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Apr 25, 2019 Last Updated 8:28 AM, Apr 20, 2019

Riduzione del sale e apporto di nutrienti preziosi come aiuto non solo per la pressione. 

Le diete in generale, in particolare quelle tese solo a raggiungere uno scopo di perdita di peso, hanno spesso più elementi di forte criticità che reali vantaggi salutistici per chi le segue.
Per altro con il risvolto di arricchire spudoratamente che le inventa e sperimenta la loro efficacia o meno sulla pelle degli altri.
Eppure non sono tutte uguali e alcune possono presentare piacevoli sorprese, magari non calcolate durante la loro ideazione o non esattamente tra i loro scopi.

La Dieta dash, "dietary approaches to stop hypertension", basa la sua peculiarità sulla forte riduzione del sale all'interno dell'alimentazione quotidiana a prescindere dal numero di pasti consumati durante la giornata.
E sappiamo bene quanto il fattore sale sia la nervatura centrale dal punto di vista alimentare rispetto al controllo della pressione arteriosa o per meglio dire rispetto al suo superare i livelli di controllo.

Una delle più interessanti conseguenze di questa dieta, sostengono i suoi ideatori, è la riduzione dei livelli di colesterolo dopo solo 2 settimane dal suo inizio e una normalizzazione di quelli pressori dopo 3 settimane con un influenza diretta sul buon funzionamento cardiovascolare in particolare rispetto all' insufficienza cardiaca.

Tutto questo non solo abbassando drasticamente la quantità di sale ingerita, ma spingendo al massimo il consumo di quei cibi che portano grandi scorte di potassio, magnesio, calcio ed antiossidanti di vario tipo, tutti elementi ben noti per ridurre la pressione del sangue e aiutare il sistema cardiovascolare.

Mancava rispetto a quanto sostenuto una conferma più autorevole frutto di ricerche e studi, mancanza a cui ha cercato di rimediare l'università del Michigan dove il regime alimentare è stato sperimentato su un campione di 13 pazienti tra i 60 e i 70 anni, tutti affetti da insufficienza cardiaca e pressione alta.
In che modo? Sotto controllo quotidiano sono stati fatti consumare solo cibi preparati nel laboratorio di cucina metabolica annesso al dipartimento in cui si è svolta la ricerca.
Quindi non una dieta fai da te con i rischi relativi alle proprie situazioni logistiche personali, ma un regime alimentare attentamente controllato dai medici in cui la dose massima di sale ingerita non superava i 1,150 milligrammi al giorno rispetto ai 4,200 mg consumati in media dagli uomini (3,300 nelle donne).

Un aspetto fondamentale perché è noto che come ha ricordato il professor Scott Hummel del dipartimento di medicina interna e principale autore dello studio "i cibi consumati fuori casa o preparati in proprio senza un attento controllo contengono troppo sale."
Il risultato della ricerca è stato che la riduzione del sale e il contemporaneo apporto dei nutrienti preziosi citati in precedenza ha consentito di ottenere risultati simili a quelli dei farmaci normalmente usati per combattere l'ipertensione.

Secondo il professore la conclusione da trarre è che "benché su un campione limitato questo regime dimostra che l'alimentazione può migliorare il rilassamento del ventricolo sinistro, ridurre l'indurimento delle pareti del cuore e migliorare il flusso sanguigno fra cuore e arterie".

La scoperta di come le due discipline si equivalgono nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. 

La relazione tra sana alimentazione e attività fisica è un punto fermo per raggiungere l'obbiettivo di mantenere nella migliore forma possibile il fisico, l'organismo e la mente.
Questo soprattutto in relazione alle patologie, come l'ipertensione, che dipendono in massima parte per la loro prevenzione proprio da questi due fattori strategici.

Ma se per quanto riguarda l'alimentazione è abbastanza chiaro che il punto di riferimento è la dieta mediterranea nelle sue linee di origine a volte rimane il dubbio di quale, come e con quanta intensità svolgere l'attività fisica adeguata.
Uno studio recente chiarisce alcuni aspetti interessanti mettendo in relazione gli effetti sul fisico della corsa e della semplice camminata con risultati per alcuni versi sorprendenti.

La grande ricerca ha messo in relazione gli effetti sul fisico dell'attività di 33060 corridori e di 15945 normali camminatori o passeggiatori abituali scoprendo che gli esiti finali erano praticamente identici.
In pratica tutte e due le tipologie di movimento consentono di ridurre il rischio di ipertensione, colesterolo alto, diabete e altre patologie correlate in un quadro d'insieme che aiuta a tenere in piena efficienza il sistema cardiovascolare.

E lo stimolo più interessante che è stato osservato è che più si cammina o si corre durante la settimana più aumentano i benefici per la salute.
Tutto questo è stato il frutto dello studio portato avanti al NIH/National Heart, Lung, and Blood Institute americano da Paul Williams e pubblicato sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology.

A confronto gli effetti di due attività molto differenti per grado di intensità: la corsa decisamente più intensa e coinvolgente, la camminata più modulabile e progressiva.
Entrambe però con il comun denominatore di coinvolgere lo stesso gruppo di fibre muscolari, richiedere poche competenze tecniche e essere praticabili in qualsiasi condizione climatica.

A parità di consumo energetico le due discipline sono risultati equivalenti rispetto alla riduzione del rischio cardiovascolare mettendo in evidenza come l'intensità dell'esercizio conti relativamente, molto più importante è la distanza percorsa e il tempo dedicato all'esercizio.
Nello specifico i dati dicono che la corsa riduce il rischio di ipertensione del 4,2%, il colesterolo del 4,3%, il diabete del 12,1%, ancora più interessanti i dati su chi cammina in maniera sostenuta avendo riduzioni più interessanti rispettivamente del 7,2%, 7% e 12,3%.
Inoltre ai camminatori è stato riconosciuta una capacità maggiore di riduzione delle malattie coronariche: 9,3% rispetto al 4,55% di chi corre.

Prima colazione e cena cardini di reazioni diverse. 

L'ipertensione si può prevenire e contrastare in diversi modi e molto prima di arrivare all'assunzione di farmaci specifici, una costante attività fisica, il controllo e la diminuzione dello stress psicologico, l'assenza di fumo e fattori inquinanti e non ultimo una corretta e attenta alimentazione.

Quest'ultima però rispetto alla pressione sanguigna sembrerebbe relazionarsi anche in base al tempo, cioè a quando nell'arco della giornata avviene l'assunzione dei nutrienti.
Quindi non solo qualità e scelta accurata del cibo, ma anche attenzione all'orario del consumo come una recente ricerca pubblicata sul Journal of Hypertension farebbe intendere.

Nello studio, diretto da due centri medici di ricerca di Cambridge e di Londra, sono state analizzate (e tuttora seguite) le abitudini alimentari di 517 uomini e 635 donne nati nel 1946, divisi in 5 gruppi omogenei per numero di calorie consumate al mattino.

Oltre alle abitudini a colazione sono stati osservati con attenzione anche gli altri momenti di consumo giornaliero: merenda di metà mattina, pranzo, merenda del pomeriggio, cena, consumi in tarda serata e eventuali extra.
Una delle conclusioni più importanti è stata che i soggetti dediti a fare colazioni abbondanti e energetiche arrivati all'età di 43 anni avevano il 30%in meno di probabilità di soffrire di ipertensione rispetto a chi si limitava a un consumo leggero e furtivo riservandosi di fare il pieno di calorie a fine giornata.
Nelle ore che precedono il riposo notturno e che probabilmente non consentono all'organismo di assorbire e metabolizzare adeguatamente la massa calorica ingerita con conseguenze dirette sul rialzo pressorio.

La conclusione che si deve trarre da questo studio, benché abbia sempre bisogno di altre conferme, è che una buona regola da seguire per chi tende a soffrire di ipertensione e in generale per chi è interessato a prevenire il problema è quella di impegnarsi a consumare un maggior numero di calorie al mattino minimizzando il più possibile quelle della cena e soprattutto degli extra serali.

Una malattia infiammatoria delle articolazioni legata all'iperuricemia tornata di attualità.

La moderna epidemia di obesità e sovrappeso porta con se una serie incredibile di situazioni negative, non solo ovvie e quasi "naturali" nel senso di logiche e conseguenziali, ma collegate con il remoto passato in una sorta di viaggio nel tempo a ritroso.

Ci sono molti aspetti deleteri legati a obesità e sovrappeso tra cui l'eccesso e l'abbondanza di proteine (quindi carne e pesce) che ha determinato nel tempo una reazione a catena in cui molte patologie silenti sono tornate a essere protagoniste in negativo della salute.

L'esempio più eclatante è la gotta una patologia di un lontano e remoto passato quando i signori dell'aristocrazia si cibavano di grandi quantità di carni abusando di un alimento che per tutto il resto della popolazione povera era una rarità.

Per uno dei tanti paradossi dell'umanità allora chi non poteva permetterselo ambiva a cibarsi della ricchezza di chi poteva non sapendo i danni che il consumo di carne eccessivo portava all'organismo!

Farfalle integrali con broccoletti trifolati al peperoncino salsina di ricotta al limone e pomodori sottolio 700x500 CSSuccede che oggi questa malattia infiammatoria delle articolazioni legata strettamente all'iperuricemia è tornata di grande attualità e di recente gli studi di controllo e verifica epidemiologici hanno messo in guardia sul ritorno in grande stile della gotta.

Il problema non è solo in relazione alla patologia specifica, all'iperuricemia si collegano problemi seri di ipertensione e una serie di interazioni pericolose con le malattie cardiovascolari in generale.

Con un dato molto allarmistico: i livelli di acido urico sono già alterati in età pediatrica in quella fascia di popolazione più coinvolta con i problemi specifici di sovrappeso.

Si tratta allora di intervenire prontamente sullo stile di alimentazione, la soluzione più efficace oggi come in passato sia per bimbi che adulti.

Oltre a ridurre ai minimi termini le componenti proteiche della carne e in parte del pesce serve soprattutto incrementare l'assunzione di quei cibi in grado di inibire la formazione dell'acido urico agendo su diverse componenti.

Con una precisazione molto importante perché teoricamente gli alimenti ricchi di purine, le sostanze che portano alla produzione ai acido urico nell'organismo, non sono limitati solo a carne e pesce ma contemplano anche cereali integrali, frutta secca a guscio e verdure di uso comune come spinaci e cavolfiori.

Che fare allora bisogna eliminare o limitare anche questi preziosi alimenti?

No come messo in evidenza su una recente revisione degli studi specifici pubblicata su Swiss Medical Weekly con autore fra gli altri Leonardo Punzi direttore dell'azienda ospedaliera-università di Padova.

Secondo gli studi epidemiologici il problema legato a un eccesso di purine riguarda strettamente alimenti come carne e pesce in quanto le osservazioni sul consumo del resto degli alimenti non ha messo in evidenza particolari problematiche.

Piuttosto è stato messo in risalto un pericolo più importante a cui prestare attenzione, l'eccesso di fruttosio che deriva dal consumo non controllato di preparazioni che lo usano in gran quantità come dolcificante, magari vantandosi di essere senza zuccheri!!!

Ma quali alimenti prediligere allora per prevenire con efficacia questa patologia?

In generale tutti quelli che fanno tradizionalmente parte della cucina mediterranea e in particolare broccoletti verdi, pomodori in tute le forme, porri e indivie ad esempio.

Da soli o combinati insieme, come in questa buonissima e stuzzicante ricette di pasta!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Che cos'è la pressione alta?   

L'ipertensione arteriosa, pur non essendo classificata come malattia, è un disturbo molto comune che colpisce quasi 15 milioni di italiani. Se non trattata in modo appropriato comporta un notevole aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

Per questo motivo, oggi più che mai, è importante intervenire sulla sua prevenzione per scongiurare i drastici effetti che questo tipo di disturbi possono causare.

Nonostante le terapie farmacologiche si siano dimostrate molto efficaci nel combattere l'ipertensione, un corretto stile di vita e l'utilizzo di strumenti diagnostici come gli sfigmomanometri digitali, ricoprono un ruolo fondamentale per la prevenzione della pressione alta.

Si parla di pressione alta o ipertensione arteriosa, quando i valori della pressione sanguigna sono oltre le soglie ritenute di "sicurezza" dal Comitato Internazionale della Salute (140 per la massima e 90 per la minima).

Solitamente questo disturbo interessa le persone di età più avanzata, o che soffrono di sovrappeso, tuttavia l'ipertensione tende anche a manifestarsi come carattere ereditario laddove vi siano storie di ipertensione pregressa in famiglia.

Quali rischi si corrono?

L'ipertensione è particolarmente pericolosa perché, con il passare del tempo, arreca danni al sistema cardiocircolatorio e agli organi ad esso correlati quali: cuore (cardiopatia ipertensiva), cervello (ictus) e ai reni (insufficienza renale).

Ad oggi le terapie mediche utilizzate per curare questo disturbo fanno uso di farmaci beta bloccanti e diuretici.

Questi medicinali sono molto efficaci quando si tratta di ristabilire i valori della pressione riportandoli dentro i parametri normali, tuttavia, sono meno efficaci per trattare i danni che possono avere subito gli organi interni a causa di questa condizione.

Per questo è sempre più importante monitorare con costanza la propria pressione, e accorgersi per tempo di eventuali alterazioni anomale della stessa.

Lo Sfigmomanometro: la "macchinetta" della pressione

Misura pressione 500x340Un valido alleato per la prevenzione dell'ipertensione è rappresentato dallo sfigmomanometro.

Questo strumento ha ben più di 100 anni e in origine era dotato di una colonnina di mercurio in grado di leggere i valori della pressione. Da qua è rimasta la sua unità di misura, il milligrammo di mercurio "mmHg".

Monitorare con costanza la propria pressione sanguigna permette di rendersi immediatamente conto di eventuali disturbi e, intervenendo per tempo, di scongiurare eventi ben più gravi.

Con l'avanzare della tecnologia questi apparati sono diventati più semplici da utilizzare e oggi ognuno può permettersi di comprare uno sfigmomanometro digitale da usare anche a casa.

Grazie alla loro semplicità, ed i costi contenuti, misurarsi la pressione è diventato un procedimento veloce e pratico, senza la necessità di ricorrere all'ambulatorio medico.

Ecco alcuni accorgimenti utili da implementare durante l'utilizzo del proprio sfigmomanometro:

  1. Monitorare la pressione sempre in stato di rilassamento. Sedersi in posizione comoda e aspettare almeno 5 minuti prima di procedere alla misurazione.
  2. Misurare la pressione con costanza in diversi momenti della giornata: principalmente la mattina e la sera.
  3. Posizionare bene il manicotto sul braccio all'altezza del cuore, così che la misurazione sia più accurata. Ripetere la misurazione almeno una seconda volta per accertarsi che i valori siano concordi.
  4. Compilare un diario dove vengono annotati con cura i livelli di pressione che registrati durante le diverse sessioni. Sarà molto utile al medico curante per farsi un'idea dell'andamento della pressione nel tempo.

Alcuni modelli di sfigmomanometro sono molto avanzati e permettono non solo di registrare tutte le letture di pressione effettuate ma anche di trasmetterle, attraverso la connessione dati, ad altri device come smartphone e computer, rendendole immediatamente disponibili ai medici.

Questi dati sono molto preziosi nel caso si debba procedere ad una terapia farmacologica per avere un quadro più completo sul complessivo stato di salute dell'individuo.

L'utilizzo di questi strumenti, per essere ancora più efficace, deve essere accompagnato dall'adozione di uno stile di vita sano basato su un'alimentazione equilibrata ricca di elementi e sostanze preventive oltre a una, anche leggera ma costante, attività sportiva.

A cura della redazione di Sfigmomanometro.info

Per approfondimenti: http://sfigmomanometro.info/

Verifica e controllo dei valori della pressione arteriosa

 ipertensione cat

 

Il controllo periodico dei valori della pressione arteriosa è la premessa fondamentale per avere consapevolezza e verifica di uno dei parametri base del proprio stato di salute. Come sottolineto nella pagine del libro: "La diagnosi di ipertensione arteriosa viene stabilita dal medico dopo aver rilevato i valori della pressione. Il medico tiene conto esclusivamente dei valori che rimangono elevati dopo una fase di riposo e dopo ripetute misurazioni.

 

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