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Nov 27, 2022 Last Updated 10:20 PM, Nov 24, 2022

L'interazione tra tipo di alimentazione, massa di calorie ingerite e percentuale di proteine presenti. 

Rispetto alla prevenzione dei tumori c'è uno stretto legame tra qualità dell'alimentazione seguita, quantità delle calorie ingerite e incidenza percentuale delle proteine rispetto agli altri nutrienti.
Partendo dal primo aspetto è ormai confermato da numerose ricerche che un alimentazione in sintonia con le direttive tipiche della dieta mediterranea nella sua forma di origine (cioè senza le degenerazioni degli ultimi anni) è la migliore forma di assunzione di elementi fortemente protettivi a livello generale.

Allo stesso tempo ricerche parallele e confronti incrociati hanno messo in evidenza come una riduzione calorica moderata e costante accompagnata da un alimentazione equilibrata sia un altro fattore di prevenzione determinante verso molte malattie e in particolare verso lo sviluppo di cellule tumorali.

Ma c'è un terzo elemento importante venuto alla ribalta in questi ultimi anni ovvero il ruolo delle proteine, in particolare di quelle animali, rispetto all'insorgenza dei tumori.

Come sostiene l'autorevole dottor Luigi Fontana, esperto dei legami tra dieta ed invecchiamento, nel mondo occidentale, l'aumento di tumori è avvenuto assieme all'aumento di proteine e una loro riduzione implica un giovamento al di la della presenza o assenza del fattore-rischio peso visto che test clinici condotti su persone magre con alimentazione ricca di proteine hanno evidenziato come il loro organismo presentasse alti livelli di IGF-1.

L'IGF-1 è un importante fattore di crescita connesso a molti tipi di tumori e in questa ricerca pubblicata su PubMed è stato chiarito meglio come la quantità di proteine ingerite quotidianamente ne influenza la presenza nell'organismo.

Le conclusioni e i dati della ricerca, infatti, dicono che l'assunzione di proteine è un fattore determinante rispetto ai livelli di IGF-1 e il dimezzamento della loro presenza portandole a non più di 0,8 grammi di proteine per chilo corporeo (attualmente nella popolazione Italiana il livello è oltre il doppio) aiuta significativamente a tenerlo sotto controllo.

Tumori e cattive abitudini a tavola.

Sono molte le cattive abitudini a tavola che possono piano piano portare a uno squilibrio complessivo molto pericoloso per il quadro della salute in generale.
Ma indubbiamente sono le patologie tumorali quelle che in assoluto più risentono di questa deleteria alterazione organica purtroppo molto frequente nella popolazione mondiale.

Prima di arrivare alla cure dobbiamo sempre ricordare un elemento fondamentale: rimane la prevenzione il più forte atto che possiamo mettere in campo per cercare di preservare il più possibile l'organismo dagli attacchi esterni o dalle degenerazioni interne che proprio un errato approccio alimentare può favorire e incentivare.
Rimangono in parallelo importanti altri elementi dello stile di vita come l'attività fisica, ma l'alimentazione che resta un fatto quotidiano ripetuto più volte ha il ruolo primario.
Da sempre ci si chiede quale può essere il metodo più efficace per riportare sulla buona strada chi per anni ha continuato a sbagliare combinazioni e alimenti nei pasti o magari è già incorso in qualche problematica tumorale anche lieve.

Ci sono teoricamente molte soluzioni, il problema è quello di trovare un percorso che sia comune a tutte le persone, a prescindere dal contesto geografico, etnico, di genere e così via.
Una recente ricerca condotta in Europa a cura dell'Università di Lisbona le cui analisi sono poi uscite su Frontiers in Nutrition ha portato un altro tassello importante alla via che sembra sia quella più saggia e efficace, cambiare con gradualità e costanza.
Il tutto con il supporto di una serie di elementi paralleli strategici che rafforzano lo sforzo di cambiamento in meglio dello stile alimentare.

Per prima cosa è chiaro e evidente per l'ennesima volta che l'efficacia dei cambiamenti positivi a tavola è più forte e duratura se allo stesso tempo ci sono cambiamenti paralleli di altri aspetti dello stile di vita, il riferimento ricorrente è qui come ovvio all'attività fisica.
Si tratta poi di seguire la strategia della gradualità eliminando cibi negativi e sostituendoli poco alla volta senza pensare di rivoluzionare dall'oggi al domani abitudini perdurate per anni.

E ancora il buon senso senza imporsi di essere una sorta di finti super eroi in missione, inutile quindi pretendere da se stessi di rinunciare a un dolcetto quando si è in compagnia di amici, compagni e parenti in un momento in cui ogni riferimento a restrizioni e auto imposizioni rischia di diventare controproducente.
Più saggio rinunciare a zuccheri, biscotti ricchi di grassi, prodotti dolci a alto indice glicemico quando si è tranquilli e con se stessi nell'ambito domestico dove la disciplina che sottintende l'obbiettivo diventa di più facile attuazione con molti meno problemi di confronti relazionali.

E così via proseguendo fino ad arrivare a una rimodulazione positiva delle abitudini scoprendo per altro la piacevolezza estrema di cibi e combinazioni che prima venivano scartate per pregiudizio e non conoscenza.

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro

 

Negli Stati Uniti il preoccupante aumento della comparsa del cancro del colon-retto nelle fasce di età più giovani ha spinto l'American Cancer Society insieme a una lunga serie di gruppi di salute pubblica a presentare una lettera di sollecito agli esperti incaricati dei programmi di prevenzione.

Si richiede espressamente di non attendere la revisione prevista per il 2021 rispetto alle raccomandazioni di screening per il cancro del colon-retto anticipandolo a partire dai 45 anni di età per gli adulti asintomatici con l'intento di cercare di intercettare segnali precisi di problematiche patologiche.

Il dato è estremamente allarmante così come la posizione decisa dall'American Cancer Society e visto che l'America anticipa sempre, in negativo o positivo, tendenze che poi si riflettono negli altri paesi occidentali sarebbe bene riflettere con la dovuta attenzione.

Ma non tutti gli esperti di oltre oceano sono concordi sull'efficacia di uno screening precoce stando ai più recenti studi considerando anche l'invadenza e i rischi non di poco conto di esami come la colonscopia.

Il paradosso strutturale è che una prevenzione molto forte potrebbe essere fatta con il cambiamento dello stile alimentare e delle abitudini sociali seguendo modelli collaudati come quelli mediterranei.

L'aumento dei casi nelle persone più giovani segnala, al contrario, che l'ambito alimentare invece di essere preso come primo elemento di importanza viene altamente non considerato portando a elevati danni di salute anche in chi teoricamente avrebbe più risorse organiche e naturali per difendersi.

Un anticipo andrebbe piuttosto fatto a livello educativo e comunicativo spingendo a una forte consapevolezza dell'importanza dell'alimentazione, di come questa possa essere un enorme freno a molte patologie e allo stesso tempo piacevole, buona e gratificante!

Il ruolo dell'allicina contro le patologie ai polmoni. 

L'aglio è uno degli aromi più straordinari in cucina malgrado la nomea e i pregiudizi infondati che in alcuni casi si porta dietro.
Straordinario in cucina e ancora di più per la prevenzione di numerosissime patologie come raccontato dalla saggezza popolare e sempre di più confermato dalle moderne e serie ricerche mediche.

L'ultima condotta dallo Jiangsu Provincial Centre for Disease Control and Prevention e pubblicata online su Cancer Prevention Research ci racconta che il consumo almeno due volte nell'arco della settimana di aglio crudo riduce di fatto del 50% la possibilità di sviluppare un cancro al polmone.

Lo studio ha analizzato le abitudini alimentari di più di 1.424 pazienti malati di cancro al polmone incrociando e raffrontando i dati ricavati con quelli di 4.500 persone adulte in salute.

Ciò che è venuto fuori con chiarezza è che chi consumava aglio crudo abitudinariamente e con una certa frequenza settimanale vedeva abbassarsi di molto la possibilità di complicazioni ai polmoni.
Questo non solo per chi conduceva uno stile di vita impeccabile, ma anche per i fumatori abituali e altri soggetti a rischio di complicazioni polmonari, pur se in questi casi la percentuale di diminuzione del rischio si attestava "solo" intorno al 30%.

Rimane solo da chiarire meglio se benefici così forti si ottengono anche nel caso di consumo di aglio cotto, in genere più accettabile e gradito.

Una prima risposta negativa arriva però dalla constatazione avvalorata da precedenti studi nei quali si è evidenziato con chiarezza che alla base degli effetti benefici dell'aglio c'è l'allicina, una sostanza che è al massimo della sua efficacia preventiva solo quando lo spicchio viene schiacciato, tagliato o ancora meglio tritato finemente.
Ricordiamo che l'allicina è un potente antiossidante capace tra le altre cose di ridurre i danni dei radicali liberi.

La piacevole sorpresa di come la semplice camminata aiuta e rinforza il ruolo dell'alimentazione. 

La base di un'alimentazione sana ricca di nutrienti e sostanze dal forte carattere preventivo (come tutti gli elementi vegetali in generale) abbinata al semplice atto di camminare effettuato per un certo arco di tempo giornaliero e settimanale riesce a ridurre in maniera significativa il rischio di ammalarsi di cancro al seno nelle donne.

È quanto emerge da uno studio dell'American Cancer Society di Atlanta in cui ancora una volta si è dimostrato vincolante, rispetto all'insorgere o alla prevenzione di una malattia, lo stile di vita seguito dalle persone.
In questo caso sorprende piacevolmente la constatazione che non si tratta di dover compiere imprese sportive particolari, basta assecondare la naturale tendenza secolare dell'uomo a camminare per avere risultati concreti.

Una camminata di un'ora al giorno è quello che basta, certo se poi si aggiungono altre attività male non fa!
Nella ricerca sono stati analizzati i dati di ben 73.615 donne tra i 50 e i 74 anni di età, tutte in menopausa, scelte tra il 1992 e il 1993 e poi monitorate per molti anni dal Prevention Study II Nutrition Cohort.

Con la massima attenzione ogni due anni le donne coinvolte nello studio sono state controllate, tramite una serie di esami clinici standard e questionari inerenti gli stili di vita seguiti, con l'obbiettivo di ottenere dati e parametri che potessero essere d'aiuto nella diagnosi precoce di un eventuale tumore.

Il dato più interessante ha riguardato proprio l'influenza della camminata sulla riduzione del rischio di ammalarsi di tumore al seno, risultato inferiore del 14% in chi muoveva gambe e corpo per almeno sette ore alla settimana.

Una percentuale che aumenta ancora di più se sommata a una dieta alimentare ricca in cereali integrali, verdure, frutta, legumi e grassi vegetali preziosi come l'olio da olive.

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