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Aug 22, 2019 Last Updated 9:21 AM, Aug 22, 2019

La scoperta di come le due discipline si equivalgono nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. 

La relazione tra sana alimentazione e attività fisica è un punto fermo per raggiungere l'obbiettivo di mantenere nella migliore forma possibile il fisico, l'organismo e la mente.
Questo soprattutto in relazione alle patologie, come l'ipertensione, che dipendono in massima parte per la loro prevenzione proprio da questi due fattori strategici.

Ma se per quanto riguarda l'alimentazione è abbastanza chiaro che il punto di riferimento è la dieta mediterranea nelle sue linee di origine a volte rimane il dubbio di quale, come e con quanta intensità svolgere l'attività fisica adeguata.
Uno studio recente chiarisce alcuni aspetti interessanti mettendo in relazione gli effetti sul fisico della corsa e della semplice camminata con risultati per alcuni versi sorprendenti.

La grande ricerca ha messo in relazione gli effetti sul fisico dell'attività di 33060 corridori e di 15945 normali camminatori o passeggiatori abituali scoprendo che gli esiti finali erano praticamente identici.
In pratica tutte e due le tipologie di movimento consentono di ridurre il rischio di ipertensione, colesterolo alto, diabete e altre patologie correlate in un quadro d'insieme che aiuta a tenere in piena efficienza il sistema cardiovascolare.

E lo stimolo più interessante che è stato osservato è che più si cammina o si corre durante la settimana più aumentano i benefici per la salute.
Tutto questo è stato il frutto dello studio portato avanti al NIH/National Heart, Lung, and Blood Institute americano da Paul Williams e pubblicato sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology.

A confronto gli effetti di due attività molto differenti per grado di intensità: la corsa decisamente più intensa e coinvolgente, la camminata più modulabile e progressiva.
Entrambe però con il comun denominatore di coinvolgere lo stesso gruppo di fibre muscolari, richiedere poche competenze tecniche e essere praticabili in qualsiasi condizione climatica.

A parità di consumo energetico le due discipline sono risultati equivalenti rispetto alla riduzione del rischio cardiovascolare mettendo in evidenza come l'intensità dell'esercizio conti relativamente, molto più importante è la distanza percorsa e il tempo dedicato all'esercizio.
Nello specifico i dati dicono che la corsa riduce il rischio di ipertensione del 4,2%, il colesterolo del 4,3%, il diabete del 12,1%, ancora più interessanti i dati su chi cammina in maniera sostenuta avendo riduzioni più interessanti rispettivamente del 7,2%, 7% e 12,3%.
Inoltre ai camminatori è stato riconosciuta una capacità maggiore di riduzione delle malattie coronariche: 9,3% rispetto al 4,55% di chi corre.

Non solo il cibo e l’alimentazione possono essere di grande aiuto per controllare e regolare al meglio la pressione arteriosa, in parallelo conta molto anche il tipo di attività fisica svolta o le eventuali discipline meditative o di rilassamento dell’organismo.

Una indicazione molto interessante ci viene dal 68° Congresso annuale della Cardiological society of india dove il cardiologo Ashutosh Angrish che opera al Sir Gangaram Hospital in Delhi (India) ha presentato uno studio dettagliato sul ruolo positivo dello yoga.

In questo studio è stato dimostrato come la pratica di un'ora al giorno di hatha yoga aiuta sensibilmente la salute cardiovascolare diminuendo la pressione sanguigna soprattutto nelle persone con pre-ipertensione.
Una condizione che precede spesso la vera e propria ipertensione e che si caratterizza per valori di pressione massima misurati tra 120 e 139 mmHg e di pressione minima tra 80 e 89 mmHg.

Le 60 persone osservate nello studio presentavano tutte questa condizione di base e sono state divise in due gruppi distinti di confronto.

Nel primo gruppo sono stati apportati cambiamenti importanti nello stile di vita riguardanti attività fisiche specifiche, divieto di fumo e attenta calibrazione della dieta basata su cibi sani ricchi di elementi di salute seguendo un iter standard di intervento.
Nel secondo invece oltre a questi cambiamenti un insegnante qualificato ha seguito costantemente i partecipanti per un’ora al giorno insegnando esercizi e metodiche appropriate riguardanti la respirazione, lo stretching e la meditazione, poi in seguito ogni partecipante ha proseguito al proprio domicilio la stessa metodica.

In questo secondo gruppo si è registrata in media una diminuzione della pressione minima di circa 4,5 mmHg, variazione assente nel primo gruppo che pur ha goduto di un insieme di vantaggi positivi dai cambiamenti messi in atto.

Questa variazione del gruppo yoga per quanto appaia bassa è secondo gli studiosi estremamente importante perché può ridurre in maniera significativa i rischi di coronaropatia, ictus e attacco ischemico promuovendo la disciplina dello yoga a metodica efficace oltre che per il benessere complessivo anche per il controllo efficace della pressione sanguigna.

Riduzione del sale e apporto di nutrienti preziosi come aiuto non solo per la pressione. 

Le diete in generale, in particolare quelle tese solo a raggiungere uno scopo di perdita di peso, hanno spesso più elementi di forte criticità che reali vantaggi salutistici per chi le segue.
Per altro con il risvolto di arricchire spudoratamente che le inventa e sperimenta la loro efficacia o meno sulla pelle degli altri.
Eppure non sono tutte uguali e alcune possono presentare piacevoli sorprese, magari non calcolate durante la loro ideazione o non esattamente tra i loro scopi.

La Dieta dash, "dietary approaches to stop hypertension", basa la sua peculiarità sulla forte riduzione del sale all'interno dell'alimentazione quotidiana a prescindere dal numero di pasti consumati durante la giornata.
E sappiamo bene quanto il fattore sale sia la nervatura centrale dal punto di vista alimentare rispetto al controllo della pressione arteriosa o per meglio dire rispetto al suo superare i livelli di controllo.

Una delle più interessanti conseguenze di questa dieta, sostengono i suoi ideatori, è la riduzione dei livelli di colesterolo dopo solo 2 settimane dal suo inizio e una normalizzazione di quelli pressori dopo 3 settimane con un influenza diretta sul buon funzionamento cardiovascolare in particolare rispetto all' insufficienza cardiaca.

Tutto questo non solo abbassando drasticamente la quantità di sale ingerita, ma spingendo al massimo il consumo di quei cibi che portano grandi scorte di potassio, magnesio, calcio ed antiossidanti di vario tipo, tutti elementi ben noti per ridurre la pressione del sangue e aiutare il sistema cardiovascolare.

Mancava rispetto a quanto sostenuto una conferma più autorevole frutto di ricerche e studi, mancanza a cui ha cercato di rimediare l'università del Michigan dove il regime alimentare è stato sperimentato su un campione di 13 pazienti tra i 60 e i 70 anni, tutti affetti da insufficienza cardiaca e pressione alta.
In che modo? Sotto controllo quotidiano sono stati fatti consumare solo cibi preparati nel laboratorio di cucina metabolica annesso al dipartimento in cui si è svolta la ricerca.
Quindi non una dieta fai da te con i rischi relativi alle proprie situazioni logistiche personali, ma un regime alimentare attentamente controllato dai medici in cui la dose massima di sale ingerita non superava i 1,150 milligrammi al giorno rispetto ai 4,200 mg consumati in media dagli uomini (3,300 nelle donne).

Un aspetto fondamentale perché è noto che come ha ricordato il professor Scott Hummel del dipartimento di medicina interna e principale autore dello studio "i cibi consumati fuori casa o preparati in proprio senza un attento controllo contengono troppo sale."
Il risultato della ricerca è stato che la riduzione del sale e il contemporaneo apporto dei nutrienti preziosi citati in precedenza ha consentito di ottenere risultati simili a quelli dei farmaci normalmente usati per combattere l'ipertensione.

Secondo il professore la conclusione da trarre è che "benché su un campione limitato questo regime dimostra che l'alimentazione può migliorare il rilassamento del ventricolo sinistro, ridurre l'indurimento delle pareti del cuore e migliorare il flusso sanguigno fra cuore e arterie".

Un nuovo studio sull'ipertensione con importanti conferme e qualche sorpresa.   

È uscito a settembre del 2014 all'interno dell'American Journal of Hypertension un analisi estremamente interessante che ha scandagliato nei dettagli uno studio francese (NutriNet-Santé Study) effettuato su 8670 soggetti.
Nella lunga ricerca su un numero così importante di soggetti sono stati presi in esame i fattori classici di influenza positiva e negativa sull'ipertensione arteriosa che ricordiamo è uno dei fattori di elevato rischio per la salute, soprattutto per il suo silente effetto sull'organismo.

L'assunzione di sodio, il peso, l'attività fisica, il consumo di alcol e le abitudini alimentari sono stati i fattori cardini controllati con metodicità dai ricercatori.

Le conferme hanno visto in primo piano il fattore peso e in particolare è stato evidenziato che il primo fattore di riduzione della pressione arteriosa è in assoluto merito della riduzione dei chili in eccesso.

Tanto più ci si avvicina al proprio peso standard di riferimento in base ai classici parametri di altezza e costituzione, tanto più i valori pressori si stabilizzano e tendono a tornare regolari.

Un contributo determinante in questo viene anche dall'abbondante consumo di frutta e verdura, contributo importante motivato dall'elevato contenuto di potassio e fibre di questi alimenti che oltre al loro effetto antipertensivo diretto aiutano a contrastare con gusto il primo obbiettivo, l'aumento di peso.
Controversi sono stati, invece, i dati sull'influenza dell'attività fisica che in apparenza non ha portato i contributi positivi che ci si attendeva.

La spiegazione da parte dei ricercatori di questo sorprendente risultato è molteplice, ma un importante fattore di stile di vita come questo ha senz'altro bisogno di più accurati studi prima di essere classificato in maniera corretta.

Ha sorpreso maggiormente però il ruolo del sale che nella ricerca non ha mostrato alcuna significativa correlazione con l'aumento della pressione.
Un dato abbastanza impressionante che sembra ribaltare una convinzione granitica, ma su cui gli stessi ricercatori sono prudenti richiamando la giusta necessità di ulteriori approfondimenti e confronti con altri studi.

Un invito che ci sentiamo di caldeggiare ampiamente in quanto molti altri studi evidenziano chiaramente i danni del sale, se non direttamente sulla pressione arteriosa certamente sull'incidenza dei tumori e sul controllo di altri importanti parametri salutari.

Come alcune bevande moderne possono alterare la pressione anche nei giovani.

Una precisa tipologia di bevande ha preso piede da alcuni anni a questa parte soprattutto nella fascia di giovani adulti per la quale l'industria alimentare ha furbamente saputo inventare un esigenza di ristoro e soddisfazione della seta in realtà inesistente.

Ma non è solo una questione di sete e godimento organolettico perché queste bevande studiate a tavolino contengono sostanze che portano a rimanere più svegli (o per la precisione a sentirsi tali), attivi, energici e euforici perdendo un po' come avviene con il classico alcol la cognizione della realtà deformata secondo la propria libido.

Stiamo parlando degli energy drink bevande che contengono fra le altre cose un elevato quantitativo di caffeina e che possono portare a un pericoloso innalzamento della pressione arteriosa favorendo allo stesso tempo l'insorgere di aritmie, un condizione patologica da non sottovalutare mai.

La questione è nota da tempo, ma una recente indagine pilota portata avanti dalla Mayo Clinic (USA) su un campione di 25 adulti sani ha riportato agli onori della cronaca la pericolosità implicita di queste bevande soprattutto per i giovani e i ragazzi di ogni età stimolati dalla pubblicità al consumo di queste "nuove" sostanze alla moda.

E rimanendo nell'ambito dell'ipertensione non bisogna pensare che la problematica tocchi solamente chi è avanti con l'età o chi ha problemi di malattie particolari, purtroppo sempre più spesso anche i giovani hanno tassi di pressione ben superiori alla norma con tutte le pericolose conseguenze del caso.

Ai partecipanti allo studio sono stati fatti consumare in due momenti separati un classico energy drink a dose standard contenente più di 240 milligrammi di caffeina, 2 grammi di taurina oltre a estratti di guaranà, ginseng e cardo mariano e un placebo senza queste sostanze stimolanti ma uguale come gusto e percezione organolettica complessiva.

Ne gli studiosi ne i partecipanti erano a conoscenza di cosa stavano bevendo esattamente e questi ultimi erano stati selezionati per essere non fumatori e esenti da cure con farmaci oltre a doversi astenere nel consumare caffeina o alcol nelle 24 ore precedenti ai test.

Tutto questo per avere dati attendibili e non influenzati da altri fattori rispetto all'effetto che il consumo di questi frink poteva avere sulla pressione, frequenza cardiaca, livelli di glicemia e altri parametri collegati ai tipici risvolti dati dall'aumento di adrenalina.

Tra i risultati di questa indagine si è visto come il consumo di energy drink portava a un aumento del 6% della pressione arteriosa e un alterazione di altri importanti parametri, un impatto solo apparentemente modesto perché molto difficilmente i giovani limitano il consumo di queste bevande a una sola porzione in particolare quando fa caldo e in estate.

La somma del consumo di una stessa bevanda a ripetizione nell'arco di poche ore amplifica enormemente le conseguenze senza che l'organismo sia in grado si smaltire adeguatemene ad esempio l'enorme accumulo di caffeina che si va a sommare spesso all'accumulo di alcol.

Una situazione che porta a un aumento ben più pericoloso della pressione, alla comparsa di aritmie e palpitazioni e nei casi più gravi al nefasto evento infarto che colpisce senza indugio malgrado la giovane età di chi lo subisce e le teoriche capacità reattive dell'organismo, inevitabilmente compromesse.

Rispetto ai giovani, magari già in situazioni di "attenzione" per via di anche lievi problematiche costituzionali o di cardiopatie congenite non ancora rilevate, occorre quindi fare una campagna di conoscenza e sensibilizzazione rispetto a quanto possono consumare in situazioni di divertimento e relax.

Senza per questo demonizzare nulla, si tratta piuttosto di rendere coscienti e conoscenti i giovani dell'importanza della cura del proprio cuore e di una corretta pressione arteriosa oltre che dei pericoli a cui possono andare incontro.

Fornendogli elementi di indipendenza rispetto a quanto propagandato dalla pubblicità il cui unico scopo è vendere il più possibile senza alcuna preoccupazione sulla salute del consumatore finale.

 Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Verifica e controllo dei valori della pressione arteriosa

 ipertensione cat

 

Il controllo periodico dei valori della pressione arteriosa è la premessa fondamentale per avere consapevolezza e verifica di uno dei parametri base del proprio stato di salute. Come sottolineto nella pagine del libro: "La diagnosi di ipertensione arteriosa viene stabilita dal medico dopo aver rilevato i valori della pressione. Il medico tiene conto esclusivamente dei valori che rimangono elevati dopo una fase di riposo e dopo ripetute misurazioni.

 

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