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Jan 22, 2021 Last Updated 12:00 AM, Sep 16, 2021
Il gioco e il coinvolgimento diretto dei sensi e delle esperienze organolettiche nei bambini come veicoli di attrazione nel miglioramento dell’autocontrollo in fatto di scelte alimentari per adulti di domani amanti del buon cibo e della buona cucina!

Attraverso il gioco il mondo del cibo può apparire sotto ben altri aspetti agli occhi di un bambino e questo in realtà si potrebbe anche rapportare a molte persone adulte disposte a lasciare da parte le proprie convinzioni in favore di conoscenze e scoperte che coinvolgono maggiormente tutti i sensi.

Ma certamente se questo approccio intelligente e preventivo avviene da piccoli i risultati riescono ad esse molto più permanenti ed efficaci nel tempo condizionando in positivo le scelte alimentari future, l’amore per il cibo nel suo complesso e la sensibilità sensoriale organolettica.

Appare molto interessante a questo proposito un nuovo studio pubblicato sul Journal of Nutrition Education and Behavior portato avanti alla Purdue University di West Lafayette negli Stati Uniti.

Ispirandosi alle pratiche di mindfulness e utilizzando come veicolo di attrazione e preferenza il gioco nella sperimentazione si sono introdotti elementi legati al cibo e al mondo degli alimenti in un percorso parallelo fatto di intrecci sensoriali.

Sostanzialmente il focus era rivolto al miglioramento dell’autocontrollo in fatto di scelte alimentari in soggetti non condizionati da pregiudizi comportamentali in fatto di cibo, ma dalle sole condizioni sociali vissute lasciando che il gioco fosse accompagnato sempre da prodotti naturali come frutta e verdura.

Molto gioco per incentivare il percorso e diverse tecniche di apprendimento sensoriale diretto e esperienziale tramite assaggi e degustazioni di frutta e verdura, il tutto rivolto a uno solo dei due gruppi scelti di 39 bambini provenienti da famiglie a basso reddito.

La valutazione ha riguardato la capacità di scelta, selezione, autocontrollo alimentare e conoscenza relazionale rispetto al consumo e gradimento di frutta e verdura sia prima dell’intervento che a sperimentazione conclusiva.

I risultati sul gruppo di bambini che ha ricevuto l’intervento rispetto al gruppo di controllo lasciato libero nelle sue attività quotidiane hanno evidenziato elementi di grande positività e anche di buona permanenza dell’apprendimento sensoriale sul gradimento e coscienzioso consumo di frutta e verdura con probabili positive influenze sul mondo degli adulti rientranti nell’ambito famigliare.

Una tostatura ben fatta aumenta la resa organolettica dei cereali in chicchi quando si realizzano con loro ricette e piatti di ogni tipo. Ne vediamo i caratteri salienti, la procedura corretta e le attenzioni da rivolgere per il risultato migliore.

La tostatura è una procedura tecnica di cucina affine alle più tradizionali cotture pur se con tempi generalmente molto brevi e nel caso dei cereali integrali o perlati viene spesso indicata e consigliata anche se con modi non sempre uniformi e coerenti.

Il termine in realtà si presta a diverse interpretazioni e applicazioni, in un concetto di cucina della salute si intende quel processo a secco teso a valorizzare meglio il chicco del cereale, cosa ben diversa dalla tradizionale tostatura del riso raffinato nei risotti classici o della tostatura tesa a estremizzare le molecole aromatiche di particolari alimenti come il caffè.

La tostatura a secco in cucina viene utilizzata da sempre per numerosi motivi e scopi, ma essenzialmente serve per esaltare aromi e profumi del cibo e nello specifico dei cereali in chicchi che se ne avvantaggiano particolarmente.

Se ben realizzata seguendo con scrupolo le poche regole di base porta una serie di vantaggi organolettici che migliorano le preparazioni di cucina, in alcuni casi c’è anche un'assimilazione e digeribilità migliore, in altri si riesce ad accentuare la consistenza finale, la presentazione o l’estetica complessiva.

A livello di sapore si concentrano e si esaltano al meglio le molecole aromatiche naturali contenute nel cibo e questo come già detto vale soprattutto per i cereali in chicchi che sanno resistere molto bene alla sollecitazione del calore a secco, mentre la frutta in guscio e i semi oleosi a fronte di tutti i vantaggi derivanti dalla tostatura subiscono variazioni nutrizionali in parte negative.

La tecnica corretta per i cereali in chicchi, valida soprattutto per orzo, quinoa, grano saraceno, miglio e amaranto, consiste nel mettere in una casseruola dal fondo molto spesso i chicchi e a calore basso mescolarli lasciando che il calore dolce porti a una lieve tostatura concentrando aromi e sapori.


L’importanza del fondo di cottura della pentola o casseruola usata è basilare, spessori bassi e minimi portano inevitabilmente a bruciature spinte e incontrollate per quanto si cerchi di fare attenzione.

Scelto il supporto di cottura corretto il mescolamento deve avvenire di continuo anche se per pochi minuti (mediamente 3-4) in modo da evitare possibili imbrunimenti eccessivi di singoli chicchi che è sempre meglio evitare.

Un altro motivo per scegliere il supporto giusto e mescolare con attenzione è il pericolo di formazione parziale di acrilamide, sostanza cancerogena che si forma nella cottura incontrollata ad alte temperature degli alimenti ricchi di carboidrati.

Nell’insieme il procedimento non è affatto complicato e in linea generale lo consigliamo per i vantaggi organolettici che porta nella preparazione delle ricette e che vanno al di la dei puri aspetti di gusto visto che ad esempio una maggiore accentuazione del sapore dei cereali consente di limitare molto sia le quantità di sale utilizzato sia quelle dei grassi e condimenti.

Un ultima annotazione importante: riguardo ai cereali in chicchi questo tipo di tostatura a secco deve avvenire necessariamente sul fuoco diretto per avere gli effetti finali migliori, il ricorso al calore del forno spesso consigliato per la frutta secca in guscio non ha in questo caso lo stesso risultato.

Il broccolo di Torbole ha una somiglianza con il comune cavolfiore, ma consistenza, aroma e intensità piacevolmente diversa e unica tanto da consigliarne l’assaggio almeno una volta se si ha la fortuna di trovarsi nel contesto territoriale dove è più diffuso!

All’interno della stessa famiglia vegetale degli ortaggi esistono spesso un infinità di tipologie diverse le cui caratteristiche sono forgiate dalle condizioni climatiche esterne, dalla natura del terreno, dalla presenza di eventi meteorologici specifici.

Sapori, consistenze, profumi, colori possono così cambiare e caratterizzare specialità locali particolari ed esclusive che meritano di essere messe in evidenza e conosciute.

È il caso del “Broccolo di Torbole” un eccellenza trentina poco conosciuta al di fuori del suo stretto ambito territoriale che viene coltivata negli orti e nelle terre di Torbole e Linfano a pochi chilometri dal climaticamente mediterraneo lago di Garda e le prime montagne innevate.

La nicchia ambientale che resiste all’incombenza dell’inverno montano è dovuta principalmente a un vento locale proveniente del nord-est chiamato Pelèr grazie al quale si instaura un microclima ideale alla coltivazione di questo ortaggio speciale.

La raccolta avviene a fine autunno e il broccolo si mantiene integro per diverso tempo, si presenta con un’infiorescenza di colore giallognolo simile a una piccola palla punteggiata riconducibile parzialmente alla struttura di un comune cavolfiore bianco.

Alla vista le cimette serrate le une alle altre danno una sensazione esterna di morbidezza e sono racchiuse all’interno di foglie verdi con coste bianche che nella loro parte più interna possono tranquillamente essere consumate insieme al broccolo stesso.

Il sapore è molto più soave e avvolgente rispetto al carattere del classico cavolfiore e conquista chiunque lo assaggi, visto che non è diffuso in maniera capillare su tutto il territorio nazionale segnaliamo che in alcuni casi si può sostituire con il cavolfiore bianco stesso a cui assomiglia esteticamente avendo l'accortezza di sceglierlo molto piccolo e giovane, in altri casi sono invece preferibili i comuni broccoletti verdi per quanto di diverso aspetto.

Per esaltarne al meglio le qualità possiamo cuocerlo intero con una tecnica speciale assimilabile alla sana cottura a vapore a cui segue un condimento semplice e estremamente gustoso a base di olio extravergine d’oliva di qualità, profumo di arancia, pistacchi verdi e pepe rosa, trovate la ricetta a questo link.

In alternativa è possibile abbinarlo a altri prodotti di stagione come le noci e le mele contrastando il tutto con un formaggio ben stagionato lasciando sempre come base un buon olio extravergine d’oliva, la ricetta è presente in questa pagina anche se la foto per motivi contingenti di reperibilità è riferita a una seconda ripetizione fatta con i già citati broccoletti!

Le noci vantano un lunghissimo elenco di sostanze estremamente preziose per la salute e altrettanto efficaci come arma preventiva, un organo che viene influenzato particolarmente in positivo da questi frutti in guscio è la pelle.

Il consumo moderato ma regolare di alcuni noci ne amplifica di molto la lucentezza, elasticità e morbidezza con la piacevole conseguenza di minimizzare molti degli inestetismi.

Quando si raccomanda il consumo di noci per i numerosi benefici che portano all’organismo è importante capire che ci si sta riferendo a noci intere, quelle il cui frutto interno e ben celato, protetto e nascosto da agenti esterni dal massiccio guscio e che per essere consumate devono essere aperte al momento del consumo facendo almeno un po’ di fatica, ma si tratta di una fatica ben spesa lo possiamo assicurare!

L’apertura di una noce per quanto tenace non è mai un impresa comunque, spesso basta la lama di un semplice coltello che infilata nell’apertura superiore o inferiore forza l’apertura del guscio, altrimenti si può sempre ricorrere allo strumento per eccellenza, lo schiaccianoci.

È importante precisare questo perché non è pensabile ricevere tutti i benefici delle noci se queste sono consumate già sgusciate, in confezioni che per quanto protette e sigillate rischiano spesso di contenere gherigli ossidati se non addirittura trattati con qualche sostanza, per quanto lecita, adatta a farle durare più a lungo.

Sia in un caso che nell’altro comunque ci si ritroverebbe di fronte a frutti vecchi, con meno sostanze protettive e benefici ridotti anche se obbiettivamente non in maniera drastica.

E sarebbe un vero peccato perché le noci di fatto vantano un lunghissimo elenco di sostanze estremamente preziose per la salute e soprattutto estremamente efficaci come arma preventiva nei confronti di moltissime patologie.

Non a caso sono oggetto continuo di studi, al centro di campagne di buona alimentazione, citate da numerosi ricercatori come pietre di paragone di un concentrato di salute.

Un aspetto interessante che farà felice le donne e in realtà anche molti uomini è la loro benevola e potente azione rigeneratrice sulla pelle tale da eliminare molte problematiche e donare una lucentezza unica.

Vediamo allora quali sono le sostanze contenute nelle noci a beneficio della pelle e le motivazioni della loro influenza positiva che per altro va ben oltre la sola pelle.

Come primo elemento sostanziale abbiamo la vitamina E un micronutriente potente la cui mancanza genera molte problematiche e compromette diverse reazioni di prevenzione attiva, nel caso del nostro organo esterno più esteso ne garantisce la tenuta nel tempo, ne amplifica di molto la lucentezza, elasticità e morbidezza con la piacevole conseguenza di minimizzare molti degli inestetismi che si presentano con l’avanzare dell’età.

Sempre nell’ambito delle vitamine nelle noci ritroviamo abbondanti dosi di quelle del gruppo B che nel loro insieme, essendo in realtà divise in sotto categorie distinte, sono le responsabile della rigenerazione di nuove cellule della pelle attenuando di molto le sollecitazioni al prurito, gli arrossamenti di vario tipo e l’accumulo sotto pelle di elementi di disturbo alla buona salute di questo importante organo esterno.

Dobbiamo poi sapere che le noci contengono un singolare e interessante mix di Omega 3 e 6 in un equilibrio discretamente efficace visto che spesso in un cibo prevalgono i primi o i secondi.

Gli effetti di queste sostanze chiamate omega riguardano in particolare la potente attività antiinfiammatoria utile a praticamente tutto nell’organismo, ma che nel caso della pelle amplifica di molto la sua elasticità e tolleranza alle aggressioni e irritazioni contrastando anche la formazione di acne e dermatiti.

Per completare il quadro informativo, anche se in realtà più vasto e esteso, segnaliamo come le noci portano benefici concreti alla pelle anche con applicazioni esterne tramite impacchi e creme di varia formulazione.

Ma anche con il naturale olio che da questi frutti secchi, ricchi in grassi, si può ottenere, un olio quello di noci ricco di antiossidanti, sali minerali e acidi grassi essenziali, particolarmente efficace sulle pelli grasse e problematiche su cui si assorbe facilmente senza lasciare particolari residui.

Scopriamo insieme come cuocere il riso integrale in maniera perfetta e renderlo così estremamente pratico da usare consentendo di realizzare in pochi minuti ottimi piatti veloci e ricette gustose ricche di salute!

La cottura ideale del riso integrale quale sia la tipologia usata è quella definita per assorbimento perfezionamento al meglio dallo Chef Giuseppe Capano.

Erroneamente è ancora molto frequente ricorrere alla classica lessatura in acqua bollente, una procedura ancorata ad abitudini passate che disperde inutilmente aromi, profumi e sostanze nutritive.

Il procedimento è molto semplice, bisogna solo prestare attenzione ad alcune accortezze che dipendono in parte dalla varietà di riso usato e in parte dal risultato finale che si intende ottenere.

I chicchi, eventualmente sciacquati prima, vengono messi in una pentola con 2,5/3 volte il loro volume in acqua (in alternativa brodi vegetali), aromatizzati solo con delle erbe aromatiche o delle spezie (l'alloro fresco è l'erba più consigliata in assoluto, profumo e aiuta la cottura, spezie come lo zafferano o la curcuma possono invece portare una piacevole nota di colore) non mettendo assolutamente il sale che indurirebbe la parte esterna del riso.

La proporzione riso acqua dipende sia dal tipo di riso che dal risultato che si vuole ottenere, se serve ad esempio un riso molto al dente si tende a mettere il minimo di acqua indicato, in ogni caso se ci si accorge che il riso deve cuocere ancora un po’ è sempre possibile integrarlo con poca acqua possibilmente molto calda in modo da non abbassare troppo la temperatura di cottura.

In ogni caso una volta aggiunta l’acqua al riso si porta lentamente a ebollizione e a calore medio basso con coperchio scostato in parte per far fuoriuscire parte del vapore si lascia cuocere una media di 25-30 minuti fino a che il riso non ha assorbito tutto il liquido.

Solo in ultimo si aggiunge un poco di sale e se serve un riso ben sgranato (ad esempio per preparare un composizione simile al classico risotto) si mette dell'olio e si mescola con una forchetta lasciando raffreddare in attesa dell'uso specifico.

Se serve un riso molto cotto per realizzare sformati, secondi piatti in genere o dolci la dose di acqua è di 4 volte e i tempi medi di circa 40 minuti.

Il riso nero e quello rosso di solito hanno bisogno di un volume d'acqua leggermente inferiore a 3 volte essendo meno tenaci di quello classico, il riso basmati integrale invece cuoce più rapidamente attestandosi sui 25 minuti medi.

Cotto in questo modo il riso integrale mantiene tutta la sua bontà e i suoi profumi, si conserva facilmente in frigorifero ben coperto anche per 4-5 giorni e può quindi essere preparato con largo anticipo tenuto pronto per le ricette finali.

La tecnica ad assorbimento non è esclusiva solo del riso integrale, ma è vantaggiosamente utilizzabile per tutti i cereali in chicchi seguendo modalità molto simili.

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