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Un cuoco può avere una funzione sociale?

Un cuoco può avere una funzione sociale?

Da qualche tempo ho ripreso a fare molti corsi di cucina dopo un periodo che per ragioni di lavoro mi sono occupato principalmente d'altro.

Sono molto faticosi devo dire, ma ricchi di contatti umani che fanno sia crescere che riflettere sul proprio ruolo di mestierante di cucina come amo definirmi, lontano dai cliché del grande e intoccabile Chef.

Nell'ultimo più che in altri è venuta fuori una riflessione potente sulla bellezza e reale utilità di una cucina fatta di passaggi semplici e lineari che portano a sentire gusti, sapori, profumi senza per questo preoccuparsi di avere una laurea in chimica come ironicamente ha osservato una corsista.

In effetti negli ultimi tempi si è arrivati su lidi di sperimentazione che lasciano sempre più perplessi perché si fa realmente fatica a capire a cosa possano essere realmente utili.

Sicuramente molto utili al professionista che vuole colpire e stupire, dotarsi di un originalità interpretativa, sostenere tesi personali su come dovrebbe essere la cucina moderna.

E su questo tutto sommato si potrebbe replicare poco, alla fine il libero arbitrio è del tutto lecito e ci mancherebbe il contrario.

Ma un po' come si dice tanto dei politici viene spontaneo chiedersi se molti di questi professionisti frequentino il mondo reale, quello di chi tornato stancamente a casa vuole ritrovare il piacere di coccolarsi con la cucina, nutrire il corpo e la mente, senza per questo diventare un acrobata dei fornelli.

Ci deve essere o no una funzione sociale di utilità pratica nel mondo della ristorazione formativa, questo in sintesi è il quesito di fondo.

Il cuoco quanto tale deve essere solo un artista presunto?

O invece non dovrebbe essere un maestro che aiuta chi lo segue a tracciare una strada di cucina non solo creativa, ma anche pratica, utile, risolutiva, gioiosa, preventiva, serena e di crescita armoniosa?

Rispondere non è così facile forse, ma per quanto mi riguarda ora la strada è chiara, la semplicità è una virtù che nasconde grande competenza e non il contrario, è credo sia quello di cui si senta più bisogno.

Come scrivevo rispondendo al recente commento di Elena penso che la funzione sociale di una bravo cuoco sia proprio quella di aiutare gli altri donando le sue scoperte e le sue conoscenze.

Il problema vero è che si fa fatica a pensare che un cuoco (o un altro mestiere simile) debba avere anche una funzione sociale.

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