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Apr 08, 2020 Last Updated 4:15 PM, Apr 5, 2020

Trovati nuovi collegamenti tra la proteina a più alta presenza nelle urine, sale, ipertensione e patologie renali.  

La constatazione che l'ipertensione ha una stretta relazione con le funzioni renali è assodata da tempo e numerose ricerche lo hanno chiaramente evidenziato, anche se molto deve essere ancora chiarito.
Un contributo viene dato da una recente ricerca incentrata su una rara patologia del rene dovuta a difetti nel gene che contiene le informazioni per l'uromodulina, mediamente la proteina a più alta presenza nelle urine e sui cui esistono ancora molti aspetti da capire e scoprire.

Tutto nasce dall'osservazione di come alcune varianti comuni del gene dell'uromodulina, in particolare della regione che ne regola la produzione, siano associate ad un rischio maggiore di sviluppare ipertensione e danno renale nel corso della vita.
Così si sono incrociati studi di ricerca di base su modelli cellulari ed animali e di ricerca clinica su pazienti, accertando come i livelli di uromodulina tendono a variare in base a precise sequenze nel Dna.

Pazienti con varianti in grado di innescare il meccanismo alla base dell'ipertensione e dei danni renali producevano molta uromodulina, opposto comportamento in chi possedeva varianti protettive.
Si è allora cercato di capire in che modo il fattore uromodulina arrivi a portare a un aumento del rischio di ipertensione e problematiche renali nel corso della vita osservando come un incremento nella produzione di questa proteina determina la comparsa di ipertensione già in giovane età.

L'ipotesi del perché di questo aumento è che l'uromodulina contribuisce in concreto al riassorbimento di sale e acqua a livello renale scatenando le reazioni patologiche dell'organismo.
Questo porta ancora una volta al centro della questione il fattore sale e il ruolo strategico dei quantitativi ingeriti quotidianamente dall'uomo, non a caso nella stessa ricerca si è visto che una riduzione dell'apporto di sale nella dieta è sufficiente per ripristinare valori normali di pressione sanguigna nei pazienti sottoposti ad analisi e studio.

E ancora una volta quindi ribadiamo da parte nostra l'invito a limitare al minimo, mai ad escluderlo però, il quantitativo di sale giornaliero introdotto con la dieta contemplando con la massima attenzione soprattutto quello nascosto nei tantissimi prodotti dell'industria pronti al consumo.
Lo studio di cui abbiamo riferito è stato finanziato da Telethon e pubblicato su Nature Medicine e ai link di riferimento si possono approfondire le informazioni sulla ricerca.

La scoperta di come le due discipline si equivalgono nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. 

La relazione tra sana alimentazione e attività fisica è un punto fermo per raggiungere l'obbiettivo di mantenere nella migliore forma possibile il fisico, l'organismo e la mente.
Questo soprattutto in relazione alle patologie, come l'ipertensione, che dipendono in massima parte per la loro prevenzione proprio da questi due fattori strategici.

Ma se per quanto riguarda l'alimentazione è abbastanza chiaro che il punto di riferimento è la dieta mediterranea nelle sue linee di origine a volte rimane il dubbio di quale, come e con quanta intensità svolgere l'attività fisica adeguata.
Uno studio recente chiarisce alcuni aspetti interessanti mettendo in relazione gli effetti sul fisico della corsa e della semplice camminata con risultati per alcuni versi sorprendenti.

La grande ricerca ha messo in relazione gli effetti sul fisico dell'attività di 33060 corridori e di 15945 normali camminatori o passeggiatori abituali scoprendo che gli esiti finali erano praticamente identici.
In pratica tutte e due le tipologie di movimento consentono di ridurre il rischio di ipertensione, colesterolo alto, diabete e altre patologie correlate in un quadro d'insieme che aiuta a tenere in piena efficienza il sistema cardiovascolare.

E lo stimolo più interessante che è stato osservato è che più si cammina o si corre durante la settimana più aumentano i benefici per la salute.
Tutto questo è stato il frutto dello studio portato avanti al NIH/National Heart, Lung, and Blood Institute americano da Paul Williams e pubblicato sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology.

A confronto gli effetti di due attività molto differenti per grado di intensità: la corsa decisamente più intensa e coinvolgente, la camminata più modulabile e progressiva.
Entrambe però con il comun denominatore di coinvolgere lo stesso gruppo di fibre muscolari, richiedere poche competenze tecniche e essere praticabili in qualsiasi condizione climatica.

A parità di consumo energetico le due discipline sono risultati equivalenti rispetto alla riduzione del rischio cardiovascolare mettendo in evidenza come l'intensità dell'esercizio conti relativamente, molto più importante è la distanza percorsa e il tempo dedicato all'esercizio.
Nello specifico i dati dicono che la corsa riduce il rischio di ipertensione del 4,2%, il colesterolo del 4,3%, il diabete del 12,1%, ancora più interessanti i dati su chi cammina in maniera sostenuta avendo riduzioni più interessanti rispettivamente del 7,2%, 7% e 12,3%.
Inoltre ai camminatori è stato riconosciuta una capacità maggiore di riduzione delle malattie coronariche: 9,3% rispetto al 4,55% di chi corre.

Come alcune bevande moderne possono alterare la pressione anche nei giovani.

Una precisa tipologia di bevande ha preso piede da alcuni anni a questa parte soprattutto nella fascia di giovani adulti per la quale l'industria alimentare ha furbamente saputo inventare un esigenza di ristoro e soddisfazione della seta in realtà inesistente.

Ma non è solo una questione di sete e godimento organolettico perché queste bevande studiate a tavolino contengono sostanze che portano a rimanere più svegli (o per la precisione a sentirsi tali), attivi, energici e euforici perdendo un po' come avviene con il classico alcol la cognizione della realtà deformata secondo la propria libido.

Stiamo parlando degli energy drink bevande che contengono fra le altre cose un elevato quantitativo di caffeina e che possono portare a un pericoloso innalzamento della pressione arteriosa favorendo allo stesso tempo l'insorgere di aritmie, un condizione patologica da non sottovalutare mai.

La questione è nota da tempo, ma una recente indagine pilota portata avanti dalla Mayo Clinic (USA) su un campione di 25 adulti sani ha riportato agli onori della cronaca la pericolosità implicita di queste bevande soprattutto per i giovani e i ragazzi di ogni età stimolati dalla pubblicità al consumo di queste "nuove" sostanze alla moda.

E rimanendo nell'ambito dell'ipertensione non bisogna pensare che la problematica tocchi solamente chi è avanti con l'età o chi ha problemi di malattie particolari, purtroppo sempre più spesso anche i giovani hanno tassi di pressione ben superiori alla norma con tutte le pericolose conseguenze del caso.

Ai partecipanti allo studio sono stati fatti consumare in due momenti separati un classico energy drink a dose standard contenente più di 240 milligrammi di caffeina, 2 grammi di taurina oltre a estratti di guaranà, ginseng e cardo mariano e un placebo senza queste sostanze stimolanti ma uguale come gusto e percezione organolettica complessiva.

Ne gli studiosi ne i partecipanti erano a conoscenza di cosa stavano bevendo esattamente e questi ultimi erano stati selezionati per essere non fumatori e esenti da cure con farmaci oltre a doversi astenere nel consumare caffeina o alcol nelle 24 ore precedenti ai test.

Tutto questo per avere dati attendibili e non influenzati da altri fattori rispetto all'effetto che il consumo di questi frink poteva avere sulla pressione, frequenza cardiaca, livelli di glicemia e altri parametri collegati ai tipici risvolti dati dall'aumento di adrenalina.

Tra i risultati di questa indagine si è visto come il consumo di energy drink portava a un aumento del 6% della pressione arteriosa e un alterazione di altri importanti parametri, un impatto solo apparentemente modesto perché molto difficilmente i giovani limitano il consumo di queste bevande a una sola porzione in particolare quando fa caldo e in estate.

La somma del consumo di una stessa bevanda a ripetizione nell'arco di poche ore amplifica enormemente le conseguenze senza che l'organismo sia in grado si smaltire adeguatemene ad esempio l'enorme accumulo di caffeina che si va a sommare spesso all'accumulo di alcol.

Una situazione che porta a un aumento ben più pericoloso della pressione, alla comparsa di aritmie e palpitazioni e nei casi più gravi al nefasto evento infarto che colpisce senza indugio malgrado la giovane età di chi lo subisce e le teoriche capacità reattive dell'organismo, inevitabilmente compromesse.

Rispetto ai giovani, magari già in situazioni di "attenzione" per via di anche lievi problematiche costituzionali o di cardiopatie congenite non ancora rilevate, occorre quindi fare una campagna di conoscenza e sensibilizzazione rispetto a quanto possono consumare in situazioni di divertimento e relax.

Senza per questo demonizzare nulla, si tratta piuttosto di rendere coscienti e conoscenti i giovani dell'importanza della cura del proprio cuore e di una corretta pressione arteriosa oltre che dei pericoli a cui possono andare incontro.

Fornendogli elementi di indipendenza rispetto a quanto propagandato dalla pubblicità il cui unico scopo è vendere il più possibile senza alcuna preoccupazione sulla salute del consumatore finale.

 Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Una malattia infiammatoria delle articolazioni legata all'iperuricemia tornata di attualità.

La moderna epidemia di obesità e sovrappeso porta con se una serie incredibile di situazioni negative, non solo ovvie e quasi "naturali" nel senso di logiche e conseguenziali, ma collegate con il remoto passato in una sorta di viaggio nel tempo a ritroso.

Ci sono molti aspetti deleteri legati a obesità e sovrappeso tra cui l'eccesso e l'abbondanza di proteine (quindi carne e pesce) che ha determinato nel tempo una reazione a catena in cui molte patologie silenti sono tornate a essere protagoniste in negativo della salute.

L'esempio più eclatante è la gotta una patologia di un lontano e remoto passato quando i signori dell'aristocrazia si cibavano di grandi quantità di carni abusando di un alimento che per tutto il resto della popolazione povera era una rarità.

Per uno dei tanti paradossi dell'umanità allora chi non poteva permetterselo ambiva a cibarsi della ricchezza di chi poteva non sapendo i danni che il consumo di carne eccessivo portava all'organismo!

Farfalle integrali con broccoletti trifolati al peperoncino salsina di ricotta al limone e pomodori sottolio 700x500 CSSuccede che oggi questa malattia infiammatoria delle articolazioni legata strettamente all'iperuricemia è tornata di grande attualità e di recente gli studi di controllo e verifica epidemiologici hanno messo in guardia sul ritorno in grande stile della gotta.

Il problema non è solo in relazione alla patologia specifica, all'iperuricemia si collegano problemi seri di ipertensione e una serie di interazioni pericolose con le malattie cardiovascolari in generale.

Con un dato molto allarmistico: i livelli di acido urico sono già alterati in età pediatrica in quella fascia di popolazione più coinvolta con i problemi specifici di sovrappeso.

Si tratta allora di intervenire prontamente sullo stile di alimentazione, la soluzione più efficace oggi come in passato sia per bimbi che adulti.

Oltre a ridurre ai minimi termini le componenti proteiche della carne e in parte del pesce serve soprattutto incrementare l'assunzione di quei cibi in grado di inibire la formazione dell'acido urico agendo su diverse componenti.

Con una precisazione molto importante perché teoricamente gli alimenti ricchi di purine, le sostanze che portano alla produzione ai acido urico nell'organismo, non sono limitati solo a carne e pesce ma contemplano anche cereali integrali, frutta secca a guscio e verdure di uso comune come spinaci e cavolfiori.

Che fare allora bisogna eliminare o limitare anche questi preziosi alimenti?

No come messo in evidenza su una recente revisione degli studi specifici pubblicata su Swiss Medical Weekly con autore fra gli altri Leonardo Punzi direttore dell'azienda ospedaliera-università di Padova.

Secondo gli studi epidemiologici il problema legato a un eccesso di purine riguarda strettamente alimenti come carne e pesce in quanto le osservazioni sul consumo del resto degli alimenti non ha messo in evidenza particolari problematiche.

Piuttosto è stato messo in risalto un pericolo più importante a cui prestare attenzione, l'eccesso di fruttosio che deriva dal consumo non controllato di preparazioni che lo usano in gran quantità come dolcificante, magari vantandosi di essere senza zuccheri!!!

Ma quali alimenti prediligere allora per prevenire con efficacia questa patologia?

In generale tutti quelli che fanno tradizionalmente parte della cucina mediterranea e in particolare broccoletti verdi, pomodori in tute le forme, porri e indivie ad esempio.

Da soli o combinati insieme, come in questa buonissima e stuzzicante ricette di pasta!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Come gli zuccheri possono diventare ben più pericolosi rispetto all'indiziato numero uno, il sale.

Una nuova ricerca sembra ricalcare in parte le tesi della precedente notizia che abbiamo posto in risalto in questa sezione mettendo in discussione le responsabilità dell'assunzione di sale rispetto alle dinamiche che ruotano intorno alla pressione sanguigna.
Se nell'analisi uscita sull'American Journal of Hypertension si evidenziava come i fattori più critici rispetto all'ipertensione fossero il sovrappeso e la cattiva alimentazione, la ricerca pubblicata sull'American Journal of Cardiology mette sotto accusa direttamente gli zuccheri consumati quotidianamente.

Intendendo come zuccheri tutte le sostanze dirette come i dolcificanti classici e quelle (molto più pericolose) assimilate che passano dalle bevande gassose alla moda, ai succhi di frutta, ai cibi industriali, ai dolci e a molto altro.

Mentre è bene ricordare a grandi caratteri che gli zuccheri offerti dalla natura tramite frutta, verdura, cereali e legumi hanno tutt'altra influenza sull'organismo e sono, invece, assolutamente indispensabili e da incentivare nel consumo.

La tesi sostenuta in questa ricerca condotta negli Stati Uniti presso il Saint Luke's Mid America Heart Institute di Kansas City è che lo zucchero, inteso come genere alimentare più che come alimento diretto, potrebbe essere il responsabile di un eccessivo stimolo dell'ipotalamo con un conseguente aumento del battito cardiaco e della pressione.

Leggendo il report della ricerca dal titolo "An Unsavory Truth: Sugar, More than Salt, Predisposes to Hypertension and Chronic Disease" si conclude come il consumo elevato e generalizzato di zuccheri dovuto a un alimentazione disordinata, improvvisata e poco curata porta non solo a pericolosi picchi glicemici, ma anche a elevati livelli di ipertensione.
E questo si sostiene nello studio con un effetto più marcato rispetto all'influenza diretta di un eccesso di sale.

Anzi la tendenza a premunirsi consumando più cibi confezionati e industriali a basso contenuto di sodio potrebbe indurre l'organismo a stimolarne ancora di più il consumo aumentando pericolosamente le quantità di calorie, grassi e zuccheri ben poco salutari.
In ultima analisi questa ultima ricerca sembra indicare che la priorità in caso di ipertensione andrebbe data prima alla riduzione degli zuccheri complessivi preoccupandosi solo in un secondo momento dell'apporto di sale.

Una tesi particolare che aspetta altre conferma e che nel complesso non convince completamente, i danni del sale sono tangibili e ben documentati.
Dal nostro punto di vista ribadisce piuttosto l'estrema importanza di seguire un alimentazione quotidiana curata e attenta che privilegi in primo luogo tutta la categoria degli alimenti vegetali, possibilmente biologici, il più frequentemente a crudo e quando cucinati seguendo metodi rispettosi della composizione nutrizionale e preventiva del cibo.

Come gli zuccheri possono diventare ben più pericolosi rispetto all'indiziato numero uno, il sale.

Una nuova ricerca sembra ricalcare in parte le tesi della precedente notizia che abbiamo messo in risalto in questa sezione mettendo in discussione le responsabilità dell'assunzione di sale rispetto alle dinamiche che ruotano intorno alla pressione sanguigna.

Se nell'analisi uscita sull’American Journal of Hypertension si evidenziava come i fattori più critici rispetto all'ipertensione fossero il sovrappeso e la cattiva alimentazione, la ricerca pubblicata sull'American Journal of Cardiology mette sotto accusa direttamente gli zuccheri consumati quotidianamente.

Intendendo come zuccheri tutte le sostanze dirette come i dolcificanti classici e quelle (molto più pericolose) assimilate che passano dalle bevande gassose alla moda, ai succhi di frutta, ai cibi industriali, ai dolci e a molto altro.

Mentre è bene ricordare a grandi caratteri che gli zuccheri offerti dalla natura tramite frutta, verdura, cereali e legumi hanno tutt'altra influenza sull'organismo e sono, invece, assolutamente indispensabili e da incentivare nel consumo.

La tesi sostenuta in questa ricerca condotta negli Stati Uniti presso il Saint Luke's Mid America Heart Institute di Kansas City è che lo zucchero, inteso come genere alimentare più che come alimento diretto, potrebbe essere il responsabile di un eccessivo stimolo dell'ipotalamo con un conseguente aumento del battito cardiaco e della pressione.

Leggendo il report della ricerca dal titolo "An Unsavory Truth: Sugar, More than Salt, Predisposes to Hypertension and Chronic Disease" si conclude come il consumo elevato e generalizzato di zuccheri docuto a un alimentazione disordinata, improvvisata e poco curata porta non solo a pericolosi picchi glicemici, ma anche a elevati livelli di ipertensione.

E questo si sostiene nello studio con un effetto più marcato rispetto all'influenza diretta di un eccesso di sale.

Anzi la tendenza a premunirsi consumando più cibi confezionati e industriali a basso contenuto di sodio potrebbe indurre l'organismo a stimolarne ancora di più il consumo aumentando pericolosamente le quantità di calorie, grassi e zuccheri ben poco salutari.

In ultima analisi questa ultima ricerca sembra indicare che la priorità in caso di ipertensione andrebbe data prima alla riduzione degli zuccheri complessivi preoccupandosi solo in un secondo momento dell'apporto di sale.

Una tesi particolare che aspetta altre conferma e che nel complesso non convince completamente, i danni del sale sono tangibili e ben documentati.

Dal nostro punto di vista ribadisce piuttosto l'estrema importanza di seguire un alimentazione quotidiana curata e attenta che privilegi in primo luogo tutta la categoria degli alimenti vegetali, possibilmente biologici, il più frequentemente a crudo e quando cucinati seguendo metodi rispettosi della composizione nutrizionale e preventiva del cibo.

Verifica e controllo dei valori della pressione arteriosa

 ipertensione cat

 

Il controllo periodico dei valori della pressione arteriosa è la premessa fondamentale per avere consapevolezza e verifica di uno dei parametri base del proprio stato di salute. Come sottolineto nella pagine del libro: "La diagnosi di ipertensione arteriosa viene stabilita dal medico dopo aver rilevato i valori della pressione. Il medico tiene conto esclusivamente dei valori che rimangono elevati dopo una fase di riposo e dopo ripetute misurazioni.

 

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