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Nov 27, 2022 Last Updated 10:20 PM, Nov 24, 2022
I semi di lino non devono mai mancare nella propria dispensa di cucina, i contributi alla salute sono notevoli, arricchiscono molte ricette di cucina completando al meglio con fibre e sani grassi preziosi molte preparazioni. Vi suggeriamo un goloso uso in una buona macedonia del benessere!

Quelli di lino sono tra i semi più utili all’organismo in quanto ricchi di elementi con funzione preventiva, oltre a sali minerali e in particolare fosforo, rame, magnesio e manganese, fibre abbondanti, preziose mucillagini e diverse sostanze dotate di proprietà antiossidanti efficaci contro i radicali liberi.

Tra i tanti meriti sono anche una delle fonti principali di acidi grassi Omega 3 che nell’alimentazione moderna spesso scarseggiano se non curata con attenzione, la loro presenza e assunzione nella dieta ritorna utile per regolarizzare molti parametri vitali dell’organismo come i livelli di colesterolo nel sangue.

Ancora più interessanti sono alcuni recenti studi che mettono in relazione il loro abituale consumo con una capacità di prevenzione rispetto a diverse forme di tumori, senza dimenticare gli utili effetti contro stipsi e cistite l’influenza positiva sulla salute dei capelli.

In commercio si trovano due varietà di semi di lino, chiari o dorati tendenzialmente più grassi e con uso in cucina relativamente più performante e scuri o marroni ugualmente validi.

Dal punto di vista organolettico il sapore tende vagamente alle nocciola, il modo più semplice e efficace di usarli è macinarli solo poco prima dell’utilizzo e destinarli ad arricchire le ricette.

È quindi possibile macinarli direttamente nel piatto del giorno pronto in tavola, aggiungerli a porzioni di yogurt o kefir consumati al mattino o negli spuntini, unirli in maniera molto interessante e sinergica nell’impasto del pane.

E ancora completare al meglio le insalate semplici e composte, caricare di preziose sostanze le comuni frittate di uova o quelle alternative a base di farina di ceci, comparire alla fine nelle zuppe al posto dell’abusato formaggio o pepe, dare un tocco originale nell’impasto delle crespelle, piuttosto che in quello dei gnocchi di patate e negli impasti di pasta fresca in generale.

Sono anche ottimi nelle impanature esterne e nelle farce interne, per rendere il pesce ancora più ricco di Omega 3 o per valorizzare moltissimi ortaggi di stagione.

A sorpresa poi si sposano a meraviglia anche con una macedonia fresca a base di frutta di stagione di cui vi lasciamo un utile, sana e golosa traccia.

Preparate una macedonia con arance, mandarini e pompelmi tagliati a cubetti, profumateli con una macinata di cannella o vaniglia o zenzero per un tocco più esotico, addolcite la frutta lievemente con poco sciroppo d'acero (ma solo perché sono agrumi, se usate frutta più dolce si può anche evitare) e completate con dei semi di lino macinati insieme a una manciata di noci sgusciate al momento e tritate grossolanamente.

Tortelli con grano duro, ripieno di ortica al pesto e salsa di clorofilla, erba cipollina e olio extravergine L’essenza Blend IGP Sicilia    

Vellutata di zucchine con orzo mandorle e olio doliva slide 3Questo blend che raccoglie una bella selezione delle cultivar dell'azienda Colle San Leo (Nocellara del Belice, Moresca, Biancolilla e Tonda Iblea) colpisce subito per i sentori di pomodoro solare e erbe di campo che precedono le piacevoli sensazioni date dal successivo assaggio dove la gradualità sensoriale dell'amaro e del piccante si somma alle altre note vegetali che riportano ai carciofi e alle native mandorle.

Un insieme che ha donato a questi tortelli di pasta fresca una marcia in più e la giusta essenza per esaltare al meglio l'ortica e la sua verde clorofilla spesso malamente sprecata da un uso frettoloso di questo dono dei campi in primavera.

Se il fulcro iniziale è stata l'ortica come simbolo di un erba poco considerata quanto eccellente utilizzata principalmente nel ripieno l'ottimo olio scelto ha poi saputo esaltare al massimo anche la verde e lucente acqua alla clorofilla in una combinazione esclusiva e altamente originale frutto del genio creatore dello Chef Giuseppe Capano.

Un buon piatto completato dalla presenza dell’erba cipollina, dalle note agrumate e floreali del pepe rosa e dalla croccantezza delle mandorle che richiamano alcuni tratti salienti dell’olio L’essenza Blend IGP Sicilia.

L'Azienda

Colle San Leo

Vellutata di zucchine con orzo mandorle e olio doliva slide 2L'anima e l'essenza dell'azienda Colle San Leo è Vincenzo Italiano che pur provenendo da un settore professionale diverso ha saputo fin dall'inizio impostare la produzione verso un profilo di alta qualità grazie a un’idea molto chiara dell’olio da ottenere dai generosi ulivi della sua terra rispettati nella loro integrità di ambasciatori della natura locale.

Gli uliveti dell'azienda si trovano nella zona omonima di colle San Leo in una posizione privilegiata che domina sulla piana di Gela con in prospettiva su una collina di gesso il maestoso Castelluccio, chiamato anche Castello Svevo, antica fortezza che veniva utilizzata per controllare il territorio e difenderlo dagli attacchi nemici.

L'azienda conta oggi circa 35 ettari di uliveto in cui convivono 1500 ulivi secolari misti di moresca, biancolilla, nocella del Belice e tonda iblea, mentre una implementazione successiva ha visto l'inserimento di 6000 giovani ulivi selezionati per singola cultivar a replica di quelle già presenti.

Sito internet: https://collesanleo.it/

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La ricetta

Crema di patate e zucchine con orzo allolio doliva 970x600Tortelli con grano duro, ripieno di ortica al pesto e salsa di clorofilla, erba cipollina e olio extravergine d'oliva

Impastare le due farine disposte a fontana con un pizzico di sale, le uova intere, il tuorlo e solo se necessario un poco di acqua fino a formare un composto sodo e omogeneo, coprirlo e lasciarlo riposare 45 minuti........

Leggi la ricetta

Il gioco e il coinvolgimento diretto dei sensi e delle esperienze organolettiche nei bambini come veicoli di attrazione nel miglioramento dell’autocontrollo in fatto di scelte alimentari per adulti di domani amanti del buon cibo e della buona cucina!

Attraverso il gioco il mondo del cibo può apparire sotto ben altri aspetti agli occhi di un bambino e questo in realtà si potrebbe anche rapportare a molte persone adulte disposte a lasciare da parte le proprie convinzioni in favore di conoscenze e scoperte che coinvolgono maggiormente tutti i sensi.

Ma certamente se questo approccio intelligente e preventivo avviene da piccoli i risultati riescono ad esse molto più permanenti ed efficaci nel tempo condizionando in positivo le scelte alimentari future, l’amore per il cibo nel suo complesso e la sensibilità sensoriale organolettica.

Appare molto interessante a questo proposito un nuovo studio pubblicato sul Journal of Nutrition Education and Behavior portato avanti alla Purdue University di West Lafayette negli Stati Uniti.

Ispirandosi alle pratiche di mindfulness e utilizzando come veicolo di attrazione e preferenza il gioco nella sperimentazione si sono introdotti elementi legati al cibo e al mondo degli alimenti in un percorso parallelo fatto di intrecci sensoriali.

Sostanzialmente il focus era rivolto al miglioramento dell’autocontrollo in fatto di scelte alimentari in soggetti non condizionati da pregiudizi comportamentali in fatto di cibo, ma dalle sole condizioni sociali vissute lasciando che il gioco fosse accompagnato sempre da prodotti naturali come frutta e verdura.

Molto gioco per incentivare il percorso e diverse tecniche di apprendimento sensoriale diretto e esperienziale tramite assaggi e degustazioni di frutta e verdura, il tutto rivolto a uno solo dei due gruppi scelti di 39 bambini provenienti da famiglie a basso reddito.

La valutazione ha riguardato la capacità di scelta, selezione, autocontrollo alimentare e conoscenza relazionale rispetto al consumo e gradimento di frutta e verdura sia prima dell’intervento che a sperimentazione conclusiva.

I risultati sul gruppo di bambini che ha ricevuto l’intervento rispetto al gruppo di controllo lasciato libero nelle sue attività quotidiane hanno evidenziato elementi di grande positività e anche di buona permanenza dell’apprendimento sensoriale sul gradimento e coscienzioso consumo di frutta e verdura con probabili positive influenze sul mondo degli adulti rientranti nell’ambito famigliare.

Il Rafano ha una storia di utilizzo in cucina abbastanza recente in quanto le prime testimonianze rudimentali della sua presenza e uso nei piatti risalgono al Medioevo che per la storia dell’alimentazione ristorativa è un tempo relativamente piccolo.

Da allora, tuttavia, ha conosciuto una larga diffusione, in particolare nelle realtà gastronomiche del nord Europa dove le sue spiccate virtù aromatiche hanno aiutato a rendere più gradevoli e vari molti generi di alimenti.

In Italia il suo utilizzo principale se pur non esclusivo è prevalentemente circoscritto all’area del Triveneto e questo è un vero peccato perché anche pochi grammi della sua bianca polpa possono valorizzare molti più piatti di quelli che si è portati a credere con intrecci sensoriali e di gusto molto interessanti.

Oggi conosce una nuova giovinezza anche per via dell’accostamento in termini di incidenza organolettica con il più famoso wasabi di cui ricorda molte note aromatiche pur nella sua evidente diversa personalità e consistenza a iniziare dal colore della bianca polpa.

L'accostamento è tuttavia propizio perché fa subito capire anche a chi non lo conosce per esperienza diretta gli ambiti in cui il rafano può portare notevoli vantaggi e bellissime sorprese di gusto, anche semplicemente l'unione della sua radice grattugiata con olio d'oliva di qualità è una bellissima sorpresa di sapori, ma conosciamolo meglio.

Il rafano è una pianta erbacea spontanea originaria della Russia meridionale e appartenente alla famiglia delle Crucifere nota da sempre per la forte radice aromatica un tempo usata solo a scopo terapeutico o rituale.

Oltre che per la lunga e grossa radice fittonante di forma cilindrica, il rafano vero e proprio usato in cucina, si distingue per un fusto eretto e cavo, lunghe foglie con nervature, fiori estivi bianchi a quattro petali e un’altezza massima di un metro.

Ha un fortissimo aroma acre e pungente che si sprigiona nel momento in cui si gratta la radice e ricorda molto da vicino quello della senape con delle piacevoli note amare e piccanti e dell’asiatico wasabi.

È una tipica erba radice destinata alla preparazione di numerose salse e condimenti spesso nella versione a crudo, pur esistendo ottime eccezioni d’uso in cottura che tollera in parte.

Consigliamo vivamente l’acquisto della radice fresca intera piuttosto che di preparati semi lavorati, mentre la versione in polvere è meno diffusa e per di più di difficile dosaggio e resa.

Per utilizzare il rafano generalmente si preleva poca radice per volta sbucciando con un pelapatate la parte esterna e grattugiando o tritando finemente la polpa bianca interna.

Unito a grassi cremosi come la panna o condimenti di base acidi come succo di limone e aceto è un ottimo complemento per esaltare il gusto di pesci grassi, verdure farinose, alcuni tipi di legumi, salse per primi piatti e carni al sangue o lessate, ma vantaggiosamente si lega anche a cipolle, porri, carote e aglio.

La radice ha una durata naturale abbastanza lunga, basta riporla in frigorifero avvolta in pellicola trasparente traspirante o in uno strofinaccio leggermente umido.

Bisogna fare particolare attenzione a lavarsi accuratamente le mani dopo averla sminuzzata per non rischiare di irritare accidentalmente occhi e altre parti sensibili un po’ come succede con il peperoncino.

 

Profilo organolettico in breve

Caratteristiche: oltre alla lunga e grossa radice fittonante di forma cilindrica si distingue per un fusto eretto e cavo, lunghe foglie con nervature, fiori estivi bianchi a quattro petali e un’altezza massima di un metro.

Aroma: si distingue per un fortissimo aroma acre e pungente che ricorda molto da vicino quello della senape con delle piacevoli note amare e piccanti.

Uso: si preleva poca radice per volta sbucciando con un pelapatate la parte esterna e grattugiando o tritando finemente la polpa bianca interna.

Abbinamento: è una tipica erba radice destinata alla preparazione di numerose salse e condimenti prevalentemente nella versione a crudo, pur esistendo ottime eccezioni d’uso in cottura.

 

Per un primo approccio soft provate questo semplice condimento

Salsina di yogurt e rafano

Diluite un poco di rafano grattugiato con del succo di limone o dell’aceto di mele, aggiungete un pizzico di zucchero, poco sale e dello yogurt intero fresco unendo a piacere del prezzemolo tritato, utilizzate la semplice salsina per accompagnare del pesce lessato o alla griglia, dei carpacci e delle originali insalate miste.

Oppure gustatelo in questa combinazione più elaborata!

Tritate grossolanamente 100 g di polpa di salmone fresco, conditela con 1-2 cucchiai d’olio, un pizzico di sale e abbondante coriandolo macinato, lasciate marinare un ora.
Rosolate per meno di ½ minuto a calore vivace, raffreddate e frullate finemente con 1 cucchiaino di rafano grattugiato, poco limone e 3-4 cucchiai di yogurt intero.
Sbucciate e tagliate a rondelle spesse ½ cm delle patate a pasta gialle, cuocetele a vapore fino a renderle tenere e una volta tiepide conditele delicatamente con la salsa al rafano, adagiatele su un letto di valerianella e decorate con delle olive nere.

Non sappiamo ancora con certezza se sia una buona dieta a incidere sull’umore delle persone e a farle stare bene o piuttosto se non sia il buon umore a indirizzarci verso scelte più attente agli aspetti di salute fatto sta che una relazione tra i due fattori viene sempre più dimostrata dalle moderne ricerche scientifiche.

In una delle più interessanti risalente al 2018 condotta nei Paesi Bassi e successivamente pubblicata su PlosOne sono state monitorate oltre 2170 persone con età media di 72 anni colpite da infarto miocardico in relazione alle loro abitudini alimentari post trauma.

Ma non unicamente per accertarsi se stavano consumando e in che modo pasti sani da aiuto nel superare le conseguenze fisiche quanto per capire il rapporto tra dieta, alimentazione, buon umore e ottimismo tendenziale.

 

Piccolo tortino alle cipolle e carote con peperoni colorati al profumo di timo 700x500 CSAnalizzando i risultati i ricercatori hanno potuto appurare come un percorso alimentare in cui abbondavano ortaggi, frutta, cereali integrali, legumi, pesce, con un controllato apporto di latticini e una bassa presenza di grassi, in particolare i trans contenuti negli oli idrogenati industriali, era direttamente collegato a una serenità e visione ottimistica che di fatto allontanava di molto potenziali sintomi depressivi.

Una delle motivazioni di questo aspetto positivo potrebbe essere ricondotta al ruolo delle tante sostanze antiossidanti e antinfiammatorie contenute soprattutto nei vegetali e che svolgono una potente azione di protezione verso i neuroni.

Le sinergie potrebbero poi essere molteplici e sicuramente un unica ricerca non può essere sufficiente a dare delle risposte certe, ma è indubbio che un alimentazione attenta, una attività fisica moderata e controllata possibilmente all'aria aperta, il consumo di pasti in un ambiente amichevole e famigliare, gli stessi colori, odori e profumi degli alimenti scelti sono potenti azioni di prevenzione verso possibili ricadute e un percorso virtuoso di buona salute.

Nella ricerca si focalizzava come uno degli abbinamenti più efficaci sull’umore fosse quello che vedeva insieme nello stesso piatto il pesce e la verdura e su questa riflessione lo Chef Giuseppe Capano ha appositamente creato questa ricetta che ha accompagnato un articolo di approfondimento sul tema alimentazione buon umore a suo tempo uscito sul Corriere della Sera!

Fonte: Corriere della Sera – Nutrizionista Carla Favaro.

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