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Apr 18, 2021 Last Updated 12:00 AM, Sep 16, 2021

Non sappiamo ancora con certezza se sia una buona dieta a incidere sull’umore delle persone e a farle stare bene o piuttosto se non sia il buon umore a indirizzarci verso scelte più attente agli aspetti di salute fatto sta che una relazione tra i due fattori viene sempre più dimostrata dalle moderne ricerche scientifiche.

In una delle più interessanti risalente al 2018 condotta nei Paesi Bassi e successivamente pubblicata su PlosOne sono state monitorate oltre 2170 persone con età media di 72 anni colpite da infarto miocardico in relazione alle loro abitudini alimentari post trauma.

Ma non unicamente per accertarsi se stavano consumando e in che modo pasti sani da aiuto nel superare le conseguenze fisiche quanto per capire il rapporto tra dieta, alimentazione, buon umore e ottimismo tendenziale.

 

Piccolo tortino alle cipolle e carote con peperoni colorati al profumo di timo 700x500 CSAnalizzando i risultati i ricercatori hanno potuto appurare come un percorso alimentare in cui abbondavano ortaggi, frutta, cereali integrali, legumi, pesce, con un controllato apporto di latticini e una bassa presenza di grassi, in particolare i trans contenuti negli oli idrogenati industriali, era direttamente collegato a una serenità e visione ottimistica che di fatto allontanava di molto potenziali sintomi depressivi.

Una delle motivazioni di questo aspetto positivo potrebbe essere ricondotta al ruolo delle tante sostanze antiossidanti e antinfiammatorie contenute soprattutto nei vegetali e che svolgono una potente azione di protezione verso i neuroni.

Le sinergie potrebbero poi essere molteplici e sicuramente un unica ricerca non può essere sufficiente a dare delle risposte certe, ma è indubbio che un alimentazione attenta, una attività fisica moderata e controllata possibilmente all'aria aperta, il consumo di pasti in un ambiente amichevole e famigliare, gli stessi colori, odori e profumi degli alimenti scelti sono potenti azioni di prevenzione verso possibili ricadute e un percorso virtuoso di buona salute.

Nella ricerca si focalizzava come uno degli abbinamenti più efficaci sull’umore fosse quello che vedeva insieme nello stesso piatto il pesce e la verdura e su questa riflessione lo Chef Giuseppe Capano ha appositamente creato questa ricetta che ha accompagnato un articolo di approfondimento sul tema alimentazione buon umore a suo tempo uscito sul Corriere della Sera!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro.

Le noci vantano un lunghissimo elenco di sostanze estremamente preziose per la salute e altrettanto efficaci come arma preventiva, un organo che viene influenzato particolarmente in positivo da questi frutti in guscio è la pelle.

Il consumo moderato ma regolare di alcuni noci ne amplifica di molto la lucentezza, elasticità e morbidezza con la piacevole conseguenza di minimizzare molti degli inestetismi.

Quando si raccomanda il consumo di noci per i numerosi benefici che portano all’organismo è importante capire che ci si sta riferendo a noci intere, quelle il cui frutto interno e ben celato, protetto e nascosto da agenti esterni dal massiccio guscio e che per essere consumate devono essere aperte al momento del consumo facendo almeno un po’ di fatica, ma si tratta di una fatica ben spesa lo possiamo assicurare!

L’apertura di una noce per quanto tenace non è mai un impresa comunque, spesso basta la lama di un semplice coltello che infilata nell’apertura superiore o inferiore forza l’apertura del guscio, altrimenti si può sempre ricorrere allo strumento per eccellenza, lo schiaccianoci.

È importante precisare questo perché non è pensabile ricevere tutti i benefici delle noci se queste sono consumate già sgusciate, in confezioni che per quanto protette e sigillate rischiano spesso di contenere gherigli ossidati se non addirittura trattati con qualche sostanza, per quanto lecita, adatta a farle durare più a lungo.

Sia in un caso che nell’altro comunque ci si ritroverebbe di fronte a frutti vecchi, con meno sostanze protettive e benefici ridotti anche se obbiettivamente non in maniera drastica.

E sarebbe un vero peccato perché le noci di fatto vantano un lunghissimo elenco di sostanze estremamente preziose per la salute e soprattutto estremamente efficaci come arma preventiva nei confronti di moltissime patologie.

Non a caso sono oggetto continuo di studi, al centro di campagne di buona alimentazione, citate da numerosi ricercatori come pietre di paragone di un concentrato di salute.

Un aspetto interessante che farà felice le donne e in realtà anche molti uomini è la loro benevola e potente azione rigeneratrice sulla pelle tale da eliminare molte problematiche e donare una lucentezza unica.

Vediamo allora quali sono le sostanze contenute nelle noci a beneficio della pelle e le motivazioni della loro influenza positiva che per altro va ben oltre la sola pelle.

Come primo elemento sostanziale abbiamo la vitamina E un micronutriente potente la cui mancanza genera molte problematiche e compromette diverse reazioni di prevenzione attiva, nel caso del nostro organo esterno più esteso ne garantisce la tenuta nel tempo, ne amplifica di molto la lucentezza, elasticità e morbidezza con la piacevole conseguenza di minimizzare molti degli inestetismi che si presentano con l’avanzare dell’età.

Sempre nell’ambito delle vitamine nelle noci ritroviamo abbondanti dosi di quelle del gruppo B che nel loro insieme, essendo in realtà divise in sotto categorie distinte, sono le responsabile della rigenerazione di nuove cellule della pelle attenuando di molto le sollecitazioni al prurito, gli arrossamenti di vario tipo e l’accumulo sotto pelle di elementi di disturbo alla buona salute di questo importante organo esterno.

Dobbiamo poi sapere che le noci contengono un singolare e interessante mix di Omega 3 e 6 in un equilibrio discretamente efficace visto che spesso in un cibo prevalgono i primi o i secondi.

Gli effetti di queste sostanze chiamate omega riguardano in particolare la potente attività antiinfiammatoria utile a praticamente tutto nell’organismo, ma che nel caso della pelle amplifica di molto la sua elasticità e tolleranza alle aggressioni e irritazioni contrastando anche la formazione di acne e dermatiti.

Per completare il quadro informativo, anche se in realtà più vasto e esteso, segnaliamo come le noci portano benefici concreti alla pelle anche con applicazioni esterne tramite impacchi e creme di varia formulazione.

Ma anche con il naturale olio che da questi frutti secchi, ricchi in grassi, si può ottenere, un olio quello di noci ricco di antiossidanti, sali minerali e acidi grassi essenziali, particolarmente efficace sulle pelli grasse e problematiche su cui si assorbe facilmente senza lasciare particolari residui.

Anche se le dinamiche di mercato ci fanno trovare in ogni periodo dell’anno i ravanelli sui banchi di vendita è la primavera la loro reale stagione di crescita e sviluppo quando possiamo trovarli nel loro massimo splendore di gusto e consistenza con un sapore delle rosse radici rotonde leggermente e piacevolmente piccante.

Lo stesso sapore ritrovabile nelle foglie di ravanello che si possono consumare cotte in zuppe, frittate, sformati o crude in insalata se non sono troppo vecchie, ingiallite o lacerate e con le quali si può preparare un eccellente pesto di foglie di ravanello che vedremo quanto prima di pubblicare qua sul sito nella nostra speciale sezione dedicata alle salse da condimento.

I ravanelli appartengono alla stessa famiglia delle crucifere come i comuni cavoli e questo fa intuire il carico di salute che si portano dietro: il prezioso acido folico, potenti sostanze antiossidanti, importanti vitamine come la A, quelle del gruppo B e la super potente C oltre a sali minerali come ferro e zolfo.

Un mix di sostanze nutrizionali di primo livello che nel loro insieme aiutano la digestione stimolando in positivo la bile, portano a un efficace azione diuretica, contribuiscono alla buona salute del fegato, aiutano a conciliare serenamente il sonno notturno.

All’atto dell'acquisto meglio assicurarsi di non scegliere radici di ravanelli troppo grosse, le foglie devono essere verdi brillanti e non ingiallite oltre che ben attaccate alle radici.

L’uso in cucina può essere dei più diversi, ma certamente il consumo a crudo è quello che ne esalta meglio le qualità organolettiche, classico l’uso nelle insalate ricche come questa dove scopriamo anche un eccellente emulsione di pesca usata come condimento speciale.

Ma certamente gli abbinamenti possono essere dei più fantasiosi e creativi, li pensereste mai mescolati a farro e ceci in quello che può essere sia un aperitivo che un gratificante primo piatto?

Per aumentare la consistenza croccante dei ravanelli dopo averli lavati si possono tagliare in sottili fettine o cubetti e conservarli per un po’ di tempo in acqua ghiacciata.

In questa veste un abbinamento accattivante è con i piselli come ben si vede in questa esteticamente bella (oltre che molto buona) ricetta da gustare così come presentata o arricchire con dei semi oleosi a scelta magari lievemente tostati.

Tralasciando le ricette vere e proprie segnaliamo altri due usi paralleli molto interessanti dei ravanelli.

Il primo è un infuso molto utile per sedare la tosse e migliorare l’efficienza delle vie respiratorie mitigando le conseguenze delle tipiche infezioni aeree.

Il secondo e nella formula oggi molto in voga di estratto o eventualmente centrifuga come altra scelta, qui basta accoppiare insieme ravanelli, mele o ancora meglio pere mature, carote, succo di limone e per chi piace aumentare l’effetto piccante iniziale dei ravanelli un pizzico zenzero.

Tipica e profumata pianta mediterranea il finocchio con tutti i suoi semi, più precisamente i diacheni, era già molto amato dai Greci tanto che i suoi estesi campi hanno dato origine al nome di Maratona (dal nome greco dei finocchi Maraton), la località dove gli Ateniesi sconfissero i Persiani grazie al leggendario messaggero.

Dalle rive del mare Egeo l’uso dei piccoli semi si è poi diffuso in gran parte d’Europa in virtù non solo delle qualità aromatiche e gustative, ma per via delle molte proprietà terapeutiche oggi in parte confermate anche dalla moderna scienza medica.

Ancora prima dei Greci il finocchio con i suoi semi godeva di ampia notorietà visto che secondo l’antica mitologia Prometeo portò il fuoco agli uomini proprio nascosto nel fusto cavo del finocchio, mentre gli assiro-babilonesi lo usavano a scopo terapeutico per alleviare i mali dello stomaco e il miglioramento della digestione.

Esteriormente questi preziosi semi hanno un profilo allungato a volte incurvato con caratteristiche rigature, la tonalità è verdastra e si ricavano dai fiori della omonima pianta che nei semi concentra al massimo l’aroma tipico dell’ortaggio.

In cucina hanno un ruolo fondamentale per accompagnare tutto ciò che deriva dal mare e in generale per facilitare l’assimilazione di tutti gli alimenti complessi e ricchi di fibre, non mancano abbinamenti indovinati anche con gli ortaggi come i carciofi, i cardi e gli stessi finocchi freschi.

A livello botanico bisogna distinguere le piante selvatiche che sono perenni e crescono spontanee nelle regioni del sud a volte in abbondanza se trovano le condizioni climatiche adatte e quelle coltivate tipiche della stagione autunnale e invernale che hanno portamento annuale, possono raggiungere 1,5 metri di altezza e presentano fiori gialli e foglie pennate di un verde brillante.

La distinzione tra piante selvatiche e coltivate è importante anche a livello organolettico e di resa in cucina in quanto i semi delle varietà coltivate, i più diffusi, hanno un sapore dolce che richiama quello dell’anice e della liquirizia, mentre quelli selvatici si distinguono per un gusto più amaro e intenso.

Notoriamente l’abbinamento di eccellenza è con tutte le preparazioni a base di pesce che i semi di finocchio sanno esaltare al massimo se si ha l’accortezza di calibrarli con cura, ottima la loro presenza anche nelle farce a base di frutta secca, in diversi tipi di pane integrale tipici di molte regioni Italiane, in molti insaccati, in piatti in cui sono presenti legumi, olive, castagne, carciofi, cardi, carote e altre radici, nei dessert di frutta cotta.

Se possibile è meglio procurarsi le ombrelle secche ancora intatte e conservarle in mazzi da scuotere via via che servono i semi interni, in alternativa è consigliabile l’acquisto di pochi semi alla volta e comunque mai già macinati in quanto perderebbero velocemente tutti i loro profumi e aromi.

Il forte aroma di anetolo aiuta nella digestione e inibisce i processi fermentativi dell'intestino, aggiunti poco prima di servire il piatto rilasciano un sapore più dolce e profumato.

Bisogna dosarli con cura soprattutto se introdotti a inizio cottura lasciando che gradualmente rilascino tutti i loro potenti profumi, per prudenza conviene utilizzarne poche unità ricorrendo eventualmente a una macinata finale di aggiustamento.

I semi vanno tenuti in sacchetti di tela o in barattoli ermetici scuri conservati in una dispensa buia, fresca e non umida.

 

Profilo organolettico in breve

Caratteristiche: le piante selvatiche sono perenni e crescono spontanee nelle regioni del sud, quelle coltivate hanno portamento annuale, possono raggiungere 1,5 metri di altezza e hanno fiori gialli e foglie pennate di un verde brillante.

Aroma: i semi delle varietà coltivate, i più diffusi, hanno un sapore dolce che richiama quello dell’anice e della liquirizia, quelli selvatici si distinguono per un gusto più amaro e intenso.

Uso: bisogna dosarli con cura soprattutto se introdotti a inizio cottura dove conviene utilizzarne poche unità considerando la possibilità di una macinata finale di aggiustamento.

Abbinamento: l’abbinamento di eccellenza è con tutte le preparazioni a base di pesce, nelle farce a base di frutta secca, nel pane, in diversi insaccati, nella preparazioni di molti legumi e ortaggi, con olive e castagne, nei dessert di frutta cotta.

 

Assaporate il suo aroma in queste ricette

Fare attenzione alla tipologia di proteine consumate può metterci al riparo da conseguenze anche molto serie sulla salute, lo ribadisce questa analisi che mette in risalto l’importanza di scegliere prevalentemente proteine vegetali.

La questione delle proteine è molto importante nella nostra alimentazione, sono una fonte imprescindibile per una buona salute e la piena efficienza di tutti gli organi funzionali.

Della loro esigenza e presenza nella dieta quindi non si discute, il problema nasce quando le proteine derivano quasi esclusivamente da fonti animali che in effetti nel loro complesso sono quelle più ricche e spesso le uniche per le comuni conoscenze di una vasta parte della popolazione.

L’impatto negativo delle proteine animali usate in maniera squilibrata e abbondante è noto da tempo e sono molte le raccomandazioni che vengono lanciate su una loro riduzione.

Non si tratta di diminuirle o addirittura eliminarle ovviamente quanto saperle sostituire con fonti alternative che sono rappresentate dalla più sane e meno impattanti proteine vegetali.

Dei danni notevoli e anche drammatici di un consumo eccessivo di proteine si è approfondito in una vasta analisi che ha coinvolto un numero elevatissimo di uomini e donne scelti in maniera omogenea per quanto riguarda le abitudini alimentari, l’utilizzo o meno di integratori alimentari, vizi quali il fumo o l’uso di bevande alcoliche, il consumo di frutta e verdure, la presenza di patologie come il diabete o l’ipertensione, lo stato di salute complessivo e così via.

L’indicazione principale che è scaturita porta a considerare come la semplice e fattibile da tutti sostituzione del solo 3 % di calorie o energia derivanti dalle proteine animali con quelle vegetali ha un riscontro preciso con i decessi complessivi.

Il tasso di mortalità generale si è dimostrato essere inferiore del 10 % sia negli uomini che nelle donne, mentre quello cardiovascolare del 11 % negli uomini e del 12 % nelle donne.

Ricordiamo per praticità e utilità che sono moltissime le fonti vegetali di proteine e che combinandole saggiamente fra loro possono coprire gran parte delle esigenze funzionali dell’organismo senza ricorrere a quelle animali che dovrebbero essere viste più che altro come integrazione di completamento a quelle vegetali e non il contrario come avviene ora.

Eccone alcune tra le tante a iniziare dai semi oleosi come quelli di zucca, di lino e di chia; la frutta secca in guscio come mandorle, anacardi, pistacchi e noci; i legumi quali ceci, fagioli, arachidi e derivati, lenticchie, piselli e soia; verdure come spinaci e broccoletti; i tipici derivati dalla soia come tofu e tempeh; cereali come quinoa, riso integrale, farro e orzo; sostanze parallele ad alta densità di proteine come la spirulina.

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