumavano abitualmente da tre a quattro porzioni al giorno di legumi, vegetali e frutta, per un totale di circa 4-500 grammi riportavano un rischio di mortalità decisamente inferiore quantificabile intorno al 22%.

La combinazione migliore è risultata dalle analisi quella che vede la presenza di circa 125 grammi rispettivi frutta e verdura e oltre 150 grammi per i legumi, mentre consumi nettamente maggiori di questi non hanno rilevato differenze significative.
Di fronte a questi dati contrastanti bisogna fare dal punto di vista della cucina del benessere alcune osservazioni importanti anche perché la strategia di determinate porzioni di vegetali da consumare giornalmente è storicamente legata alla campagna contro i tumori per il semplice motivo che dal punto di vista alimentare questa semplice abitudine ha effetti tangibili e di forte contrasto rispetto a questa devastante patologia.

La prima osservazione è in realtà confortante, nel senso che tutto sommato è un bene che si continui a parlare della questione essendo estremamente importante e strategica per la nostra salute.
La seconda è pura questione di buonsenso, giocare con i numeri ha poca utilità semplicemente perché entrano in gioco molti altri fattori che sono paralleli all'alimentazione, le condizioni ambientali in cui si vice, il proprio stile di vita, la predisposizione genetica e diverse altre cose.
Quello che è un gran bene è il rimarcare il ruolo dei vegetali in generale nel panorama della dieta giornaliera e il ruolo estremamente importante che ha di riflesso la sana e buona cucina delle verdure, un cucina che porta tanta salute insieme a tanto godimento per il palato.

Il nostro consiglio è quindi quello di non giocare tanto con i numeri quanto piuttosto divertirsi a giocare in cucina, trovare il tempo che ingiustamente si afferma di non trovare, rinunciare a quelle cose che non sono poi così importanti per il benessere e la salute, degustare con consapevolezza le porzioni della prevenzione, come in questa bellissima e buonissima ricetta!!!

Il ruolo dell'allicina contro le patologie ai polmoni. 

L'aglio è uno degli aromi più straordinari in cucina malgrado la nomea e i pregiudizi infondati che in alcuni casi si porta dietro.
Straordinario in cucina e ancora di più per la prevenzione di numerosissime patologie come raccontato dalla saggezza popolare e sempre di più confermato dalle moderne e serie ricerche mediche.

L'ultima condotta dallo Jiangsu Provincial Centre for Disease Control and Prevention e pubblicata online su Cancer Prevention Research ci racconta che il consumo almeno due volte nell'arco della settimana di aglio crudo riduce di fatto del 50% la possibilità di sviluppare un cancro al polmone.

Lo studio ha analizzato le abitudini alimentari di più di 1.424 pazienti malati di cancro al polmone incrociando e raffrontando i dati ricavati con quelli di 4.500 persone adulte in salute.

Ciò che è venuto fuori con chiarezza è che chi consumava aglio crudo abitudinariamente e con una certa frequenza settimanale vedeva abbassarsi di molto la possibilità di complicazioni ai polmoni.
Questo non solo per chi conduceva uno stile di vita impeccabile, ma anche per i fumatori abituali e altri soggetti a rischio di complicazioni polmonari, pur se in questi casi la percentuale di diminuzione del rischio si attestava "solo" intorno al 30%.

Rimane solo da chiarire meglio se benefici così forti si ottengono anche nel caso di consumo di aglio cotto, in genere più accettabile e gradito.

Una prima risposta negativa arriva però dalla constatazione avvalorata da precedenti studi nei quali si è evidenziato con chiarezza che alla base degli effetti benefici dell'aglio c'è l'allicina, una sostanza che è al massimo della sua efficacia preventiva solo quando lo spicchio viene schiacciato, tagliato o ancora meglio tritato finemente.
Ricordiamo che l'allicina è un potente antiossidante capace tra le altre cose di ridurre i danni dei radicali liberi.

Basterebbe riflettere sul fatto che il cancro è responsabile del 28% di tutte le morti per capire come questa patologia è ben presente nella testa di ognuno di noi perché in qualche modo, volenti o dolenti, ne abbiamo in minima o massima parte presa coscienza.

Per capirne pienamente la dinamica può essere utile ricorrere a un modello descrittivo che aiuti a comprendere meglio la dimensione del problema lasciando intravedere gli elementi che già da subito ne possono fare da contrasto.

A questo proposito prendiamo spunto dalle pagine del libro (Prevenire il cancro a tavola) evidenziando alcuni passaggi chiave:

È stato proposto un modello per descrivere le modalità in base alle quali i tumori si formano e aggrediscono l'organismo-ospite. Esso prevede una fase iniziale, seguita dalla sua crescita e diffusione. Probabilmente l'inizio è la conseguenza di uno dei numerosi e continui attacchi a livello del patrimonio genetico di ogni cellula del corpo umano da parte di virus, batteri, radiazioni, sostanze alimentari tossiche. Quando si forma un gruppo di cellule tumorali il cancro può crescere più o meno rapidamente secondo il tipo di cellula e della presenza di fattori che favo­riscono o frenano la moltiplicazione cellulare. Il manifestarsi di un tumore non è comunque un fenomeno immediato, ma piuttosto il risultato di un lento processo che ha la durata di diversi anni. In tutto questo arco di tempo la popolazione cel­lulare tumorale è fragile e vulnerabile.
Durante tale periodo di latenza è possibile intervenire per impedire al tumore di raggiungere la maturità che si esprime con sintomi e segni tardivi, grazie soprattutto a un adeguato stile di vita. Comunque le cellule tumorali si sviluppano unicamente se ricevono nutrimento attraverso la formazione di nuovi vasi che ne garantiscono la vitalità.
È interessante rilevare che molte molecole presenti in determinati alimenti sono in grado di impedire l'insorgenza oppure bloccare o rallentare l'evoluzione futura del tumore...

Per maggiori informazioni e schede più dettagliate consultare il libro "Prevenire il cancro a tavola"

Evidenziato uno stretto legame preventivo tra questo sale minerale e il tumore al pancreas.

Il Magnesio è stato ancora una volta al centro dell'attenzione in uno studio su salute e prevenzione dopo che già qualche mese fa avevamo segnalato con un articolo la sua importanza rispetto all'efficienza della massa muscolare, potete trovare qui i riferimenti specifici.

Questa volta la relazione tra cibo e salute ha riguardato una patologia decisamente invadente e pericolosa toccando il tema del tumore al pancreas.
Edito e reso pubblico da alcune settimane sulla rivista scientifica British Journal of Cancer lo studio è stato portato avanti dai ricercatori dell'Università dell'Indiana con l'intento preciso di verificare quanto le fonti alimentari di magnesio e il minerale stesso potessero essere un elemento di contrasto e prevenzione rispetto al tumore del pancreas, che si posiziona al quarto posto tra le cause di morte per cancro negli Stati Uniti.

Ciò che ha spinto i ricercatori a verificare questo aspetto è stata la constatazione di come il grado di sopravvivenza a questo tumore nei primi anni è particolarmente basso, mentre il tasso di mortalità dal 2002 al 2011 è andato via via aumentando in percentuale.
Per questo motivo saper individuare con precisione i fattori di rischio e gli elementi utili alla prevenzione è per ora la sola strada certa per minimizzare il pericolo.
Gli studiosi hanno analizzato i dati relativi ad oltre 66 mila uomini e donne di età compresa tra i 50 e i 76 anni osservati tra il 2000 e il 2008 comparando l'associazione diretta tra magnesio e cancro al pancreas oltre a tenere conto dell'età specifica, del sesso, dell'indice di massa corporea, dell'uso di farmaci specifici e di integratori di magnesio.

Un dato netto e importante è stato che la mancata assunzione giornaliera di 100 mg di magnesio, dovuta sostanzialmente a una cattiva alimentazione, corrispondeva a un aumento del 24% del rischio di cancro al pancreas.
L'assunzione corretta di magnesio principalmente attraverso gli alimenti (spinaci, semi di zucca e girasole, legumi, banane, mandorle, avocadi e molti altri) è quindi una strategia preventiva preziosa per chi rischia di incorrere in questo tipo di tumore.

Valutando poi con attenzione, magari dopo il consulto di un buon medico, l'uso parallelo di integratori di magnesio.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

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