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Nov 27, 2022 Last Updated 10:20 PM, Nov 24, 2022

Tra i frutti a cui vengono attribuiti sempre più pregi salutistici ci sono i frutti di bosco che per quanto diffusi tutto l'anno sul mercato hanno una loro precisa collocazione stagionale estiva, cerchiamo di ricordare sempre questo non trascurabile particolare!

Da tempo è risaputa la loro ricchezza in polifenoli, antocianine, vitamina C, fibra e potassio elementi che contribuiscono a contrastare il declino delle funzioni cognitive tipico dell'invecchiamento, proteggere contro i rischi del sistema cardiovascolare, aiutare nella prevenzione di una buona schiera di tumori.
In una revisione pubblicata negli anni recenti sul British Journal of Nutrition si è visto come questi frutti in realtà contengono un ventaglio esteso di polifenoli, dai flavonoidi agli acidi fenolici, e non solo alcune tipologie circoscritte.

Allo stesso tempo è stato puntualizzato come queste preziose sostanze una volta ingerite subiscono modificazioni a volte importanti che ridisegnano in qualche modo le loro prerogative di partenza anche se quasi sempre in un ottica positiva, ad esempio ci sono riscontri certi su come queste modificazioni influiscano direttamente sull'ossidazione, le infiammazioni e la glicemia.

cestino di cocomero con macedonia estiva rinfrescantePer arrivare però a essere certi delle virtù più importanti relative alla performance cognitiva piuttosto che alla prevenzione delle patologie croniche più gravi è necessario procedere con ulteriori ricerche e studi.
Una puntualizzazione che non toglie nulla alle tante positività dei frutti di bosco, serve più che altro a dare un quadro nutrizionale e preventivo il più attendibile possibile senza generare false idee e illusioni.

La protezione più grande si ottiene combinando insieme in una sorte di mix multicolore tutti i cibi e i prodotti a alto livello salutistico in un quadro di sana, varia e completa alimentazione ben rappresentata dal modello mediterraneo.
Un altro frutto tipico dell'estate ci viene incontro in questo senso per far capire meglio.
Il cocomero (o anguria) oltre a svolgere la pregevole funzione di naturale dissetante porta in dote un carico di positività che parte dal basso contenuto calorico per proseguire con l'alta percentuale di potassio e soprattutto licopene, un potente e forte antiossidante.
E l'unione dei due frutti, magari in un gradevole dessert, come è ovvio apporta all'organismo molti più vantaggi del consumo dei singoli alimenti.
Un bell'esempio di questo lo abbiamo realizzato nel gradevole dessert che trovate qui e vedete in foto.

Ma tornando al licopene del cocomero uno studio publicato sul Journal of Agri-cultural and food Chemistry ha dimostrato che la sua conservazione ottimale avviene quando il frutto è conservato intorno ai 20 gradi (una maggiorazione che va dal 10 al 40%) rispetto a quando è posto in frigorifero, una dose maggiore è presente anche quando il cocomero è lasciato "stagionare", in pratica se non si consuma subito dopo il raccolto ma si aspetta qualche giorno in più.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

Uno studio condotto da ricercatori dell'Università del Minnesota ha voluto verificare quanto i classici cibi da conforto, per intenderci la cioccolata e tutti i suoi derivati, i biscotti piuttosto che i dessert e i gelati, siano realmente efficaci rispetto alla convinzione radicata di riuscire a rasserenare mente e corpo inquieti.

Per fare questo è stato chiesto l'aiuto di un centinaio di studenti a cui è stato fatto vedere per un certo tempo una serie di spezzoni di film tristi in modo da essere nella condizione psicologica desiderata dai ricercatori.
In seguito alla metà degli studenti sono stati lasciati consumare i loro comfort food preferiti scelti senza alcuna limitazione e all'altra metà cibi generici senza una nomea particolare di alimenti consolanti o che gli stessi studenti non consideravano tali.
Terminato il consumo del cibo sono state poste agli studenti una serie di domande per cercare di indagare il loro stato d'animo e capire l'influenza diretta del consumo alimentare.
Sorprendentemente tutti gli studenti hanno dichiarato di sentirsi bene a prescindere dal tipo di cibo consumato, il che ha generato molte perplessità nei ricercatori arrivati all'apparente conclusione che il tipo di cibo è irrilevante rispetto allo stato d'animo delle persone o per meglio precisare un tipo specifico di alimento non ha necessariamente un effetto tangibile sull'umore.

Una ricerca con molti punti deboli che gli stessi ricercatori hanno dichiarato di dover ripetere in maniera più estesa e approfondire, anche perché precedenti ricerche erano giunte a risultati opposti.
Quello che però è parso molto interessante è un elemento noto da tempo, ma poco enfatizzato e sottolineato, probabilmente perché andrebbe a scardinare convinzioni radicate sul valore di alcuni cibi rispetto al proprio benessere e di conseguenza rovinare il mercato e la redditività di aziende che di questo vivono e che su questo puntano per sostenere le proprie vendite e produzioni.

Perché il punto vero è che non esiste un cibo o una categoria di cibi in assoluto consolanti, ciò che li rende tali è il collegamento mentale, umano e spirituale che ogni singola persona intreccia con un determinato alimento.
Ricordi di infanzia, amicizia, amori, passioni, risate, abbracci, intese, tenerezze, carezze e così via.
Ma non solo, forse ancora più importante è chi e come quel determinato cibo che arriviamo a consumare ha saputo trattare, dalla sua crescita alla sua trasformazione finale.

Un ambito che oltre al mondo produttivo tocca direttamente la cucina e il suo compito sociale, tocca quanto della persona che cucina passa nel cibo e attraverso al cibo arriva ad altre persone.
Nel bene e nel male.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

È una regola conosciuta da tempo e che ancora un volta si dimostra potentemente efficace quando si tratta di prevenire il micidiale diabete: mangiare meno carboidrati limitando soprattutto i sotto prodotti raffinati riduce significativamente il rischio di diabete e in particolare in quella altissima percentuale di popolazione che senza averne consapevolezza si trova in uno stato fisico facilmente aggredibile dalla malattia!

Dati recenti riportano come nel 2021 causa probabilmente anche la situazione covid in Italia il 22% dei pazienti con diabete ha saltato i consueti controlli e molti altri in condizione di predisposizione alla malattia si sono ben guardati da consultare il proprio medico o sottoporsi a esami di controllo.

Il paradosso del diabete è che si tratta di una delle più micidiali e invasive patologie che può colpire un essere umano, ma non essendo particolarmente sulla cresta dell’onda a livello mediatico e avvertibile a livello soggettivo viene sistematicamente presa in bassa considerazione e importanza dalla maggior parte delle persone.

Questo fino a quando la malattia purtroppo fa il suo ingresso nella vita delle persone con conseguenze a volte molto gravi e in percentuali impressionanti tanto che i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi hanno calcolato che circa 96 milioni di americani sono in condizione di prediabete e continuando con le abitudini sbagliate è certo si troveranno coinvolti pienamente nella patologia.

Una massa così elevata di persone è veramente impressionante e si può tranquillamente ipotizzare per analogia che vi siano analoghe percentuali in tutti i paesi ricchi del mondo occidentale.

Soprattutto per questi individui che ancora possono salvarsi con le dovute correzioni dalle conseguenze nefaste del diabete vale una delle direttive alimentari più incisive che da sempre contraddistingue la terapia preventiva del diabete nei soggetti a rischio, la riduzione importante dei carboidrati nella dieta.

Assolutamente non un eliminazione, quanto un cambio radicale nelle proporzioni e soprattutto nella qualità con la scelta di prodotti con il più alto livello di fibre e elementi integrali.

Una strategia questa che è decisamente efficace tanto da consentire di evitare l’assunzione di farmaci nei soggetti a rischio di diabete a patto di mantenere costante la misura alimentare.

Ribadisce questo assunto ormai storico una nuova ricerca portata avanti dalla Tulane University (New Orleans, Stati Uniti) e pubblicata su JAMA Network Open evidenziando come tutto ruota intorno ai livelli di glicemia più o meno alti di ogni individuo.

Lo studio, infatti, si è concentrato su partecipanti selezionati in base alla presenza di livelli glicemici da prediabete e pazienti già con diabete, ma per vari motivi non sottoposti ad alcuna terapia farmacologica specifica somministrando a gruppi differenti diete con contenuti di carboidrati diversificati.

Alla fine si è visto che la discriminante era proprio la percentuale di carboidrati presenti nella dieta con risposte migliori in chi ne consumava meno.

Continuiamo pure a consumare la pasta, giusto per citare un cibo per noi Italiani iconico e di difficile separazione, ma facciamolo diminuendo le dosi e arricchendo magari con abbondanti dosi di ortaggi e verdure prediligendo come condimento i grassi nobili e protettivi dell’olio extravergine d’oliva e quelli della frutta secca in guscio, a cominciare dalle fantastiche e miracolose noci.

Zucca e rosmarino sono un accoppiata eccellente in tutti i sensi, già con solo questi soli due ingredienti si possono fare gustose preparazioni veramente intriganti come scoprirete leggendo l’articolo!!!

Tra i grandi ortaggi dell'autunno presenti sulle nostre tavole un ruolo da protagonista assoluta è riservato alla zucca, un ortaggio che sa regalare molto opportunità di abbinamenti in cucina e con cui si può realizzare di tutto fino a squisiti dolci.

Ne esistono numerose varietà e in un prossimo articolo in preparazione presenteremo le principali con le loro caratteristiche salienti, ma diciamo subito che siamo di parte e prediligiamo per la sua bontà e consistenza la tipologia Delica e in generale le zucche che vanno sotto la denominazione di Mantovane.

In questo intervento vogliamo invece concentrarci su quello che riteniamo uno degli elementi aromatici e condenti che possono valorizzare al meglio più di tanti altri questo colorato ortaggio e aumentarne la resa nelle ricette.

In generale la zucca avendo una polpa interna dal sapore dolciastro si riesce a contrastare e esaltare al massimo con l'aiuto di erbe aromatiche forti e intense come il rosmarino che è nettamente preferibile utilizzare fresco considerando che si tratta di un erba aromatica presente praticamente tutto l'anno.

Per utilizzare al meglio i suoi profumi e oli essenziali bisogna prelevare le sole foglioline verdi tralasciando i rametti, lavarle, asciugarle e tritarle il più velocemente possibile possibilmente con un coltello in ceramica.

In assenza di un coltello di ceramica consigliamo fortemente di tritare l’erba aromatica insieme ad alcune gocce di olio extravergine d’oliva di qualità che limita l’ossidazione, preserva i profumi e protegge le sostanze benefiche contenuta nell'erba, un'azione che possiamo intensificare mescolando successivamente il trito con altro buon olio extravergine di oliva e conservandolo in frigorifero in attesa dell'uso.

Possiamo ottenere degli ottimi cubetti di zucca da aperitivo mescolando la zucca così tagliata con l'olio al rosmarino appena spiegato e poco sale dimostrando ampiamente come questa alleanza tra zucca e rosmarino sia di una bontà unica.

Se volete conoscere la semplice ricetta completa potete trovarla a questo link, fa parte meritevolmente di uno splendido libro sulla cucina semplice scritto dallo Chef Giuseppe Capano.

Ma altre sinergie buone, gustose e sane tra zucca e rosmarino o altre erbe aromatiche simili le potete trovare anche in questi ottimi panzerotti integrali con zucca e porcini e in questo giallo intenso orzo con zucca e mix di erbe aromatiche!

Il ruolo centrale di una buona alimentazione equilibrata non è essenziale solo per mantenere una buona forma fisica nel tempo, ma lo è in parallelo anche per la mente, il cervello, la psiche e possiamo aggiungere anche l’anima a prescindere che si creda o meno sia una componente dell’uomo.

Questa la conclusione, che è bene precisare arriva dall’analisi di studi e ricerche documentate e incrociate presentate a New Orleans all’interno del più recente congresso mondiale di neuroscienze.
Nello specifico le varie ricerche hanno evidenziato come il cibo consumato influenza direttamente l’attività cerebrale e i meccanismi biologici che la regolano, inceppati i quali la via per ingrassare e scatenare una serie di reazioni poco positive è completamente aperta.

In uno studio, ad esempio, è stato dimostrato come il peso in eccesso modifica le connessioni nervose in aree vitali per la cognitività ostacolando la comunicazione tra i neuroni.
In conclusione la morale che è venuta fuori è stata che essere in sovrappeso o peggio obesi determina un alterazione funzionale dell’attività cerebrale con un’alta difficoltà nel controllare gli istinti (e tutti sappiamo che gli istinti legati al cibo sono forse i più potenti in assoluto) e nel seguire regole e discipline come quelle pretese da moltissime diete.
In particolare da quelle che promettono dimagrimenti veloci e stabili nel tempo, una chimera che continua ad affascinare purtroppo molte persone.

Il quadro tracciato dagli studi indica in realtà come la madre di moltissime patologie e deficienze del nostro organismo sia il cattivo rapporto che abbiamo con l’alimentazione e tutti gli eccessi che in suo nome vengono quotidianamente fatti senza minimamente considerare i micro danni che possono portare.
Micro danni che una volta accumulati diventano giganti a volte purtroppo troppo forti per le rimanenti forze interiori.

Il nostro consiglio finale è quello di prestare molto attenzione alla personale alimentazione usando la saggezza della moderazione e dell’equilibrio, la quale dovrebbe suggerire che non ci sono discipline assolute e magiche per stare bene perché la strada migliore è già dentro di se e il corpo con i suoi chiari segnali cerca di indicarla ogni volta che può.
Non esistono veleni, alimenti cattivi e buoni di per se, verità nascoste in chissà quali libri o profezie, semplicemente si tratta di saper moderare il cosa e il come.

Sapendo che non c’è corpo sano in una mente malata e viceversa, come qualcuno molto più bravo di noi aveva decretato molti secoli fa.

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