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Oct 23, 2019 Last Updated 6:33 AM, Oct 18, 2019

Precisazione dei livelli di controllo e importanza degli stili di vita. 

Si stima che in Europa circa il 45% della popolazione sia interessato in varie forme al problema dell'ipertensione una condizione patologica che è causa o conseguenza di altre patologie correlate e che in ogni caso non è mai da sottovalutare tenendo sotto controllo i parametri di riferimento.

A questo proposito sono giunte nuove raccomandazioni da parte dell'European Society of Hypertension (ESH) e dell'European Society of Cardiology (ESC) che hanno opportunamente rese più attuali le precedenti linee guida del 2007 sull'ipertensione arteriosa operando una semplificazione e un migliore chiarimento di alcuni aspetti di gestione terapeutica.
Decisamente rilevante e importante sotto molti aspetti l'indicazione principale emersa che fa chiarezza su un aspetto a volte controverso: si precisa come sia basilare arrivare a ridurre la pressione arteriosa sistolica sotto i 140 mmHg e la pressione diastolica sotto i 90 mmHg in tutti i pazienti ipertesi, sia a basso che a alto rischio di eventi traumatici.
Andare oltre, e questa sembra la vera novità, con una riduzione più accentuata (sotto i 130 mmHg) può infatti portare a un aumento invece che contenimento di eventi coronarici.

Il documento stilato contiene ovviamente molte più precisazioni e indicazioni con tabelle e algoritmi su quando e come iniziare il trattamento, quali regole seguire, a cosa fare attenzione e così via e chi è interessato da questo problema farebbe bene a consultarlo, a questo indirizzo si può scaricare liberamente.
Ricordiamo che l'ipertensione arteriosa destabilizza tutto il sistema funzionale dell'organismo allentando l'efficienza del sistemacardiovascolare, compromettendo il regolare lavoro di organi estremamente importanti e preziosi come il rene, favorendo insieme ad altri fattori le terribili conseguenze dovute a eventi come infarto o ictus.
Al di la degli aspetti strettamente medici che giustamente vanno trattati dagli specialisti (utilità o meno degli ACE inibitori in chi ha problemi renali, controindicazione varie per i betabloccanti e così via) focalizziamo meglio i consigli di fondo per prevenire al massimo il problema:

  1. ridurre il consumo complessivo di sale a non più di 5-6 g al giorno;
  2. seguire un'alimentazione ricca di frutta e verdura;
  3. fare regolare e costante esercizio fisico;
  4. tenere sotto controllo il peso corporeo;
  5. smettere di fumare.

Una revisione dei più recenti studi getta un ombra sulla validità delle linee guida ufficiali.  

Una revisione del centro Cochrane sui più recenti studi riguardanti l'utilità della terapia farmacologica nei pazienti con ipertensione lieve (pressione sistolica tra 140-159 e/o la diastolica tra 90 e 99) ha dato esiti sorprendenti che per quanto siano da confermare con altre indagini sbaragliano molte delle convinzioni fin qui seguite.

La revisione ha preso in esame ricerche e studi controllati randomizzati della durata di almeno 1 anno presenti nei principali database dei centri di ricerca più affidabili concentrandosi su quelli conclusi entro la fine del 2011.
Lo scopo era verificare nelle persone affette da ipertensione lieve senza precedenti eventi cardiovascolari e in buona salute complessiva se il trattamento farmacologico seguito portava vantaggi concreti e utili.

Gli studi corrispondenti ai criteri ricercati sono stati 4 per complessivi 8912 pazienti e la terapia farmacologica seguita è durata mediamente dai 4 ai 5 anni: in tutto questo tempo l'attività dei farmaci non ha portato rispetto al placebo una riduzione della mortalità in generale, nei 4/5 non ha ridotto l'insorgenza di malattia coronarica, ictus o eventi cardiovascolari totali, nel 9% dei casi si è addirittura dovuta interrompere a causa di eventi avversi incorsi nel frattempo.

Le conclusioni sono state che nelle persone affette da ipertensione lieve in buono stato di salute il trattamento farmacologico non ha dimostrato essere superiore al placebo nel ridurre la mortalità e il rischio di incorrere in altre patologie parallele.

Tutto questo ha generato diverse critiche e le case farmaceutiche europee e americane considerano la revisione una follia informativa, tuttavia non è un caso isolato e già in passato si sono sollevate diverse perplessità sulle linee guida che prevedono un intervento farmacologico già in presenza di ipertensione lieve senza valutare lo stato complessivo del paziente e prendere in maggiore considerazione altri fattori inerenti lo stile di vita come il fumo.
Del resto uno studio norvegese ha chiaramente dimostrato che seguendo le linee guida europee sulla prevenzione delle patologie legate al sistema cardiovascolare la metà della popolazione norvegese di età superiore ai 24 anni dovrebbe entrare in terapia, percentuale che sale addirittura al 90% per chi ha superato i 49 anni.

Uno scenario assurdo e paradossale che spinge a chiedere una riformulazione delle ipotesi di intervento terapeutico che allo stato attuale può portare più danni che benefici.

Che cos'è la pressione alta?   

L'ipertensione arteriosa, pur non essendo classificata come malattia, è un disturbo molto comune che colpisce quasi 15 milioni di italiani. Se non trattata in modo appropriato comporta un notevole aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

Per questo motivo, oggi più che mai, è importante intervenire sulla sua prevenzione per scongiurare i drastici effetti che questo tipo di disturbi possono causare.

Nonostante le terapie farmacologiche si siano dimostrate molto efficaci nel combattere l'ipertensione, un corretto stile di vita e l'utilizzo di strumenti diagnostici come gli sfigmomanometri digitali, ricoprono un ruolo fondamentale per la prevenzione della pressione alta.

Si parla di pressione alta o ipertensione arteriosa, quando i valori della pressione sanguigna sono oltre le soglie ritenute di "sicurezza" dal Comitato Internazionale della Salute (140 per la massima e 90 per la minima).

Solitamente questo disturbo interessa le persone di età più avanzata, o che soffrono di sovrappeso, tuttavia l'ipertensione tende anche a manifestarsi come carattere ereditario laddove vi siano storie di ipertensione pregressa in famiglia.

Quali rischi si corrono?

L'ipertensione è particolarmente pericolosa perché, con il passare del tempo, arreca danni al sistema cardiocircolatorio e agli organi ad esso correlati quali: cuore (cardiopatia ipertensiva), cervello (ictus) e ai reni (insufficienza renale).

Ad oggi le terapie mediche utilizzate per curare questo disturbo fanno uso di farmaci beta bloccanti e diuretici.

Questi medicinali sono molto efficaci quando si tratta di ristabilire i valori della pressione riportandoli dentro i parametri normali, tuttavia, sono meno efficaci per trattare i danni che possono avere subito gli organi interni a causa di questa condizione.

Per questo è sempre più importante monitorare con costanza la propria pressione, e accorgersi per tempo di eventuali alterazioni anomale della stessa.

Lo Sfigmomanometro: la "macchinetta" della pressione

Misura pressione 500x340Un valido alleato per la prevenzione dell'ipertensione è rappresentato dallo sfigmomanometro.

Questo strumento ha ben più di 100 anni e in origine era dotato di una colonnina di mercurio in grado di leggere i valori della pressione. Da qua è rimasta la sua unità di misura, il milligrammo di mercurio "mmHg".

Monitorare con costanza la propria pressione sanguigna permette di rendersi immediatamente conto di eventuali disturbi e, intervenendo per tempo, di scongiurare eventi ben più gravi.

Con l'avanzare della tecnologia questi apparati sono diventati più semplici da utilizzare e oggi ognuno può permettersi di comprare uno sfigmomanometro digitale da usare anche a casa.

Grazie alla loro semplicità, ed i costi contenuti, misurarsi la pressione è diventato un procedimento veloce e pratico, senza la necessità di ricorrere all'ambulatorio medico.

Ecco alcuni accorgimenti utili da implementare durante l'utilizzo del proprio sfigmomanometro:

  1. Monitorare la pressione sempre in stato di rilassamento. Sedersi in posizione comoda e aspettare almeno 5 minuti prima di procedere alla misurazione.
  2. Misurare la pressione con costanza in diversi momenti della giornata: principalmente la mattina e la sera.
  3. Posizionare bene il manicotto sul braccio all'altezza del cuore, così che la misurazione sia più accurata. Ripetere la misurazione almeno una seconda volta per accertarsi che i valori siano concordi.
  4. Compilare un diario dove vengono annotati con cura i livelli di pressione che registrati durante le diverse sessioni. Sarà molto utile al medico curante per farsi un'idea dell'andamento della pressione nel tempo.

Alcuni modelli di sfigmomanometro sono molto avanzati e permettono non solo di registrare tutte le letture di pressione effettuate ma anche di trasmetterle, attraverso la connessione dati, ad altri device come smartphone e computer, rendendole immediatamente disponibili ai medici.

Questi dati sono molto preziosi nel caso si debba procedere ad una terapia farmacologica per avere un quadro più completo sul complessivo stato di salute dell'individuo.

L'utilizzo di questi strumenti, per essere ancora più efficace, deve essere accompagnato dall'adozione di uno stile di vita sano basato su un'alimentazione equilibrata ricca di elementi e sostanze preventive oltre a una, anche leggera ma costante, attività sportiva.

A cura della redazione di Sfigmomanometro.info

Per approfondimenti: http://sfigmomanometro.info/

Nuovi preoccupanti dati su traumi prevenibili con un attento controllo dell'alimentazione e dell'attività fisica. 

L'ictus, la patologia neurologica più diffusa dopo il trauma cranico, è strettamente collegato con i livelli pressori, un dato che deve spingere a controllare con attenzione questo importante parametro della salute.
Di recente l'Associazione per la Lotta all'Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. Italia Onlus) ha pubblicato una serie di dati molto allarmanti: in Italia si verificano circa 10mila casi di ictus ogni anno in persone con meno di 54 anni e i casi fra i giovani sono in preoccupante crescita essendo passati dal 13 al 19% negli ultimi 20 anni.

Nel caso dei giovani i motivi scatenanti sono molteplici e dipendono spesso da traumi che alterano la struttura delle arterie carotidi o vertebrali in conseguenza di incidenti in auto e in moto, sport estremi, attività fisiche pesanti, abuso di fumo, alcol e droghe.

Ma anche in questo ambito è la pressione alta a rimanere il killer numero uno e se la sedentarietà e esclusa rimane l'elevata incidenza di una cattiva e malsana alimentazione sommata a una sottovalutazione del controllo pressorio periodico che pur non dovendo diventare un ossessione ha una sua forte importanza anche in chi pensa di non correre alcun rischio.

Rispetto all'ictus è impressionante sapere che secondo i neurologi l'80% dei traumi potrebbero essere evitati con un'attenta prevenzione dei fattori di rischio.
Prevenzione che passa essenzialmente per un controllo attento della dieta e per uno spazio di tempo costante da dedicare al movimento fisico scegliendo l'intensità e le modalità adatte alle condizioni fisiche personali.
Guarda caso i due elementi di base per tenere sotto controllo la pressione sanguigna.

Un dato su tutti: ogni 7 grammi di fibra vegetale in più che consumiamo scende del 7% la probabilità di ictus, stando a un recente studio inglese, mentre altre ricerche in parallelo hanno decretato pomodori, meloni e pere come ortaggi simbolo dei cibi anti-ictus.

Portare in tavola almeno 400-500 grammi al giorno di frutta e verdura è di fatto il miglior investimento per la salute del nostro sistema cardiovascolare, per controllare efficacemente la pressione sanguigna e per prevenire traumi seri come l'ictus.

La scoperta di come le due discipline si equivalgono nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. 

La relazione tra sana alimentazione e attività fisica è un punto fermo per raggiungere l'obbiettivo di mantenere nella migliore forma possibile il fisico, l'organismo e la mente.
Questo soprattutto in relazione alle patologie, come l'ipertensione, che dipendono in massima parte per la loro prevenzione proprio da questi due fattori strategici.

Ma se per quanto riguarda l'alimentazione è abbastanza chiaro che il punto di riferimento è la dieta mediterranea nelle sue linee di origine a volte rimane il dubbio di quale, come e con quanta intensità svolgere l'attività fisica adeguata.
Uno studio recente chiarisce alcuni aspetti interessanti mettendo in relazione gli effetti sul fisico della corsa e della semplice camminata con risultati per alcuni versi sorprendenti.

La grande ricerca ha messo in relazione gli effetti sul fisico dell'attività di 33060 corridori e di 15945 normali camminatori o passeggiatori abituali scoprendo che gli esiti finali erano praticamente identici.
In pratica tutte e due le tipologie di movimento consentono di ridurre il rischio di ipertensione, colesterolo alto, diabete e altre patologie correlate in un quadro d'insieme che aiuta a tenere in piena efficienza il sistema cardiovascolare.

E lo stimolo più interessante che è stato osservato è che più si cammina o si corre durante la settimana più aumentano i benefici per la salute.
Tutto questo è stato il frutto dello studio portato avanti al NIH/National Heart, Lung, and Blood Institute americano da Paul Williams e pubblicato sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology.

A confronto gli effetti di due attività molto differenti per grado di intensità: la corsa decisamente più intensa e coinvolgente, la camminata più modulabile e progressiva.
Entrambe però con il comun denominatore di coinvolgere lo stesso gruppo di fibre muscolari, richiedere poche competenze tecniche e essere praticabili in qualsiasi condizione climatica.

A parità di consumo energetico le due discipline sono risultati equivalenti rispetto alla riduzione del rischio cardiovascolare mettendo in evidenza come l'intensità dell'esercizio conti relativamente, molto più importante è la distanza percorsa e il tempo dedicato all'esercizio.
Nello specifico i dati dicono che la corsa riduce il rischio di ipertensione del 4,2%, il colesterolo del 4,3%, il diabete del 12,1%, ancora più interessanti i dati su chi cammina in maniera sostenuta avendo riduzioni più interessanti rispettivamente del 7,2%, 7% e 12,3%.
Inoltre ai camminatori è stato riconosciuta una capacità maggiore di riduzione delle malattie coronariche: 9,3% rispetto al 4,55% di chi corre.

Verifica e controllo dei valori della pressione arteriosa

 ipertensione cat

 

Il controllo periodico dei valori della pressione arteriosa è la premessa fondamentale per avere consapevolezza e verifica di uno dei parametri base del proprio stato di salute. Come sottolineto nella pagine del libro: "La diagnosi di ipertensione arteriosa viene stabilita dal medico dopo aver rilevato i valori della pressione. Il medico tiene conto esclusivamente dei valori che rimangono elevati dopo una fase di riposo e dopo ripetute misurazioni.

 

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