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Aug 08, 2020 Last Updated 10:18 AM, Aug 7, 2020

Come gli zuccheri possono diventare ben più pericolosi rispetto all'indiziato numero uno, il sale.

Una nuova ricerca sembra ricalcare in parte le tesi della precedente notizia che abbiamo posto in risalto in questa sezione mettendo in discussione le responsabilità dell'assunzione di sale rispetto alle dinamiche che ruotano intorno alla pressione sanguigna.
Se nell'analisi uscita sull'American Journal of Hypertension si evidenziava come i fattori più critici rispetto all'ipertensione fossero il sovrappeso e la cattiva alimentazione, la ricerca pubblicata sull'American Journal of Cardiology mette sotto accusa direttamente gli zuccheri consumati quotidianamente.

Intendendo come zuccheri tutte le sostanze dirette come i dolcificanti classici e quelle (molto più pericolose) assimilate che passano dalle bevande gassose alla moda, ai succhi di frutta, ai cibi industriali, ai dolci e a molto altro.

Mentre è bene ricordare a grandi caratteri che gli zuccheri offerti dalla natura tramite frutta, verdura, cereali e legumi hanno tutt'altra influenza sull'organismo e sono, invece, assolutamente indispensabili e da incentivare nel consumo.

La tesi sostenuta in questa ricerca condotta negli Stati Uniti presso il Saint Luke's Mid America Heart Institute di Kansas City è che lo zucchero, inteso come genere alimentare più che come alimento diretto, potrebbe essere il responsabile di un eccessivo stimolo dell'ipotalamo con un conseguente aumento del battito cardiaco e della pressione.

Leggendo il report della ricerca dal titolo "An Unsavory Truth: Sugar, More than Salt, Predisposes to Hypertension and Chronic Disease" si conclude come il consumo elevato e generalizzato di zuccheri dovuto a un alimentazione disordinata, improvvisata e poco curata porta non solo a pericolosi picchi glicemici, ma anche a elevati livelli di ipertensione.
E questo si sostiene nello studio con un effetto più marcato rispetto all'influenza diretta di un eccesso di sale.

Anzi la tendenza a premunirsi consumando più cibi confezionati e industriali a basso contenuto di sodio potrebbe indurre l'organismo a stimolarne ancora di più il consumo aumentando pericolosamente le quantità di calorie, grassi e zuccheri ben poco salutari.
In ultima analisi questa ultima ricerca sembra indicare che la priorità in caso di ipertensione andrebbe data prima alla riduzione degli zuccheri complessivi preoccupandosi solo in un secondo momento dell'apporto di sale.

Una tesi particolare che aspetta altre conferma e che nel complesso non convince completamente, i danni del sale sono tangibili e ben documentati.
Dal nostro punto di vista ribadisce piuttosto l'estrema importanza di seguire un alimentazione quotidiana curata e attenta che privilegi in primo luogo tutta la categoria degli alimenti vegetali, possibilmente biologici, il più frequentemente a crudo e quando cucinati seguendo metodi rispettosi della composizione nutrizionale e preventiva del cibo.

Come gli zuccheri possono diventare ben più pericolosi rispetto all'indiziato numero uno, il sale.

Una nuova ricerca sembra ricalcare in parte le tesi della precedente notizia che abbiamo messo in risalto in questa sezione mettendo in discussione le responsabilità dell'assunzione di sale rispetto alle dinamiche che ruotano intorno alla pressione sanguigna.

Se nell'analisi uscita sull’American Journal of Hypertension si evidenziava come i fattori più critici rispetto all'ipertensione fossero il sovrappeso e la cattiva alimentazione, la ricerca pubblicata sull'American Journal of Cardiology mette sotto accusa direttamente gli zuccheri consumati quotidianamente.

Intendendo come zuccheri tutte le sostanze dirette come i dolcificanti classici e quelle (molto più pericolose) assimilate che passano dalle bevande gassose alla moda, ai succhi di frutta, ai cibi industriali, ai dolci e a molto altro.

Mentre è bene ricordare a grandi caratteri che gli zuccheri offerti dalla natura tramite frutta, verdura, cereali e legumi hanno tutt'altra influenza sull'organismo e sono, invece, assolutamente indispensabili e da incentivare nel consumo.

La tesi sostenuta in questa ricerca condotta negli Stati Uniti presso il Saint Luke's Mid America Heart Institute di Kansas City è che lo zucchero, inteso come genere alimentare più che come alimento diretto, potrebbe essere il responsabile di un eccessivo stimolo dell'ipotalamo con un conseguente aumento del battito cardiaco e della pressione.

Leggendo il report della ricerca dal titolo "An Unsavory Truth: Sugar, More than Salt, Predisposes to Hypertension and Chronic Disease" si conclude come il consumo elevato e generalizzato di zuccheri docuto a un alimentazione disordinata, improvvisata e poco curata porta non solo a pericolosi picchi glicemici, ma anche a elevati livelli di ipertensione.

E questo si sostiene nello studio con un effetto più marcato rispetto all'influenza diretta di un eccesso di sale.

Anzi la tendenza a premunirsi consumando più cibi confezionati e industriali a basso contenuto di sodio potrebbe indurre l'organismo a stimolarne ancora di più il consumo aumentando pericolosamente le quantità di calorie, grassi e zuccheri ben poco salutari.

In ultima analisi questa ultima ricerca sembra indicare che la priorità in caso di ipertensione andrebbe data prima alla riduzione degli zuccheri complessivi preoccupandosi solo in un secondo momento dell'apporto di sale.

Una tesi particolare che aspetta altre conferma e che nel complesso non convince completamente, i danni del sale sono tangibili e ben documentati.

Dal nostro punto di vista ribadisce piuttosto l'estrema importanza di seguire un alimentazione quotidiana curata e attenta che privilegi in primo luogo tutta la categoria degli alimenti vegetali, possibilmente biologici, il più frequentemente a crudo e quando cucinati seguendo metodi rispettosi della composizione nutrizionale e preventiva del cibo.

Una malattia infiammatoria delle articolazioni legata all'iperuricemia tornata di attualità.

La moderna epidemia di obesità e sovrappeso porta con se una serie incredibile di situazioni negative, non solo ovvie e quasi "naturali" nel senso di logiche e conseguenziali, ma collegate con il remoto passato in una sorta di viaggio nel tempo a ritroso.

Ci sono molti aspetti deleteri legati a obesità e sovrappeso tra cui l'eccesso e l'abbondanza di proteine (quindi carne e pesce) che ha determinato nel tempo una reazione a catena in cui molte patologie silenti sono tornate a essere protagoniste in negativo della salute.

L'esempio più eclatante è la gotta una patologia di un lontano e remoto passato quando i signori dell'aristocrazia si cibavano di grandi quantità di carni abusando di un alimento che per tutto il resto della popolazione povera era una rarità.

Per uno dei tanti paradossi dell'umanità allora chi non poteva permetterselo ambiva a cibarsi della ricchezza di chi poteva non sapendo i danni che il consumo di carne eccessivo portava all'organismo!

Farfalle integrali con broccoletti trifolati al peperoncino salsina di ricotta al limone e pomodori sottolio 700x500 CSSuccede che oggi questa malattia infiammatoria delle articolazioni legata strettamente all'iperuricemia è tornata di grande attualità e di recente gli studi di controllo e verifica epidemiologici hanno messo in guardia sul ritorno in grande stile della gotta.

Il problema non è solo in relazione alla patologia specifica, all'iperuricemia si collegano problemi seri di ipertensione e una serie di interazioni pericolose con le malattie cardiovascolari in generale.

Con un dato molto allarmistico: i livelli di acido urico sono già alterati in età pediatrica in quella fascia di popolazione più coinvolta con i problemi specifici di sovrappeso.

Si tratta allora di intervenire prontamente sullo stile di alimentazione, la soluzione più efficace oggi come in passato sia per bimbi che adulti.

Oltre a ridurre ai minimi termini le componenti proteiche della carne e in parte del pesce serve soprattutto incrementare l'assunzione di quei cibi in grado di inibire la formazione dell'acido urico agendo su diverse componenti.

Con una precisazione molto importante perché teoricamente gli alimenti ricchi di purine, le sostanze che portano alla produzione ai acido urico nell'organismo, non sono limitati solo a carne e pesce ma contemplano anche cereali integrali, frutta secca a guscio e verdure di uso comune come spinaci e cavolfiori.

Che fare allora bisogna eliminare o limitare anche questi preziosi alimenti?

No come messo in evidenza su una recente revisione degli studi specifici pubblicata su Swiss Medical Weekly con autore fra gli altri Leonardo Punzi direttore dell'azienda ospedaliera-università di Padova.

Secondo gli studi epidemiologici il problema legato a un eccesso di purine riguarda strettamente alimenti come carne e pesce in quanto le osservazioni sul consumo del resto degli alimenti non ha messo in evidenza particolari problematiche.

Piuttosto è stato messo in risalto un pericolo più importante a cui prestare attenzione, l'eccesso di fruttosio che deriva dal consumo non controllato di preparazioni che lo usano in gran quantità come dolcificante, magari vantandosi di essere senza zuccheri!!!

Ma quali alimenti prediligere allora per prevenire con efficacia questa patologia?

In generale tutti quelli che fanno tradizionalmente parte della cucina mediterranea e in particolare broccoletti verdi, pomodori in tute le forme, porri e indivie ad esempio.

Da soli o combinati insieme, come in questa buonissima e stuzzicante ricette di pasta!!!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Rispetto alla pressione alta, patologia tra le più diffuse, l’alimentazione può fare molto e contrastare efficacemente l’ipertensione. Tra i cibi che abbassano la pressione spicca la comune noce come vediamo in questo approfondimento!

Una dieta per ipertensione che sia realmente utile se non altro a diminuire l’impatto che la pressione alta ha su buona parte degli organi del corpo deve includere quegli alimenti e cibi che vengono più studiati e analizzati dalle ricerche moderne e che ruotano nella maggioranza dei casi intorno al mondo vegetale.

Tra i cibi che abbassano la pressione molto spesso vengono citati i frutti secchi in guscio e tra tutti sono spesso le noci a essere prese in considerazione come è avvenuta in una ricerca portata avanti dalla Pennsylvania State University e pubblicata sul Journal of the American Heart Association.

Nel caso specifico si è appurato come rispetto all’ipertensione presente nei soggetti a rischio di malattie cardiovascolari la presenza delle noci nella dieta può portare a un’interessante riduzione della pressione sanguigna.

Durante lo studio a un campione di 45 partecipanti con sovrappeso o obesità di età compresa tra i 30 e i 65 anni sono stati sostituiti le abituali dosi di grassi saturi del tipico modello alimentare americano con porzioni calibrate di sostanze alternative.

Il tutto attraverso il consumo per sei settimane di tre distinte diete appositamente selezionate per la ricerca, nella prima la sostituzione è stata effettuata includendo noci intere, mentre nelle altre due sono stati introdotti differenti acidi grassi con lo scopo di garantire un effetto similare alle noci.

Valutando alla fine dello studio i diversi fattori di rischio cardiovascolare come pressione sistolica e diastolica centrale, pressione brachiale, colesterolo e rigidità arteriosa si è osservato come benché tutte le diete abbiano avuto un buona risposta complessiva quando erano presenti le noci intere nella dieta si registravano i maggiori benefici, in particolare sulla diminuzione della pressione arteriosa diastolica centrale.

Secondo gli studiosi è evidente che nel frutto intero sono contenute sostanze, composti bioattivi, particolari fibre o altro, che non è possibile assimilare con analoghi componenti di acidi grassi, dando grande valore al consumo di alimenti nella loro interezza e integrità come sempre cerchiamo di stimolare con le nostre proposte in cucina.

A questo proposito scoprite come le noci intere oltre a portare tanta salute riescono a rendere fantastiche queste "Bavette con salsina di porri, funghi, noci e granola al limone"!

La spirulina è un alga conosciuta da molti secoli che negli ultimi anni è stata attentamente studiata per le sue molteplici doti e funzioni attive in grado di contrastare e combattere molte patologie che aggrediscono l’organismo.

Una delle ultime ricerche portate avanti da un team tutto Italiano ha riguardata la sua influenza positiva sulla gestione della pressione arteriosa.

Dal laboratorio di fisiopatologia vascolare dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Iss) è arrivata recentemente la notizia che dimostra come un estratto della spirulina riesce a contrastare l’ipertensione arteriosa attraverso la dilatazione dei vasi sanguigni.

Lo studio nei suoi dettagli è stato pubblicato sulla rivista scientifica Hypertension, in sostanza in uno specifico estratto di spirulina, i ricercatori molisani in collaborazione con le università di Salerno, Sapienza di Roma e Federico II di Napoli, hanno individuato un peptide capace di provocare un rilassamento delle arterie e di portare a un’azione antipertensiva.

Come riporta Albino Carrizzo, primo firmatario del lavoro scientifico “la ricerca è partita sottoponendo l’estratto grezzo di spirulina alla digestione gastrointestinale simulata. In altri termini, abbiamo riprodotto ciò che accade nell’intestino umano dopo aver ingerito la sostanza. In questo modo possiamo ottenere i peptidi che poi verranno realmente assorbiti dal nostro organismo”.

La molecola denominata SP6 fatta passare in vasi sanguigni isolati ha dimostrato un’azione vasodilatatoria con un ipotizzato effetto antipertensivo.

La successiva fase ha visto somministrare il peptide in animali affetti da ipertensione con il risultato di un interessante abbassamento percentuale della pressione arteriosa.

Anche se sono necessarie ulteriori ricerche sembra questa una scoperta molto interessante per chi soffre di ipertensione portando ancora una volta alla ribalta questa micro alga di cui è possibile approfondire la conoscenza in questa sezione del sito.

La relazione diretta tra il nutriente e la patologia con un ruolo attivo dato dalle fibre. 

Torniamo sul tema di un alimentazione corretta e curata rispetto al problema ipertensione prendendo meglio in considerazione il ruolo di nutrienti messi generalmente in secondo piano rispetto alla patologia, le proteine.

Una recente ricerca uscita sull'American Journal of Hypertension a firma di Justin Buendia e colleghi della School of Medicine di Boston pone proprio l'attenzione sull'importanza di consumare una giusta quota di proteine per favorire le diminuzione della pressione e in generale il suo mantenimento entro parametri fisiologici.

I risultati dello studio indicano che il consumo di almeno 100 g di proteine al giorno porta a diminuire di ben il 40% il rischio di ipertensione rispetto a chi ne assimila poco più della metà.

Non un indicazione a caso ovviamente, per determinare un dato così preciso l'equipe ha sottoposto ad accurati controlli per oltre 11 anni la pressione di 1.361 partecipanti incrociando i dati con la dieta seguita.
Con un risvolto ancora più interessante dato dal fatto che chi nella propria dieta prevedeva un abbondante presenza di fibre vedeva ridurre il rischio personale dal 40 al 51%.

Un dato molto interessante che somma la prerogativa di proteine e fibra nell'aumentare il senso di sazietà e quindi limitare il consumo calorico in generale favorendo il metabolismo e quindi la riduzione della pressione.
Altri benefici arrivano poi dall'influenza di aminoacidi come l'arginina sulla dilatazione dei vasi sanguigni e dalla riduzione del rischio di resistenza all'insulina dovuta alle fibre.

Prendendo spunto da questa ricerca si tratta allora di monitorare con attenzione il consumo di proteine evitando si l'eccesso (che ricordiamo può avere ripercussioni serie, ad esempio per chi soffre di problemi renali), ma contemplando nei pasti la loro presenza scegliendo in primis quelle provenienti dal mondo vegetale che apportano naturalmente anche molta fibre, in assoluto i legumi, e poi via via le proteine di origine animale.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Verifica e controllo dei valori della pressione arteriosa

 ipertensione cat

 

Il controllo periodico dei valori della pressione arteriosa è la premessa fondamentale per avere consapevolezza e verifica di uno dei parametri base del proprio stato di salute. Come sottolineto nella pagine del libro: "La diagnosi di ipertensione arteriosa viene stabilita dal medico dopo aver rilevato i valori della pressione. Il medico tiene conto esclusivamente dei valori che rimangono elevati dopo una fase di riposo e dopo ripetute misurazioni.

 

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